1° maggio a Salina

Il cultore torna sempre sul luogo... della bellezza

di Piero Buscemi - mercoledì 6 maggio 2026 - 597 letture

A Salina ci eravamo già stati (per un ripasso, "Salina, un breve reportage"), ma era doveroso tornarci.

Stavolta abbiamo scelto un periodo meno "turistico", almeno sulla carta, perché i turisti stranieri hanno imparato la lezione e, sotto certi versi più furbi di noi, raggiungono l’arcipelago in primavera, quando le isole sono facilmente visitabili con spazi di condivisione diremmo più umani.

Il ponte del 1° maggio era propizio per un salto alle Eolie, a goderci quella tranquillità che, inevitabile, scema in maniera invasiva nel periodo estivo. Come non approfittarne, dunque. La partenza, condizionata dal periodo e dagli striminziti collegamenti con la città di Messina, ci ha dirottati su Milazzo. Aliscafo, come scelta ambientalista, evitando inutili spostamenti con l’auto.

Certo, l’accoglienza non è stata proprio degna di inizio primavera, essendo stati accolti al porto di Santa Marina Salina da una timida ma insistente pioggerellina, quella che da queste parti è definita ’nzuppaviddanu, ossia inzuppa contadino. Il primo giorno ci siamo quindi rilassati nella struttura che ci ha ospitati, rimandando all’indomani le escursioni programmate alla vigilia.

Piove sul bagnato, è stato l’altra metafora collimata con le condizioni meteo del giorno dopo. Senza demoralizzarci troppo, con la solita ’zuppaviddanu a farci compagnia, ci siamo diretti a Lingua, nel profondo sud dell’isola. Per raggiungere questa frazione, che ospita il faro con annesso laghetto, si percorre la SP 182 che, senza particolari sforzi dopo poco meno di 3 km, ci conduce alla meta. Per i più pigri, l’alternativa è il servizio autobus dell’isola, ma vi assicuriamo che percorrere i tornanti, ammirando da un lato la costa e dall’altra le formazioni di basalto e di lava dell’antiche eruzioni dall’altro lato, vale la camminata. Certo, meglio senza pioggia.

Giunti a Lingua, abbiamo percorso una passerella che costeggia il laghetto e ci siamo ritrovati sul lungomare. Qui, doverosa una visita alla Parrocchia San Bartolomeo, a parte ovviamente le tentazioni mangerecce, brillantemente soddisfatte dai vari locali in zona. La chiesa merita una sosta, anche per ripararsi dalla pioggia eventualmente. Risalente al XVII secolo, vede la sua massima attività il 27 agosto, durante la festa del santo protettore a cui è dedicata.

Conclusa la prima giornata con una cena presso uno dei tanti locali, ci siamo documentati sulle escursioni da effettuare il giorno dopo e raggiungibili a piedi. La nostra attenzione si è soffermata sul Villaggio Preistorico della località Portella, posta a 2,5 km a nord di Santa Marina Salina. Una meta raggiungibile con una quarantina di minuti a piedi (c’è sempre l’alternativa bus), che ha riservato le migliori sorprese su un’attrazione spesso trascurata dai visitatori, ma che offre quanto di meglio il paesaggio eoliano dona alla vista.

Per visitare il villaggio preistorico, si giunge ad una piazzola dalla quale parte una scalinata in pietra lavica che conduce in sommità. Da note informative, abbiamo appreso che il percorso prevede 300 gradini, in alcuni punti davvero irti. Con una buona dose di spirito di avventura e di sacrificio, aiutati anche da alcune soste intermedie che consentono di spezzare la fatica, in cima è presente una terrazzina panaoramica dalla quale è possibile ammirare una vista che da sinistra va da Capo Faro all’Isola di Lipari, a destra. Per dare un’idea della spettacolo visivo, vi consigliamo il video allegato all’articolo.

Sul villaggio preistorico, oltre a riportare le notizie che ci informano che fu scoperto nel 1954 durante i lavori per la costruzione della strada provinciale Santa Marina – Malfa, possiamo aggiungere che oggi, le tipiche capanne di quel tempo, hanno conservato la parte sottostante, in parte scavata nel terreno, e costituita da un cerchio di pietre laviche che costituiscono le mura portanti, sulle quali veniva costruito un tetto di paglia a forma di cono all’insù. Altra caratteristica, la ricostruzione storica sull’organizzazione della vita all’interno di queste abitazioni, già ridimensionate di suo, che ospitavano anche una grossa giara, utilizzata per l’accumulo di acqua, un problema già sentito nell’antichità e, spesso, sottovalutato nel presente. Il villaggio risale all’età del Bronzo Medio (XV- XIII sec. a. C.) e rappresenta un esempio dell’evoluzione dell’umanità in osmosi con la natura e le sue leggi.

L’ultimo giorno della nostra visita, si è concluso con la trasferta presso la località di Rinella, posta a sud-ovest dell’isola. Stavolta abbiamo voluto provare l’ebrezza dei tornanti, sempre numerosi lungo la strada, a bordo di uno degli autobus di collegamento tra le varie località. Partiti dalla piazzetta antistante la Chiesa di Santa Marina, ci siamo ritrovati sulla stessa provinciale che conduce al villaggio preistorico, superato il quale, abbiamo attraversato le località di Malfa, Valdichiesa e Leni, prima di scendere al porticciolo di Rinella, altro approdo degli aliscafi diretti in Sicilia.

Qui, una località prettamente idonea alla balneazione, siamo stati catturati dalla spiaggia di sabbia nera che ospitava un gruppo di adolescenti, intenti ad affrontare i primi bagni di stagione, tra un improvvisato scambio di pallone, ad emulare eroine ed eroi della pallavolo nostrana, e un tuffo prudente a mare.

Altra attrattiva, una stele commemorativa dedicata ad Anna Magnani che, a Vulcano, fu protagonista del film omonimo del 1950 per la regia del tedesco William Dieterle. Sulla data di realizzo del film, siamo rimasti un po’ spiazzati dalle notizie che riportano le riprese realizzate nel 1949, l’uscita nelle sale nel 1950 e la stele che riporta l’anno 1947. Non abbiamo voluto indagare oltre. Distratti, oltretutto, dalla richiesta bizzarra di un personaggio locale che, al nostro passaggio, ci ha domandato se avessimo mangiato la pasta con i ceci.

Un po’ sbigottiti dalla domanda, abbiamo appreso successivamente che, proprio la pasta e ceci, rappresenta una attrattiva gastronomica dell’isola di Salina. Un piatto tradizionale collegato alla festa di San Giuseppe che, a detta dei locali, grazie all’aggiunta del rosmarino e del finocchietto selvatico, lo rende unico.

Concludiamo questo nuovo reportage su Salina, evidenziando come l’isola si potrebbe definire, a ragion veduta, l’isola dei gatti. Presenti in numero copioso in ogni località, protetti e accuditi come una razza in estinzione, si radunano in branco, come degli innocui felini a scaldarsi al sole. Altra particolarità dell’isola, è l’inflazionata voglia di recarsi nella parte occidentale ad ammirare il tramonto su Pollara, località utilizzata per le riprese del film Il Postino (1994, regia di Micheal Redford), con protagonista il compianto Massimo Troisi.

Questa spasmodica fibrillazione per andare ad ammirare il tramonto di Pollara è stata brillantemente surrogata con un altro dei momenti più affascinanti della giornata, specialmente in questi luoghi. Ci riferiamo all’alba che, come prevedibile, pur obbligando una levata mattutina, restituisce uno spettacolo visivo, non meno emozionante di un tramonto. La foto allegata all’articolo, lo dimostra.

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