Klaus Schmidt “Costruirono i Primi Templi” (Oltre Edizioni)


Un affascinante studio che riscrive la storia dell’Asia Minore, ma anche la nostra


di Emanuele G. pubblicato il 22 giugno 2011

La ricerca storica… Che disciplina emozionante… Ti apre le porte alla conoscenza della vicenda umana su questa terra. Conoscendo la storia del genere umano siamo in grado di comprendere con sempre maggiore precisione le caratteristiche di fondo di un mammifero chiamato UOMO. Sono questi i sentimenti che ho provato leggendo il meraviglioso studio del noto archeologo tedesco Klaus Schmidt. Uno studio che ti porta alle sorgenti della civiltà umana scoprendone i materiali basici.

Secondo lo studioso tedesco ciò che siamo è sorto in un luogo ben preciso. Gobelki Tepe in Turchia. Nel lontanissimo 9500 avanti Cristo. Ben 7000 anni prima delle Piramidi di Giza! Gobelki Tepe si trova nella parte più settentrionale della c.d. “mezzaluna fertile”. Quel territorio ideale che unisce l’Egitto con la Mesopotamia per via della presenza di tre fiumi fondamentali per la storia della civiltà umana: Nilo, Eufrate e Tigri. Tale sito archeologico è collocato in una zona strategica che funge da cerniera fra l’Asia Minore e le ricche valli dell’Eufrate e Tigri. Allo stesso modo fra gli altipiani anatolici e le zone prospicienti la Penisola Arabica. Un punto ideale per creare materiali storici, per importarli ed esportarli. E’ opinione di diversi studiosi che l’Eden della Bibbia avesse dimora proprio nell’Iraq del Nord al confine con la Turchia. Pertanto, si tratta di un’area di eccezionale importanza dove è sorto il bagaglio genetico del nostro modo di vivere, credere e pensare.

Il libro è semplicemente appassionante. Ripercorre la storia precedente a Catal Hoyuk e Gerico fino alle prime avvisaglie della civiltà ellenica con rara maestria. Indica con puntiglio i luoghi cardine di una ricerca tesa alla scoperta del volto noto e meno noto della nostra vicenda storica. E’ un’analisi esaustiva. Precisa. Capziosa. Puntuale. Nello stesso tempo svela il piano dell’opera con gli obiettivi da evidenziare e le metodologie ad essi applicati. Dopo, a partire da pagina 93, si dipana l’incredibile studio sul sito principale della ricostruzione dello Schmidt. Mi riferisco a Gobelki Tepe.

E’ una descrizione di rara intensità. Ogni sotto-luogo viene descritto con rara maestria. Sia dal punto di vista fisico che antropologico. Ogni reperto – anche insignificante in apparenza – è sottoposto a un livello di analisi multidisciplinare al fine di rintracciarne il significato più vero e plausibile. Per non parlare, invero, dei monumenti. Sviscerati con una ratio scientifica di altissimo livello metodologico e procedurale. Fra l’altro il sito di Gobelki Tepe è spesso oggetto di interessanti raffronti con siti similari nella regione e altrove (Egitto e Grecia). Alla fine siamo in grado di avere un quadro più che completo degli inizi della civiltà.

A Gobelki Tepe sono in nuce alcune delle architravi portanti del nostra sequela storica. Provo a farvene un elenco, seppur sommario. Si inizia dal passaggio di un diffuso nomadismo a una civiltà sedentaria. Ciò implica un cambiamento drammatico della prospettiva storica. L’agricoltura, prima espressione di un mero soddisfacimento fisico, si trasforma in un’attività economica ben determinata e programmata. Il risultato è il sorgere dell’organizzazione sociale. Ossia un gruppo di esseri umani si danno delle regole per sopravvivere e permettere il proseguo della specie. Sorge di conseguenza la religione che gioca il ruolo di basilare collante sociale per il gruppo di uomini e donne che vivevano a Gobelki Tepe. E’ il tempo del primissimo alfabeto. Quando delle immagini cominciano ad avere un significato ed assumono il ruolo di lettera in un sistema fonetico ed ortografico avente l’obiettivo di capirsi fra simili e tramandare conoscenze alle generazioni a venire. Siamo proprio ai fondamenti della civiltà. Nascono le comunità stanziali, l’agricoltura, l’organizzazione sociale e la religione. Il tutto che noi conosciamo e che abbiamo ereditato mediante un lento, ma inesorabile passaggio di testimone fra le varie popolazioni che hanno calcato il nostro globo.

Dobbiamo ringraziare il Prof. Schmidt per averci regalato questo meraviglioso viaggio alle sorgenti della nostra storia. Viaggio che ci fa capire come la dimensione “immateriale” o “onirica” o “sciamanica” della storia rappresenti il quid fondamentale della presenza dell’uomo su questo pianeta. Anzi è ciò che ci distingue dalle altre specie animali. E’ la rappresentazione della nostra specificità come specie vivente. Una caratteristica esiziale che abbiamo l’obbligo di mai dimenticare. Abrogheremo al principio di umanità che risiede in noi.

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