Rifugiati - accoglienza - solidarietà


Riceviamo e pubblichiamo un’appassionata quanto illuminata riflessione di Roberto Li Calzi di Siqillayah


di Emanuele G. pubblicato il 6 aprile 2011

Ciao Emanuele,

Io non mi intendo di "politica", nè me ne occupo, non saprei dare consigli io mi occupo di costruire reti di economia solidale, in Sicilia ed in Italia, di allacciarle con quelle esistenti nel resto d’Europa e cominciamo a lavorare sullo sviluppo di analoghe reti nel nord Africa.

non sono capace di fare sofisticate analisi, sono ignorante, ma cerco invece di fare cose concrete e credo che un posto di lavoro vero, pulito e legale valga 25 convegni con i soloni in cattedra a pontificare su cose nelle quali magari non credono e probabilmente non praticano.

anche di fronte a questa emergenza sto cercando di stimolare da parte del mondo dell’economia solidale italiana una reazione (concreta, fattiva!) che vada oltre i luoghi comuni, che analizzi i dati della realtà a noi circostante e che parta dalla messa in discussione di un’appropriazione indebita del termine "solidale" se non praticato fino in fondo in altri termini, non credo che possiamo continuare a pensare di vivere e consumare come se nulla fosse, come se un altro paio di miliardi di persone non stessero tendendo agli stessi livelli di consumo (e di spreco) che vedono praticare a noi ed un altro paio ancora, credo, siano invece costantemente impigliati nell’affannosa ricerca della pura sopravvivenza.

Ciò detto, stiamo cercando di mettere in campo alcune piccole azioni che possano garantire ad un piccolo numero di immigrati (rispetto ai numeri in questione) un tetto, lavoro e dignità utilizzando le reti esistenti dando massima pubblicità a queste azioni cercando di costituire un esempio replicabile.

Di questo mi occupo, di piccole cose che cambino significativamente la vita a qualcuno ed in questo senso possiamo vantare alcuni (piccoli) risultati.

Le rivendicazioni di fronte ad istituzioni sorde e accecate da sete di potere e di denaro non ci interessano, non sortirebbero grandi effetti, se non sostenute vigorosamente da una rete di cittadini che pratichino concretamente un’altra via e che si organizzino tra loro per mostrare che un’alternativa al modello dominannte esiste, è praticabile e ci fa pure star meglio, sotto tutti i profili: ambientale, economico, energetico, della salute e relazionale.

Scusa se ho ripetuto ossessivamente i termini "piccolo" e "concreto", ma sono il mio chiodo fisso.

Ieri, ad Enna, ha mosso i suoi primi passi ufficiali la RESsicula (rete di economia solidale siciliana).

Grazie per i tuoi contributi che leggo (quasi) sempre con piacere.

Ciao.

Roberto

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