Brogli europei


Berlusconi, da Sesto San Giovanni, punta il dito contro la sinistra "illiberale", responsabile di una organizzazione che ha fatto fessi i candidati di FI cancellandone i voti e attribuendoli alle liste del centrosinistra. Tutto da rifare?


di Luca Salici pubblicato il 23 giugno 2004

È un’accusa durissima. Se in uno Stato un qualsiasi cittadino denuncia che "nei seggi vengono cancellate schede elettorali a danno di un partito", in assenza di prove concrete, può essere denunciato per calunnie e per false dichiarazioni nei confronti dello Stato. In Italia un’accusa di questo genere esce dalle labbra liftate del nostro presidente del consiglio: "E’ indegno ciò che accade nei seggi elettorali dove vengono cancellate schede elettorali a nostro favore e attribuite a loro". Eh?

Berlusconi parla dell’esistenza di un vero e proprio sistema organizzato dal centrosinistra con lo scopo primario di cancellare i voti di Forza Italia, attribuendoli alle liste dei "comunisti". Punta il dito contro "un esercito di professionisti del centrosinistra che puntualmente fanno fessi i nostri candidati dilettanti". Sono affermazioni di una gravità incredibile. Ma la teoria del premier pecca in più punti: innanzitutto non dimostra queste sue affermazioni, dove sono le prove, i documenti? Inoltre le sue affermazioni non rispondono alle famose 5 W (Chi, come, dove, quando, perché). Si sa solo chi è stato, i soliti comunisti, che hanno trasferito ingenti numeri di preferenze da un partito all’altro. Su quali basi vengono fatte queste accuse? Se il presidente del consiglio fa queste affermazioni, vuol dire che il suo governo ha aperto una inchiesta e che è stato informato bene sui fatti; il ministro dell’interno Pisanu ne saprà qualcosa? Silenzio. Inoltre il premier ha mai votato? Lo sa che si vota con le matite anticopiative, che garantiscono l’incancellabilità? È mai entrato in un seggio elettorale? In ogni sezione elettorale c’è un presidente, un segretario e gli scrutatori, che garantiscono la legalità del voto; queste affermazioni sono un insulto nei loro confronti e minano i principi costituzionali su cui si basa la nostra Repubblica.

È uno dei soliti teatrini che contraddistinguono il premier e il governo in carica. Accuse e calunnie infondate su chi ha osato scalfire a suon di voti il partito azzurro, uscito incerottato dalle ultime europee. Ma a Sesto San Giovanni il Berlusca ha anche altre parole dolci per l’opposizione: "La sinistra è illiberale". Esistono due Italie: "Una di persone perbene come noi e una di persone come loro. Non possiamo correre il rischio di lasciare il paese in mano a persone come loro - e aggiunge - siamo scesi in campo perché eravamo preoccupati che l’Italia potesse finire in mani illiberali e di forze autoritarie. Le ragioni delle nostre preoccupazioni, avendo a che fare con queste persone, non sono venute meno".

E il Viminale,l’unica sede da cui potrebbe venire una qualche conferma alle accuse, ne saprà qualcosa? Lì affermano che tutto è regolare: parlare di brogli elettorali, nemmeno l’Italia fosse un paese del terzo mondo o recentemente approdato alla democrazia, è un’offesa a quei dipendenti della «macchina dello Stato» a vari livelli (ministero, province, comuni), oltre che un’offesa al buon senso. Se fosse vero, Berlusconi dovrebbe esigere le dimissioni di Pisanu, che è il primo responsabile di questo complotto che non è riuscito a sventare.

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