Casa Pound, viaggio all’interno della destra radicale italiana


Per noi di Giro di Vite dare un’informazione “aperta” è un dovere etico e morale. Da qui la necessità di confrontarci con tutti. Oggi è il turno di Casa Pound. Ha risposto Cristiano Coccanari (direzione nazionale Cpi, responsabile web-supporter e Rbn).


di Emanuele G. pubblicato il 6 febbraio 2011

E’ sempre difficile raccontare l’altro. Si rischia di raccontarlo in modo monco o imparziale. Ecco perché ho deciso di evitare il solito diluvio di inutili parole. L’opzione dell’intervista è senza dubbio quella da preferire in quanto da la possibilità di un contatto franco e immediato.

Cos’è Casa Pound? Leggete le parole che ho estratto dal sito di Casa Pound:

“L’Associazione di Promozione Sociale "CasaPound" è un’associazione regolarmente costituita e riconosciuta. E qui finisce la parte burocratica. CasaPound agisce. CasaPound utilizza la forza del volontariato per propagandare avanzate visioni sociali. Non è assistenzialismo. Non tappiamo le falle aperte in un mondo pietrificato e pronto all’implosione. Non cerchiamo di sistemare la vita delle persone con poche inutili migliorie. CasaPound urla: COSTRUIREMO IL MONDO CHE VOGLIAMO! La vita, così come ci è stata confezionata, la gettiamo volentieri nel cesso. L’uomo deve essere liberato. Il mercato uccide l’anima. Il mercanteggiare e la logica del profitto, travolgono ogni ostacolo si ponga loro di fronte. Facilmente, lavoratori, popoli o microcomunità. Amore, gioia, sacrificio e diversità. Falciati. Non siamo disposti a veder morire il nostro popolo in mezzo ad una strada...”

Ed ora diamo spazio all’intervista rilasciata da uno dirigenti nazionali del movimento, Cristiano Coccanari.

Perché nasce Casa Pound?

“Casapound Italia nasce nel 2008 sulla scorta dell’esperienza dell’omonimo immobile occupato a fini abitativi nel 2003 in via Napoleone III a Roma. L’esperienza romana e in generale quella delle OSA (occupazioni a scopo abitativo) era stata seguita con interesse e partecipazione in tutta Italia e possiamo quindi dire che al momento della nascita di CPI una serie di contatti e legami si erano già creati e consolidati nel tempo. Rispetto al panorama asfittico della c.d. “destra radicale”, i ragazzi di Casapound Roma si erano infatti distinti per nuove metodologie d’azione e un nuovo approccio alla politica, anche grazie al tentativo di elaborazione di risposte concrete alla questione dell’emergenza abitativa, tentativo sfociato in una proposta di legge e vera e propria, quella sul “Mutuo Sociale”.Nello stesso tempo, intorno al gruppo umano non solo romano già citato era nato il movimento giovanile “Blocco Studentesco”, e , nel 2007, la Webradio RadioBandieraNera, al cui progetto avevano aderito redazioni in Italia, in Europa e anche oltreoceano. Nel 2008 erano quindi maturi i tempi per varare un progetto su scala nazionale, che ha potuto fin da subito contare sulla “rete” che si era spontaneamente creata e sull’entusiasmo di centinaia di militanti sul territorio, che nello spazio di due anni diverranno una vitale associazione di oltre 3000 iscritti spalmati su tutta la penisola.L’obiettivo, e per certi versi la vocazione naturale, era ed è l’azione concreta in risposta alle tante problematiche sociali del Paese, tramite l’elaborazione di proposte originali, il volontariato sul territorio, e le azioni di sensibilizzazione e informazione su questi temi.”

I valori che Casa Pound porta avanti si riferiscono alla socialità dell’uomo contemporaneo. Ce li potreste spiegare? Mi riferisco ai valori.

“I valori di riferimento riteniamo che vadano innanzitutto incarnati, e la nostra visione sociale e concezione del mondo è ciò che ispira le nostre battaglie quotidiane: il Mutuo Sociale per affermare il diritto inalienabile di ogni italiano alla proprietà della casa, il volontariato nelle zone colpite da calamità, la proposta Tempo di essere madri per garantire la maternità come scelta libera delle donne lavoratrici, l’impegno a tutela del diritto dei disabili a un’assistenza che ne garantisca la dignità di esseri umani. Crediamo vada riaffermata la centralità del lavoro come diritto/dovere finalizzato a promuovere la crescita dell’individuo nella comunità (per un nuovo “umanesimo del lavoro” come affermiamo nel nostro programma), e che vada combattuta l’ingerenza dei privati nella gestione dei beni e servizi essenziali. Sempre in un’ottica di recupero della sovranità, auspichiamo una ripresa dell’autosufficienza energetica del paese tramite il ritorno all’energia termonucleare e allo stesso tempo la promozione delle energie rinnovabili.”

Qual è il vostro giudizio sull’uomo collocato in una società fin troppo materialista? Possiamo immaginare una exit strategy?

“L’uomo ha certamente anche bisogni materiali oltre che spirituali, e in questo non c’è in sé niente di male. Il problema ruota attorno a un sistema economico che crea bisogni indotti. Se al centro della società viene posto il Mercato come valore quasi metafisico, non ci si può stupire troppo delle conseguenze. L’unica “exit strategy” possibile è nel ridare a ogni cosa il suo posto e la sua priorità. In altre parole, rimettere al centro l’uomo, con i suoi bisogni concreti e reali quali un lavoro dignitoso, la possibilità reale e non solo ipotetica di crearsi una famiglia e di realizzare le sue aspirazioni in armonia con l’intera comunità, e non quelli indotti e ispirati dalle luci lampeggianti e abbaglianti degli spot del mercato globale.”

Casa Pound è fortemente critica nei confronti del liberismo economico. Quali le ragioni di questa critica?

“Le politiche liberistiche, oltre ad affermare, di fatto, il primato dell’economia sulla politica, trasformando i politici, per dirla con Pound, in “camerieri dei banchieri”, hanno posto le basi per un processo di globalizzazione incontrollata e incontrollabile, con tutto ciò che ne consegue: la delocalizzazione come prassi, l’immigrazione senza limiti, la perdita progressiva e irreversibile della sovranità nazionale ed Europea.”

Quali i vostri orientamenti per costruire una società più giusta? Recuperando il valore sociale di Nazione?

“Certamente, ma non limitandosi ad affermare il valore in astratto, bensì operando concretamente, anche con specifiche proposte, per tale recupero. In questo senso vanno proprio alcune delle proposte di legge già citate come quella sul Mutuo Sociale o Tempo di essere madri: l’intervento dello Stato e della comunità nazionale a favore dei più bisognosi, non in un’ottica di mero assistenzialismo, ma di interventi mirati a ristabilire il diritto a un’esistenza degna di essere vissuta: questo non è possibile senza una casa di proprietà dove l’uomo e la sua famiglia possano vivere, senza un diritto effettivo al lavoro che sia compatibile con la maternità – o la paternità -, e in generale ponendo in essere le misure sociali atte a consentire l’uomo possa vivere armonicamente all’interno della comunità come parte di diritti, doveri e valori condivisi. Insomma, un ribaltamento di prospettiva.”

L’Italia sta attraversando un periodo drammatico. Come uscirne e dare nuovo slancio al paese?

“Come accennavamo prima, è necessario innanzitutto un recupero di sovranità italiana ed europea. La presa di potere da parte di entità sovranazionali di natura privata non può che avere l’effetto di svuotare lo stato, la politica, e di conseguenza i cittadini delle loro prerogative. Se non si rimette al centro il Paese e la sua sovranità, nessun problema può essere seriamente affrontato perché gli interessi delle multinazionali, dei poteri forti, di entità estranee alla nazione non possono coincidere con quelli degli italiani.”

L’attenzione ai problemi sociali è il punto focale della vostra azione. Quale immagine dell’Italia avete vivendo le difficili situazioni presenti nel territorio?

“L’Italia vista in Abruzzo, in Veneto, in Campania, durante gli interventi di volontariato in aiuto di quelle popolazioni ci restituisce la nitida immagine di un “paese reale” che ha in sé le risorse spirituali, umane ed etiche per ricominciare e per rilanciare questa nazione. Ecco, nei centocinquanta anni dell’Unità Nazionale ci piace pensare alla forza, alla dignità che quelle popolazioni, senza distinzioni di latitudine, hanno dimostrato di fronte a vicende così difficili da affrontare come terremoti o alluvioni. La forza dell’Italia è simbolicamente racchiusa in quei volti ed è grazie a questa forza che si può comprendere che esistono i margini per rilanciare questa Nazione che, per dirla con Berto Ricci, “ci fa spesso bestemmiare perché la vorremmo più rigida, più attenta, più macra, vicina alla perfezione dei Santi”, e che pure, fuori di retorica, ha in sé il DNA di un popolo capace di grandi realizzazioni e la possibilità di tornare a essere faro culturale d’Europa, come la storia ha già dimostrato essere possibile.”

Che significati date alla parola FASCISMO? E’ un termine del passato oppure ha qualche possibilità di essere nuovamente attuale?

“Non basterebbe un trattato di storia per una definizione esauriente, ma il fascismo è forse stato soprattutto una possibilità. Una possibilità per far sentire gli italiani fieri di essere tali dalle Aalpi alla Sicilia, una possibilità per sostituire il marmo con la palude, una possibilità di essere finalmente Stato nel senso compiuto del termine. Ciò che può essere oggi attuale è proprio questa rinnovata possibilità.”

In cosa differite da altri movimenti a destra come Forza Nuova? Io ipotizzo che la maggiore differenza è che voi avete una visione aperta della società contemporanea.

“Diciamo semplicemente che siamo altrove, che riteniamo le categorie della destra e della sinistra assolutamente superate e inadeguate a dare risposte alla complessità delle questioni sociali da affrontare. Ci siamo provocatoriamente definiti “EstremoCentroAlto” proprio perché riteniamo che questa dicotomia vada superata. Non esistono risposte di destra e di sinistra alle domande complesse che la società di oggi ci pone, ma risposte che sono efficaci e risposte che non lo sono, al di là di come esse sarebbero state definite dalla teoria della politica dei secoli precedenti.”

Che valore date al termine DEMOCRAZIA? E’ un fine o un mezzo? E’un valore assoluto? Un punto di arrivo o di partenza?

“La democrazia è una forma di governo. Già il fatto che qualcuno possa definirla un valore, addirittura assoluto, dà l’idea di una prospettiva radicalmente sbagliata. Le forme di governo sono strumenti, non fini o punti di arrivo. Nello specifico del qui e ora il particolare modello di democrazia definita “rappresentativa” pare stia amplificando un drammatico scollamento tra istituzioni e cittadini. Ciò che conta per noi, come affermiamo nel primo punto del nostro programma politico, è la ricostruzione di uno Stato Etico, espressione e riferimento della comunità nazionale che riconfermi e riconquisti la sovranità nazionale minacciata dalla globalizzazione e dai poteri forti sovranazionali.”

Siete molto attivi sul versante della lotta studentesca. Cosa non vi piace della riforma Gelmini?

“Non abbiamo avuto nei confronti della riforma Gelmini un approccio pregiudiziale né ideologico. Ciò che abbiamo contestato e contestiamo sono i forti tagli effettuati, tanto più se a fronte di un raddoppiamento dei fondi per le scuole private, poiché riteniamo che l’istruzione sia una funzione primaria e imprescindibile dello Stato nei confronti dei suoi cittadini e non possa essere oggetto di ridimensionamento come un normale capitolo di bilancio. Inoltre, siamo contrari a qualsiasi intromissione dei privati nell’Università che non sia subordinata, legalmente ed economicamente, al controllo diretto, in forma partecipativa, da parte dell’Ateneo.La crescita della nazione è indissolubilmente legata alla formazione culturale dei suoi figli, e rispetto a questo la nostra posizione non poteva che essere ferma e severa, fermo restando che non tutta la riforma è in sé da buttare e alcuni proponimenti come la lotta alla baronia, se realmente messi in pratica, potranno essere salutari.”

Sentendo l’aria del tempo c’è da essere ottimisti o pessimisti?

“Pratichiamo l’ottimismo della speranza ma soprattutto quello della Volontà.”

Grazie Cristiano per la bella intervista che è venuta fuori. Noi tutti – a qualsiasi parte si appartenga – siamo chiamati a ridare speranza a un’Italia allo sbando.

Per maggiori informazioni su Casa Pound si prega cliccare sul seguente LINK.

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