Il quadro della settimana: “La Gioconda” di Leonardo da Vinci


1503-1515.
 Olio su tavola,
 cm 77 x 53.
 Ubicata al Louvre di Parigi.


di Orazio Leotta pubblicato il 25 dicembre 2012

Quello che è forse il dipinto più famoso di tutti i tempi fu portato in Francia da Leonardo stesso alla sua partenza dall’Italia. Quando il re Francesco I lo vide volle averlo ad ogni costo, arrivando addirittura a pagare quattromila ducati. Da allora la tavola rimase proprietà dei reali francesi fino a quando, per volontà di Napoleone, fu portata al Louvre. “La Gioconda”, leonardo-da-vinci-mona-lisa-la-gioconda-c-1503-5-oil-on-panel-77-x-53-cm-muse-du-louvre-paris-1351480784_b[1] universalmente considerata un modello di ritratto ideale, fu in un certo senso, la “compagna” dell’intera vita di Leonardo e rappresentò l’intimo dialogo che il pittore ebbe con se stesso riguardo alla propria concezione del mondo e della pittura. Dietro alla composta serenità di questo volto si agitarono le passioni dell’artista che, nella ricerca incessante della perfezione e nella volontà di dar corpo alle proprie idee, ritoccò continuamente il dipinto, praticamente senza mai considerarlo terminato. Le grandi innovazioni che Leonardo introdusse nella pittura del Rinascimento confluirono tutte nel quadro e divennero un mezzo efficace per realizzare l’idea che fu il centro delle sue riflessioni: l’anima si coglie attraverso l’espressione del volto quindi il ritratto ne costituisce il riflesso più diretto. Il volto di questa donna e il suo sorriso attrassero l’attenzione sin da subito. Giorgio Vasari, in particolare, racconta come Leonardo avesse usato ogni mezzo per ottenere dalla modella (da lui identificata come monna Lisa, moglie del fiorentino Francesco del Giocondo) il suo magnifico sorriso, dilettandola, mentre la ritraeva, con musiche e buffoni 0235-0025_maddalena_doni[1]e riuscendo infine a realizzare nel dipinto “un ghigno tanto piacevole che era cosa più divina che umana”. Il paesaggio sullo sfondo, avvolto da dense nebbie, incarna l’idea di “pittura atmosferica” elaborata da Leonardo. Secondo il maestro, il pittore doveva riprodurre nella propria opera gli effetti ottici che coglieva nella realtà sensibile e rendere, in particolare, l’umidità dell’aria e l’incidenza della luce in relazione ad essa, che hanno un peso determinante nel modo in cui l’occhio percepisce gli oggetti. Prima di Leonardo i pittori miravano a definire, fino all’illusione ottica, la forma e il rilievo dei volumi. Qui invece l’imprecisione e l’indeterminatezza nel modellato e nel disegno vengono espressamente ricercati e giustificati dalla volontà di creare quella luce di crepuscolo di cui Leonardo nei suoi testi ha vantato la seduzione. L’influenza immediata de “La Gioconda” a Firenze, dove Leonardo aveva cominciato a dipingerla, si riscontra ad esempio nei ritratti che Raffaello stava realizzando per i coniugi Doni. La Maddalena Doni ricalca l’impostazione della Gioconda, anche se, a differenza di questa, riempie l’intero primo piano del dipinto con la sua imponente presenza fisica. La pittura nettissima e i colori brillanti di Raffaello creano un’immagine nitida e lineare il cui risultato espressivo è all’opposto di quello raggiunto da Leonardo.

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