Piccola testimonianza sul ’giorno dopo’ l’omicidio Fava


Omicidio Fava, qualche giorno dopo.


di silvestro livolsi pubblicato il 14 luglio 2004

Comune di Catania: dalla tragedia della morte di un giornalista che si era messo in testa di combattere la mafia alla ’farsa’ della classe dirigente cittadina che sa da tempo che se ammazzano qualcuno è sempre questione di femmine. Ne è prova il ricordo dell’Ing. Gaetano Siciliano, che si trovò, pochi giorni dopo il delitto Fava, a sentirne parlare nella stanza dell’allora Sindaco di Catania, Munzone, in maniera che, a dir poco, ancora lo meraviglia e che è ’istruttivo’ far riecheggiare ancora oggi e direttamente dal racconto dell’ing. Siciliano: ’Nel 1994 abitavo in Via dello Stadio al numero 40. Il 5 gennaio sentii un improvviso trambusto con un andirivieni di auto della Polizia e un continuo movimento di persone; dal quinto piano tutto ciò mi sembrava come un fatto ’’normale’’, anche perché tante volte avevo assistito a fatti di criminalità che non mi destavano ormai grande impressione.

Grande fu lo stupore, quando l’indomani appresi la notizia del fatto criminoso, soprattutto perché non avevo avvertito alcun sentore di spari. Sono stato testimone invece di un altro fatto, che, a mio avviso, ha una valenza politica. All’epoca dei fatti ero un dipendente tecnico della società ’’Edilizia Convenzionata Catanese s. p. a.’’, con sede in via Teramo 27, della quale era Presidente l’Ing. Giuseppe Cantone, personaggio noto al mondo imprenditoriale del tempo. Proprio nei giorni successivi all’omicidio fava, assieme al Presidente della Società, mi recavo negli uffici del sindaco di Catania, in quanto si doveva firmare una Convenzione tra il Comune e la Società. Alla presenza di un Notaio. Ho potuto assistere con mio grande turbamento ad una scena che mi è rimasta impressa per la sua particolarità: il Notaio dott. Muscarà che recitava l’atto di Convenzione, il Sindaco Munzone che conversava animosamente ed in dialetto, con un nutrito gruppo di maggiorenti della Democrazia Cristiana locale, proprio sulla vicenda Fava!

Erano presenti nella stanza di Munzone perlomeno una trentina di persone, le quali ignoravano letteralmente ciò che il Notaio recitava, in quanto occupati a discutere sulla vicenda Fava. Erano presenti. Tra gli altri, il dott. Marcoccio, il Cav. Maina e il dott. Indovina, funzionario comunale. Mi resi conto che la discussione verteva sull’eventualità di rendere omaggio pubblicamente a Pippo Fava, con una sobria cerimonia che prevedesse l’intervento delle Autorità proprio nel Palazzo degli Elefanti, con la presenza della salma. Ebbene, dopo un trambusto da teatro martogliano, le conclusioni dell’ineffabile Munzone furono: ’’e chi nni sacciu si furu quistioni di fimmini?’’ La ipotetica cerimonia infatti non si fece, perché si sospettava…una questione di donne!’ Dalla testimonianza viene fuori un quadretto alla Grosz: i potenti indifferenti all’accaduto ne banalizzano volutamente la gravità, sprezzanti nelle loro risate delle ragioni di un uomo ucciso proprio perché affermava il primato della legalità e dei valori nella politica e nella società.

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