News e informazioni dalle città invisibili. Spazi liberi e autogestiti. Dal 1994 sul web.
Siamo rientrati in modalità settimanale già dalla scorsa settimana. Nel riprendere le attività regolari della redazione, vogliamo suggerire ai nostri lettori alcuni spunti di riflessione e invitarli a partecipare attivamente nella vita del nostro giornale.
Iniziamo col ricordare il nostro contest fotografico, giunto quest’anno alla sua ottava edizione. Riproponiamo di seguito il link dal quale attingere tutte le informazioni e il regolamento che rispecchia quello degli anni precedenti:
8° Concorso Fotografico "Un luogo per ZeroBook 2026"
Segnaliamo inoltre le nuove pubblicazioni della nostra casa editrice ZeroBook, in questi giorni impegnata a valutare le nuove proposte inviate dagli autori e al completamento dei progetti in corso di lavorazione già prima dell’estate. Al link di seguito le ultime uscite:
Non vogliamo tediarvi subissandovi di notizie relative ai progetti in cantiere della redazione, dei quali sarà nostra cura aggiornarvi nelle prossime settimane. Quindi, vi ringraziamo per esserci e per il sostegno che continuate a darci. Un motivo sufficiente per continuare il nostro umile lavoro dedito all’informazione... alternativa.
Il numero 1149 di Girodivite, di mercoledì 9 settembre 2026: "’U viaggiu finu a Luna cumincia c’un passu" (Il viaggio fino alla Luna comincia con un passo).
In questo numero:
** Life of Hunger-Striking Global Sumud Flotilla Steering Committee Member Wael Naouar in Imminent Danger on Day 21 as Deadly Prison Conditions Accelerate Health Failure ** , by Redazione - 9 September 2026
The Global Sumud Flotilla (GSF) is issuing an urgent follow-up alert on the critical decline in the health of Wael Naouar, Steering Committee member and Tunisian leader, who has now entered his twenty-first day of a continuous hunger strike in El Mornaguia prison.
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https://www.girodivite.it/Life-of-Hunger-Striking-Global.html
** Emergenza carovita e inflazione ** , di Redazione Lavoro - 9 settembre 2026
Gravità straordinaria per i consumatori italiani ed europei, serve un cambio di rotta diplomatico e il blocco dei prezzi
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https://www.girodivite.it/Emergenza-carovita-e-inflazione.html
** Israele e Tpo ** , di Amnesty - 9 settembre 2026
Israele e Tpo: confiscate terre nell’Area A palestinese
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https://www.girodivite.it/Israele-e-Tpo.html
** I vestiti invenduti non potranno più essere distrutti: stretta su moda e fast fashion ** , di GREENPEACE - 9 settembre 2026
Ogni anno nell’Unione Europea vengono distrutti 230 milioni di capi di abbigliamento nuovi1. Uno spreco enorme, con risvolti drammatici per l’ambiente.
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https://www.girodivite.it/I-vestiti-invenduti-non-potranno.html
** L’Italia è dentro la guerra mondiale ** , di Redazione Lavoro - 9 settembre 2026
Notizie allarmanti dall’Avvocatura Generale dello Stato
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https://www.girodivite.it/L-Italia-e-dentro-la-guerra.html
** Il Dragone Cinese mette le mani sull’Economia Mondiale ** , di cirignotta - 9 settembre 2026
...e colpisce duramente l’America
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https://www.girodivite.it/Il-Dragone-Cinese-mette-le-mani.html
** Cernobbio, i funerali di Mladić e la vittoria dell’AfD ** , di Massimo Stefano Russo - 9 settembre 2026
Dalla marginalità alla legittimazione: La presenza dell’onorevole ed ex generale Roberto Vannacci al Forum di Cernobbio, i funerali di Ratko Mladić a Belgrado e la vittoria elettorale dell’AfD in Sassonia-Anhalt...
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https://www.girodivite.it/Cernobbio-i-funerali-di-Mladi-e-la.html
** La riconversione bellica della società e dell’economia italiana ** , di Laura Tussi - 9 settembre 2026
Aziende tradizionalmente orientate alla produzione civile vengono progressivamente coinvolte nelle filiere della difesa, mentre la ricerca tecnologica e l’innovazione trovano sempre più spesso finanziamenti legati all’aerospazio, alla cybersicurezza e all’industria militare.
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https://www.girodivite.it/La-riconversione-bellica-della.html
** Rispetto n. 88 - Ambulanze troppo alte o sottopasso troppo basso? ** , di Franco Novembrini - 9 settembre 2026
Prendo spunto da un virgolettato dell’intervista rilasciata dal Sindaco di Villasanta (MB) ad un settimanale locale.
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https://www.girodivite.it/Rispetto-n-88-Ambulanze-troppo.html
** Identikit: Uomo, 45 anni, poco istruito ** , di Salvatore A. Bravo - 8 settembre 2026
Ancora una volta, le analisi sociologiche e molto tendenziose, sostituiscono le analisi strutturali. Le cause dell’affermarsi dell’AFD non sono da individuare nell’impoverimento della Germania e nella crisi industriale negli uomini...
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https://www.girodivite.it/Identikit-Uomo-45-anni-poco.html
** Il ruolo dell’AIMPGN e dell’IPPNW nella prevenzione della catastrofe nucleare ** , di Laura Tussi - 8 settembre 2026
La medicina di fronte all’abisso
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https://www.girodivite.it/Il-ruolo-dell-AIMPGN-e-dell-IPPNW.html
** Stati Uniti d’America, matrimoni e civiltà ** , di Alberto Giovanni Biuso - 8 settembre 2026
Una testimonianza e una riflessione sulla barbarie anglosionista
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https://www.girodivite.it/Stati-Uniti-d-America-matrimoni-e.html
** Quando la paura fa AFD ** , di Salvatore A. Bravo - 8 settembre 2026
Fin quando i difensori della democrazia continueranno a inneggiare al liberismo senza limiti e l’Europa continuerà a trasformarsi nell’Europa del censo, i partiti di destra continueranno a strappare consensi
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https://www.girodivite.it/Quando-la-paura-fa-AFD.html
** Elezioni: L’industria delle armi non vuole intoppi ** , di Salvatore A. Bravo - 7 settembre 2026
Il ministro Tajani teme le influenze russe nelle elezioni italiane. L’Unione europea dunque è ormai in modo palese antidemocratica. Le oligarchie che ci governano decidono per noi e se si procede in questo modo, d’ora in avanti “paternalisticamente” le elezioni si possono limitare o annullare.
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https://www.girodivite.it/Elezioni-L-industria-delle-armi.html
** Viaggio nel pianeta acustico ** , di Massimo Stefano Russo - 7 settembre 2026
Pianeta acustico : Viaggio fra le meraviglie sonore del mondo / di Trevor Cox ; traduzione italiana di A. Migliori ; presentazione di Elena Ioli ; prefazione di Andrea Frova. - Bari : Dedalo, 2026. - 320 p. - (Senza tempo). - ISBN 978-88-220-4632-1.
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https://www.girodivite.it/Viaggio-nel-pianeta-acustico.html
** Il viaggio come fenomeno sociale: responsabilità, mobilità e alterità ** , di Laura Tussi - 7 settembre 2026
Viaggiare non significa soltanto attraversare uno spazio geografico o raggiungere una destinazione, ma implica entrare in relazione con territori, comunità, culture e sistemi sociali differenti.
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https://www.girodivite.it/Il-viaggio-come-fenomeno-sociale.html
** Omicidio Attanasio, cala il sipario sulle indagini italiane ** , di Laura Tussi - 7 settembre 2026
A oltre cinque anni dall’agguato in cui persero la vita l’ambasciatore italiano Luca Attanasio, il carabiniere della scorta Vittorio Iacovacci e l’autista del Pam Mustapha Milambo...
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https://www.girodivite.it/Omicidio-Attanasio-cala-il-sipario.html
** Cosa è il SAFE ** , di Marco Monari - 5 settembre 2026
In questo periodo si sente parlare sempre più spesso di fondo SAFE, acronimo di Security Action for Europe, e molti organi di stampa tendono a farci concentrare sulla cifra a disposizione degli Stati europei che lo accompagna: 150 miliardi di euro...
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https://www.girodivite.it/Cosa-e-il-SAFE.html
** Gabriel Rockhill e l’industria della conoscenza anticomunista ** , di Salvatore A. Bravo - 5 settembre 2026
Durante la Guerra fredda la Scuola di Francoforte, M. Foucault, Hannah Arendt ecc. furono, pur con diverse prospettive, parte di una strategia di attacco al comunismo storico e di divisione all’interno del blocco occidentale dei dissidenti.
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https://www.girodivite.it/Gabriel-Rockhill-e-l-industria.html
** Il solipsismo del tiranno e il degrado della parola ** , di Laura Tussi - 5 settembre 2026
Elias Canetti e Karl Kraus, due maestri del Novecento che hanno svelato l’anatomia del potere assoluto e la corruzione del linguaggio
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https://www.girodivite.it/Il-solipsismo-del-tiranno-e-il.html
** Il mercato italiano della musica continua a crescere ** , di Redazione - 5 settembre 2026
Un articolo di Giovanni Caprio (Pressenza).
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https://www.girodivite.it/Il-mercato-italiano-della-musica.html
** Patrimonio culturale siciliano, un malato in corsia ** , di Redazione
5 settembre 2026
Un intervento di Enzo Abbinanti (Pressenza).
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https://www.girodivite.it/Patrimonio-culturale-siciliano-un.html
** L’Algoritmo e l’Apocalisse ** , di Laura Tussi - 5 settembre 2026
L’intersezione tra Intelligenza Artificiale e deterrenza nucleare nella Dichiarazione di Roma per una Pace Disarmata e Disarmante.
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https://www.girodivite.it/L-Algoritmo-e-l-Apocalisse.html
** Il Doomsday Clock e la sicurezza europea ** , di Laura Tussi - 5 settembre 2026
Tra rischio nucleare e responsabilità politica.
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https://www.girodivite.it/Il-Doomsday-Clock-e-la-sicurezza.html
** Persone: Fabio Mussi, comunista ** , di Redazione - 4 settembre 2026
Per la satira di sinistra era "il seboso Mussi". Per come lo ricordiamo noi, era una gran brava persona. E sì, era comunista.
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https://www.girodivite.it/Persone-Fabio-Mussi-comunista.html
** Il ritmo della terra, la voce della memoria ** , di Laura Tussi - 4 settembre 2026
La musica come appartenenza e resistenza. Intervista a Marino Severini dei Gang
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https://www.girodivite.it/Il-ritmo-della-terra-la-voce-della.html
** L’impatto dei rifiuti e della crisi ambientale nel genocidio di Gaza ** , di Laura Tussi - 4 settembre 2026
Oltre il limite dell’ecocidio.
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https://www.girodivite.it/L-impatto-dei-rifiuti-e-della.html
** L’ordine esecutivo americano: un collettivo italiano spento in una notte ** , di Redazione - 4 settembre 2026
Un articolo di Francesco Russo (Pressenza Napoli)
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https://www.girodivite.it/L-ordine-esecutivo-americano-un.html
** L’Eredità mondiale di Ronald McCoy e la nascita di ICAN ** , di Laura Tussi - 4 settembre 2026
Il Medico della Pace, morto l’1 settembre 2026
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https://www.girodivite.it/L-Eredita-mondiale-di-Ronald-McCoy.html
** I soldati robot di Eric Trump ** , di Redazione - 3 settembre 2026
Foundation Future Industries, “soldati robot” testati in Ucraina prodotti da Eric Trump. Un articolo di Lorenzo Poli (Pressenza).
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https://www.girodivite.it/I-soldati-robot-di-Eric-Trump.html
** Neomunicipalismo e democrazia? ** , di Redazione - 3 settembre 2026
È possibile un nuovo ‘municipalismo’ come processo partecipato per la democrazia di base? Un articolo di Luigi Sturniolo (Pressenza Sicilia).
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https://www.girodivite.it/Neomunicipalismo-e-democrazia.html
** Chi sono i duplinandi ** , di Redazione - 3 settembre 2026
Dublinanti. Una parola che fino a poco tempo fa non si sentiva. Non apparteneva al lessico comune, né a quello politico. Ora comincia a comparire nel linguaggio amministrativo, politico e giornalistico. Un articolo di Emilia De Rienzo (Comune.info).
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https://www.girodivite.it/Chi-sono-i-duplinandi.html
** Oltre la piazza digitale ** , di Laura Tussi - 3 settembre 2026
L’illusione della visibilità e la necessità del radicamento nell’era dei social media.
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https://www.girodivite.it/Oltre-la-piazza-digitale.html
** Catania, 8 settembre 2026: "Picca", poesie di Salvo Basso ** , di Redazione Antenati - 3 settembre 2026
Martedì 8 Settembre alle 19.30, nel salone della camera del lavoro (via Crociferi, 40 - Catania)
Presentazione del libro PICCA : RACCOLTA DI POESIE DI SALVO BASSO / a cura di Renato Pennisi Dialogheranno con il curatore: Giuseppe Condorelli, Pina La Villa e Salvatore Scalia. - Letture di: Sara Emmolo. A seguire CENA SOCIALE In picca, appena pubblicato da Nous editrice, Renato Pennisi ha raccolto le poesie che Salvo Basso ha scritto negli ultimi tempi della sua malattia, il tumore al (...)
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https://www.girodivite.it/Catania-8-settembre-2026-Picca.html
** Il locale di conversazione a metà tra ambiente rumoroso e silenzioso ** , di Silvia Zambrini - 3 settembre 2026
Esiste una domanda di bar e ristoranti meno rumorosi?
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https://www.girodivite.it/Il-locale-di-conversazione-a-meta.html
** 2 Settembre per Ceuta e per i popoli ** , di Salvatore A. Bravo - 3 settembre 2026
Ceuta è noi tutti, non è un affare spagnolo, ma in essa possiamo scorgere i rischi di una politica che ha divorziato dalla realtà per servire le multinazionali.
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https://www.girodivite.it/2-Settembre-per-Ceuta-e-per-i.html
** Pilar Quintana a Roma per ricevere il Premio IILA-Letteratura ** , di Redazione Zerobook - 2 settembre 2026
Il 9 settembre alla Libreria Spazio Sette la cerimonia di consegna del riconoscimento alla scrittrice colombiana, vincitrice con Gli abissi. A seguire, in anteprima, la presentazione del nuovo romanzo Notte nera (entrambi editi da La Tartaruga)
Mercoledì 9 settembre 2026, dalle ore 18.45 Libreria Spazio Sette – Via dei Barbieri 7, Roma Ingresso libero – prenotazione consigliata su EVENTBRITE
Pilar Quintana, una delle voci più autorevoli della letteratura latinoamericana contemporanea, sarà (...)
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https://www.girodivite.it/Pilar-Quintana-a-Roma-per-ricevere.html
** Sabato 5 settembre a Reggio Emilia si terra’ un presidio di sostegno a Sigfrido Ranucci e alla Redazione di Report ** , di Redazione - 2 settembre 2026
A REGGIO EMILIA, SIT- IN PER SIGFRIDO RANUCCI, REPORT, PER L’INFORMAZIONE LIBERA. Sabato 5 settembre a Reggio Emilia si terra’ un presidio di sostegno a Sigfrido Ranucci e alla Redazione di Report. L’iniziativa si terrà in Piazza Fontanesi dalle 10.00 alle 12.00, e’ promossa da Agende Rosse - Rita Atria - di Reggio Emilia e Provincia - che invita la citta’ a mobilitarsi in difesa della informazione libera e indipendente. Quando chi indaga, porta alla luce fatti scomodi e gravi e li documenta , (...)
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https://www.girodivite.it/Sabato-5-settembre-a-Reggio-Emilia.html
** La parola come argine: intellettuali, potere e responsabilità civile nel pensiero di Lawrence Ferlinghetti ** , di Laura Tussi - 2 settembre 2026
Lawrence Ferlinghetti ha attraversato il Novecento trasformando la letteratura in un gesto di resistenza civile.
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https://www.girodivite.it/La-parola-come-argine.html
** Scusate non ce la facciamo più ** , di Salvatore A. Bravo - 2 settembre 2026
L’ennesima tragedia della solitudine si è consumata a Roma. Gli inquirenti hanno ritrovato una dozzina di lettere con relative disposizioni nella casa nella quale si è consumato l’omicidio-suicidio...
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https://www.girodivite.it/Scusate-non-ce-la-facciamo-piu.html
** Il No islandese all’insegna della sovranità e del lavoro ** , di Redazione - 2 settembre 2026
Un articolo di Gianmarco Pisa (Pressenza).
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https://www.girodivite.it/Il-No-islandese-all-insegna-della.html
** Viterbo: Scritta fascista sulla scuola dedicata al partigiano Mariano Buratti ** , di Peppe Sini - 2 settembre 2026
Una scritta fascista ‘riapparsa’ sulla scuola dedicata a un martire della Resistenza. Una nota di Peppe Sini (Pressenza).
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https://www.girodivite.it/Viterbo-Scritta-fascista-sulla.html
** Lettera aperta al mondo ** , di Redazione - 2 settembre 2026
Chiedo per favore a tutti di leggere e condividere il più possibile questa lettera aperta. Ci vuole poco più di un minuto. È scritta da una cittadina cubana, che con sentimento e desiderio di riscatto descrive la tragica situazione del suo Paese, i cui responsabili hanno nome e cognome.
LETTERA APERTA AL MONDO: Da Cuba, una donna denuncia il crimine che nessuno vuole vedere.
All’umanità intera, alle madri del mondo, ai medici senza frontiere, ai giornalisti con dignità, ai governi che credono (...)
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https://www.girodivite.it/Lettera-aperta-al-mondo.html
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Naouar remains detained alongside fellow GSF organizers Nabil Channoufi, Ghassan Henchiri, and Ghassan Boughdiri, together known as the Sumud 4. The four activists were arrested in March 2026 for their roles in the historic Sidi Bou Said port launch in 2025 and their efforts to mobilize support for the 2026 flotilla mission challenging Israel’s illegal blockade on Gaza.
The GSF commends the continued work of the lawyers in Tunisia, who have visited the Sumud 4 in prison daily over the past week. They have confirmed that Naouar’s health is now critical: he is suffering severe stomach pain, extreme exhaustion, an inability to stand or walk steadily, and is having great difficulty when speaking.
Having already endured nearly six months of harsh pre-trial detention before starting his hunger strike on August 16, Naouar’s health is deteriorating at a rate that far outpaces standard medical timelines. Medical reports indicate that acute electrolyte depletion, exacerbated by the extreme heatwaves, has accelerated his physical breakdown to levels typically seen after day thirty of a hunger strike.
In the past three weeks alone, heatwaves have killed 20 prisoners in Tunisian detention centers, according to human rights organizations.
Two other Sumud 4 members are also facing serious health issues. Ghassan Boughdiri has developed a rash covering his entire body. Ghassan Henchiri requires surgery for injuries sustained to his head when Israeli occupation forces attacked him during last year’s flotilla mission. He, too, has developed a body-wide rash since July, which has been compounded by inadequate medical care.
The continued pre-trial detention of the Sumud 4 is a clear violation of Tunisia’s binding obligations under the International Covenant on Civil and Political Rights. With Naouar’s condition rapidly deteriorating inside a prison system currently facing a deadly environmental and health crisis, Tunisia’s legal duties under the International Covenant on Civil and Political Rights to protect his life and physical safety are being seriously violated.
These escalating health crises underscore the urgency of this weekend’s call to action. On September 5 and 6, GSF is calling for intensified public mobilization worldwide: gather in public squares, municipal plazas, parks, university campuses, and cultural centers to demand the immediate release of the Sumud 4.
The Global Sumud Flotilla renews its core demands to the Tunisian government:
1. Immediately and unconditionally release Wael Naouar, Nabil Channoufi, Ghassan Henchiri, and Ghassan Boughdiri, with guaranteed access to urgent, specialized external medical treatment for Naouar as well as for Henchiri and Boughdiri, and ensure detention conditions comply with the UN Standard Minimum Rules for the Treatment of Prisoners.
2. Drop all politically motivated charges against the Sumud 4 and their fellow organizers.
3. Lift all restrictions currently imposed on the movement and political activity of previously released GSF activists, respecting their rights under the International Covenant on Civil and Political Rights and the Universal Declaration of Human Rights.
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Riportiamo il comunicato dell’associazione consumatori A.Ba.Co., con cui USB ha una convenzione ed uno stretto rapporto di collaborazione, sull’emergenza carovita.
I recenti dati resi noti dall’Istat tratteggiano un quadro di estrema gravità per le famiglie italiane ed europee: l’inflazione ad agosto in Italia accelera al 3,3% su base annua, toccando il picco più alto da settembre 2023. A spingere questa pericolosa fiammata è lo shock dei beni energetici non regolamentati, saliti al +16,9% (+2,8% rispetto a luglio), unito ai rincari travolgenti dei carburanti che vedono il gasolio da trasporto al +26,7% (+5,2% su base mensile) e la benzina al +16,3%. Con il gasolio da riscaldamento schizzato al +31,7% (+10,6% rispetto a luglio) e l’elettricità sul mercato libero arrivata al +17,9%, i costi fissi domestici e la spesa quotidiana per i beni ad alta frequenza d’acquisto (+4,3%) stanno erodendo drasticamente il potere d’acquisto di salari e pensioni, trascinando i consumatori verso un impoverimento sistemico.
Non va meglio in Europa: la Spagna ad agosto ha toccato un’inflazione al 4,5%, la Francia al 2,7%, Belgio al 4,2%, Germania 2,9%, mentre la Bulgaria (5,1%) condivide con la Lituania (5,8%) il superamento della soglia del 5%. Di fronte a questa emergenza economica alimentata dall’instabilità internazionale e dalla speculazione che accompagna ogni guerra, occorre comprendere che la sola via d’uscita reale risiede in una decisa de-escalation diplomatica. Per proteggere l’economia reale ed evitare il rischio di una pesante recessione continentale, chiediamo con forza di non inasprire ulteriormente i toni e la retorica bellica verso la guerra che coinvolge la Russia, puntando con pragmatismo a canali negoziali in grado di stabilizzare i mercati energetici.
Parallelamente, è urgente esercitare forti pressioni diplomatiche sugli Stati Uniti affinché interrompano qualsiasi intervento o escalation militare nei confronti dell’Iran, così come richiedere con fermezza e con sanzioni al Governo di Israele l’immediata cessazione delle operazioni militari verso il Libano, la Cisgiordania e la Striscia di Gaza, precondizione fondamentale per ripristinare la sicurezza nelle rotte commerciali e nei flussi energetici globali.
A livello nazionale, la tenuta sociale richiede interventi immediati e incisivi per spezzare la spirale speculativa. Si richiede la convocazione permanente e immediata presso ogni Prefettura di appositi tavoli territoriali di monitoraggio, dedicati al controllo rigoroso e trasparente della filiera dei beni energetici e della filiera agricola ed alimentare, ponendo sotto la lente d’ingrandimento ogni passaggio commerciale che grava sui bilanci familiari.
Contestualmente, si rende indispensabile l’attivazione di uno strumento governativo di calmieramento straordinario che stabilisca un paniere di beni essenziali e prodotti energetici a prezzo bloccato, prendendo come parametro di riferimento di calcolo i listini e le tariffe del 2021, antecedenti alla spirale speculativa.
Infine, è indifferibile un’azione incisiva contro le irregolarità e i profitti illeciti lungo la filiera petrolifera. Come denunciato con accuratezza dalle denunce di A.Ba.Co. nel marzo 2026 e successivamente riscontrato e verificato sul campo dalle indagini della Guardia di Finanza, si registrano numerosissime irregolarità e distorsioni speculative che si snodano lungo la filiera dei carburanti fino ad arrivare alla distribuzione finale alla pompa. Pretendiamo tolleranza zero e rigorosi controlli lungo l’intera catena, affinché gli abusi commessi alle spalle dei cittadini e dei lavoratori vengano sanzionati e stroncati senza indugio.
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Israele sta accelerando l’incessante espansione degli insediamenti illegali nella Cisgiordania occupata, confiscando terre palestinesi anche – e questo è ancora più allarmante – all’interno dell’area A, sotto il controllo delle autorità dello Stato di Palestina, a ulteriore detrimento dei diritti delle persone palestinesi che vivono sotto occupazione.
Che succede
Solo nel luglio 2026 l’esercito israeliano ha emanato almeno 15 ordini di confisca relativi a circa 200 dunam (20 ettari) di terra nelle aree A e C del governatorato di Jenin, allo scopo di collegare due insediamenti previsti nella zona, Emek Dotan e Noa, che fanno parte di un totale di 34 nuovi insediamenti approvati dall’attuale governo israeliano nel corso dell’anno.
“Le ultime confische confermano l’intenzione di Israele di ampliare il suo programma di annessioni ad aree che, ai sensi degli Accordi di Oslo, sono sotto il controllo delle autorità palestinesi. Gli stati che hanno stretti rapporti commerciali e politici col governo israeliano devono fare pressioni affinché quegli ordini di confisca siano annullati. Gli stati che forniscono assistenza al programma di espansione degli insediamenti o ad altri crimini di guerra israeliani rischiano di essere complici di crimini di diritto internazionale ai danni della popolazione palestinese”, ha dichiarato Heba Morayef, direttrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord.
“Con la costruzione di nuove strade che collegano tra loro i suoi insediamenti, Israele sta riducendo il governatorato di Jenin a una serie di cantoni isolati, compromettendo l’integrità geografica ed economica dell’area e spezzando le comunità palestinesi, frammentandole e limitando la loro libertà di movimento. Insieme ai trasferimenti forzati e alla pulizia etnica dei palestinesi dell’area C, questi ultimi sviluppi mostrano concretamente la determinazione delle autorità israeliane a intensificare l’annessione formale delle terre palestinesi nella Cisgiordania occupata”, ha aggiunto Morayef.
L’accelerazione dell’espansione
In un suo recente rapporto, Amnesty International aveva già documentato l’accelerazione delle annessioni attraverso una campagna, guidata dallo stato israeliano, di pulizia etnica contro le comunità palestinesi di beduini e pastori dell’area C.
Secondo Peace Now, è la prima volta dagli Accordi di Oslo che nell’Area A vengono emessi ordini militari per scopi civili, ossia a beneficio dei coloni, e non per comprovate ragioni di sicurezza. Nel maggio 2026, sempre a Jenin, l’esercito israeliano ha confiscato terreni privati per costruirvi una base militare.
Il diritto internazionale stabilisce che una potenza occupante non debba confiscare terre in un territorio occupato a meno di necessità assolute per ragioni militari, che ovviamente non comprendono l’espansione degli insediamenti illegali.
Negli ultimi giorni ha destato ulteriore grande preoccupazione l’avanzamento del progetto d’insediamento E1: in violazione del diritto internazionale, è stato annunciato un bando per la costruzione di 1234 abitazioni israeliane nella Cisgiordania occupata. Una volta attuato, il piano isolerebbe Gerusalemme Est dal restante territorio palestinese e dividerebbe di fatto la Cisgiordania occupata in due parti, rendendo ancora più difficile i movimenti delle persone palestinesi e frammentando ulteriormente le loro comunità.
L’ufficio del governatorato di Jenin ha dichiarato che la costruenda strada di collegamento tra i due insediamenti, insieme ad altre attività dei coloni nella zona, isolerà Jenin da altri governatorati palestinesi come Tulkarem, Tubas e Nablus. La frammentazione e la separazione delle comunità palestinesi comprometteranno i loro legami economici, sociali e politici.
La stessa fonte ha riferito ad Amnesty International che l’attuazione dei decreti di confisca è stata già avviata: quando sarà terminata, le ripercussioni economiche per centinaia di famiglie saranno immense in quanto saranno tagliate fuori dai loro beni di sostentamento, come i terreni agricoli e gli uliveti, proprio mentre si approssima la stagione della raccolta delle olive.
Ulteriori informazioni
Le terre in oggetto appartengono per lo più ad abitanti dei villaggi di Qabatiya, Arraba, Mirka, Misilya, Jirba e Al-Yamoun. La maggior parte si trova lungo la Strada 60, che attraversa da nord a sud la Cisgiordania occupata.
Il 29 giugno 2026 il Consiglio supremo per la pianificazione dell’Amministrazione civile israeliana ha approvato un piano di espansione della Strada 60, fondamentale per facilitare i movimenti dei coloni nella Cisgiordania occupata e destinato a incoraggiare ulteriori trasferimenti negli insediamenti illegali israeliani. Da alcuni anni l’esercito israeliano blocca i punti di accesso ai villaggi palestinesi lungo la Strada 60 con barriere di metallo, posti di blocco e cumuli di materiali di risulta.
Nell’aprile 2026 l’Ocha, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, ha descritto 925 ostacoli che, in modo permanente o a intermittenza, limitano il movimento di tre milioni e 400.000 palestinesi nella Cisgiordania occupata: un livello senza precedenti da 20 anni, superiore del 43 per cento alla media di ciascun anno di quel periodo.
L’esercito israeliano ha ordinato ulteriori confische di terre in altre zone della Cisgiordania, tra cui Qusra nel governatorato di Nablus e Kufr e Nimeh in quello di Ramallah.
Amnesty International ha sollecitato ancora una volta le autorità israeliane a rimuovere tutti gli insediamenti, che costituiscono un crimine di diritto internazionale, e a smantellare il suo sistema di apartheid contro le persone palestinesi, che è un crimine contro l’umanità. Ha inoltre ribadito la sua richiesta di porre fine una volta per tutte all’occupazione illegale del territorio palestinese, in linea col parere consultivo emesso nel luglio 2024 dalla Corte internazionale di giustizia e fatto proprio dell’Assemblea generale nel settembre dello stesso anno.
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Ecco cosa prevedono le nuove norme stabilite dal Regolamento sulla progettazione eco-sostenibile dei prodotti (ESPR):
1. Le aziende tessili dell’Unione Europea non potranno più distruggere abiti, accessori e calzature rimasti invenduti o restituiti dai clienti. Il provvedimento si applica da subito alle grandi aziende, mentre le medie imprese hanno tempo fino al 2030 per adeguarsi.
2. Le aziende dovranno dare priorità alla circolarità dei prodotti: dovranno venderli, donarli a enti di beneficenza o imprese sociali, oppure prepararli per il riuso (tramite riparazione, ricondizionamento o rigenerazione).
3. La distruzione sarà consentita solo in determinate circostanze (ad esempio per motivi di sicurezza o a causa di danni al prodotto) e dovrà essere svolta in conformità con la gerarchia di trattamento dei rifiuti.
4. Le aziende avranno anche l’obbligo di rendicontazione annuale sui volumi di invenduti smaltiti, sui motivi e sulle destinazioni (riutilizzo, riciclo, recupero energetico o smaltimento)
Le aziende tessili dell’Unione Europea non potranno più distruggere abiti, accessori e calzature rimasti invenduti o restituiti dai clienti. Il provvedimento si applica da subito alle grandi aziende, mentre le medie imprese hanno tempo fino al 2030 per adeguarsi. Le aziende dovranno dare priorità alla circolarità dei prodotti: dovranno venderli, donarli a enti di beneficenza o imprese sociali, oppure prepararli per il riuso (tramite riparazione, ricondizionamento o rigenerazione). La distruzione sarà consentita solo in determinate circostanze (ad esempio per motivi di sicurezza o a causa di danni al prodotto) e dovrà essere svolta in conformità con la gerarchia di trattamento dei rifiuti. Le aziende avranno anche l’obbligo di rendicontazione annuale sui volumi di invenduti smaltiti, sui motivi e sulle destinazioni (riutilizzo, riciclo, recupero energetico o smaltimento)
Dobbiamo ridurre la produzione del fast fashion e cambiare le nostre abitudini di consumo Le nuove norme che vietano la distruzione dei capi invenduti sono un segnale positivo, ma non dobbiamo dimenticare i settori tessili come quello del fast fashion portano con sé un problema fondamentale da risolvere a monte: la sovrapproduzione.
Marchi come Shein, Temu, Zara e H&M immettono sul mercato centinaia di nuovi modelli ogni settimana, alimentando una cultura dell’usa e getta che genera tonnellate di rifiuti tessili.
Per cambiare il ciclo insostenibile del fast fashion, marchi e consumatori devono collaborare: le aziende devono produrre meno abiti e di maggiore qualità e noi, lato nostro, dobbiamo acquistare con più attenzione, scegliendo capi durevoli ed evitando i materiali dannosi per l’ambiente (come il poliestere, derivato del petrolio).
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Per l’Avvocatura Generale dello Stato “è in corso una guerra mondiale a pezzi e ibrida che coinvolge, tra gli altri, anche l’Italia”. È quanto scritto nella memoria a difesa della Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Direzione territoriale Emilia Romagna e Marche, per contestare alla giornalista Linda Maggiori la possibilità di accedere agli atti e ai documenti relativi alle attività nel porto di Ravenna. L’obiettivo di Linda Maggiori era quello di far venire alla luce i traffici di armi che da tempo avvengono nel porto e mettere in evidenza le violazioni della legge 185 del 1990, che vieta il commercio di armi con paesi coinvolti in teatri di guerra o riconosciuti colpevoli di lesioni dei diritti umani.
Per l’Avvocatura Generale dello Stato, “la propalazione, attraverso i mezzi di informazione, dei dati e delle informazioni de quibus consentirebbe alle potenze straniere di avere contezza del ruolo strategico, per gli interessi nazionali e per le relazioni internazionali dello Stato, del porto di Ravenna”, che in realtà è un porto civile e commerciale e nessuno aveva affermato, fino ad adesso, che fosse strategico per gli interessi nazionali del nostro Paese.
Il dato allarmante di questo pronunciamento dell’Avvocatura dello Stato è che i traffici dei nostri porti civili rappresenterebbero informazioni riservate che non possono essere rese pubbliche senza nuocere agli interessi della nostra sicurezza. Di fatto, in questo modo, non sarebbe possibile esercitare un controllo effettivo sulla reale applicazione della legge 185 e nessuno potrebbe mettere in discussione il commercio con paesi belligeranti o, ancor peggio, colpevoli di genocidio.
In questo modo si vorrebbe impedire di fare luce su quanto sta avvenendo in porti, aeroporti e stazioni del nostro Paese, che sempre più vedono aumentare il traffico e lo spostamento di armamenti, in un clima di crescente coinvolgimento dell’Italia nelle operazioni di guerra. Ora, candidamente, anche l’Avvocatura dello Stato, dichiara che siamo in guerra e giustifica la mancanza di trasparenza con esigenze di sicurezza nazionale, perché saremmo coinvolti in una guerra mondiale già in atto.
Un secchio d’acqua gelida sulla faccia di chi fa ancora finta di non capire.
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Le ultime schermaglie economiche collegate legate al rinnovo dei dazi verso i prodotti cinesi ed i nuovi blocchi economici verso l’Iran, attualmente principale fornitore di petrolio del grande dragone, hanno rideterminato le strategie mondiali della Cina nei confronti dell’America. Una guerra silenziosa che sta’ avvenendo dietro le quinte di un’America first chiamata da Trump alla riscossa ma che non riesce a vedere dietro l’angolo delle sue stesse risorse economiche, basate sul suo debito pubblico e sulla predominanza del dollaro nei mercati mondiali come principale moneta di scambio.
La visita degli emissari americani in Russia dell’ultimo periodo oltre a cercare di riaprire un dialogo tra Ucraina e Russia è stata architettata per mettere attorno ad un tavolo Cina, Russia e America per arginare l’uragano che si abbatterà a breve sul dollaro visto che la Cina è tra i maggiori detentori di Bond americani e si parla di circa 1200 miliardi di dollari di cui 400 mila già venduti. Tutto sembra essere destinato a scuotere le fondamenta dell’intero equilibrio del potere economico mondiale al di sopra dei vari discorsi politici o titoli dei giornali che ti dicono tutt’altro. La Cina ha già venduto titoli del tesoro americano in quantità massicce. La nuova linea economica del grande dragone rappresenta un terremoto economico di proporzioni storiche visto che il dollaro ha predominato i mercati per 50 anni.
Capire cosa stia avvenendo e quello che potrà arrivare con tali decisioni è alla base di un cambiamento di tutte le regole del gioco mondiale collegate al movimento del denaro. Per oltre cinquant’anni da quando Richard Nixon pose fine al Gold standard nel 1971 gli Stati Uniti hanno operato all’interno di un sistema che ha visto come moneta di pagamento mondiale il dollaro, specie per acquistare petrolio. Una protezione durante le crisi visto che il mondo il mondo aveva bisogno di dollari. La loro libera emissione nei mercati globali è garantita dalla banca centrale americana. È come avere una macchina per stampare denaro nel proprio seminterrato mentre tutti i vicini accettano di buon grado quei soldi come pagamento valido.
Ma oggi immaginare che un giorno non lontano il tuo vicino più grande, quello con l’attività commerciale di maggior successo mondiale che ha accettato per decenni il tuo denaro stampato da decenni non vuole più pagamenti in quella moneta è catastrofico. Non usare il dollaro ma la propria valuta permette di commerciare direttamente con i vicini senza passare dai sistemi di transazione monetaria inventate dall’America. Questo è quello che esattamente la Cina ha appena fatto.
L’attuale sistema del dollaro come valuta di riserva mondiale rappresenta una delle distorsioni economiche più grandi della storia moderna esso ha permesso agli Stati Uniti un paese che rappresenta meno del 5% della popolazione mondiale di consumare circa il 25% delle risorse del pianeta. Ma ci chiediamo come sia possibile e perché gli Stati Uniti possono finanziare deficit commerciali colossali anno dopo anno decennio dopo decennio. Per anni l’opzione più sicura erano proprio i titoli del Tesoro americano. L’unico mercato sufficientemente profondo da assorbire i flussi massicci di dollari che la Cina generava. Tuttavia, c’era una debolezza seria nel sistema che era quella di mantenere una quota così elevata delle proprie riserve in titoli americani. La Cina si è esposta enormemente al potere finanziario degli Stati Uniti con il pericolo che Washington potrebbe congelare quegli asset. La Cina avrebbe potuto perdere oltre un trilione di dollari della propria ricchezza nazionale. Se Washington avesse deciso di emettere quantità massicce di nuovi dollari? Il valore reale dei possedimenti cinesi si sarebbero ridotti ed è qui il punto chiave, la Cina ha osservato con grande attenzione quello che gli Stati Uniti hanno fatto alla Russia dopo il conflitto in Ucraina nel 2022 Washington ha congelato circa 300 miliardi di dollari delle riserve della Banca centrale russa.
E proprio questa la chiave che ha lanciato l’allarme costruita proprio dalle nuove politiche americane basate sul totalitarismo. L’America oggi non rappresenta più uno spartiacque neutrale all’interno della storia finanziaria globale e gli asset di altri stati (Russia) sono stati utilizzati per finanziare una guerra contro lo stesso stato sovrano del denaro. Questo ha dimostrato che gli asset denominati in dollari possono essere congelati e utilizzati come strumento di pressione, solo se un paese sfida gli interessi americani. La Cina ed i suoi strateghi di Pechino hanno capito che gli 800 miliardi di dollari in Titoli del Tesoro Americano rimasti sono a rischio infatti il paese del dragone è considerato il principale competitor nella finanza globale dell’America. Il Pentagono in tal senso ha già chiaramente identificato la Cina come sfida primaria per Gli Stati Uniti cercando di costruire alleanze militari in Asia per limitare l’influenza cinese. Tutto questo sta’ avvenendo imponendo dazi sui prodotti cinesi, limitando le sue tecnologie, parlando costantemente di difendere Taiwan militarmente.
Nel momento in cui l’America attua le sue politiche aggressive senza badare agli interessi dei paesi che lo finanziano la risposta diventa ovvia. Difendersi attraverso la riduzione dell’esposizione finanziaria riducendo e diversificando con delle alternative ai bond Americani. Ed è esattamente quello che la Cina sta facendo, non in modo affrettato, ma in maniera metodica, strategica e calcolata. I dati del dipartimento del Tesoro mostrano questa tendenza con chiarezza, la Cina vende titoli in modo costante da anni da oltre un trilione e 300 miliardi al suo picco massimo ora ne detiene meno di 800 miliardi. Una riduzione di oltre 500 miliardi di dollari circa mezzo trilione che non sta più finanziando il deficit americano e la Cina non è sola in questo percorso. Anche il Giappone sta riducendo le proprie posizioni L’Arabia Saudita sta diversificando le riserve. E valutando di vendere petrolio in yuan le banche centrali stanno acquistando oro a ritmi mai visti da decenni e la Russia ha azzerato quasi completamente le proprie posizioni.
L’India sta accumulando oro, il Brasile sta siglando accordi commerciali in valute locali, molti porti di approdo in sud America trattano anche in Yuan. L’intero sistema che ha tenuto il dollaro al centro del commercio globale si sta indebolendo lentamente. Il dollaro si sta’ sgretolando dietro la sua forza e mentre prima non esistevano alternative oggi ci sono. La Cina ha costruito alternative in modo sistematico, ha creato il chip il proprio sistema di pagamenti internazionali Essenzialmente la sua versione dello Swift. Con il chip, la Cina può muovere denaro a livello internazionale senza dipendere da sistemi controllati da Washington La Cina sta promuovendo attivamente lo yuan nel commercio internazionale, ha accordi di swap valutario con decine di paesi, sta creando centri di compensazione in yuan nelle principali città del mondo e forse ancora più importante, sta sostenendo tutto questo con loro.
La Cina è stata uno dei maggiori acquirenti di oro al mondo per anni, naturalmente non pubblica cifre precise, ma tutte le stime suggeriscono che abbia accumulato migliaia di tonnellate, perché l’oro? Perché l’oro ha una proprietà che i titoli americani non hanno, non può essere congelato, non può essere sanzionato, non può essere creato a piacimento è una ricchezza reale e tangibile. Se domani gli Stati Uniti congelassero tutti gli asset in dollari della Cina quell’oro manterrebbe comunque il suo valore. Molti economisti ammettono che la Cina verrebbe danneggiata vendendo i propri titoli, questo si confonde la tattica di breve periodo e con la strategia di lungo periodo. Gli asset americani - cinesi si stanno vendendo gradualmente nel corso degli anni, riducendo l’esposizione senza creare panico e la differenza tra scappare di corsa da un edificio in fiamme ed evacuarlo in modo ordinato.
Si arriva allo stesso risultato, ma con molti meno danni. La Cina può permettersi di accettare alcune perdite se questo significa evitare una trappola strategica molto più grave. È meglio incassare perdite controllate adesso che restare completamente esposti in futuro. Il problema più grande per gli Stati Uniti non è soltanto il fatto che la Cina stia vendendo titoli. Il problema reale è che gli Stati Uniti hanno bisogno di acquirenti più che mai. I deficit di bilancio americani sono enormi nell’ordine di trilioni di dollari ogni anno.
Gli interessi che l’America deve pagare sui bond del tesoro superano ormai i 600 miliardi di dollari annui e gli Stati Uniti si sono intrappolati in un ciclo del debito. Devono prendere in prestito sempre più denaro ogni anno soltanto per pagare gli interessi su quello che già devono. E se i tradizionali acquirenti stranieri stanno riducendo i loro acquisti, chi compra i titoli, la Federal Reserve e quando una Banca centrale acquista il debito del proprio governo I 600 miliardi di dollari annui.
Gli Stati Uniti si sono intrappolati in un ciclo del debito, devono prendere in prestito sempre più denaro ogni anno soltanto per pagare gli interessi su quello che già devono. E se i tradizionali acquirenti stranieri stanno riducendo i loro acquisti, chi compra i titoli La Federal Reserve E quando una Banca centrale acquista il debito del proprio governo esiste un termine tecnico preciso per definirlo, monetizzazione del debito in termini semplici, il governo crea denaro per autofinanziarsi ed è esattamente quello che abbiamo visto durante la pandemia.
La Fed ha comprato trilioni di titoli del Tesoro, espandendo il proprio bilancio da meno di quattro trilioni a oltre 9 trilioni al picco massimo più di 5 trilioni creati dal nulla e qual’ è stato il risultato? L’inflazione più alta in 40 anni i prezzi alimentari sono saliti tra il 20 e il 40%. I prezzi della benzina sono schizzati alle stelle e i costi degli affitti sono esplosi, i salari reali sono scesi, la classe lavoratrice è stata colpita duramente. Mentre invece i possessori di asset si sono arricchiti ulteriormente. Perché la creazione di nuovo denaro ha spinto verso l’alto i prezzi degli asset finanziari in termini d’interesse? Una situazione insostenibile per gli Stati Uniti che si trova obbligato a tagliare la spesa, il che è politicamente irrealistico altra alternativa è quella che la Fed continua a creare denaro per acquistare debito che nessun altro vuole.
Questo significa più inflazione. Il che significa che il tuo denaro acquista meno valore. Che il tuo tenore di vita si abbassa e non esistono vie d’uscita facili. Il potere del dollaro creato dai grandi banchieri in America è stato il fondamento dell’influenza globale americana per oltre mezzo secolo. Si tratta di potere e il sistema basato sul dollaro è stato il fondamento dell’influenza globale americana per oltre mezzo secolo. Ha permesso agli Stati Uniti di mantenere centinaia di installazioni militari all’estero. Di imporre restrizioni finanziarie ad altri paesi. E di sostenere un budget per la difesa superiore a quello dei successivi 10 paesi messi insieme Tutto questo dipende dalla posizione privilegiata del dollaro e se quella posizione si indebolisce l’intera struttura dell’influenza americana vacilla, le persone dicono che anche la Cina ha i suoi problemi con il suo mercato immobiliare è sotto pressione, la sua popolazione sta invecchiando, la sua crescita sta rallentando.
Tutto questo è vero ma la questione qui non è se la Cina sia perfetta o se sostituirà agli Stati Uniti, si tratta del fatto che il mondo non vuole più mettere tutte le uova nel paniere del dollaro e cerca altre opzioni. Per la prima volta in cinquant’anni i paesi dispongono di alternative reali e le stanno usando. Guarda la crescita dei Brics, Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica questi paesi rappresentano oggi una quota dell’economia globale maggiore rispetto al G 7 e stanno discutendo la creazione di una valuta commerciale condivisa Stanno istituendo banche di sviluppo che competono con le istituzioni.
Ad oggi l’oro viene accumulato a livelli record, le banche centrali hanno acquistato oltre 1000 tonnellate di oro soltanto nell’ultimo anno. La domanda fondamentale è quindi questa, come si fa a mantenere la posizione privilegiata del dollaro quando il mondo non è più disposto a concederla così liberamente. Le opzioni sono limitate e rischiose, gli Stati Uniti potrebbero accettare un mondo multipolare in cui il dollaro rimanga importante, ma non più dominante. Questo richiederebbe umiltà e stando alla storia, sembra molto poco probabile. Oppure gli Stati Uniti potrebbero tentare di costringere il mondo a continuare a usare il dollaro attraverso la pressione, più sanzioni e dazi e possibilmente azioni dirette per controllare risorse strategiche Questo è molto pericoloso perché trasforma una transizione economica in uno scontro geopolitico grave. Oppure gli Stati Uniti potrebbero continuare sul percorso attuale, creando sempre più denaro, accumulando sempre più debito E affrontando eventualmente una crisi fiscale. Questo è lo scenario dell’atterraggio forzato, la frammentazione graduale. Il sistema globale si divide in blocchi valuta, un blocco quello del dollaro e un blocco quello dello yuan, il mondo diventa più instabile, più imprevedibile, ma non si verifica un crollo drammatico e improvviso, soltanto un’erosione costante del vecchio ordine mondiale.
Infine possiamo dire che quello che ha fatto la Cina non è stato un movimento isolato, ma un segnale di perdita di fiducia verso il dollaro e ancora più vendite di titoli è un ciclo di retroazione negativa che si autoalimenta.
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La presenza dell’onorevole ed ex generale Roberto Vannacci al Forum di Cernobbio, i funerali di Ratko Mladić a Belgrado e la vittoria elettorale dell’AfD in Sassonia-Anhalt sono avvenimenti differenti, privi di un rapporto causale diretto. Possono tuttavia essere letti come espressioni di una trasformazione comune: il passaggio di culture nazionaliste, identitarie e autoritarie dalla marginalità verso il centro dello spazio pubblico europeo. La presenza di Vannacci a Cernobbio è significativa non solo per le opinioni espresse, ma per il luogo nel quale esse sono state pronunciate. Il Forum, frequentato da esponenti politici, imprenditori, economisti e rappresentanti delle istituzioni, possiede un rilevante capitale simbolico. Essere invitati significa venire riconosciuti come interlocutori legittimi nella discussione delle strategie politiche ed economiche.
Il confronto col senatore prof. Mario Monti, che ha ravvisato nelle posizioni di Vannacci una ricostruzione dello «spirito del fascismo», ha mostrato l’esistenza di un dissenso netto. La legittimazione che non richiede necessariamente l’approvazione può prodursi anche attraverso l’inclusione in un luogo prestigioso, con l’attribuzione di una posizione equivalente a quella degli interlocutori già riconosciuti.
La traiettoria di Vannacci la si può descrivere come una conversione del capitale polemico in capitale politico: la provocazione produce attenzione; l’attenzione favorisce il consenso; il consenso conduce alla rappresentanza elettiva; la carica istituzionale consente l’accesso agli spazi delle classi dirigenti. Le posizioni possono rimanere radicali, mentre la loro presenza diviene progressivamente ordinaria.
I funerali di Ratko Mladić mostrano un’altra forma di legittimazione: quella costruita attraverso la memoria collettiva. La partecipazione di migliaia di persone alle esequie, la commemorazione militare, la presenza dei veterani e la solennità religiosa hanno contribuito a rappresentarlo come difensore della nazione. Nonostante Llex comandante dei serbi di Bosnia sia stato condannato all’ergastolo per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, compreso il ruolo svolto nel massacro di Srebrenica.
Come mostrato da Maurice Halbwachs, le società non si limitano a conservare il passato: lo ricostruiscono secondo i bisogni e i conflitti del presente. Il funerale pubblico non riguarda solo il defunto, ma stabilisce il posto che gli viene assegnato nella memoria della comunità. Attraverso il rito, il condannato può essere separato dai crimini e ricollocato nella narrazione dell’eroe nazionale. La pietà verso il morto rischia così di trasformarsi in assoluzione storica. Le vittime marginalizzate una seconda volta: prima nella violenza subita, poi nella memoria che celebra il responsabile. Il giudizio del tribunale internazionale lo si può presentare come un’offesa alla nazione, mentre la responsabilità individuale viene assorbita nell’identità collettiva.
La vittoria dell’AfD in Sassonia-Anhalt costituisce il terzo passaggio: la trasformazione della cultura identitaria in forza elettorale. Col 43,8% dei voti e 39 seggi su 83, il partito si è avvicinato alla possibilità di governare il Land. Il risultato richiede un’analisi delle disuguaglianze territoriali, delle promesse incompiute della riunificazione, della sfiducia nelle istituzioni, delle paure economiche e delle posizioni sull’immigrazione e sulla Russia.
Sarebbe semplicistico descrivere quasi metà degli elettori come improvvisamente estremisti. Altrettanto riduttivo definire ogni voto all’AfD come una protesta priva di contenuti. Una parte dell’elettorato può condividere realmente la concezione identitaria della nazione e le politiche proposte dal partito. Protesta e adesione ideologica possono convivere. I tre episodi descrivono il passaggio della destra radicale dalla periferia al centro della vita pubblica: a Cernobbio mediante il riconoscimento delle élite, a Belgrado attraverso la celebrazione della memoria nazionalista, in Sassonia-Anhalt per mezzo del voto.
A Cernobbio la radicalità entra nello spazio delle élite; a Belgrado entra nel rito della memoria nazionale; in Sassonia-Anhalt entra nelle istituzioni attraverso il voto. Prestigio, memoria e consenso elettorale concorrono alla normalizzazione. Un elemento comune è la rivalutazione simbolica della figura militare, associata alla decisione, alla disciplina e alla forza. Quando la politica civile viene percepita come inconcludente, il generale può apparire capace di sostituire la complessità con la chiarezza. Il pericolo emerge quando la logica militare viene trasferita alla società: l’avversario diventa nemico, il dissenso tradimento, il compromesso debolezza e la pluralità disordine. Questi fatti, senza indicare una semplice ripetizione del fascismo storico, segnalano la ricomposizione contemporanea di alcuni suoi elementi: nazionalismo, culto della forza, costruzione del nemico, sfiducia nelle mediazioni e revisione selettiva del passato.
La democrazia non arretra solo attraverso una rottura improvvisa. Può arretrare per assuefazione: quando una parola radicale diventa abituale, un criminale di guerra viene trasformato in eroe e una forza antisistema acquisisce il potere di stabilire i temi e il linguaggio dell’intera discussione pubblica.
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Mentre l’Europa accelera sul riarmo, aumentano gli investimenti militari e si ridefiniscono le priorità dei bilanci pubblici. Anche l’Italia, tra vincoli NATO e strategie dell’Unione Europea, sta vivendo una trasformazione profonda: la guerra non è più soltanto un evento lontano, ma un paradigma che influenza l’economia, l’industria, il welfare e la vita quotidiana. Ed è necessario indagare come la riconversione bellica stia modificando il tessuto sociale del Paese.
Per decenni la cultura politica e la percezione pubblica dell’Europa occidentale si sono consolidate attorno a una convinzione implicita: la guerra, come fenomeno sistemico, distruttivo e strutturale, apparteneva a una geografia remota o a un passato definitivamente superato. L’illusione della stabilità del dopoguerra e la narrazione della globalizzazione avevano relegato i conflitti armati ai margini dell’esperienza quotidiana, lontano dai centri urbani, dalle dinamiche economiche e dall’organizzazione sociale delle democrazie europee.
Oggi quell’illusione si è infranta. La riduzione della distanza geopolitica non si manifesta soltanto attraverso le immagini dei bombardamenti o il flusso continuo delle notizie, ma mediante una trasformazione progressiva dei criteri che orientano l’economia, la sovranità nazionale e le priorità politiche degli Stati. La guerra non è più percepita come un’eccezione: diventa un elemento ordinario della pianificazione pubblica e dell’organizzazione produttiva.
In questo scenario l’Italia occupa una posizione tutt’altro che marginale. L’integrazione del sistema-Paese nei dispositivi di difesa collettiva, attraverso l’Alleanza Atlantica e le nuove strategie europee, comporta un costante riallineamento delle politiche di bilancio e delle scelte industriali. La crescita della spesa militare e la corsa globale al riarmo determinano una riallocazione delle risorse pubbliche che incide direttamente sulla governance economica e sulla distribuzione degli investimenti.
Il paradosso è evidente: mentre i vincoli finanziari vengono spesso invocati per giustificare la riduzione della spesa sociale, della sanità, della scuola e dei servizi essenziali, il settore della difesa assume progressivamente un carattere prioritario. Si modifica così la gerarchia dei bisogni collettivi, spostando il baricentro dell’intervento pubblico dalla tutela del welfare alla produzione di sicurezza militare e deterrenza strategica.
Questa trasformazione, tuttavia, non riguarda soltanto le decisioni dei ministeri o gli equilibri della finanza pubblica. Essa si radica concretamente nei territori. La presenza di basi militari, centri di comando, poli logistici, aeroporti strategici e infrastrutture collegate alla rete NATO trasforma numerose regioni italiane in snodi operativi della logistica internazionale. Non si tratta di semplici installazioni distribuite sul territorio, ma di elementi che ridefiniscono vocazioni produttive, investimenti infrastrutturali, mercato del lavoro e persino le scelte urbanistiche.
La riconversione bellica investe anche il sistema industriale. Aziende tradizionalmente orientate alla produzione civile vengono progressivamente coinvolte nelle filiere della difesa, mentre la ricerca tecnologica e l’innovazione trovano sempre più spesso finanziamenti legati all’aerospazio, alla cybersicurezza e all’industria militare. Si assiste così a una progressiva militarizzazione dell’economia, nella quale il confine tra produzione civile e produzione bellica diventa sempre più sottile.
Sul piano culturale cambia anche il linguaggio della politica. Termini come resilienza, sicurezza, emergenza, deterrenza e autonomia strategica entrano stabilmente nel lessico istituzionale, contribuendo a costruire una narrazione nella quale il riarmo appare non come una scelta politica discutibile, ma come una necessità inevitabile. In questo modo la guerra cessa di essere soltanto un fatto esterno e diventa un principio organizzatore delle politiche pubbliche.
Comprendere questa dinamica significa superare l’idea che i conflitti siano eventi lontani, confinati ai teatri di guerra del Medio Oriente o dell’Europa orientale. Le loro conseguenze attraversano ormai le nostre città, influenzano il costo dell’energia, la destinazione dei fondi pubblici, le priorità industriali e le prospettive occupazionali delle nuove generazioni.
La guerra, dunque, non è più soltanto un’immagine trasmessa dagli schermi o una cronaca internazionale da osservare a distanza. È una presenza materiale che partecipa alla definizione del presente e ridisegna il futuro della società italiana, spostando progressivamente il confine tra periferia e centro della nostra quotidianità.
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Grande scalpore sta destando la "rotondina" creata nella strada di collegamento che a VLS1929 permette di raggiungere il disastrato quartiere di San Fiorano attraverso via Fratelli Bandiera. Il sindaco sostiene che le ambulanze sono troppo con alte per potervi passare ed ora poi con una "rotondina" nella parte alta dell’opera il traffico di furgoni ma anche di auto trova difficoltà a fluidificarsi e a manovrare. Al centro della "rotondina" si erge un cubo di cemento che sostiene un palo sul quale oltre le luci ci sono le immancabili telecamere. Credo che il cubo sia un ulteriore ostacolo nel malaugurato caso di interventi di pompieri o anche servizi di recupero mezzi incidentati che nelle rotonde normali, cioè senza cubi di cemento possono manovrare con mezzi pesanti. Ora invece con le telecamere si potranno vedere lunghe code di auto bloccate che in certe ore sono già un problem, come lo sono i mezzi che non osservano i segnali di un probabile allagamento "ci provano" e ne restano impantanati. La tratta di strada che unisce il quartiere di San Fiorano ha anche altre peculiarità. Una decina di anni fa si voleva usare come tangenziale Est ed erano stati fatti i lavori solo che pochi giorni prima della inaugurazione ci si accorse che non era possibile in quanto l’imbocco della tangenziale era un vicolo di meno di cinque metri di larghezza ed essendo zona ZTL non era segnalato come vuole il codice della strada a chi lo imboccava. Nel percorso di uscita del traffico proveniente dal quartiere verso il centro cittadino o verso i comuni vicini si trova davanti un attraversamento semaforico che non lo fa ma lo fa con una deviazione, una specie di Z allungata di una decina di metri con una doppia accensione semaforica e con sosta di ciclisti e pedoni nel centro strada protetti da una ringhiera che begli anniè stata danneggiata diverse volte. Ma torniamo all’incrocio di via Fratelli Bandiera con via Donatori di Sangue: qui dieci anni fa doveva sorgere un laghetto, un bosco ed un campo giochi con panchine per chi volesse leggere o riposarsi all’ombra di alberi. In dieci anni è stata solo tagliata la jungla che era nata in quell’area per la disperazione degli abitanti vicini e del comitato creato appunto alo scopo di valorizzare l’area. Vorrei che qualcuno facesse delle foto della zona per rilevare che fra il quartieri San Fiorano e Sant’Alessandro, cioè un quadrato di circa 500 metri di lato ci sono l’Ecomostro, sta ora sorgendo il campo dei pannelli solari, poi ditte che chiudono e riaprono con altri nomi peggiorando la qualità della vita dei residenti ed infine i problemi della circolazione, anch’essi sono peggiorati con misure prese nel Medioevo, cioè più di dieci anni fa appunto da un politico medievalista, il quale non aveva previsto che anche le ambulanze sarebbero state troppo alte per transitare per un sottopasso troppo basso e oltretutto facilmente inondabile. Un comitato di cittadini potrebbe nascere e per il quale avrei pronto il nome "Abbiamo già dato".
CEM multato - Il CEM società per la gestione dei rifiuti del nostro comune e di quello del vicino Concorezzo con il quale condividiamo la piazzola ecologica è stato multato dal sindaco del comune vicino per il modo indecente in cui tale impianto viene gestito. Dalla Junta di VLS1929 silenzio assordante. Ma non abbiamo un rappresentante del comitato di gestione del CEM?
La prossima settimana speriamo di scrivere delle voci che dicono che "la Cina è vicina" e che i pannelli solari a terra inquinano molto il terreno e bisognerebbe prevedere seri controlli.
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Sui quotidiani nazionali ed europei continuano le analisi sul successo dell’AFD in Sassonia, secondo non pochi quotidiani, l’elettore medio dell’AFD è uomo, poco istruito e ha 45 anni.
Dunque la deriva fascista ha negli uomini la causa del problema sono loro i colpevoli. I maschi poveri e senza futuro si aggrappano alle parole dei leader dell’AFD, perché in essi scorgono una speranza.
Ancora una volta, le analisi sociologiche e molto tendenziose, sostituiscono le analisi strutturali. Le cause dell’affermarsi dell’AFD non sono da individuare nell’impoverimento della Germania e nella crisi industriale negli uomini. L’indagine sociologica cade su un terreno ben arato da decenni, i maschi sono reputati violenti e poco intelligenti, pertanto all’interno di questa cornice non è difficile far credere che il problema è da individuarsi tra i poveri e maschi.
Doppia colpa dunque: la povertà e il genere, che in taluni casi si incrociano portando all’elettore medio dell’AFD. La politica non vuole fare i conti con la realtà, e da destra e da sinistra, le risposte e i programmi sono unidirezionali, ovvero sempre più mercato e sempre meno vincoli giuridici nella difesa dei lavoratori, pertanto le nuove destre riescono a pescare elettori tra operai e classi medie.
In controluce si può dedurre che coloro che non hanno votato l’AFD sono donne, intelligenti e istruite, finché si resta prigionieri di tali prospettive, possiamo essere certi che le nuove destre avanzeranno. I quotidiani e i media ormai asserviti mandano in onda analisi semplicistiche tese a scagionare le classi dirigenti e i partiti.
I partiti non hanno sbagliato e il sistema liberista è intoccabile, pertanto la colpa è del maschio poco istruito e ottuso, certo non si comprende quale sia la soluzione, forse bisogna impedire ai maschi poco istruiti di votare, in questo modo il problema sarebbe risolto… Ciò che è certo è che la politica non vuole dare risposte e non vuole toccare con mano la realtà degli effetti delle politiche liberiste che gravano su tutti, uomini e donne, e quando le risposte non arrivano il pericolo si fa grande.
La fuga dalla realtà è la tragedia del nostro tempo e le oligarchie con i loro oratores sono esperte nel dissociarsi dal crudo vero, ma la storia continua la sua corsa e non sappiamo dove ci stanno portando, ciò malgrado conosciamo i veri responsabili.
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La riflessione sul pericolo nucleare ha trovato storicamente nella comunità scientifica e medica uno dei suoi argomenti più rigorosi e inattaccabili. Quando nel 1980 venne fondata l’International Physicians for the Prevention of Nuclear War, la medicina scelse di varcare i confini tradizionali della cura clinica per abbracciare una prospettiva di prevenzione mondiale. L’iniziativa, nata dalla cooperazione pionieristica tra medici statunitensi e sovietici in piena Guerra Fredda, dimostrò come l’imperativo etico della salvaguardia della vita umana potesse superare le barriere ideologiche e politiche più rigide.
Il riconoscimento di questo impegno universale culminò nell’assegnazione del Premio Nobel per la Pace nel 1985, un tributo alla validità di un approccio che fondava la lotta al riarmo atomico non su mere petizioni di principio, ma sull’analisi ineludibile delle conseguenze sanitarie. In Italia, questo fermento intellettuale e civile trovò immediata espressione nella nascita dell’AIMPGN, l’Associazione Italiana Medicina per la Prevenzione della Guerra Nucleare, formalizzatasi nel corso degli anni Ottanta parallelamente alle grandi mobilitazioni popolari europee.
Il fondamento concettuale su cui poggia l’intera azione dell’AIMPGN e della rete internazionale dell’IPPNW risiede in un postulato medico elementare quanto definitivo: di fronte a un conflitto nucleare non esiste alcuna terapia efficace, né alcuna struttura sanitaria in grado di far fronte all’impatto catastrofico di una detonazione. I medici e gli scienziati che compongono l’associazione hanno sistematicamente documentato, attraverso studi epidemiologici e ambientali, gli effetti devastanti delle radiazioni, la distruzione delle infrastrutture vitali, il collasso dei sistemi ecologici e il rischio concreto di un inverno nucleare globale capace di compromettere la stessa sopravvivenza della specie.
In questo scenario, la divulgazione scientifica assume una valenza politica e sociale di primario rilievo, poiché mira a rimuovere la pericolosa assuefazione alla minaccia atomica e a informare i cittadini e i governi sulla reale portata del rischio. L’attività dell’associazione si inserisce così nel solco dei moderni movimenti per il disarmo, sostenendo con forza l’adesione ai trattati internazionali di non proliferazione e messa al bando delle armi nucleari, come il Trattato sul Proibizionismo delle Nazioni Unite.
Nel contesto contemporaneo, caratterizzato da nuove tensioni geopolitiche e dalla modernizzazione degli arsenali atomici, il ruolo dell’AIMPGN conserva intatta la sua urgenza originaria. La responsabilità professionale del medico non si esaurisce nella corsia di un ospedale o nella ricerca di laboratorio, ma si estende alla difesa dell’ambiente e della salute pubblica universale intese come beni indivisibili. Attraverso convegni, pubblicazioni e campagne di sensibilizzazione rivolte al mondo accademico e alle giovani generazioni, l’associazione continua a ribadire che la prevenzione della guerra nucleare non è un’utopia antimilitarista, ma una necessità biologica e un dovere morale imprescindibile per chiunque abbia scelto di dedicare la propria vita alla tutela della salute umana.
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Dall’8 giugno e fino al 23, a Ortigia (Siracusa) in via Roma 30 - da Spazio30 Ortigia - collettiva di Bertrand/ Lasagna/Mirabile

Una collettiva di pittura , che spazia dal figurativo all’astrazione, il titolo prende spunto da una citazione del libro di Francesco Antonio Lepore (la bestemmia del silenzio), a proposito di un libro di Milan Kundera (la vita è altrove) dove si parla di silenzio assordante ”solo il vero poeta sa che cosa sia l’immenso desiderio di non essere poeta, il desiderio di abbandonare la casa degli specchi, in cui regna un silenzio assordante”
In expo:
Bertrand / Lasagna / Mrabile
Spazio 30, Via Roma 30, Siracusa. Dall’8 Giugno 2012
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A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS
La Carovana contro tutte le mafie alza il tiro contro il dilagante processo di militarizzazione del Mezzogiorno. Lunedì 4 giugno, Niscemi ospiterà la tappa chiave siciliana dell’evento internazionale promosso da Arci, Libera e Avviso Pubblico con la collaborazione di Cgil, Cisl, Uil, Banca Etica, Ligue de L’Enseignement e Ucca. L’appuntamento è per le ore 17 per un giro di conoscenza della “Sughereta”, la riserva naturale in contrada Ulmo sono in corso i devastanti lavori di realizzazione di uno dei quattro terminali terrestri del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate Usa. Alle 18, proprio di fronte ai cantieri i quella che nelle logiche dei Signori di Morte darà l’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo, Comitati No MUOS, giornalisti, ricercatori ed esponenti del volontariato denunceranno in diretta streaming la rilevanza criminale e criminogena dello strumento militare. Poi, alle 20, tutti in piazza per un happening di parole, suoni e immagini per ribadire il No al MUOS e per un Mediterraneo di pace, con un legame ideale con la straordinaria stagione di manifestazioni, 30 anni fa, contro i missili nucleari Cruise di Comiso.
Saranno in tanti a giungere a Niscemi per testimoniare la centralità della lotta contro le disumanizzanti tecnologie di guerra che Usa e Nato puntano a installare in Sicilia (oltre al MUOS, gli aerei senza pilota Global Hawk e Predator). Da Paolo Beni (presidente nazionale Arci) ad Alessandro Cobianchi (responsabile nazionale Carovane antimafie), da Luigi Ciotti (presidente Libera) a Giovanni Di Martino (vicepresidente di Avviso Pubblico) e Antonio Riolo (segreteria regionale Cgil). E i giornalisti Nino Amadore, Oliviero Beha, Attilio Bolzoni e Riccardo Orioles con i musicisti Toti Poeta e Cisco dei Modena City Ramblers. Ma saranno soprattutto le ragazze e i ragazzi dei Comitati No MUOS sorti in Sicilia ad animare l’evento e raccontare la loro voglia di vivere liberi dall’orrore delle guerre e dalle micidiali microonde elettromagnetiche. “Il 4 giugno, così come è stato lo scorso 4 aprile a Comiso e il 19 maggio a Vittoria, ricorderemo attivamente il sacrificio di Pio la Torre e Rosario Di Salvo, vittime del connubio mafia-militarizzazione”, spiega Irene C. del Movimento No MUOS di Niscemi. “Dalla realizzazione della base nucleare di Comiso all’espansione dello scalo di Sigonella, l’infiltrazione nei lavori delle grandi organizzazioni criminali è stata una costante. Ciò sta avvenendo nella più totale impunità pure per i lavori di realizzazione del sistema satellitare di Niscemi”. Le basi in cemento armato su cui stanno per essere montate le maxiantenne del MUOS portano la firma della Calcestruzzi Piazza Srl, un’azienda locale che a fine 2011 è stata esclusa dall’albo dei fornitori di fiducia dell’amministrazione provinciale di Caltanissetta e del Comune di Niscemi. I provvedimenti sono stati decisi dopo che la Prefettura, il 7 novembre, aveva reso noto che a seguito delle verifiche disposte dalle normative in materia di certificazione antimafia erano “emersi elementi tali da non potere escludere la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della società”. Secondo quando evidenziato dal sen. Giuseppe Lumia (Pd), il titolare de facto, Vincenzo Piazza, apparirebbe infatti “fortemente legato al noto esponente mafioso del clan Giugno-Arcerito, Giancarlo Giugno, attualmente libero a Niscemi”. Ciononostante, le forze armate italiane e statunitensi non hanno ritenuto di dover intervenire per revocare il subappalto alla Calcestruzzi Piazza. L’1 aprile 2012, i titolari dell’azienda hanno deciso di rispondere ai presunti “detrattori”. Con un colpo ad effetto, hanno annunciato la chiusura dell’azienda e il licenziamento degli otto dipendenti con contratto a tempo indeterminato. “Dobbiamo interrompere il rapporto di lavoro a causa dei gravi problemi economici che attraversa l’azienda per la mancanza di commesse”, ha spiegato uno dei titolari. I responsabili? “Alcuni giornalisti e i soliti professionisti antimafia che infangano il nostro buon nome”. Lunedì 7 maggio, mentre a Niscemi erano ancora aperte le urne per il rinnovo del consiglio comunale, uno dei Piazza ha minacciato in piazza di darsi fuoco con la benzina. Al centro delle invettive, sempre gli stessi cronisti “calunniatori” e gli “invidiosi” per la commessa militare.
Da quando No MUOS significa No Mafia, il clima in città è tornato a farsi pesante. E la Carovana assume il compito di portare solidarietà a tutti quei giovani che sognano ancora una Niscemi libera dalle basi di guerra e dalla criminalità.
Antonio Mazzeo
CG
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Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina
http://www.cinestudio.eu/arena-argentina-programma-giugno/
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“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno Roma. La parata militare del 2 giugno, quest’anno, non si svolgerà. Lo ha comunicato il ministro della difesa Forlani, con una nota ufficiale. La decisione è stata presa a seguito della grave sciagura del Friuli e per far si che i militari e i mezzi di stanza al nord siano utilizzati per aiutare i terremotati anziché per sfilare a via dei Fori imperiali.” 11 maggio 1976
Via: http://3nding.tumblr.com/
Vedi online: 3nding.tumblr.com
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Si è tenuta ieri mattina la conferenza stampa del circolo Città Futura PRC – FdS sulla questione della mancata restituzione agli utenti Sidra del canone « fognature e depurazione ». Maria Merlini, segretaria del circolo, ha brevemente ripreso le varie tappe della vicenda: questo canone – riscosso dalla Sidra dal 2006 al 2008, raddoppiando le bollette – è stato dichiarato illegittimo dalla sentenza n.335/2008 della Corte Costituzionale nel caso di abitazioni la cui rete fognaria non sia collegata ad un depuratore, cioè – per quanto riguarda Catania – per l’80% degli utenti. Già all’indomani della sentenza il circolo Città Futura, che fin dall’inizio aveva denunciato l’iniquità della riscossione di questo canone, si era subito attivato per permettere ai cittadini di chiedere alla Sidra il rimborso delle somme riscosse illegittimamente, consegnando moltissime richieste formali di rimborso agli uffici della società. Un provvedimento normativo del 2009 ha imposto la restituzione del canone entro il 2013, previa autorizzazione degli ATO. Ma nonostante l’ATO competente abbia deliberato già nel 2010 la restituzione del canone, quantificandone l’ammontare complessivo in quasi 2 milioni e mezzo di euro, la Sidra non ha ancora restituito nulla agli utenti, nascondendosi dietro un ipotetico conflitto di attribuzione tra l’ATO, la Sidra ed il Comune di Catania, che della Sidra è unico azionista. Per questa ragione il circolo Città Futura nei giorni scorsi ha incontrato il Prefetto di Catania, che ha dichiarato che si attiverà immediatamente contattando i tre soggetti interessati, affinchè venga fatta chiarezza sulla vicenda e vengano finalmente restituite ai cittadini le somme illegittimamente loro imposte. A conclusione della conferenza stampa, Luca Cangemi – del coordinamento nazionale della Federazione della Sinistra – ha denunciato come l’atteggiamento della Sidra sia ancor più inaccettabile in un contesto di grave crisi economica ed occupazionale, in cui la restituzione di queste somme indebitamente riscosse potrebbe dare un pur piccolo sollievo ai cittadini, già alle prese con l’aumento di altre tasse e servizi come la TARSU e l’IMU, annunciando che in mancanza di una rapida soluzione della vicenda il circolo Città Futura organizzerà un’azione legale degli utenti per pretendere dalla Sidra quanto dovuto.
http://circolocittafutura.blogspot.it/2012/05/sidra-la-vertenza-continua.html
Vedi online: http://circolocittafutura.blogspot....
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giovedì 31 maggio, dalle ore 19,30, al circolo città futura, via Gargano 37 Catania inaugurazione della mostra, a cura del collettivo LGBTQ IbrideVoci, ORGOGLIOSE R/ESISTENZE: 18 anni di movimento gay/lesbo/trans/queer a Catania videoproiezione "Orgogliosa Resistenza: volti e corpi del Pride", foto di Alberta Dionisi AperiCena... una serata di incontro e socialità con bar e buffet a volontà a prezzi anticrisi
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ATTACCO AL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO E DISTRUZIONE DELL’UNIVERSITÀ PUBBLICA
Seminario di approfondimento
martedì 29 maggio ore 19 via Gargano 37
Coordina:
Luca Cangemi (segretario circolo PRC Olga Benario)
Intervengono:
Giuliana Barbarino (collettivo Gatti Fisici);
Nunzio Famoso (già preside Facoltà di Lingue);
Felice Rappazzo (docente Università di Catania);
Chiara Rizzica (coordinamento precari della ricerca)
Circolo Olga Benario
Rifondazione Comunista – FdS
Via Gargano, 37 Catania
Fb: PRC Catania Olga Benario - circolo.olgabenario@libero.it
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la Feltrinelli Libri e Musica
Giovedi’ 24 Maggio
alle ore 18
presso il bistrot de la Feltrinelli Libri e Musica
di via Etnea 285 a Catania
PAOLO MONDANI
e
ARMANDO SORRENTINO
presentano
CHI HA UCCISO
PIO LA TORRE?
Omicidio di mafia o politico?
La verità sulla morte
del più importante dirigente comunista assassinato in Italia
CASTELVECCHI
intervengono
ADRIANA LAUDANI
e
PINELLA LEOCATA
inoltre ha assicurato la sua presenza
il Procuratore della Repubblica di Catania
GIOVANNI SALVI
Pio La Torre viene ucciso il 30 aprile 1982. Indagini farraginose e un lunghissimo processo indicheranno come movente dell’omicidio la proposta di legge sulla confisca dei patrimoni mafiosi, di cui era stato il più deciso sostenitore. Esecutore: Cosa Nostra. Un movente tranquillizzante. Un mandante rimasto nell’ombra. In realtà, con la morte di La Torre si compie un ciclo di grandi omicidi politici iniziati con l’uccisione, nel 1978, di Aldo Moro e proseguito, nel 1980, con la soppressione di Piersanti Mattarella, presidente democristiano della Regione Sicilia. Uomini che volevano un’Italia libera dal peso della mafia politica e dall’influenza delle superpotenze. Dalle carte dei servizi segreti risulta che La Torre viene pedinato fino a una settimana prima della morte. Nel 1976, la sua relazione di minoranza alla Commissione parlamentare Antimafia passerà alla storia come il primo atto di accusa contro la Dc di Lima, Gioia, Ciancimino e la mafia finanziaria. Nel 1980, in Parlamento non teme di “spiegare” l’omicidio Mattarella con il caso Sindona e con la riscoperta di una vocazione americana della mafia siciliana. È La Torre a conoscere i risvolti più segreti dell’attività del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa; a comprendere il peso della P2; a intuire la posta in gioco con l’installazione della base missilistica Usa a Comiso; a intravedere, con nove anni di anticipo, il peso di strutture come Gladio. Raccoglie e riceve documenti riservati, appunta tutto in una grande agenda: di questo non si troverà nulla. Nei mesi che precedono il suo assassinio, La Torre torna in Sicilia a guidare il Pci fuori dalle secche del consociativismo, nel tormentato tentativo di ridare smalto a un partito spento. Trent’anni dopo l’omicidio, l’esperienza complessa e straordinaria di La Torre spiega molto delle sorti attuali della sinistra e della democrazia nel nostro Paese. E, per la prima volta, si cerca di leggere in controluce un delitto colmo di episodi per troppo tempo tenuti all’oscuro.
Paolo Mondani è giornalista d’inchiesta. Nel 1997 ha collaborato agli Speciali di Raidue. Sempre per la Rai ha lavorato come inviato per Circus, Raggio Verde, Sciuscià, ed Emergenza Guerra. Nel 2003 è stato coautore di Report insieme a Milena Gabanelli. Nel 2006 è stato a fianco di Michele Santoro in AnnoZero. Dal 2007 è di nuovo firma di punta di Report su Raitre. Tra le suo pubblicazioni «Soldi di famiglia» (Rizzoli).
Armando Sorrentino è avvocato. E’ stato il legale della parte civile Pci-Pds nel processo per l’uccisione di Pio La Torre e di Rosario Salvo. Ha rappresentato la parte civile nei processi per la Strage di Capaci e nel «Borsellino ter». Inizia l’attività negli uffici legali della Cgil, a lungo militante e dirigente locale del Pci-Prs, oggi è impegnato nell’Anpi e con l’Associazione dei Giuristi Democratici.
Grazie e a ritrovarci
Sonia Patanìa
Sonia Patanìa
Responsabile Comunicazione e Eventi
La Feltrinelli Libri e Musica
via Etnea 285, Catania
eventi.catania@lafeltrinelli.it
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Comunicato stampa
19 maggio 2012 – Italia Scuola Morvillo-Falcone
Un sabato mattina di primavera: attentato in istituto professionale di Brindisi - Una morta, un’altra in pericolo di vita, altre ferite e feriti.
Un tentativo di strage …
Una strage di giovani che andavano a imparare in un istituto professionale di tecnica, di moda.
Un istituto frequentato prevalentemente da giovani donne.
Altissimo è il valore simbolico della scelta del luogo, una scuola dove le giovani vanno ad apprendere conoscenze e costruire saperi per lavorare e costruirsi una vita libera e migliore. Significa tante cose la scelta del luogo, basta volerli vedere tutti questi significati, come li ha visti chi ha preparato l’attentato.
Qualunque sia la matrice, qualsiasi possa essere la valenza politica sia di attacco alle istituzioni, o terrorismo di vario stampo, una cosa è certa, che la conta delle morti violente di giovani donne subisce un aumento repentino nel panorama miserevole dei femminicidi quasi quotidiani in ogni parte d’Italia. Che la violenza spietata e disumana, singola o collettiva che sia, si manifesta ancora una volta.
Comunque la si voglia chiamare, questa è la cronaca della arretratezza di un paese che si annovera fra le potenze economiche mondiali, e che si ammanta di una democrazia di cui le donne non possono usufruire né in casa né fuori casa.
Quante sono le morti violente delle donne ogni anno? Nel 2012 in aumento progressivo e, nell’insieme, ogni anno centinaia, una strage che è solo la punta dell’iceberg della violenza maschile. Violenza a cui si aggiunge questa che crea lutto, dolore e terrore in tutto il paese. Paura che entra nelle coscienze perché abbatte uno degli ultimi luoghi, la scuola, considerati generalmente sicuri. Bisogna fermare questa violenza singola e collettiva.
Bisogna porre argine in ogni modo alla strage, prima, durante e dopo qualsiasi indagine o summit.
Non è più tempo di parole e di opinioni, è tempo di scelte, rimedi e di coscienza civile.
Un intero anno abbiamo passato con l’UDI, in tante e tante in tutta Italia con la Staffetta di donne contro la violenza sulle donne, da 25 novembre 2008 al 25 novembre 2009. Su, su dalla Sicilia alla Lombardia.
Fino all’ONU, a New York siamo andate. E ancora siamo qui a fare la conta delle morte e ferite, senza una legge, senza un allarme, senza prevenzione, senza contrasto, senza nessun tentativo di modificare seriamente la cultura della violenza individuandone le radici storiche e politiche.
In poche parole senza alcun intervento adeguato di chi ci rappresenta, amministra ed emana leggi.
Le nostre istituzioni dovrebbero condividere con noi il nostro perenne lutto, e devono riconoscere la nostra grande generosità di donne che sempre collaborano e sopportano nella speranza di una pace meritata. Devono riconoscere l’ingiustizia della condizione di terrore quotidiano in cui siamo costrette a vivere, e devono trovare sempre i colpevoli e garantire una pena certa, devono adoperarsi a promulgare leggi di contrasto e prevenzione alla violenza, di qualsiasi forma e tipo. Perché è un guadagno per tutte e tutti.
Quante volte ancora dovremo piangere vite di donne spezzate per capriccio o per esercizio arbitrario di un potere personale o collettivo, che in Italia purtroppo è ancora monopolio del genere maschile?
Il dolore per Melissa e le altre ragazze e ragazzi è indicibile e può essere espresso solo in parte con la condivisione del terribile dolore dei loro genitori, degli insegnanti e di tutti coloro che riconoscono il valore della vita umana.
UDI Unione Donne in Italia
Sede nazionale Archivio centrale Via dell’Arco di Parma 15 - 00186 Roma Tel 06 6865884 Fax 06 68807103 udinazionale@gmail.com www.udinazionale.org
“Io non compro Golden Lady, Omsa, SiSi, Filodoro, Philippe Matignon, NY Legs, Hue, Arwa fino a quando tutte le operaie OMSA - Faenza non verranno riassunte”
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“L’Italia che non si vede” Rassegna di cinema del reale
Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee
Martedì 22 maggio, alle ore 21, presso il centro culture contemporanee ZO, quinto e ultimo appuntamento con “L’Italia che non si vede”, rassegna nazionale di cinema del reale promossa a Catania dall’officina culturale South Media (circolo UCCA). In programma, per la sezione “Le immagini perdute”, “Un mito antropologico televisivo”, un film nato attraverso il lavoro e la ricerca di malastradafilm film, pensato, discusso e montato da Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo.
Presentato con successo all’ultima edizione del Torino Film Festival, nella sezione Italiana.doc, Menzione Speciale “Premio UCCA Venticittà”, Un mito antropologico televisivo è un film pretesto pensato per introdurre nel dibattito culturale l’idea di antropologia televisiva, intesa come chiave di lettura di un racconto popolare non ancora affrontato dalla storiografia, nonché strumento di ricostituzione di comunità attraverso la visione della televisione come soggetto di narrazione. In mezzo un patrimonio enorme custodito da centinaia di piccole emittenti che passo dopo passo gli autori stanno cercando di recuperare, conservare e pubblicare.
Attraverso l’uso di riprese video realizzate tra il 1992 e il 1994 (periodo chiave per la storia siciliana e italiana) e provenienti da una televisione locale della provincia di Catania il racconto televisivo penetra nella storia popolare di una nazione per comporre così il quadro delle sue difficoltà, descrivendone la sua natura più profonda. La telecamera coglie frammenti di quotidiano e li restituisce dopo anni ancora carichi della loro capacità di descrivere la nostra società, invitandoci a mettere in atto una lettura antropologica della narrazione televisiva.
Ufficio stampa: info@southmedia.it 349 1549450 www.southmedia.it
CG
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