Italia-All Blacks 6-20


Ma non ci hanno fatto tutti neri. Breve resoconto della partita dal nostro inviato a Milano, Orazio Leotta.


di Orazio Leotta pubblicato il 18 novembre 2009

San Siro in Milano.14 Novembre 2009. Una di quelle date da “c’ero anch’io”. Probabilmente l’evento sportivo dell’anno in territorio italiano. Ottantamila entusiasti spettatori, magari non tutti “esperti” di rugby, ma si sa, gli italiani diventano di colpo tutti velisti grazie alle imprese di Azzurra e Luna Rossa o provetti schermitori per gli assalti della Trillini e della Vezzali e pertanto vai: vie del centro prese d’assalto dai fan della palla ovale già dalla sera prima. Cancelli dello stadio aperti alle 12.30 e il lento riempirsi dell’impianto milanese, mai così gremito se non per qualche derby calcistico o per il mitico concerto di Bob Marley del giugno 1980. O magari, volendo ancora andare indietro nel tempo, a quel 1° settembre 1960, quando Duilio Loi si prese la rivincita col portoricano Carlos Ortiz, riconquistando la corona dei pesi welter.

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Ellison con il nostro inviato Orazio Leotta

Salta subito all’occhio la striminzita presenza di forze dell’ordine, le numerose scolaresche e la nutrita partecipazione di donne di tutte le età. Si odono i dialetti più disparati. Chi indossa un cappellino “new-zealand”; chi la sciarpa bicolore, metà azzurro-Italia e metà nera-all back; chi ha fatto incetta di inserti, match programme e di qualunque gadget che ricorda l’evento. Inni nazionali, quello italiano cantato dal tenore ed ex giocatore Dallan. Danza maori come da copione, pronti e via.

Italia subito in vantaggio al 4’ con la punizione di Gower. Evento nell’evento. Si può dire non solo che si era presenti, ma anche di essere stati testimoni, sia pur provvisoriamente, di un’Italia in vantaggio sui neri neozelandesi. Ma gli All Blacks ben presto pareggiano, si portano in vantaggio, sempre con una punizione di McAllister, vanno in meta con Flynn che resiste al tentativo ultimo di placcaggio di Robertson (30 Kg di differenza tra i due) e fanno pesare la maggiore velocità dei loro trequarti.

Altro piazzato di McAllister e tutti al riposo sul 14-3. Nel secondo tempo l’Italia è più determinata, più grintosa. Determinante l’imponenza della propria mischia (Castrogiovanni e Perugini, i migliori in campo), ma il giallo a Garcia, costretto per 10 minuti a lasciare il campo, rallenta le ambizioni di rimonta della nostra nazionale che anzi incassa un altro piazzato.

Girandola di sostituzioni (sei per l’Italia, due per la Nuova Zelanda), una punizione a segno per entrambe le squadre e assedio finale da parte dell’Italia. Dieci minuti a ridosso della linea di meta avversaria con l’arbitro che non se la sente di dare una più che meritata meta tecnica; sistematico ricorso al fallo da parte di una mischia neozelandese in chiara difficoltà, ruck, carrettini, maul ma niente meta tecnica, solo un giallo a Tialata, quando mancano due minuti alla fine.

Forse l’arbitro australiano non se l’è sentita di comminare lo smacco di una meta tecnica ad un così blasonato team ed ha tollerato falli e falletti di un comunque esperto pacchetto di mischia, sia pur in questa partita inferiore nel complesso a quello italiano.

“Man of the match” il nostro numero tre, Martin Castrogiovanni. Per gli appassionati della palla ovale appuntamento al Friuli di Udine per il prossimo Test Match con i campioni del mondo del Sudafrica, sabato 21 Novembre p.v.

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