L’ucraina sapiente



di Alberto Giovanni Biuso pubblicato il 7 giugno 2009

Accade in un Liceo di Napoli, e analoghi casi si verificano probabilmente in numerosi altri, che una studentessa ucraina molto brava non possa sostenere l’esame di stato e diplomarsi. È «la logica conseguenza delle nuove norme varate dal governo. Il ministero dell’Istruzione, infatti, per compilare l’anagrafe dello studente deve rilevare i dati relativi a ogni singolo candidato. Compreso il codice fiscale, che, successivamente, passerà al vaglio dell’agenzia delle entrate» (Fonte: Repubblica del 7.6.09). Una ragazza studiosa, poliglotta, diligente, i cui genitori svolgono un lavoro onesto non può presentarsi all’esame, perché straniera e clandestina. Legioni di studenti italiani asini, svogliati, ignoranti, otterranno invece il loro diploma che attesterà il falso, vale a dire conoscenze che non possiedono. È uno degli effetti dell’ossessione xenofoba della Lega Nord condivisa dall’intera maggioranza parlamentare e dal governo italiano. Un effetto che conferma da un’ottica particolare l’insensatezza, ormai, degli esami, dei diplomi, del valore legale dei titoli di studio, medi e universitari.

Ai diplomi andrebbe semplicemente sostituito un attestato che indichi il nome della scuola o dell’università che lo ha rilasciato, l’anno, la durata complessiva del corso di studi, le materie seguite, la durata dei singoli corsi e ogni altra informazione utile a ricostruire l’effettivo percorso formativo di ogni studente. Voti e “pezzi di carta” non certificano più niente se non la potente inerzia degli apparati burocratici che li rilasciano. Ma sembra che i primi a non capirlo siano gli stessi studenti, ossessionati dal voto invece che dall’apprendimento. L’abolizione del valore legale dei titoli di studio potrebbe spezzare la connivenza tra docenti che non fanno nulla ma promuovono tutti (anche col 28-30 “politico” all’Università) e studenti che protestano solo quando temono bocciature o voti bassi e accettano con rassegnazione o complicità, invece, insegnanti liceali impreparati e docenti universitari che non si presentano a lezione o che la svolgono soltanto in parte; che propongono identici programmi nei corsi triennali e in quelli specialistici; adottano libri inadeguati al livello universitario; mostrano scarsa originalità scientifica sia nelle lezioni che nei testi. Il venir meno del valore legale dei titoli di studio -nonostante i rischi e le possibili controindicazioni del rimedio- cancellerebbe almeno un simile squallore. A quel punto, infatti, scuole secondarie e corsi universitari di basso livello culturale e didattico chiuderebbero per mancanza di allievi, come meritano. E gli studenti pigri o incapaci non toglierebbero spazio e risorse a chi, invece, possiede talento e volontà. Come la clandestina di Napoli.

www.biuso.eu

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