Il topo e la città


Il nostro malessere osservato da un punto di vista molto piccolo


di Emanuele G. pubblicato il 12 ottobre 2012

Che stiamo male è un fatto risaputo. Tuttavia la realtà spesso ci porge occasioni, fatti, eventi, comportamenti ed opinioni che ci fanno riflettere ancora di più. Aumentando in noi la percezione che qualcosa in noi e attorno a noi si è definitivamente rotto. Accrescendo – sempre in noi – un non so che di sensazione pessimista visto il perdurante andazzo. Tale sensazione non è forzatamente il risultato di grandi eventi, ma un accumularsi nel tempo di minuzie in apparenza insignificanti in grado di disegnare un quadro della realtà problematico e inquietante. In relazione a quanto testé affermato voglio parteciparvi di un’esperienza personale che mi ha insegnato molto e lasciato una vivida traccia nel mio animo.

Stavo passeggiando lungo la strada principale del mio paese allorquando noto alla base di un marciapiede la carogna di un topo. Rimango basito per la scoperta. La presenza di una carogna di topo non è certo un buon segnale per la salubrità dell’ambiente cittadino. Tutt’altro. Mi sovvengono prontamente due domande. La prima riguarda il grado di reale sorveglianza ambientale da parte del comune. La seconda si riferisce a trovare le ragioni per cui i cittadini che abitano nella zona prospiciente il marciapiede non si siano minimamente accorti della presenza della carogna. Qualcosa evidentemente non quadra. Il caso del topo sembra rappresentare l’incontro di due entità impotenti a risolvere un “disservizio” in sé insignificante. Anzi due entità incapaci a comunicare fra di loro. Il che è grave. Molto grave. L’incidente si è risolto in modo favorevole grazie a una mia segnalazione alle c.d. “autorità competenti”. Il giorno dopo la carogna di topo era stata rimossa. Non intendo investigare sulle modalità di smaltimento in quanto per questi casi la legge prevede un protocollo molto preciso. Insomma, tutto finisce bene? Mica tanto…

Ho già evidenziato che se per un evento in un certo senso “minore” l’amministrazione e i cittadini non si trovano a dialogare immaginiamoci cosa può succedere per problemi ben più basilari e fondamentali. In breve, i meccanismi di comunicazione e rappresentanza fra le due entità sembrano davvero entrati in una crisi. E ciò pone serissimi problemi per la nostra democrazia. Fin quando le istituzioni – nella fattispecie il comune – e i cittadini non ritorneranno a comunicare non si potranno compiere quei passi in avanti per ridare fiducia a una paese disilluso, triste, confuso e smarrito quale il nostro. C’è dell’altro. Dell’altro che riconferma il timore di un’involuzione generalizzata dell’Italia. Vediamo di approfondire la riflessione.

E’ mai possibile che è dovuto intervenire un cittadino per segnalare il "disservizio"? Spesso si ha la netta sensazione che le formidabili macchine burocratiche delle istituzioni siano degli aggeggi dalle fondamenta di argilla. Al primo problema – anche minuto – si perdono e non riescono più ad assicurare un decente livello di operatività. La burocrazia che dovrebbe costituire l’esercito mediante il quale l’istituzione assicura il benessere di noi cittadini rassomiglia a un gigante immobile. Più intento all’autoconservazione che all’espletamento delle funzioni ad esso assegnate.

Se i cittadini vogliono che le cose funzionano devono armarsi di carta e penna e presentare formali segnalazioni. E’ inutile strapparsi le vesti su facebook oppure avere alterchi a voce con il personale dell’istituzione x, y oppure z. In uno "stato di diritto" tutto avviene sempre a seguito di un documento scritto. Guardate che se tutti noi cominciassimo a presentare segnalazioni scritte le cose comincerebbero a girare in maniera decisamente migliore. Quando un’amministrazione riceve una segnalazione scritta scatta immediatamente dopo l’obbligo di responsabilità amministrativa. Ricordiamoci di essere, ogni tanto, cittadini attivi.

Fino ad oggi il cittadino – grazie a una scellerata politica – è stato sempre un cliente. Ossia una persona che si risolve i suoi problemi grazie al fatto di essere cliente di un politico. Ciò ha reso il cittadino debole e il politico forte. Troppo forte. Inoltre, strutturare un rapporto cittadino-amministrazione in base al clientelismo ha di fatto creato una devastante indifferenza che rappresenta l’altra faccia della questione. Il problema di fondo è che il cittadino è apatico perché non sa i propri diritti/doveri. E’ il sapere quali sono i propri diritti/doveri che rende una persona un cittadino. Ossia una persona che ha una interlocuzione attiva con il territorio dove abita e con le istituzioni che lo rappresentano. Prendete il caso della carogna del topo. Non abito nella zona dove si è verificato il “disservizio” – una domanda, perché i cittadini che ivi abitano non hanno presentato segnalazione al comune? – ma poiché amo la mia città che per me è un bene in comune ho deciso di attivarmi al fine di risolvere un problema, seppur piccolo, che riguardava l’intera cittadinanza.

Alla luce della mia esperienza personale vi invito a esprimere la vostra opinione al riguardo. Che ne pensate? Non ritenete che la situazione sia davvero preoccupante. Vi ho raccontato un fatto assolutamente marginale, ma avete visto cosa ci rivela? Un paese, inteso come somma di istituzioni e cittadini, fermo nella propria indifferenza e incapace di parlarsi. Cosa aspettiamo a voltare pagine e trovare soluzioni che diano una possibilità di riscatto per noi tutti?

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