Biancavilla, se i mafiosi la fanno franca


Banda di estortori ancora in debito con il Comune, nonostante una sentenza li abbia condannati ad un risarcimento di oltre 20mila euro per danni morali e di immagine.


di Vittorio Fiorenza pubblicato il 10 novembre 2004

Nessuno ne parla, ma la questione è tutt’altro che chiusa. E il conto tra il Comune di Biancavilla (a 30 km da Catania) ed alcuni esponenti del clan mafioso Gurgone-Mazzaglia-Tomasello rimane in sospeso. Ammonta ad oltre 20mila euro il risarcimento che una banda di diciassette estortori locali deve ancora effettuare nei confronti dell’istituzione comunale, che per volontà del sindaco Pietro Manna si era costituita parte civile nel relativo processo penale, chiusosi con condanne dai 6 agli 11 anni di reclusione e con l’obbligo di pagamento di quaranta milioni delle vecchie lire al municipio per danni morali e d’immagine. Di quella somma, nonostante la sentenza sia stata emessa, in primo grado, dal tribunale di Catania nel 2000, non c’è nessuna traccia nelle casse comunali. Qualche anno fa, si era tentato di recuperarla con un’azione legale, che lo stesso Manna aveva affidato all’avv. Giuseppe Furnari. I contorni di tale azione non sono noti, ma è certo che nessun elemento del gruppo malavitoso abbia sganciato un centesimo. "Si tratta di persone indigenti", si è clamorosamente sostenuto in questi anni dall’ufficio comunale "Solidarietà sociale", ciò significa che "anche volendo, nessuno di loro potrebbe pagare la somma". Un’insopportabile beffa. Soprattutto se si tiene conto del fatto paradossale che, in virtù dello "stato economico svantaggiato", le famiglie dei condannati avrebbero percepito e continuerebbero a percepire dal Comune aiuto e sostegno finanziario!!! Ma i mafiosi non possono farla franca. Non certamente per spirito persecutorio nei loro confronti, ma perché bisogna avere il coraggio e la coerenza di andare fino in fondo. I "signori" della cosca rappresentavano il terrore, fino ad alcuni anni addietro, per i commercianti biancavillesi, che vivevano nell’angoscia e che erano costretti a piegarsi per evitare minacce ed attentati nei loro negozi. Erano stati i carabinieri della compagnia di Paternò, nel febbraio del ’97, a falciare il gruppo criminale, nell’ambito dell’operazione "Vulcano", aperta nel ’92 e proseguita a più riprese fino al 2000. Alla "retata" del ’97 seguì il processo, nel quale l’allora giunta Manna (di Centrosinistra), per la prima volta in assoluto, si costituì "parte civile" per dare un segnale di forte richiamo alla legalità, per fiancheggiare le vittime e per recuperare, seppur in maniera simbolica, il danno morale e di immagine subito. Seguirono diverse condanne, che riconoscevano la responsabilità di diciassette estortori del clan biancavillese per attentati compiuti tra il ’92 ed il ’96. Giustizia fatta? Certamente. Ma in maniera non del tutto completa. Manca ancora da saldare il conto con il Comune. Un dettaglio trascurabile, insignificante? Niente affatto. Dietro questa battaglia simbolica c’è il riscatto (se volete, altrettanto simbolico) di un’intera comunità e di tanti esercenti che hanno subito intimidazioni ed attentati, sono stati svegliati nel cuore della notte con telefonate di minacce, hanno trovato pallottole all’ingresso del proprio esercizio, hanno visto in fiamme locali e mezzi per le loro attività commerciali. Fino al gravissimo fatto criminale dell’estate del 2000, in cui rimase seriamente ferita la titolare del "Cafè Scandura", locale del centro storico "colpevole" per avere collaborato con le forze dell’ordine ed avere alzato la testa, dicendo "no" al pizzo. E’ per questo che la procedura del risarcimento al Comune di Biancavilla, in qualche modo, bisogna essere risolta e dall’amministrazione si dica chiaramente come si intende agire. E’ anche una questione di dignità istituzionale, non va sottovalutata. Peccato, però, che lo stesso ex primo cittadino, Pietro Manna, non abbia seguito la vicenda con la dovuta attenzione, fino in fondo, cosa che non ha permesso il recupero della somma. Ingiustificabile. Ma allo stesso tempo non si può giustificare il silenzio che, sulla questione, l’attuale giunta (di Centrodestra) del sindaco Mario Cantarella ha attuato. Nessuna azione per sbrogliare il contenzioso, nessuna presa di posizione ufficiale, nemmeno di circostanza. Un immobilismo, insomma, incomprensibile. Soprattutto per chi crede nelle battaglie di principio, nella lotta all’illegalità, nel contrasto alla sopraffazione mafiosa sulla gente che lavora con sacrificio ed onestà. Noi ancora ci crediamo. Attendiamo fiduciosi.

Vittorio Fiorenza

da: http://blog.virgilio.it/biancavilla

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