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	<title>Girodivite - Segnali dalle citta' invisibili</title>
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	<description>News e informazioni dalle citt&#224; invisibili. Spazi liberi e autogestiti. Dal 1994 sul web.</description>
	<language>it</language>
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	<item>
		<title>Bobbio: &#8220;Il problema della pace &#232; il problema fondamentale della politica&#8221;</title>
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		<dc:creator>Laura Tussi</dc:creator>

<category domain="https://www.girodivite.it/index.php/-Segnali-di-pace-.html">Segnali di pace</category>


		<description>Preparare la pace: il paradosso armato e la forza rivoluzionaria della nonviolenza. Alla luce dell'insegnamento di Norberto Bobbio.

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&lt;a href="https://www.girodivite.it/index.php/-Segnali-di-pace-.html" rel="directory"&gt;Segnali di pace&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;img src=&quot;https://www.girodivite.it/index.php/IMG/arton40903.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;150&quot; height=&quot;98&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nel tempo delle guerre permanenti, del riarmo globale e della retorica della &#8220;pace attraverso la forza&#8221;, torna urgente interrogarsi sul paradigma che da secoli orienta la politica internazionale. Mentre gli Stati aumentano le spese militari e la deterrenza viene presentata come unica garanzia di sicurezza, cresce anche la consapevolezza che nessuna societ&#224; pu&#242; costruire un futuro di giustizia investendo sulla violenza. La riflessione di Norberto Bobbio, insieme all'eredit&#224; di Gandhi e di Aldo Capitini, invita a un cambio di prospettiva radicale: non preparare la guerra per ottenere la pace, ma preparare concretamente la pace attraverso la nonviolenza, la cooperazione e la sicurezza umana.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Dal &#8220;vis pacem, para bellum&#8221; al &#8220;vis pacem, para pacem&#8221;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il celebre adagio latino vis pacem, para bellum &#8211; se vuoi la pace, prepara la guerra &#8211; ha dominato per secoli il pensiero strategico e la filosofia politica internazionale, fondando la stabilit&#224; globale su un equilibrio fragile costruito sulla deterrenza e sulla paura reciproca.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Norberto Bobbio ne capovolse il significato, sostenendo che la vera sfida della politica contemporanea non &#232; organizzare meglio la guerra, ma costruire istituzioni capaci di impedire la guerra. La pace non nasce dall'accumulo di armamenti, bens&#236; dalla giustizia, dal diritto internazionale e dalla cooperazione tra i popoli.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Le armi non sono strumenti neutrali: incorporano una violenza che finisce inevitabilmente per logorare anche chi le produce, le finanzia e le impugna, erodendo risorse economiche, qualit&#224; della democrazia e fiducia reciproca.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;La spirale della militarizzazione&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La convinzione che l'accumulo di armamenti garantisca stabilit&#224; si rivela sempre pi&#249; un paradosso. La militarizzazione preventiva non elimina le minacce, ma alimenta una spirale di escalation nella quale ogni riarmo genera un nuovo riarmo.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ogni miliardo destinato all'industria bellica viene sottratto all'istruzione, alla sanit&#224;, alla ricerca, alla tutela dell'ambiente e alle politiche sociali. La sicurezza diventa cos&#236; una merce sempre pi&#249; costosa, mentre aumentano proprio quei fattori &#8211; povert&#224;, esclusione, crisi climatica e ingiustizia &#8211; che alimentano i conflitti.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La spesa militare mondiale rappresenta oggi una gigantesca voragine economica che divora il futuro. Le guerre non risolvono le controversie: le congelano, moltiplicano il trauma collettivo e rendono la riconciliazione sempre pi&#249; difficile.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;La nonviolenza come progetto politico&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Di fronte a questo scenario, la risposta non pu&#242; limitarsi alla denuncia morale. Occorre una pratica politica capace di trasformare la realt&#224;. &#200; questa la lezione di Mahatma Gandhi e di Aldo Capitini: la nonviolenza non &#232; passivit&#224; n&#233; rinuncia alla giustizia, ma una forma alta di conflitto che rifiuta la distruzione dell'avversario e punta alla trasformazione delle relazioni.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La disobbedienza civile, il dialogo interculturale, la cooperazione tra i popoli e la diplomazia preventiva costituiscono strumenti concreti per disinnescare la logica del nemico. La forza della nonviolenza sta proprio nella sua capacit&#224; di sottrarre consenso ai meccanismi che alimentano odio, paura e dominio.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Sperimentare la nonviolenza significa anche assumersi una responsabilit&#224; personale e comunitaria. Come insegnava Gandhi, essere il cambiamento che si desidera vedere nel mondo implica costruire quotidianamente relazioni fondate sul rispetto, sulla solidariet&#224; e sulla giustizia sociale.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Dalla sicurezza militare alla sicurezza umana&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Preparare la pace significa investire in scuole che educano alla convivenza, in istituzioni capaci di prevenire i conflitti, in economie orientate alla conversione ecologica e alla rigenerazione sociale. Significa sostituire il mito della forza coercitiva con il principio della sicurezza umana, nella quale la dignit&#224; delle persone viene prima degli interessi militari.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La vera potenza di una civilt&#224; non si misura dalla capacit&#224; di distruggere, ma dalla forza con cui sa generare convivenza, cura e futuro condiviso.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;L'eredit&#224; di Bobbio&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Norberto Bobbio scriveva che &#8220;la pace &#232; l'unica via per risolvere i conflitti senza distruggere i contendenti&#8221;. &#200; un'affermazione che oggi assume un valore straordinariamente concreto.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Per questo la pace deve diventare una politica pubblica: ridurre progressivamente le spese militari destinando risorse a scuola, sanit&#224; e ambiente; rafforzare il ruolo dell'ONU e della diplomazia preventiva; introdurre in tutti i sistemi educativi percorsi strutturali di educazione alla pace e alla nonviolenza; sostenere la conversione civile delle industrie belliche e promuovere forme di cooperazione internazionale fondate sulla giustizia sociale.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Preparare la pace non &#232; un'utopia, ma la pi&#249; realistica delle scelte politiche. Perch&#233;, come ci ha insegnato Bobbio, il futuro dell'umanit&#224; dipende dalla capacit&#224; di sostituire la logica della forza con quella del diritto, del dialogo e della convivenza.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>



	<item>
		<title>Succede a Taranto: &#8220;Sembra che nessuno ci ascolti&#8221;</title>
		<link>https://www.girodivite.it/index.php/Succede-a-Taranto-Sembra-che.html</link>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Salvatore A. Bravo</dc:creator>

<category domain="https://www.girodivite.it/index.php/-Filigrana-del-presente-.html">Filigrana dei tempi presenti</category>


		<description>Gli operai dell'indotto ex Ilva sono scesi in piazza a Taranto il 14 settembre 2026. Uno sciopero di 24 ore che ha visto gli operai sfilare per la citt&#224;.

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&lt;a href="https://www.girodivite.it/index.php/-Filigrana-del-presente-.html" rel="directory"&gt;Filigrana dei tempi presenti&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;img src=&quot;https://www.girodivite.it/index.php/IMG/arton40900.png&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;150&quot; height=&quot;112&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Gli operai dell'indotto ex Ilva sono scesi in piazza a Taranto il 14 settembre 2026. Uno sciopero di 24 ore che ha visto gli operai sfilare per la citt&#224;. Le lettere di licenziamento sono ormai partite a seguito dello spegnimento dell'area a caldo entro ottobre. Gli operai hanno mostrato il vero volto del lavoro in Italia: solitudine e divisione. Il disprezzo verso i lavoratori &#232; la normalit&#224; del nostro tempo a capitalismo integrale. Disprezzo sintetizzabile nelle parole di un operaio che all'intervistatore ha detto:&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#8220;Sembra che nessuno ci ascolti&#8221;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Le rare immagini, prive di dibattito reale, che i servizi televisivi hanno mandato in TV mostrano operai anziani e stanchi che tremano al pensiero del licenziamento. Per loro e per i loro cari, se i licenziamenti fossero confermati, il futuro si chiude oggi.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Gli operai dell'ex Ilva e i lavoratori non sono ascoltati, anzi le oligarchie padronali, perch&#233; tali sono, usano la rabbia e la disperazione dei subalterni per i loro giochi di potere. Gli operai dell'indotto sono usati per fare pressione sui poteri centrali in modo che si giunga ad una &#8220;decisione&#8221; che non scontenti i padroni. L'unico dato &#232; la solitudine politica degli operai. La sinistra ufficiale, sensibile ai diritti individuali, non era presente a Taranto. La Schlein erede del Partito comunista tace, perch&#233; il cuore del PD batte per il capitale e per il mercato.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La mobilitazione &#232; stata organizzata da Fim, Fiom, Uilm e Usb. Dove erano gli altri sindacati? Dove era la politica incapace di dare risposte da decenni? Dove erano gli altri lavoratori? La divisione fra i subalterni favorisce i padroni e uccide il futuro e il presente di operai e famiglie che si ritroveranno senza presente e senza futuro. In una nazione che si dichiara europea ed &#232; sempre pronta a far usare le proprie basi per bombardare gli stati in cui i diritti elementari non sono rispettati, a Taranto, gli operai devono scegliere tra lavoro e morte. Gli interventi dello Stato e dei padroni sono stati insufficienti a garantire la vita degli operai e dei cittadini, ma dinanzi alla possibilit&#224; della lenta morte per disoccupazione non sappiamo cosa sceglierebbero gli operai.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La magistratura ha fermato con l'ordinanza l'area a caldo in difesa della salute e della vita. La conseguenza &#232; stata il licenziamento sempre pi&#249; concreto di ben 2500 operai. A Taranto non c'&#232; futuro per gli operai e per gli impiegati e si avvia a diventare una realt&#224; deindustrializzata e senza futuro. Una politica insensibile al &#8220;grido di dolore di tanti&#8221; non ha il coraggio di risposte radicali e coraggiose per rispondere alla tragedia che Taranto vive da decenni. Questa &#232; la classe politica che abbiamo; il lavoro &#232; stato umiliato e precarizzato. Il disprezzo per i lavoratori dipendenti conduce al silenzio a cui stiamo assistendo in questi giorni bui per Taranto e per tutti i lavoratori.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dovremmo reimparare il messaggio con cui Marx chiuse il Manifesto del Partito comunista:&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#8220;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;I proletari non hanno da perdervi che le loro catene. Hanno un
mondo da guadagnare.
PROLETARI DI TUTTI I PAESI, UNITEVI!&lt;/i&gt;&#8221;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nel frattempo la Bce ha lanciato un sondaggio fra i cittadini per scegliere le immagini delle nuove banconote. Questa &#232; la democrazia europea e italiana, in cui i cittadini sono chiamati a scegliere l'inessenziale. La democrazia del &#8220;niente&#8221; &#232; la nostra amara realt&#224;, dobbiamo accontentarci di queste farse, in cui siamo chiamati a scegliere le immagini delle banconote e non certo il loro uso.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>



	<item>
		<title>Nella societ&#224; postmoderna, la fine del diritto al viaggio?</title>
		<link>https://www.girodivite.it/index.php/Nella-societa-postmoderna-la-fine.html</link>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Laura Tussi</dc:creator>

<category domain="https://www.girodivite.it/index.php/-Educare-.html">Educare</category>


		<description>Per gran parte del Novecento il turismo &#232; stato considerato una conquista sociale. Le ferie retribuite, il tempo libero, la crescita del welfare...

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&lt;a href="https://www.girodivite.it/index.php/-Educare-.html" rel="directory"&gt;Educare&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;img src=&quot;https://www.girodivite.it/index.php/IMG/arton40899.png&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;150&quot; height=&quot;59&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Per gran parte del Novecento il turismo &#232; stato considerato una conquista sociale. Le ferie retribuite, il tempo libero, la crescita del welfare e l'aumento dei salari avevano alimentato l'idea che viaggiare fosse un diritto di cittadinanza, non un privilegio. Il concetto di turismo per tutti, sostenuto anche dalle organizzazioni internazionali e dalle politiche pubbliche, nasceva proprio da questa visione: rendere accessibile l'esperienza turistica indipendentemente dal reddito, dall'et&#224; o dalla condizione fisica.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Oggi, nel pieno della societ&#224; postmoderna, quel paradigma appare profondamente incrinato. Il turismo non &#232; scomparso; al contrario, non si &#232; mai viaggiato tanto. Ma &#232; cambiata radicalmente la sua natura: si &#232; trasformato da diritto collettivo in bene differenziato, sempre pi&#249; regolato dal mercato e dalle disuguaglianze economiche.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;La postmodernit&#224; e il consumo dell'esperienza&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La sociologia della postmodernit&#224;, da Zygmunt Bauman a Jean Baudrillard, descrive una societ&#224; nella quale il consumo non riguarda pi&#249; soltanto gli oggetti, ma soprattutto le esperienze. Il viaggio diventa un prodotto simbolico, un elemento dell'identit&#224; personale, qualcosa da vivere e contemporaneamente da esibire.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Non si parte pi&#249; soltanto per conoscere luoghi nuovi: si parte per costruire narrazioni di s&#233;, alimentare i social network, collezionare emozioni e distinguersi. Il turista postmoderno &#232; meno interessato alla permanenza e pi&#249; attratto dall'intensit&#224; dell'esperienza, dalla spettacolarizzazione dei luoghi e dalla ricerca dell'eccezionalit&#224;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Questa trasformazione produce una contraddizione evidente: mentre il viaggio diventa un bisogno culturale sempre pi&#249; diffuso, l'accesso ad esso diventa sempre pi&#249; selettivo.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;&#200; tramontata l'idea del turismo per tutti&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Negli anni Sessanta e Settanta il turismo sociale rappresentava uno degli strumenti di democratizzazione del benessere. Colonie marine, case per ferie, soggiorni organizzati dai sindacati, cooperative e associazioni consentivano anche alle famiglie operaie di trascorrere una vacanza dignitosa.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La progressiva riduzione del welfare, la privatizzazione di molti servizi e la finanziarizzazione dell'economia hanno per&#242; modificato questo scenario. Oggi il prezzo dell'alloggio, dei trasporti e perfino dell'accesso alle citt&#224; d'arte &#232; determinato da logiche dinamiche di mercato: algoritmi, domanda globale e piattaforme digitali sostituiscono la programmazione pubblica.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il risultato &#232; che il diritto al turismo sopravvive nei documenti internazionali come principio etico, ma nella pratica si affievolisce. Esistono sempre pi&#249; viaggiatori, ma non esiste pi&#249; realmente un turismo accessibile a tutti.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;La piattaformizzazione del viaggio&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La rivoluzione digitale ha reso il turismo apparentemente pi&#249; semplice. Prenotare un volo o una stanza richiede pochi minuti, ma questa facilit&#224; nasconde nuove forme di concentrazione economica.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Le grandi piattaforme non vendono soltanto servizi: organizzano la visibilit&#224; delle destinazioni, influenzano i prezzi, orientano i flussi e trasformano interi quartieri urbani. L'abitazione diventa alloggio turistico, il residente lascia il centro storico e il visitatore occupa spazi pensati sempre meno per la vita quotidiana.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il turismo postmoderno non produce soltanto mobilit&#224;; produce anche gentrificazione, aumento degli affitti, espulsione delle comunit&#224; locali e perdita dell'identit&#224; dei luoghi.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Dal turista al nomade globale&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Un'altra caratteristica della postmodernit&#224; &#232; la dissoluzione dei confini tradizionali tra lavoro, tempo libero e mobilit&#224;. Nasce il digital nomad, il professionista che lavora viaggiando, mentre cresce il turismo esperienziale, quello enogastronomico, spirituale, sportivo e creativo.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Queste nuove forme arricchiscono certamente l'offerta culturale, ma evidenziano anche una nuova gerarchia sociale: pu&#242; diventare nomade soltanto chi possiede capitale economico, culturale e tecnologico. La libert&#224; di movimento diventa cos&#236; una forma di privilegio.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Le nuove esclusioni&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Parlare oggi di turismo significa inevitabilmente parlare di disuguaglianza. Le categorie pi&#249; fragili incontrano ostacoli sempre maggiori: famiglie con redditi medio-bassi penalizzate dall'aumento dei costi; anziani con pensioni insufficienti; persone con disabilit&#224; che trovano ancora numerose barriere fisiche e organizzative; giovani precari per i quali la vacanza rappresenta spesso un lusso.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La societ&#224; dei voli low cost aveva fatto immaginare una democratizzazione del viaggio; l'inflazione, i prezzi dinamici e la concentrazione del mercato stanno invece ricostruendo una geografia delle esclusioni.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Verso un nuovo diritto alla mobilit&#224; turistica&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La questione non &#232; nostalgica. Non si tratta di rimpiangere il turismo di massa del Novecento, spesso responsabile di gravi impatti ambientali, ma di ripensare il significato sociale del viaggio.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Un turismo sostenibile non pu&#242; limitarsi alla tutela dell'ambiente: deve comprendere anche la giustizia sociale. Ci&#242; significa politiche pubbliche per l'accessibilit&#224;, trasporti realmente inclusivi, ospitalit&#224; diffusa, valorizzazione delle aree interne e diritto delle comunit&#224; residenti a non essere espulse dai propri territori.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il turismo postmoderno ci pone dunque una domanda decisiva: chi ha davvero il diritto di viaggiare? Se il viaggio diventa soltanto una merce regolata dalla capacit&#224; di spesa, viene meno una delle pi&#249; importanti conquiste culturali del Novecento. Recuperare l'idea del turismo come esperienza educativa, relazionale e accessibile significa restituire al tempo libero la sua dimensione di bene comune, sottraendolo almeno in parte alla logica esclusiva del mercato.&lt;/p&gt; &lt;dl class='spip_document_34999 spip_documents spip_documents_center' &gt;
&lt;dt&gt;&lt;img src='https://www.girodivite.it/index.php/IMG/jpg/Mamma_solare.jpg' width='500' height='357' alt='JPEG - 159.8 Kb' /&gt;&lt;/dt&gt;
&lt;dt class='spip_doc_titre' style='width:350px;'&gt;&lt;strong&gt;Mamma solare&lt;/strong&gt;&lt;/dt&gt;
&lt;/dl&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nella foto: un disegno di Angela Belluschi, madre della nostra giornalista Laura Tussi, con la presenza di Nora Romero e Johanna Aguilar che insieme costituiscono un autentico presidio creativo e artistico di arte terapia a supporto delle sindromi neurodegenerative al di fuori di un contesto ospedalizzato, ma nell'ambito familiare&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>



	<item>
		<title>La memoria non &#232; una cerimonia</title>
		<link>https://www.girodivite.it/index.php/La-memoria-non-e-una-cerimonia.html</link>
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		<dc:creator>Laura Tussi</dc:creator>

<category domain="https://www.girodivite.it/index.php/-Segnali-di-pace-.html">Segnali di pace</category>


		<description>Da Auschwitz a Gaza, il dovere di ricordare e non voltarsi dall'altra parte

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&lt;a href="https://www.girodivite.it/index.php/-Segnali-di-pace-.html" rel="directory"&gt;Segnali di pace&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;img src=&quot;https://www.girodivite.it/index.php/IMG/arton40898.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;150&quot; height=&quot;98&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La memoria dell'Olocausto non pu&#242; essere confinata nelle ricorrenze, nei monumenti o nelle celebrazioni istituzionali. &#200; una responsabilit&#224; civile che interroga il presente e chiede di riconoscere, nelle tragedie contemporanee, i meccanismi di disumanizzazione, esclusione e violenza che la storia ci ha insegnato a non sottovalutare. Ricordare Auschwitz significa dunque assumere uno sguardo universale sui diritti umani, senza gerarchie tra le vittime e senza selezionare le sofferenze in base all'appartenenza politica, religiosa, etnica o nazionale. &#200; da questa prospettiva che la memoria della Shoah diventa anche una chiave di lettura per interrogarsi sulla tragedia di Gaza e sulle responsabilit&#224; della comunit&#224; internazionale.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La memoria dell'Olocausto, con il suo indicibile portato di sofferenza e il sistematico annientamento di sei milioni di ebrei, insieme a Rom, Sinti, oppositori politici e altre minoranze perseguitate dal nazismo, non pu&#242; infatti esaurirsi in una stanca liturgia celebrativa. Essa rappresenta, al contrario, un imperativo etico bruciante nel nostro presente. Come ricordava il filosofo Theodor Adorno, l'esigenza suprema di ogni percorso educativo e civile &#232; impedire che Auschwitz possa ripetersi. Questo significa trasformare il ricordo in uno strumento di indagine critica, una lente attraverso cui decodificare e denunciare ogni forma di disumanizzazione contemporanea.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Il rischio che l'orrore possa ripetersi&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La costruzione dell'odio politico e sociale non nasce mai all'improvviso, ma si nutre di radici profonde, innestate in una cultura autoreferenziale e arroccata. Il processo di emarginazione inizia spesso con la semplificazione linguistica e concettuale, attraverso la quale l'altro perde la propria irriducibile complessit&#224; umana per essere degradato a stereotipo o a minaccia. &#200; un meccanismo violento che continua a colpire le comunit&#224; storicamente marginalizzate, cos&#236; come coloro che provengono da territori percepiti come estranei, e che viene talvolta avallato da narrazioni mediatiche incapaci o restie a restituire voce a chi ne &#232; privato. Quando si accetta la marginalizzazione di un solo gruppo umano, si pongono le premesse strutturali per l'erosione universale dei diritti civili.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Oggi questo sguardo critico ci impone di non voltare il viso di fronte alle tragedie che si consumano sotto i nostri occhi, in primo luogo quella che sta devastando la Striscia di Gaza. La portata delle distruzioni, la catastrofe umanitaria in corso, l'assenza di rifugi sicuri e la difficolt&#224; di garantire ai civili beni e servizi essenziali costituiscono una ferita aperta nella coscienza della comunit&#224; internazionale. Il dibattito giuridico sull'uso del termine &#8220;genocidio&#8221;, al centro di complessi procedimenti dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia, su istanza del Sudafrica, non deve in alcun modo oscurare l'urgenza morale del presente. Che si tratti della rigorosa dimostrazione dell'intento genocidario richiesta dal diritto internazionale o della denuncia delle gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti fondamentali della popolazione civile, il dovere di vigilanza e di denuncia rimane inalterato.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Cosa resta dell' Olocausto?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'insegnamento pi&#249; profondo della memoria storica risiede nell'universalit&#224; incondizionata dei diritti umani. La dignit&#224;, la protezione della vita e il diritto all'esistenza non possono essere prerogative concesse a intermittenza o declinate in base all'appartenenza etnica, religiosa o nazionale. Denunciare le violazioni del diritto internazionale umanitario a Gaza non significa relativizzare il passato, ma assumerne il monito pi&#249; alto. Significa ribadire con forza che il &#8220;mai pi&#249;&#8221;, per non trasformarsi in una formula vuota e retorica, deve farsi prassi di vigilanza attiva, solidariet&#224; verso tutte le vittime e rifiuto categorico di qualsiasi dottrina che anteponga l'annientamento dell'altro al valore inestimabile della vita umana.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Auschwitz e Gaza: la memoria come responsabilit&#224; universale&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Mettere in relazione Auschwitz e Gaza non significa stabilire un'equivalenza storica tra la Shoah e la tragedia che oggi colpisce la popolazione palestinese. L'Olocausto &#232; un evento storico specifico, caratterizzato dal progetto nazista di persecuzione e sterminio sistematico degli ebrei d'Europa e di altri gruppi perseguitati. Proprio per questo, per&#242;, la memoria di Auschwitz non pu&#242; essere trasformata in uno strumento di selezione delle vittime: il suo insegnamento pi&#249; radicale &#232; che ogni vita umana possiede una dignit&#224; inviolabile.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il rapporto tra Auschwitz e Gaza deve dunque essere posto sul terreno della responsabilit&#224; etica. Se ricordare la Shoah significa affermare &#8220;mai pi&#249;&#8221;, questa espressione non pu&#242; essere riferita esclusivamente al popolo ebraico o a una sola tragedia storica. Deve assumere un significato universale. &#8220;Mai pi&#249;&#8221; significa rifiutare la disumanizzazione di qualsiasi popolazione, la trasformazione dei civili in obiettivi, la privazione dei beni essenziali, la distruzione delle condizioni materiali della vita e qualsiasi idea secondo cui alcune persone possano essere considerate meno degne di protezione di altre.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Esiste inoltre una responsabilit&#224; particolare proprio perch&#233; la memoria dell'Olocausto ha insegnato quanto sia pericoloso abituarsi progressivamente alla sofferenza dell'altro. La disumanizzazione non comincia con lo sterminio: pu&#242; iniziare con le parole, con gli stereotipi, con la rappresentazione di un'intera popolazione come una minaccia indistinta, con l'indifferenza davanti alla sofferenza dei civili. Per questo la memoria deve essere vigile e capace di interrogare anche il presente, senza trasformarsi n&#233; in una giustificazione politica n&#233; in un alibi per il silenzio.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Shoah e Genocidio palestinese non sono tragedie da contrapporre
&lt;/strong&gt;
Difendere la memoria della Shoah e denunciare la sofferenza dei palestinesi di Gaza non sono, dunque, posizioni contraddittorie. Al contrario, possono appartenere alla stessa cultura dei diritti umani. La lotta contro l'antisemitismo rimane un dovere irrinunciabile, cos&#236; come lo &#232; il contrasto a ogni forma di razzismo e di discriminazione contro i palestinesi. Non esistono diritti umani a geometria variabile: la dignit&#224; della vittima non dipende dalla sua nazionalit&#224;, dalla sua religione o dalla parte del mondo nella quale &#232; nata.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#200; proprio questo il punto nel quale la memoria dell'Olocausto incontra la tragedia di Gaza. Auschwitz ci consegna un monito contro l'indifferenza, contro la propaganda che trasforma gli esseri umani in categorie e contro ogni ideologia che nega all'altro il diritto di esistere. Gaza ci pone oggi davanti alla responsabilit&#224; di applicare concretamente quel monito. Non per sovrapporre tragedie diverse, ma per impedire che la memoria rimanga confinata al passato mentre nel presente si consumano nuove sofferenze.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La memoria autentica, allora, non costruisce gerarchie tra le vittime. Le riconosce tutte. E proprio per questo pu&#242; diventare uno strumento di pace: non una memoria contro qualcuno, ma una memoria capace di affermare, davanti a ogni guerra e a ogni forma di oppressione, che nessun essere umano deve essere considerato sacrificabile.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Dalla memoria all'azione&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La memoria diventa realmente memoria attiva soltanto quando produce responsabilit&#224;. Per questo &#232; necessario trasformare il ricordo in educazione permanente alla pace, alla nonviolenza, al rispetto dei diritti umani e alla conoscenza storica. Scuole, universit&#224;, istituzioni culturali e mezzi di informazione hanno una responsabilit&#224; decisiva nel contrastare stereotipi, linguaggi d'odio, razzismo e processi di disumanizzazione.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La prima azione concreta consiste dunque nel difendere l'universalit&#224; dei diritti umani, rifiutando ogni doppio standard: le vittime civili devono essere riconosciute e tutelate indipendentemente da chi siano e dal luogo nel quale vivano. La seconda &#232; sostenere con decisione il diritto internazionale e gli organismi deputati a farlo rispettare, senza trasformare la giustizia internazionale in uno strumento selettivo.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La terza riguarda l'informazione: occorre restituire centralit&#224; alle persone, ai loro volti e alle loro storie, evitando che le popolazioni colpite dalla guerra diventino semplicemente numeri o immagini intercambiabili. La quarta &#232; promuovere concretamente la cultura della nonviolenza e del disarmo, perch&#233; nessuna sicurezza duratura pu&#242; essere costruita sulla permanente minaccia della distruzione.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Infine, la memoria deve diventare impegno quotidiano per la pace. Ricordare Auschwitz significa assumersi la responsabilit&#224; di riconoscere tempestivamente i segnali dell'odio, dell'esclusione e della disumanizzazione ovunque si manifestino. Significa non accettare che esistano vite degne di essere difese e altre sacrificabili.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il vero significato del &#8220;mai pi&#249;&#8221; &#232; dunque semplice e radicale: mai pi&#249; per nessuno. Solo quando questa affermazione sar&#224; davvero universale, la memoria avr&#224; cessato di essere una celebrazione del passato per diventare una forza capace di trasformare il presente e costruire il futuro.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Parigi, Europa</title>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Alberto Giovanni Biuso</dc:creator>

<category domain="https://www.girodivite.it/index.php/-L-ombra-d-Argo-di-Alberto-G-Biuso-.html">L'ombra d'Argo, di Alberto G. Biuso</category>


		<description>&quot;Il caso 137&quot;, di Dominik Moll

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&lt;a href="https://www.girodivite.it/index.php/-L-ombra-d-Argo-di-Alberto-G-Biuso-.html" rel="directory"&gt;L'ombra d'Argo, di Alberto G. Biuso&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;img src=&quot;https://www.girodivite.it/index.php/IMG/arton40893.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;236&quot; height=&quot;159&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Il caso 137&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;(&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Dossier 137&lt;/i&gt;)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;di &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Dominik Moll&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Francia, 2025&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Con: L&#233;a Drucker (St&#233;phanie Bertrand), Jonathan Turnbull (Beno&#238;t Gu&#233;rini)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La societ&#224; francese sembra l'avanguardia del futuro europeo. La sostituzione etnica del popolo delle campagne con i migranti; della cultura e della lingua con l'americanismo; del tessuto collettivo con strutture tribali o individualiste, va producendo la proletarizzazione dei ceti medi, la scomparsa delle mediazioni antropologiche, un effettivo impoverimento economico e una moltiplicazione del conflitto sociale.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il fenomeno dei &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;gilets jaunes&lt;/i&gt; si inserisce nella tradizionale tendenza rivoluzionaria che dal 1789 caratterizza la storia francese ma con degli aspetti inediti generati dalla dissoluzione di tradizioni e comunit&#224; che in Francia sono assai pi&#249; forti che (ad esempio) in Italia. Se si aggiunge il progressivo e grave disagio economico che colpisce il ceto medio e quello operaio, si comprende la disperazione di quella societ&#224;. Nel 2018 le manifestazioni dei &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;gilets jaunes&lt;/i&gt; a Parigi furono estese, capillari e determinate. Lo Stato-polizia reag&#236; con grande violenza e avvennero molti episodi simili a quello narrato in questo film, che appunto &#232; ispirato a una storia realmente accaduta.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Una famiglia di una cittadina vicina alla capitale decide di partecipare a una imponente manifestazione dei &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;gilets jaunes&lt;/i&gt; non perch&#233; aderisca a quel movimento ma perch&#233; la propria citt&#224; &#232; abbandonata, non si trova lavoro, il disagio &#232; grande e anche&#8230;per fare una gita a Parigi. Nella confusione generale la madre, i suoi tre figli e il fidanzato della figlia si separano e non riescono pi&#249; a ritrovarsi. Questo accade anche perch&#233; la polizia chiude i varchi e &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;impedisce di lasciare la manifestazione&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;A supporto della polizia il ministero degli interni ha chiamato squadre di poliziotti/militari in borghese e armati. A un incrocio Guillaume e il fidanzato della sorella si trovano per caso davanti a cinque di questi poliziotti, due dei quali sparano alla testa di Guillaume, ferendolo gravemente. La madre sporge denuncia all'IGPN, l'ufficio incaricato di indagare sui crimini dei poliziotti (s&#236;, in Francia esiste, in Italia no).&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'ufficiale St&#233;phanie Bertrand (interpretata in modo intenso e profondo da L&#233;a Drucker) svolge con molta cura e progressiva passione le indagini, sino a procurarsi un video nel quale si vede chiaramente che i due ragazzi non hanno fatto nulla, non possedevano alcuna arma, non avevano la minima intenzione malevola e stavano soltanto cercando di allontanarsi. E tuttavia la banda di poliziotti li colpisce, lasciandone uno quasi moribondo. Bertrand fa arrestare i due militari responsabili ma immediatamente governo e polizia ottengono la loro scarcerazione e minacciano la poliziotta che cos&#236; bene ha svolto il suo lavoro. Guillaume rimane menomato per tutta la vita e non ottiene alcun risarcimento.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il film ha un ritmo narrativo coinvolgente, anche alternando momenti di tensione con altri pi&#249; leggeri; presenta la vicenda nella sua effettiva complessit&#224;; d&#224; voce a prospettive diverse ma in ogni caso mostra con grande chiarezza la &#8216;superficialit&#224;' (se si vuole essere benevoli) e la ferocia (se si vuole essere pi&#249; vicini alla realt&#224;) dei soldati/poliziotti incaricati di reprimere le manifestazioni di grave disagio dei cittadini francesi. Una ferocia ideologica e prassica che non ho difficolt&#224; a comprendere poich&#233; ricordo bene gli sguardi allucinati (da sostanze?), i manganelli, il tentativo di accerchiare i manifestanti in piccoli gruppi e impedire loro vie di fuga. Lo vidi durante le manifestazioni contro l'infamia &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;green pass&lt;/i&gt; a Milano.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.biuso.eu&quot; class=&quot;spip_out&quot;&gt;www.biuso.eu&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>



	<item>
		<title>Cous Cous Fest, dieci concerti e spettacoli gratuiti</title>
		<link>https://www.girodivite.it/index.php/Cous-Cous-Fest-dieci-concerti-e.html</link>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Redazione Risonanze</dc:creator>

<category domain="https://www.girodivite.it/index.php/-Eventi-in-giro-.html">Eventi in giro</category>


		<description>Dieci concerti e spettacoli gratuiti sulla spiaggia di San Vito Lo Capo. Anche quest'anno il grande palco in riva al mare del Cous Cous Fest, in programma da venerd&#236; 18 a domenica 27 settembre 2026, &#232; pronto ad accendersi per regalare dieci serate straordinarie tra ritmo, energia e grandi emozioni sotto le stelle. Tutti i concerti e gli spettacoli del festival prodotto dal Comune di San Vito Lo Capo e dall'agenzia Feedback, sono ad ingresso libero. &lt;br /&gt;Venerd&#236; 18 settembre apre il palinsesto di (...)


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		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dieci concerti e spettacoli gratuiti sulla spiaggia di San Vito Lo Capo. Anche quest'anno il grande palco in riva al mare del Cous Cous Fest, in programma da venerd&#236; 18 a domenica 27 settembre 2026, &#232; pronto ad accendersi per regalare dieci serate straordinarie tra ritmo, energia e grandi emozioni sotto le stelle. Tutti i concerti e gli spettacoli del festival prodotto dal Comune di San Vito Lo Capo e dall'agenzia Feedback, sono ad ingresso libero.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Venerd&#236; 18 settembre apre il palinsesto di spettacoli del festival Sal Da Vinci, uno dei protagonisti assoluti della musica italiana contemporanea. Reduce da una stagione di straordinario successo, Sal Da Vinci sta vivendo una vera e propria consacrazione nazionale e internazionale. &#8220;Per sempre s&#236;&#8221;, il brano con il quale ha vinto il Festival di Sanremo 2026 e ha rappresentato l'Italia all'Eurovision Song Contest, ha superato le 200 mila copie ottenendo il Disco di platino e ha dato il titolo al suo nuovo album. Per un'esperienza speciale &#232; possibile acquistare il pass per l'Area Pit sotto il palco su Ticketone e Ciaotickets&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Sabato 19 settembre la spiaggia si trasforma in un vero e proprio club con il dj set esplosivo firmato PopShock: Marco Basciano, Alessio Librizzi e Kid Gamma faranno ballare fino a notte fonda tra ritmi travolgenti e coreografie.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Domenica 20 arrivano Roy Paci e Aretuska, con la loro travolgente miscela di reggae, ska, jazz e sonorit&#224; mediterranee, per un live carico di energia e contaminazioni.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Luned&#236; 21, invece, spazio all'ironia e alla leggerezza con lo show di Tachipirina 500, una serata imperdibile per divertirsi e cantare a squarciagola i grandi successi indie di artisti come Calcutta, Tananai, Gazzelle e Pinguini Tattici Nucleari.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Marted&#236; 22 settembre, alle ore 22, sar&#224; invece la volta di Mario Incudine, tra gli artisti pi&#249; autorevoli della scena musicale e teatrale italiana. Cantautore, attore e interprete raffinato, Incudine porter&#224; sul palco del Cous Cous Fest uno spettacolo che intreccia musica d'autore, tradizione popolare e sonorit&#224; contemporanee, raccontando la Sicilia e il Mediterraneo attraverso storie, parole e ritmi coinvolgenti.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Mercoled&#236; 23 serata arrivano due pesi massimi, Wlady &amp; DJ Jad from Articolo 31. Preparatevi a un DJ set che mescola pietre miliari, sonorit&#224; urban e la storia della musica italiana reinterpretata live Tra hit storiche, scratch d'autore e decine di dischi di platino, i due fratelli regalano un dj set travolgente.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Da X Factor al Cous Cous Fest: gioved&#236; 24 settembre arriva a San Vito Lo Capo rob, vincitrice di X Factor 2025. Nome d'arte della catanese Roberta Scandurra (classe 2005), porta sul palco il suo pop-punk autobiografico ed energico. Tra i suoi successi spiccano Lei con te, Cento ragazze e La mia storia, pubblicata dopo la vittoria del talent.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Venerd&#236; 25 settembre alle ore 22, il grande palco in riva al mare ospiter&#224; una delle band pi&#249; amate ed iconiche della storia della canzone italiana: gli Stadio. Guidato dall'inconfondibile talento di Gaetano Curreri, affiancato da Roberto Drovandi e Andrea Fornili, lo storico gruppo porter&#224; a San Vito l'emozionante tour &#8220;Io sono le mie canzoni&#8221;. Il live a ingresso gratuito trasformer&#224; la spiaggia in un'arena di ricordi ed emozioni, ripercorrendo oltre quarant'anni di grande carriera. Da brani senza tempo come Ballando al buio fino al trionfo sanremese di Un giorno mi dirai, sar&#224; una serata magica per rivivere insieme le pagine pi&#249; belle della musica che ha accompagnato intere generazioni.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Sabato 26 settembre alle ore 23, subito dopo il gran gal&#224; del Cous Cous Fest, sar&#224; la volta del live gratuito di Ditonellapiaga. L'eclettica cantautrice porter&#224; sul palco la sua scrittura pungente e le sue sonorit&#224; moderne. Reduce dal grande successo a Sanremo con la hit Che fastidio! (terzo posto e disco d'oro), l'artista regaler&#224; al pubblico un concerto travolgente, irriverente e ricco di ritmo.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Domenica 27 settembre, il palco del Cous Cous Fest accoglie l'attore e cabarettista Rosario Terranova, protagonista dello spettacolo &#8220;Figli degli anni '80&#8221; Sul palcoscenico atterra una strana DeLorean dalla quale scende un improbabile viaggiatore del tempo il quale, attraverso un tam tam tra musiche, aneddoti, racconti e ricordi di momenti, trasporter&#224; gli spettatori/viaggiatori indietro nel tempo facendo loro rivivere i mitici Anni '80.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>



	<item>
		<title>Narrazioni di pace, il nuovo libro di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici</title>
		<link>https://www.girodivite.it/index.php/Narrazioni-di-pace-il-nuovo-libro.html</link>
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		<dc:date>2026-09-14T04:48:03Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Laura Tussi</dc:creator>

<category domain="https://www.girodivite.it/index.php/-Segnali-di-pace-.html">Segnali di pace</category>


		<description>Articolo di Heiko H. Caimi. Il lavoro della pace &#232; fatto di educazione, testimonianza, conflitto civile, disarmo e costruzione di relazioni.

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&lt;a href="https://www.girodivite.it/index.php/-Segnali-di-pace-.html" rel="directory"&gt;Segnali di pace&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;img src=&quot;https://www.girodivite.it/index.php/IMG/arton40888.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;150&quot; height=&quot;98&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La parola pace ha subito negli ultimi anni un curioso impoverimento. Pi&#249; viene invocata, pi&#249; rischia di diventare generica: formula diplomatica, dichiarazione rituale, auspicio buono per ogni occasione e, proprio per questo, incapace di portare davvero qualcuno a qualcosa.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Narrazioni di pace&lt;/i&gt;, di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici, prova invece a restituirle peso, conseguenze e perfino conflittualit&#224;: nelle pagine di questo volume la pace implica scelte, prese di posizione, memoria, educazione, disarmo, opposizione al militarismo e critica delle strutture politiche ed economiche che rendono la guerra possibile e, troppo spesso, conveniente.
Il sottotitolo, Voci, idee e pratiche per un mondo senza guerra, descrive con precisione la natura composita del libro: interviste, testimonianze, riflessioni, resoconti di iniziative e interventi di protagonisti dell'impegno civile vengono accostati secondo un disegno riconoscibile &#8211; mostrare come il pacifismo possa attraversare ambiti apparentemente lontani fra loro e mettere in relazione politica internazionale, scuola, memoria storica, ecologia, giustizia sociale e responsabilit&#224; individuale.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La prefazione di Giorgio Cremaschi offre una delle chiavi di lettura pi&#249; nette per entrare nel volume, definendo Laura Tussi e Fabrizio Cracolici &#8220;partigiani della pace&#8221;. Il richiamo &#232; deliberato: collega il pacifismo all'antifascismo e ne respinge qualsiasi interpretazione passiva o conciliatoria. La pace, in questa prospettiva, richiede una parte da scegliere e una realt&#224; da contrastare: autoritarismo, riarmo, bellicismo, sopraffazione economica e politica.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Da qui nasce anche la centralit&#224; della memoria. Il Novecento, la Resistenza, Hiroshima e Nagasaki, il fascismo e le sue pedagogie della forza compaiono nel libro come esperienze ancora capaci di interrogare il presente. Ma ricordare serve nella misura in cui il ricordo viene trasformato in coscienza storica, trasmissione e responsabilit&#224;. Il volume insiste infatti sul passaggio &#8220;dal ricordo alla narrazione, dalla memoria alla storia e dalla storia alla riflessione&#8221;, affidando soprattutto alla scuola il compito di mantenere vivo questo processo.&lt;/p&gt; &lt;dl class='spip_document_34997 spip_documents spip_documents_center' &gt;
&lt;dt&gt;&lt;img src='https://www.girodivite.it/index.php/IMG/png/Copertina_di_Narrazioni_di_pace_di_Laura_Tussi_e_Fabrizio_Cracolici.png' width='500' height='717' alt='PNG - 671.2 Kb' /&gt;&lt;/dt&gt;
&lt;dt class='spip_doc_titre' style='width:350px;'&gt;&lt;strong&gt;Copertina di Narrazioni di pace, di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici&lt;/strong&gt;&lt;/dt&gt;
&lt;/dl&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'educazione occupa perci&#242; uno spazio decisivo. I due autori contestano la progressiva presenza della cultura militare nei luoghi della formazione e oppongono alla retorica della caserma un'idea della scuola come comunit&#224; aperta al dialogo, alla pluralit&#224;, alla gestione nonviolenta dei conflitti e alla conoscenza critica della Storia.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In questa prospettiva, educare alla pace significa anche impedire che guerra, armi e disciplina militare vengano presentate ai pi&#249; giovani attraverso forme seduttive, ludiche o eroicizzanti.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il discorso si allarga anche alle grandi crisi contemporanee: al riarmo, alle guerre in corso e, soprattutto, al rischio nucleare. Un nucleo importante &#232; dedicato al Premio Nobel per la Pace 2024 assegnato a Nihon Hidankyo, l'organizzazione degli hibakusha, i sopravvissuti ai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. Le testimonianze raccolte attorno a quell'evento (fra le altre quelle di Giorgio Cremaschi, Raffaele Crocco, Paolo Ferrero, Salvatore Izzo, Roberto Lovattini, Luigi Mosca e Luciano Vasapollo) riportano il disarmo fuori dal terreno delle dichiarazioni astratte e lo riconducono alla memoria concreta di ci&#242; che un'arma nucleare produce sui corpi e sulle vite.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il carattere corale del volume emerge anche dalla presenza di figure assai diverse per formazione e provenienza: il cardinale Matteo Maria Zuppi affronta il rapporto fra pace, diplomazia e responsabilit&#224; morale; Alex Zanotelli intreccia disuguaglianza, devastazione ambientale, militarismo e impegno delle nuove generazioni; Vittorio Agnoletto rilegge l'esperienza del movimento altermondialista e del G8 di Genova alla luce delle trasformazioni economiche e politiche intervenute nel frattempo. Altre pagine si concentrano sull'attivismo nonviolento, sul digiuno, sulle campagne per il disarmo, sui movimenti internazionali e sulla costruzione di reti capaci di collegare iniziative locali e prospettive globali.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il plurale del titolo acquista cos&#236; un significato sostanziale. Le &#8220;narrazioni&#8221; sono molte perch&#233; molti sono i luoghi nei quali la guerra viene preparata culturalmente e materialmente, e altrettanti quelli in cui pu&#242; essere contrastata. La pace riguarda il linguaggio con cui si raccontano i conflitti, il modo in cui si educano i bambini, l'uso della memoria, la distribuzione delle risorse, la produzione e il commercio delle armi, il rapporto con l'ambiente, la qualit&#224; della democrazia e la capacit&#224; di riconoscere nell'altro una persona prima che un avversario.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Per la stessa ragione il libro dedica spazio alle pratiche. La Marcia mondiale per la pace e la nonviolenza, le iniziative antimilitariste, le campagne contro le armi nucleari e le esperienze della societ&#224; civile servono a mostrare che il pacifismo descritto da Tussi e Cracolici cerca continuamente una traduzione pubblica delle proprie idee. La Terza Marcia mondiale, presentata come una mobilitazione internazionale capace di attraversare decine di Paesi e mettere in relazione associazioni, gruppi e singoli cittadini, rappresenta bene questa tensione verso un'azione collettiva dal basso.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Narrazioni di pace assume dunque apertamente una posizione precisa e non tenta di nasconderla dietro una neutralit&#224; apparente. Il lettore pu&#242; condividere o discutere singole analisi, giudizi politici e interpretazioni; ci&#242; che difficilmente pu&#242; sfuggirgli &#232; la coerenza del filo rosso che attraversa l'opera. La guerra viene considerata il risultato di processi che cominciano molto prima dell'esplosione delle armi: nell'accettazione della forza come criterio politico, nell'assuefazione alla violenza, nella costruzione del nemico, nella militarizzazione dell'immaginario e nell'indebolimento della memoria.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#200; su quel terreno, precedente alla guerra, che Tussi e Cracolici collocano il lavoro della pace. Un lavoro fatto di educazione, testimonianza, conflitto civile, disarmo e costruzione di relazioni. La pace, privata della patina retorica che spesso la rende innocua, torna cos&#236; a essere ci&#242; che in queste pagine interessa davvero agli autori: una pratica politica e culturale, difficile, quotidiana e necessariamente collettiva.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Heiko H. Caimi&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Laura Tussi e Fabrizio Cracolici &#8211; Narrazioni di pace. Voci, idee e pratiche per un mondo senza guerra&lt;/i&gt;. - Per gentile concessione della rivista di letterature &lt;a href=&quot;https://www.inkroci.it/racconti-brevi/&quot; class=&quot;spip_out&quot;&gt;Inkroci&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt; &lt;hr class=&quot;spip&quot; /&gt;
&lt;dl class='spip_document_34998 spip_documents spip_documents_center' &gt;
&lt;dt&gt;&lt;img src='https://www.girodivite.it/index.php/IMG/jpg/mamma_e_NORA_D976C64A-8502-4067-977F-2DF88F543490.jpg' width='500' height='375' alt='JPEG - 187.3 Kb' /&gt;&lt;/dt&gt;
&lt;dt class='spip_doc_titre' style='width:350px;'&gt;&lt;strong&gt;Un disegno di Angela Belluschi, madre della nostra giornalista Laura Tussi&lt;/strong&gt;&lt;/dt&gt;
&lt;/dl&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Nella foto&lt;/strong&gt;: Un disegno di Angela Belluschi, madre della nostra giornalista Laura Tussi, con la presenza di Nora Romero e Johanna Aguilar che insieme costituiscono un autentico presidio creativo e artistico di arte terapia a supporto delle sindromi neurodegenerative al di fuori di un contesto ospedalizzato, ma nell'ambito familiare.&lt;/p&gt; &lt;hr class=&quot;spip&quot; /&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>



	<item>
		<title>Persone: Sliman Mansour, artista palestinese</title>
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		<dc:creator>Laura Tussi</dc:creator>

<category domain="https://www.girodivite.it/index.php/-Storia,574-.html">Memoria: Persone</category>


		<description>Geometrie della Memoria e della Resistenza: Sliman Mansour e l'attivismo del Sumud

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&lt;a href="https://www.girodivite.it/index.php/-Storia,574-.html" rel="directory"&gt;Memoria: Persone&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Si &#232; spento a Gerusalemme, all'et&#224; di 79 anni, l'artista palestinese Sliman Mansour, nato nel 1947 a Birzeit e considerato una delle figure pi&#249; influenti dell'arte contemporanea della Palestina.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Pittore, educatore e protagonista della rinascita culturale palestinese, Mansour &#232; stato cofondatore della Gallery 79, prima galleria d'arte della Cisgiordania, dell'Al-Wasiti Art Centre di Gerusalemme Est e della prima accademia internazionale d'arte nei Territori palestinesi, poi integrata nell'Universit&#224; di Birzeit. Le sue opere, apprezzate in tutto il mondo, hanno raccontato identit&#224;, memoria e resistenza di un popolo.
&#171;L'arte non offre soluzioni, riflette il tempo in cui viviamo. L'arte &#232; sumud, fermezza e resistenza&#187;, amava ripetere. Con la sua scomparsa, la Palestina perde un maestro che ha saputo trasformare la pittura in testimonianza morale e patrimonio collettivo.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;La Tela come Territorio&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La scomparsa di Sliman Mansour, avvenuta il 24 agosto 2026, non rappresenta soltanto il lutto per la perdita di uno dei massimi esponenti dell'arte contemporanea araba e mediorientale, ma invita a un'analisi critica urgente sul ruolo dell'espressione visiva nei contesti di occupazione, cancellazione e dislocazione. Nel panorama culturale globale, l'opera di Mansour si configura come un dispositivo teorico e pratico di denuncia, in cui il pigmento e la materia si fanno carico di un'istanza politica irrinunciabile: l'affermazione dell'esistenza contro ogni progetto di sradicamento.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;L'Iconografia del Peso e la Nascita di un Lessico Visivo&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il percorso artistico di Mansour &#232; indissolubilmente legato alla codificazione del Sumud (la steadfastness, la ferma resistenza). Gi&#224; a partire dai lavori degli anni Settanta, come il celeberrimo Jamal al-Mahamel (Il cammello dei carichi o Il monte dei portatori, 1973), l'artista ha saputo condensare la tragedia collettiva in un'iconografia di inaudita potenza metaforica. L'immagine dell'anziano palestinese che trasporta sulla propria schiena la citt&#224; vecchia di Gerusalemme non &#232; una semplice rappresentazione del faticoso giogo dell'occupazione, ma costituisce una dichiarazione ontologica: il corpo del soggetto oppresso coincide con il territorio stesso, divenendo custode inalienabile della memoria urbana e spirituale.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In questo contesto, la tela assume una funzione che supera la dimensione estetica per farsi archivio vivente. Di fronte al tentativo sistematico di negazione dell'identit&#224; palestinese, Mansour ha risposto opponendo i segni visivi della quotidianit&#224; rurale: gli ulivi secolari, i ricami tradizionali del tatreez, i volti solcati dalla storia delle donne e degli uomini dei villaggi.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;La Svolta Materiale: Fango, Henna e il Boicottaggio dei Materiali Coloniali&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Un momento cruciale nell'evoluzione teorica e pratica dell'arte di Mansour si registra durante la Prima Intifada, quando l'artista &#8212; insieme al collettivo New Visions (fondato con Vera Tamari, Tayseer Barakat e Nabil Anani) &#8212; compie un atto di radicale rottura politica ed epistemologica: il boicottaggio dei materiali d'importazione israeliana o occidentale, come i colori a olio e le tele industriali.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Questo rifiuto trasforma la pratica artistica in un esercizio di autarchia e sovranit&#224; materiale. Mansour inizia a lavorare con elementi estratti direttamente dalla terra di Palestina: il fango, la paglia, l'henna e le fibre naturali. Le opere realizzate con il fango essiccato, che inevitabilmente si fessurano e si crepano nel tempo, introducono una riflessione profonda sulla fragilit&#224;, sulla vulnerabilit&#224; e sul trascorrere del tempo. La materia stessa del dipinto diviene terra ferita, geografia concreta che si emancipa dalla rappresentazione mimetica per farsi corpo parlante. La crepa sulla superficie fangosa non &#232; un difetto tecnico, ma la cicatrice visibile di una storia di frammentazione e resistenza.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;L'Arte come Atto Politico e la Censura del Simbolo&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il valore di denuncia dell'opera di Mansour risiede anche nella sua capacit&#224; di anticipare e smascherare le dinamiche del controllo coloniale sulla cultura. Celebre &#232; l'episodio in cui le autorit&#224; militari imposero il divieto non solo di esporre la bandiera palestinese, ma persino l'utilizzo combinato dei suoi colori (rosso, verde, nero e bianco), arrivando a minacciare il sequestro di qualsiasi opera raffigurante un cocomero per via della sua assonanza cromatica con i colori patrii.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In un simile scenario di censura pervasiva, l'intellettuale e l'artista assumono una responsabilit&#224; frontale. Come lo stesso Mansour ha pi&#249; volte ribadito nelle sue interviste, la battaglia culturale non mirava unicamente a rivendicare un'appartenenza politica, ma a riaffermare la piena umanit&#224; del popolo palestinese di fronte a processi di svalutazione sistematica: &#8220;La nostra lotta ora &#232; dire al mondo che siamo esseri umani a tutti gli effetti&#8221;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;L'Eredit&#224; di una Geopoetica della Dignit&#224;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'eredit&#224; di Sliman Mansour trascende i confini delle gallerie d'arte internazionale per radicarsi profondamente nella coscienza collettiva. Attraverso la fondazione di istituzioni cruciali come l'Al-Wasiti Art Centre a Gerusalemme Est e l'Accademia Internazionale d'Arte in Palestina a Ramallah, Mansour non ha solo prodotto capolavori visivi, ma ha edificato le infrastrutture materiali e pedagogiche necessarie affinch&#233; le generazioni future potessero continuare a raccontarsi autonomamente.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La sua opera rimane un pilastro fondamentale per comprendere che l'arte rivoluzionaria non &#232; mero ornamento ideologico, bens&#236; uno spazio di radicale affermazione esistenziale. Sulle sue tele, la patria non &#232; soltanto un territorio perduto o idealizzato, ma uno spazio morale in perenne costruzione, affidato alla responsabilit&#224; etica della testimonianza visiva.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>



	<item>
		<title>I vincitori della Mostra del cinema di Venezia 2026</title>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Redazione cinema</dc:creator>

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		<description>Il film danese &quot;Woman Unknown&quot; di May el-Toukhy ha vinto il Leone d'oro, mentre il secondo premio &#232; andato a &quot;Possible Love&quot; di Lee Chang-dong

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 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il film danese Kvinde Ukendt (Woman Unknown) di May el-Toukhy ha vinto il Leone d'oro, il premio pi&#249; importante assegnato alla Mostra del cinema di Venezia. &#200; una vittoria molto inaspettata e fino a sabato non si pensava neanche che il film fosse tra i favoriti. Quando i film in concorso erano stati annunciati questo era peraltro l'unico diretto da una donna (poi in un secondo momento era stato annunciato anche Naza, della regista Rachel Szor e del regista Yuval Abraham). &#200; ambientato dopo la Seconda guerra mondiale in Danimarca, dove una giovane domestica, Marie, sta per sposare il ricco vedovo per cui lavora.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il Gran premio della giuria, il secondo premio, &#232; andato a Possible Love di Lee Chang-dong, un film che fa parte di un progetto di Netflix per riadattare Decalogo di Krzysztof Kie&#347;lowski, una serie di dieci film fatti tra il 1988 e il 1989, dedicati ognuno a uno dei dieci comandamenti. Possible Love &#232; dedicato a &#171;non desiderare la roba d'altri&#187; e al festival se n'&#232; parlato da subito come del film pi&#249; in grado di mettere d'accordo tutti i membri della giuria.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il regista russo Ilya Khrzhanovsky ha vinto il Leone d'argento per la migliore regia per il film DAU, il film pi&#249; sperimentale presentato a Venezia. La Coppa Volpi per il migliore attore e la migliore attrice &#232; andata rispettivamente a John Malkovich per il suo ruolo in Wild Horse Nine, interpretazione per cui si &#232; molto parlato del film, e a Mathilde Arcel, protagonista di Kvinde Ukendt (Woman Unknown). Il film Un bon petit soldat, del regista francese St&#233;phane Briz&#233;, ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura. Il Premio speciale della giuria &#232; andato a Naza, l'unico documentario in gara e prodotto dal giornale britannico Guardian a partire da immagini e testimonianze di soldati dell'esercito israeliano (IDF) raccolte durante la guerra a Gaza.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Un d&#233;tour par Diane di Ann Sirot e Rapha&#235;l Balboni ha vinto come miglior film della sezione Orizzonti, cio&#232; quella &#171;dedicata alle nuove tendenze del cinema mondiale&#187; per film e corti. L'attrice francese Malou Khebizi, che ha recitato in A Place To Heal, ha vinto il Premio Marcello Mastroianni, assegnato a un attore o un'attrice emergente. Il Premio Leone del futuro per la miglior opera prima &#232; andato a La maison du vent, del regista camerunense Auguste Bernard Kouemo Yanghu.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Non hanno vinto niente alcuni film molto importanti presentati in concorso e dati fino all'ultimo per favoriti: sono Look back di Hirokazu Koreeda, uno dei pi&#249; importanti registi giapponesi contemporanei; e Ink di Danny Boyle, regista diventato molto noto con Trainspotting e successivamente per The Millionaire, che lo aveva portato a vincere due Oscar nel 2009.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#200; molto insolito che un film vinca sia un Leone d'oro che un premio minore, com'&#232; successo a Kvinde Ukendt (Woman Unknown), che ha vinto il Leone d'oro e per cui &#232; anche stata premiata come miglior attrice la protagonista. Il regolamento della Mostra prevede infatti che un film possa ricevere solo un premio, ma con alcune eccezioni: solo un film in tutto il concorso pu&#242; vincere pi&#249; premi, e se il film ha vinto il Leone d'oro serve l'unanimit&#224; di tutta la giuria pi&#249; il parere positivo del direttore della Mostra per darne un altro. &#200; possibile che tra le ragioni di questa scelta ci sia anche il fatto che Kvinde Ukendt (Woman Unknown) fosse uno degli unici due film in concorso con una donna alla regia: la selezione di quest'anno era stata molto criticata proprio per la scarsit&#224; di registe donne in concorso.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il film che ha vinto il secondo premio, Possible Love, &#232; il primo film di Lee Chang-dong dopo Burning (L'amore brucia) del 2018, presentato a Cannes e diventato il suo film pi&#249; apprezzato a livello internazionale. Possible Love racconta la storia di due coppie con stili di vita e possibilit&#224; molto diverse le cui vite per caso vengono in contatto e si avvicinano: nella prima coppia lui ha perso il lavoro e nell'altra lei &#232; una documentarista che decide di riprendere la vita della prima coppia. Tocca alcuni dei temi pi&#249; esplorati dal cinema contemporaneo sudcoreano: la precariet&#224; professionale e la differenza di classe. &#200; stato annunciato che uscir&#224; su Netflix il 6 novembre.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La presidente di questa edizione della Mostra del cinema di Venezia era la regista, attrice, sceneggiatrice e produttrice statunitense Maggie Gyllenhaal, sorella del pi&#249; famoso attore Jake Gyllenhaal e nota al grande pubblico soprattutto per il suo ruolo in Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan. Insieme a lei c'erano la regista e sceneggiatrice tunisina Kaouther Ben Hania, il compositore e artista britannico Daniel Blumberg, il professore universitario Francesco Casetti, il regista e sceneggiatore francese Xavier Giannoli, la regista e sceneggiatrice afgana Shahrbanoo Sadat, e il regista e produttore di Hong Kong Johnnie To.&lt;/p&gt; &lt;hr class=&quot;spip&quot; /&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Leone d'oro per il miglior film: Kvinde Ukendt (Woman Unknown) di May el-Toukhy&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Gran premio della giuria: Possible Love di Lee Chang-dong&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Leone d'argento per la miglior regia: Ilya Khrzhanovsky per DAU&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile: Mathilde Arcel per Kvinde Ukendt (Woman Unknown)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile: John Malkovich per Wild Horse Nine&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Miglior sceneggiatura: Un bon petit soldat di St&#233;phane Briz&#233;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Premio Marcello Mastroianni (a un attore o attrice emergente): Malou Khebizi per A Place To Heal&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Premio speciale della giuria: Naza di Yuval Abraham e Rachel Szor&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Miglior film della sezione Orizzonti: Un d&#233;tour par Diane di Ann Sirot e Rapha&#235;l Balboni&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Premio Leone del futuro per la miglior opera prima: La maison du vent di Auguste Bernard Kouemo Yanghu.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;hr class=&quot;spip&quot; /&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica (conosciuta pi&#249; comunemente come Mostra del cinema o Festival di Venezia) si &#232; tenuta come ogni anno al Lido di Venezia. Il Festival &#232; organizzato dalla Biennale di Venezia, tra le pi&#249; importanti istituzioni culturali europee. &#200; il pi&#249; antico festival cinematografico del mondo: arriv&#242; qualche anno dopo gli Oscar, che per&#242; sono premi e basta, non un festival con proiezioni di film nuovi come succede a Venezia.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#200; il pi&#249; importante festival di cinema italiano e ormai contende il primato di pi&#249; importante al mondo a Cannes. Da qualche anno se ne parla come di una &#8220;rampa di lancio per gli Oscar&#8221; perch&#233; capita spesso che i film prestigiosi che vengono presentati finiscano poi per vincere come miglior film agli Oscar: negli scorsi anni era successo a La forma dell'acqua, Birdman e Spotlight.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Fonte: &lt;a href=&quot;https://www.ilpost.it/2026/09/12/vincitori-mostra-cinema-venezia-2026&quot; class=&quot;spip_out&quot;&gt;Il Post&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;hr class=&quot;spip&quot; /&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>



	<item>
		<title>Per la costruzione di un Fronte Democratico costituzionale pacifista e antirazzista</title>
		<link>https://www.girodivite.it/index.php/Per-la-costruzione-di-un-Fronte.html</link>
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		<dc:date>2026-09-13T02:50:44Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>

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		<description>Un manifesto firmato da Enrico Calamai e Mauro Carlo Zanella.

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&lt;a href="https://www.girodivite.it/index.php/-Flash-.html" rel="directory"&gt;Flash&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In questa congiuntura di estremo pericolo per le sorti sia dell'umanit&#224; che del pianeta, mentre diverse, gravissime, crisi si intersecano influenzandosi a vicenda, &#232; necessario che le forze sociali, sindacali e politiche di autentica opposizione trovino unit&#224;, a livello sia nazionale che europeo e internazionale, per indicare una via d'uscita alternativa alle torsioni autoritarie, messe in atto da governi e classi dirigenti cinice e miopi, che sono causa esse stesse della crisi in atto.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;E' lo stesso sistema atlantico/occidentale, di cui il nostro governo &#232; complice tassello, a dover venir messo sotto accusa per la subalternit&#224; nei confronti della politica statunitense, al di l&#224; delle moine che effettuano verso i capi di turno, anzich&#233; portare avanti le forze profonde che si agitano e crescono nel nostro continente. Rendiamocene conto: l'Europa viene fatta rotolare verso al guerra, malgrado i suoi popoli in grande o massima parte vi si oppongano, pur non avendo ancora trovato la forza politica capace di segnare la strada alternativa.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nei prossimi mesi avranno luogo elezioni in diversi Paesi europei, tra cui l'Italia. In tale prospettiva, &#232; fondamentale porsi fin da subito tre questioni dirimenti intorno alle quali forgiare l'unit&#224; di tutte le forze antifasciste e democratiche presenti in Italia e nell'Unione.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Occorre, innanzitutto, imporre il ritorno alla via diplomatica per un'uscita dalla guerra in Ucraina, cui il centro-destra imperante in Europa continua ad opporsi fin dall'inizio, nell'ambito di un progetto che non pu&#242; che essere quello atlantico &#8211; e suicida &#8211; di una guerra generalizzata alla Russia. A tale fine, basterebbe convocare una conferenza regionale per la sicurezza in Europa, una Helsinki 2, che gli Stati europei, a parole amanti della pace e del rispetto del diritto internazionale, si sono finora dimenticati di convocare, dimentichi, si direbbe, degli indubbi, enormi benefici che i popoli europei e russi ebbero a ricavare dalla Helsinki1.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Occorre anche porre fine alla spaventosa corsa all'economia di guerra per tirar fuori il mondo occidentale dalla crisi in cui si va sempre pi&#249; incartando, ed investire di pari passo in politiche che creino possibilit&#224; di lavoro, ricerca e crescita sia umana che economica. Ribadiamolo: col riarmo si rotola sempre di pi&#249;, e a velocit&#224; sempre crescente, verso il baratro.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Una politica comune europea, fedele ai suoi valori fondanti, per quanto ci glissi sopra la sua attuale dirigenza, non pu&#242; parimenti prescindere da una chiara condanna del genocidio del popolo palestinese, attraverso la rottura di ogni collaborazione culturale, economica, militare (intelligence compresa) con Israele, nel rispetto intransigente del diritto internazionale e di coloro che sono chiamati a darne attuazione.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;N&#233; possiamo dimenticare la necessit&#224; di abolire le leggi crudeli, inumane e criminali con cui sia l'UE che i suoi stati membri, tra cui l'Italia della Meloni e non solo, continuano a dare quotidiana attuazione a quello che a tutti gli effetti altro non &#232; che un dumping di migranti alla ricerca di una vita dignitosa nel nostro continente.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Quelle che sono state fin qui elencate non costituiscono, evidentemente, altro che un primo abbozzo di idee e progetti di trasformazione che potrebbero trovare rispondenza in vasti settori dell'elettorato italiano ed europeo e come tali risultare facilmente sviluppabili e migliorabili dal basso.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Quello che qui preme sottolineare &#232; l'urgenza di costruirvi intorno un sistema unitario pluripartitico di azione politica comune.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Enrico Calamai&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Mauro Carlo Zanella&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;hr class=&quot;spip&quot; /&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Questo manifesto &#232; stato diffuso da &lt;a href=&quot;https://www.pressenza.com/it/2026/09/per-la-costruzione-di-un-fronte-democratico-costituzionale-pacifista-e-antirazzista/&quot; class=&quot;spip_out&quot;&gt;Pressenza&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt; &lt;hr class=&quot;spip&quot; /&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>





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		<title>Cambiamenti climatici e criminalizzazione del dissenso</title>
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		<dc:creator>Laura Tussi</dc:creator>

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		<description>L'asimmetria della giurisprudenza, la criminalizzazione del dissenso e il rischio dell'impunit&#224;

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 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;I dati scientifici pi&#249; recenti confermano con crescente chiarezza l'accelerazione della crisi climatica. Il servizio europeo Copernicus ha rilevato che agosto 2026 &#232; stato il mese pi&#249; caldo mai registrato sul pianeta, con temperature eccezionalmente elevate anche sulla superficie degli oceani. Un dato che non pu&#242; essere considerato un episodio isolato, ma che si inserisce in una tendenza ormai consolidata di aumento delle temperature e di progressiva alterazione degli equilibri climatici.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Gli esperti, tra cui il climatologo Luca Mercalli, hanno pi&#249; volte evidenziato il carattere strutturale di questo fenomeno e il progressivo aggravarsi delle anomalie termiche estive. In alcune aree del Mediterraneo e, in particolare, in regioni come la Sicilia, gli effetti non si traducono soltanto in una maggiore frequenza di condizioni climatiche simili a quelle tropicali. Il rischio &#232; quello di una vera e propria desertificazione del territorio, favorita dalla prolungata siccit&#224;, dalla scarsit&#224; delle risorse idriche, dall'aumento delle temperature e dalla progressiva perdita di capacit&#224; dei suoli di sostenere gli ecosistemi e le attivit&#224; agricole.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Di fronte a questa situazione, la comunit&#224; internazionale &#232; chiamata ad agire contemporaneamente su due fronti: mitigazione e adattamento.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La mitigazione richiede innanzitutto una drastica riduzione delle emissioni di gas serra attraverso la progressiva decarbonizzazione dell'economia, l'abbandono delle fonti fossili e una transizione energetica fondata sulle energie rinnovabili. A questo deve accompagnarsi una politica di tutela e ricostituzione delle foreste, di rigenerazione dei suoli e di protezione degli ecosistemi, che rappresentano fondamentali strumenti naturali di assorbimento del carbonio.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ma ridurre le emissioni non &#232; pi&#249; sufficiente. Una parte degli effetti del cambiamento climatico &#232; ormai gi&#224; incorporata nel sistema e impone quindi una seconda strategia: l'adattamento. Significa ripensare le infrastrutture, rendere pi&#249; sicure le citt&#224; e i territori esposti agli eventi estremi, migliorare la gestione dell'acqua, rafforzare i sistemi di prevenzione e di allerta e predisporre piani di emergenza capaci di limitare le conseguenze sociali ed economiche delle nuove perturbazioni climatiche.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Mitigazione e adattamento non sono dunque strategie alternative, ma due dimensioni inseparabili della stessa risposta. La prima agisce sulle cause della crisi, la seconda sulle conseguenze che gi&#224; oggi investono milioni di persone.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La vera sfida consiste nel trasformare la consapevolezza scientifica in decisioni politiche concrete. Ogni anno di ritardo rende infatti pi&#249; difficile contenere il riscaldamento globale e aumenta il costo umano, ambientale ed economico dell'adattamento. La crisi climatica non &#232; pi&#249; soltanto una prospettiva futura: &#232; una realt&#224; del presente che richiede una responsabilit&#224; collettiva e scelte immediate.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Negli ultimi anni la transizione ecologica &#232; passata dall'essere una priorit&#224; dichiarata della politica a diventare un terreno di conflitto giudiziario, sociale e culturale. Mentre le manifestazioni della crisi climatica &#8212; dagli eventi meteorologici estremi all'aumento delle temperature, dalla perdita di biodiversit&#224; alle conseguenze economiche e sociali sulla disponibilit&#224; e sul costo dei beni essenziali &#8212; diventano sempre pi&#249; evidenti, il sistema giuridico delle democrazie occidentali sembra esprimere una profonda asimmetria.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Da una parte si assiste a una risposta sanzionatoria sempre pi&#249; rapida nei confronti delle mobilitazioni ambientaliste e delle forme di protesta nonviolenta. Dall'altra, appare molto pi&#249; complesso individuare e perseguire responsabilit&#224; individuali per le conseguenze ambientali prodotte da sistemi industriali, finanziari ed energetici la cui operativit&#224;, nella maggior parte dei casi, si colloca ancora all'interno di cornici normative e autorizzative pienamente legali.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#200; in questo spazio di contraddizione che si colloca il problema della cosiddetta criminalizzazione del dissenso climatico.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Le azioni promosse da movimenti come Ultima Generazione hanno provocato una crescente reazione istituzionale, accompagnata dall'introduzione o dall'inasprimento di sanzioni amministrative e penali per condotte quali il blocco della circolazione, il danneggiamento o l'imbrattamento di beni e monumenti e, nei casi previsti dalla legge, la resistenza o l'opposizione all'azione delle forze dell'ordine.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La protesta viene cos&#236; progressivamente ricondotta entro una cornice prevalentemente securitaria, nella quale la questione climatica rischia di passare in secondo piano rispetto alla tutela dell'ordine pubblico e della propriet&#224;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ma il passaggio dalla sanzione alla condanna non &#232; automatico. La vicenda giudiziaria delle mobilitazioni climatiche mostra infatti una realt&#224; pi&#249; articolata, nella quale alcuni procedimenti si sono conclusi con assoluzioni o con il riconoscimento di circostanze che hanno ridimensionato la rilevanza penale delle condotte contestate. In determinate situazioni, i giudici hanno valutato l'assenza di danni permanenti, la particolare tenuit&#224; del fatto o altri elementi relativi alle concrete modalit&#224; dell'azione.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ne emerge uno scarto significativo tra la dimensione politica e deterrente delle norme e la loro concreta applicazione giudiziaria. La protesta pu&#242; essere sanzionata quando supera determinati limiti stabiliti dall'ordinamento, ma non per questo viene automaticamente privata della sua dimensione politica e della questione costituzionale che essa pone: quale spazio deve essere garantito, in una democrazia, alla disobbedienza civile nonviolenta quando essa nasce dalla denuncia di un'emergenza collettiva?&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il problema diventa ancora pi&#249; evidente se si osserva il versante opposto della questione.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Di fronte alla crescente evidenza dei danni ambientali e sociali collegati all'utilizzo massiccio dei combustibili fossili, emerge inevitabilmente una domanda: chi &#232; chiamato a rispondere delle conseguenze prodotte da decisioni industriali, finanziarie e politiche che, considerate nel loro insieme, contribuiscono all'aggravamento della crisi climatica?&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La risposta del diritto penale contemporaneo &#232; necessariamente complessa. Il sistema della responsabilit&#224; penale &#232; costruito prevalentemente intorno alla responsabilit&#224; individuale, alla precisa individuazione della condotta illecita, al nesso causale e alla violazione di una norma penale previamente determinata. Le attivit&#224; di estrazione, produzione, trasformazione e commercializzazione delle fonti fossili, quando vengono svolte nel rispetto delle autorizzazioni e delle norme vigenti, non possono essere automaticamente considerate penalmente illecite sulla base del loro impatto cumulativo sull'ecosistema.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Questo non significa che i danni ambientali siano privi di tutela giuridica. Significa, piuttosto, che esiste una distanza ancora considerevole tra la dimensione globale e cumulativa della crisi climatica e gli strumenti tradizionali del diritto penale, concepiti per individuare responsabilit&#224; individuali rispetto a condotte determinate.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Anche sul terreno politico la questione &#232; complessa. Le scelte dei governi in materia energetica, industriale e ambientale appartengono in larga misura alla sfera dell'indirizzo politico e sono sottoposte a forme di controllo differenti da quelle proprie della responsabilit&#224; penale. La responsabilit&#224; politica pu&#242; dunque essere oggetto di giudizio da parte dell'opinione pubblica, degli elettori, dei parlamenti e delle istituzioni di controllo senza tradursi automaticamente in responsabilit&#224; penale.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#200; proprio questa distanza tra responsabilit&#224; politica, responsabilit&#224; civile e responsabilit&#224; penale ad alimentare una parte importante delle nuove strategie della giustizia climatica.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Sempre pi&#249; frequentemente associazioni, cittadini e organizzazioni scelgono infatti la strada del contenzioso civile e amministrativo, dei ricorsi davanti alle corti sovranazionali e delle azioni fondate sulla tutela dei diritti fondamentali. L'obiettivo &#232; dimostrare che l'insufficienza delle politiche climatiche pu&#242; entrare in conflitto con obblighi giuridici gi&#224; esistenti, compresi quelli relativi alla protezione della vita, della salute, dell'ambiente e delle generazioni future.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il contenzioso climatico sta cos&#236; contribuendo a modificare progressivamente il rapporto tra ambiente, diritti umani e responsabilit&#224; delle istituzioni. La crisi climatica non viene pi&#249; considerata soltanto una questione scientifica o politica, ma anche una questione di giustizia.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Parallelamente, il dibattito internazionale sull'ecocidio cerca di affrontare un'altra lacuna: quella relativa alla possibilit&#224; di riconoscere come crimine le condotte che provocano danni ambientali gravi, estesi o duraturi. L'idea di attribuire una specifica rilevanza penale internazionale alla distruzione ambientale nasce proprio dalla consapevolezza che alcuni danni possono avere conseguenze irreversibili per intere popolazioni e per gli ecosistemi dai quali esse dipendono.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#200; una discussione ancora aperta e complessa, ma indica una trasformazione culturale profonda: l'ambiente non pu&#242; pi&#249; essere considerato soltanto come una risorsa disponibile allo sfruttamento, bens&#236; come una condizione essenziale per l'esercizio dei diritti fondamentali.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In questo scenario, la protesta climatica assume un significato che va oltre il gesto individuale dell'attivista. Essa pone una domanda radicale alle istituzioni: perch&#233; la risposta giuridica appare talvolta pi&#249; immediata nei confronti di chi denuncia l'emergenza che nei confronti delle responsabilit&#224; strutturali che contribuiscono a produrla?&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Naturalmente, in uno Stato di diritto, anche la disobbedienza civile deve confrontarsi con i limiti posti dall'ordinamento e con i diritti degli altri cittadini. La critica alla criminalizzazione del dissenso non pu&#242; dunque significare negazione delle regole, ma deve interrogare la proporzionalit&#224; della risposta istituzionale e la capacit&#224; del diritto di distinguere tra violenza, danneggiamento e forme di protesta nonviolenta.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La vera sfida consiste allora nel superare una concezione esclusivamente repressiva del conflitto sociale e nel riconoscere che la protesta, quando nasce dalla preoccupazione per un bene collettivo, pu&#242; costituire anche un segnale d'allarme per le istituzioni democratiche.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Finch&#233; il sistema giuridico continuer&#224; a mostrarsi pi&#249; efficace nel perseguire alcune manifestazioni visibili del dissenso che nell'individuare le responsabilit&#224; connesse ai danni ambientali sistemici, rester&#224; aperta una delle contraddizioni pi&#249; profonde della giustizia climatica contemporanea.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La questione, in ultima analisi, non riguarda soltanto gli attivisti. Riguarda il rapporto tra democrazia, diritto e futuro. Perch&#233; la giustizia climatica non pu&#242; limitarsi a stabilire chi abbia violato una norma: deve anche interrogarsi sulla capacit&#224; dell'ordinamento di proteggere concretamente le condizioni di vita delle generazioni presenti e future.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La memoria delle responsabilit&#224; ambientali, cos&#236; come la tutela del diritto alla protesta, diventano quindi parti della stessa battaglia civile: impedire che l'emergenza venga normalizzata e che il costo della crisi ricada ancora una volta soprattutto su chi dispone di meno strumenti per difendersene.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In questo senso, la giustizia climatica &#232; anche una questione di democrazia. E il modo in cui una societ&#224; tratta chi protesta contro la distruzione dell'ambiente rappresenta, inevitabilmente, una misura della sua capacit&#224; di ascoltare il futuro.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>



	<item>
		<title>Il silenzio del Sudario: memoria e resistenza civile nel tempo presente</title>
		<link>https://www.girodivite.it/index.php/Il-silenzio-del-Sudario-memoria-e.html</link>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Laura Tussi</dc:creator>

<category domain="https://www.girodivite.it/index.php/-Citta-invisibili-.html">:.: Citt&#224; invisibili</category>


		<description>Torniamo a parlare del &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Sudario della Memoria&lt;/i&gt; di Pozzallo, lenzuolo di 70 metri sul quale sono stati scritti a mano i nomi di 18.500 bambini morti nella Striscia di Gaza.

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&lt;a href="https://www.girodivite.it/index.php/-Citta-invisibili-.html" rel="directory"&gt;:.: Citt&#224; invisibili&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;img src=&quot;https://www.girodivite.it/index.php/IMG/arton40882.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;150&quot; height=&quot;106&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il &#8220;Sudario di Pozzallo&#8221;, conosciuto anche come &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Sudario della Memoria&lt;/i&gt;, &#232; un lungo lenzuolo di 70 metri sul quale sono stati scritti a mano i nomi di 18.500 bambini morti nella Striscia di Gaza. Un'opera semplice nella sua realizzazione, ma di una forza simbolica straordinaria, perch&#233; restituisce un nome e una identit&#224; a vittime che rischiano di rimanere confinate dentro numeri e statistiche.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il Sudario &#232; dedicato a Giorgio La Pira, il celebre &#8220;sindaco operatore di pace&#8221; nato proprio a Pozzallo, e nasce dall'iniziativa degli studenti, della dirigente scolastica e dei docenti dell'Istituto Giorgio La Pira di Pozzallo. A rendere possibile la realizzazione materiale del grande telo &#232; stato anche il lavoro volontario di una sarta del luogo, che ha cucito insieme le lenzuola trasformandole in un'unica grande superficie della memoria.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il progetto ha assunto fin dall'inizio una forte dimensione comunitaria. Il Sudario &#232; stato portato per la prima volta nelle strade di Pozzallo il 22 maggio 2026, in un corteo silenzioso interrotto soltanto dal suono dei fischietti dei ragazzi. Un silenzio scelto non come rassegnazione, ma come forma di denuncia e di responsabilit&#224;, rotto dal gesto dei giovani che hanno voluto richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica sulla tragedia dei bambini palestinesi.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Pochi giorni dopo, il 6 giugno, il grande telo &#232; tornato a sfilare a Pozzallo nel corso di una marcia per la pace e il disarmo sostenuta da oltre 31 associazioni del territorio e dal Comitato Ibleo per la Pace e il Disarmo. Da quel momento il Sudario ha progressivamente superato i confini della citt&#224; nella quale &#232; nato, trasformandosi in un simbolo itinerante capace di mettere in relazione esperienze, associazioni, scuole e comunit&#224; impegnate nella richiesta di un cessate il fuoco e nella solidariet&#224; verso la popolazione civile palestinese.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il suo significato va quindi oltre quello di una semplice testimonianza. Il Sudario pu&#242; essere considerato un &#8220;monumento vivo&#8221;, perch&#233; non &#232; collocato in uno spazio immobile, ma cammina, viene trasportato, mostrato e condiviso. Ogni tappa diventa cos&#236; un'occasione di incontro e di riflessione, soprattutto per le giovani generazioni, chiamate a confrontarsi con una tragedia contemporanea che rischia di essere assorbita dal flusso incessante delle immagini e delle notizie.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La forza del progetto sta proprio nella sua dimensione partecipativa. Quei nomi scritti a mano non rappresentano soltanto le vittime di una guerra: sono un invito a riconoscere ogni persona nella sua irripetibile dignit&#224;. Il gesto degli studenti, degli insegnanti e della comunit&#224; di Pozzallo trasforma cos&#236; la memoria in una pratica civile, capace di attraversare i territori e di interrogare le coscienze.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nato nella citt&#224; di Giorgio La Pira, Pozzallo, il Sudario assume inoltre un significato particolare. La sua itineranza richiama idealmente quella concezione della pace come costruzione concreta di relazioni tra popoli e comunit&#224; che caratterizz&#242; l'impegno del sindaco di Firenze. Il telo diventa cos&#236; una sorta di filo che unisce la memoria delle vittime alla responsabilit&#224; dei vivi.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il viaggio del Sudario continua quindi attraverso diverse citt&#224; italiane, portando con s&#233; una domanda essenziale: come impedire che la morte di migliaia di bambini venga trasformata in una cifra priva di volto e di storia?&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La risposta che arriva da Pozzallo &#232; affidata a un gesto elementare e potentissimo: scrivere i nomi, custodirli, portarli con s&#233; e consegnarli alla memoria collettiva.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In questo senso il Sudario non &#232; soltanto un lenzuolo lungo 70 metri. &#200; un luogo simbolico nel quale il dolore diventa memoria, la memoria diventa responsabilit&#224; e la responsabilit&#224; si trasforma in una richiesta di pace. Un monumento vivo che, viaggiando da una comunit&#224; all'altra, continua a chiedere di non voltarsi dall'altra parte.
La percezione contemporanea dei conflitti armati &#232; profondamente segnata da una progressiva anestetizzazione mediatica. La violenza sistemica rischia di essere ridotta a dato statistico, a numero di vittime, oppure a un flusso incessante di immagini decontestualizzate che, proprio per la loro continua esposizione, finiscono paradossalmente per perdere la capacit&#224; di interrogare le coscienze.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In questo scenario di rimozione e assuefazione collettiva, le pratiche artistiche, educative e performative di cittadinanza attiva possono diventare strumenti fondamentali per riappropriarsi dello spazio pubblico e della memoria storica. Il progetto itinerante legato al &#8220;Sudario&#8221; si colloca precisamente in questo solco: non una semplice installazione simbolica, ma un dispositivo di testimonianza, denuncia e ricomposizione del tessuto sociale.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il concetto stesso di &#8220;Sudario&#8221; richiama una stratificazione di significati legati al lutto, alla morte, alla violenza estrema e alla cancellazione dell'identit&#224; individuale. Ma nell'azione promossa da attiviste e reti associative come ALI &#8211; Attivisti Uniti, questo simbolo viene profondamente trasformato: da immagine del dolore diventa una mappa della responsabilit&#224; collettiva, uno spazio nel quale la memoria si fa coscienza e la coscienza si traduce in azione.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Sfilare il Sudario significa, innanzitutto, compiere un atto di svelamento. Significa rifiutare la normalizzazione della guerra, sottrarre le vittime all'anonimato dei numeri e opporre alla logica della distruzione una scelta radicale di pace. Il telo, sottratto alla dimensione statica dell'esposizione e trasformato in un segno nomade, attraversa il territorio nazionale e mette in relazione persone, associazioni, scuole e comunit&#224; che scelgono di non arrendersi all'indifferenza.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#200; proprio nella dimensione itinerante che il progetto acquista una particolare forza politica e pedagogica. Il Sudario non rimane fermo, non viene consegnato a un luogo della memoria separato dalla vita quotidiana: cammina insieme alle persone, entra nei territori, incontra comunit&#224; differenti e costruisce una rete di relazioni fondata sulla responsabilit&#224; e sulla partecipazione.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La memoria, in questo modo, smette di essere soltanto commemorazione. Diventa una pratica civile del presente.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La valenza educativa e politica di questa mobilitazione risiede nella capacit&#224; di coinvolgere i corpi e le coscienze al di fuori dei tradizionali circuiti istituzionali. Quando la politica appare incapace di esercitare fino in fondo il proprio ruolo di mediazione diplomatica, di prevenzione dei conflitti e di costruzione della pace, la societ&#224; civile pu&#242; assumersi la responsabilit&#224; etica della testimonianza.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Non si tratta di sostituire la politica, ma di richiamarla alla propria responsabilit&#224; fondamentale: impedire che la guerra venga considerata inevitabile e che la violenza diventi un orizzonte normale della convivenza internazionale.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il viaggio del Sudario da una citt&#224; all'altra afferma dunque un principio semplice e radicale: la memoria non &#232; un esercizio nostalgico, n&#233; una materia confinata nei libri di storia o nelle cerimonie commemorative. &#200; una postura civile, una forma di resistenza all'oblio e alla disumanizzazione.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ricordare significa riconoscere l'umanit&#224; delle vittime. Significa dare un volto e una storia a chi rischia di scomparire dietro le statistiche. Significa interrogarsi sulle responsabilit&#224; che hanno prodotto la violenza e, soprattutto, chiedersi quale societ&#224; vogliamo costruire dopo aver guardato negli occhi le conseguenze della guerra.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In questa prospettiva il Sudario diventa anche un luogo simbolico di incontro. Un telo pu&#242; sembrare fragile, ma proprio la sua fragilit&#224; ne costituisce la forza: pu&#242; essere trasportato, condiviso, attraversato dalle mani e dagli sguardi di persone diverse. Pu&#242; diventare una superficie sulla quale depositare dolore, memoria e speranza, trasformando il lutto individuale in consapevolezza collettiva.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La resistenza civile alla guerra passa anche attraverso questi gesti. Attraverso la capacit&#224; di costruire comunit&#224;, di educare alla pace, di mantenere aperto lo spazio del dialogo quando prevalgono propaganda, paura e contrapposizione.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Sfilare il Sudario significa allora scegliere la memoria, la dignit&#224; e la pace. Significa far risuonare la voce delle vittime pi&#249; forte del rumore della guerra. Significa affermare che nessuna persona pu&#242; essere considerata soltanto una cifra e che nessuna sofferenza pu&#242; diventare invisibile per effetto dell'assuefazione.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Grazie all'impegno di Tiziana Spampinato, Florinda Vitale di ALI &#8211; Attivisti Uniti, Sara Ongaro e di tutte le persone e realt&#224; che stanno accompagnando questa esperienza, il Sudario non &#232; rimasto confinato in una scuola o in un singolo luogo. Sta attraversando l'Italia, portando nelle comunit&#224; una domanda di responsabilit&#224; e, insieme, un messaggio di speranza.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Perch&#233; la pace non &#232; soltanto l'assenza della guerra. &#200; una scelta quotidiana di memoria, partecipazione, giustizia e cura delle relazioni.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Sfilare il Sudario significa scegliere da che parte stare: dalla parte della memoria contro l'oblio, della dignit&#224; contro la disumanizzazione, della pace contro la guerra.&lt;/p&gt; &lt;hr class=&quot;spip&quot; /&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Grazie a Tiziana Spampinato, Florinda Vitale (ALI) e Sara Ongaro, questo telo non &#232; rimasto in una scuola: sta attraversando l'Italia, portando ovunque responsabilit&#224; e speranza. Per info: dalaliattivistiuniti@gmail.com
Per ospitare il Sudario: 393 635 0602.&lt;/p&gt; &lt;hr class=&quot;spip&quot; /&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Leggi anche: &lt;a href=&quot;https://www.girodivite.it/Il-sudario-di-Pozzallo-monumento.html&quot; class=&quot;spip_out&quot;&gt;Il &#8220;sudario di Pozzallo&#8221; monumento vivo e atto di resistenza esistenziale&lt;/a&gt;, Girodivite 11 settembre 2026.&lt;/p&gt; &lt;hr class=&quot;spip&quot; /&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>



	<item>
		<title>Milano, 29 settembre 2026: Sumud (Resistenza): musica, pace, diritti</title>
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		<dc:creator>Laura Tussi</dc:creator>

<category domain="https://www.girodivite.it/index.php/-Eventi-in-giro-.html">Eventi in giro</category>


		<description>Diritti umani e Resistenza. Sumud: la musica come strumento di pace e di tutela dell'infanzia palestinese

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&lt;a href="https://www.girodivite.it/index.php/-Eventi-in-giro-.html" rel="directory"&gt;Eventi in giro&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il 29 settembre 2026, presso l'Auditorium Enzo Baldoni di Milano, si svolger&#224; un'iniziativa dedicata alla musica, alla pace e alla difesa del diritto all'infanzia in Palestina, intitolata Sumud (Resistenza) e promossa da Assopace Palestina, con la partecipazione dell'ANPI provinciale di Milano e dell'ANPI Municipio 8 a sostegno della scuola di musica Al Kamandjati di cui sar&#224; trasmesso un video nel corso della serata.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'appuntamento si colloca nel solco delle numerose iniziative della societ&#224; civile italiana volte a mantenere viva l'attenzione sulle condizioni della popolazione palestinese e, in particolare, sulla situazione dei bambini e delle bambine, il cui diritto a vivere, crescere, studiare e progettare il proprio futuro costituisce una questione fondamentale sul piano umano e dei diritti.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La scelta della musica come linguaggio centrale dell'iniziativa assume un significato particolarmente rilevante. La musica, infatti, non rappresenta soltanto una forma di espressione artistica, ma pu&#242; diventare uno spazio di incontro, dialogo e costruzione di una memoria collettiva. In contesti segnati dalla guerra, dalla violenza e dalla contrapposizione politica, l'esperienza musicale pu&#242; contribuire a restituire centralit&#224; alle persone e alle loro storie, creando una dimensione nella quale la sofferenza non venga ridotta a una semplice statistica e nella quale la solidariet&#224; possa tradursi in partecipazione concreta.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'iniziativa milanese intende pertanto unire cultura e impegno civile, proponendo un momento pubblico nel quale la riflessione sulla pace si accompagni alla raccolta di risorse destinate a un progetto di solidariet&#224;. La raccolta fondi rappresenta, in questo senso, un elemento essenziale dell'evento: la sensibilizzazione non si limita alla denuncia o alla testimonianza, ma cerca di trasformarsi in un sostegno concreto alle realt&#224; impegnate a favore della popolazione palestinese e, soprattutto, dell'infanzia.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La presenza di figure provenienti dal mondo della cultura, dell'impegno politico e sociale e dell'attivismo per i diritti umani contribuisce a dare all'appuntamento una dimensione plurale. Tra i partecipanti sono annunciati Moni Ovadia, Silva Zaru, Giovanna Famulari, Luisa Morgantini, Alessio Lega, Cecilia Strada, Primo Minelli, insieme a numerosi altri compagni e compagne e artisti e attivisti. La loro partecipazione testimonia la volont&#224; di costruire uno spazio pubblico nel quale differenti esperienze possano convergere attorno ai valori della pace, della solidariet&#224; e della tutela dei diritti fondamentali.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Particolare importanza assume il riferimento al diritto all'infanzia. Ogni conflitto armato produce conseguenze profonde sulle generazioni pi&#249; giovani, compromettendo non soltanto la sicurezza fisica, ma anche l'accesso all'istruzione, alle cure, alla vita familiare e alla possibilit&#224; di sviluppare pienamente la propria personalit&#224;. Difendere i diritti dei bambini significa quindi assumere una prospettiva che non si limita all'emergenza, ma guarda anche al futuro e alla possibilit&#224; di ricostruire condizioni di vita fondate sulla dignit&#224;, sulla sicurezza e sulla libert&#224;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In tale prospettiva, la solidariet&#224; verso l'infanzia palestinese pu&#242; essere interpretata come parte di una pi&#249; ampia cultura dei diritti umani. Il diritto alla pace, infatti, non &#232; separabile dal diritto alla vita, alla salute, all'educazione e alla dignit&#224;. Ogni iniziativa capace di mettere questi temi al centro del dibattito pubblico contribuisce a contrastare l'indifferenza e a mantenere aperto uno spazio di riflessione sulle responsabilit&#224; della comunit&#224; internazionale e sul ruolo della societ&#224; civile.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La collaborazione tra associazioni, realt&#224; culturali e organizzazioni della memoria democratica come l'ANPI evidenzia inoltre il valore della partecipazione collettiva. La memoria delle lotte contro il fascismo e per la libert&#224; pu&#242; diventare, nel presente, una risorsa per interrogarsi sulle guerre contemporanee, sulle forme della violenza e sulla necessit&#224; di difendere universalmente i diritti umani. In questo quadro, l'incontro tra memoria, cultura musicale e solidariet&#224; assume una particolare forza simbolica.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'evento del 29 settembre all'Auditorium Enzo Baldoni di Milano si propone dunque come un momento nel quale arte e responsabilit&#224; civile possono incontrarsi. La musica diventa una forma di testimonianza e di dialogo; la partecipazione pubblica diventa uno strumento di sensibilizzazione; la raccolta fondi diventa una possibilit&#224; concreta di tradurre la solidariet&#224; in azione.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In un tempo nel quale le immagini e le notizie provenienti dai territori di genocidio rischiano di trasformarsi rapidamente in un flusso indistinto di informazioni, iniziative di questo tipo assumono il valore di luoghi della memoria e della responsabilit&#224;. Ricordare le vittime, ascoltare le testimonianze, sostenere i progetti umanitari e riaffermare il diritto dei bambini a un futuro di pace significa opporsi alla normalizzazione della sofferenza e riaffermare il principio secondo cui la dignit&#224; umana non pu&#242; essere subordinata alla guerra.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il concerto promosso da Sumud, Assopace Palestina, ANPI provinciale di Milano e ANPI Municipio 8 vuole quindi essere non soltanto un appuntamento musicale, ma un atto pubblico di solidariet&#224;. Attraverso la cultura, la partecipazione e il sostegno concreto a un progetto, l'iniziativa richiama l'attenzione sulla necessit&#224; di tutelare l'infanzia palestinese e di costruire una cultura della pace fondata sul riconoscimento dei diritti e della dignit&#224; di ogni persona.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>



	<item>
		<title>Dalla fisica delle particelle al disarmo nucleare: viaggio nella scienza con Luigi Mosca</title>
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		<dc:creator>Laura Tussi</dc:creator>

<category domain="https://www.girodivite.it/index.php/-ZeroBook-.html">Libri e idee</category>


		<description>Intervista di Laura Tussi a Luigi Mosca &#232; tra i responsabili della rete associativa &#8220;Armes Nucl&#233;aires STOP&#8221;, e fisico delle particelle subatomiche.

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 <content:encoded>&lt;img src=&quot;https://www.girodivite.it/index.php/IMG/arton40880.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;150&quot; height=&quot;135&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Luigi Mosca &#232; tra i responsabili della rete associativa &#8220;Armes Nucl&#233;aires STOP&#8221;. Scienziato italiano emigrato in Francia, gi&#224; direttore del Laboratoire Souterrain de Modane (LSM) nel tunnel del Fr&#233;jus, &#232; un fisico delle particelle subatomiche (campi di ricerca: interazioni forti, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;proton decay&lt;/i&gt;, Dark Matter e fisica del neutrino). Descrivendo l' impegno della rete associativa &#8220;Armes Nucl&#233;aires STOP&#8221;, in questa intervista il docente spiega come si concilia il ruolo di scienziato con quello di attivista contro la proliferazione delle armi nucleari.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Dalle origini alla Francia&lt;/i&gt;. Dottor Mosca, lei &#232; un fisico italiano emigrato in Francia. Ci racconta com'&#232; iniziato il suo percorso accademico e cosa l'ha spinta a trasferirsi oltralpe per la sua carriera scientifica?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;E'stata una cosa relativamente semplice : una volta laureato ho iniziato a lavorare con una borsa di studio in un gruppo di ricerca sulle &#8216;particelle elementari' dell'Universit&#224; di Fisica di Milano. Eravamo in una collaborazione internazionale basata su di una esperienza al CERN di Ginevra sull'anti-materia (interazioni antiprotoni &#8211; protoni a relativamente alta energia) : &#232; in questo contesto che mi &#232; stato proposto uno stage di 1 anno in Francia al centro di ricerca di Saclay nella regione parigina e poi mi &#232; stato proposto di restarvi con un contratto pi&#249; regolare &#8230;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Il Laboratorio Souterrain de Modane (LSM)&lt;/i&gt;. &#200; stato direttore del Laboratoire Souterrain de Modane, situato nel tunnel del Fr&#233;jus. Qual &#232; l'importanza di condurre esperimenti di fisica delle particelle in un laboratorio sotterraneo e quali sono le sfide principali di questo lavoro al fine del disarmo nucleare?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'importanza di condurre esperimenti di fisica delle particelle in un laboratorio sotterraneo risiede nella protezione di tali esperimenti (che intendono ricercare e studiare &#8216;eventi rari' gi&#224; parzialmente conosciuti o ipotetici) dalla radiazione cosmica che li renderebbe altrimenti impossibili. Nel caso del &#8216;Laboratoire Souterrain de Modane' (LSM), situato nella zona centrale del tunnel stradale del Fr&#233;jus, uno dei meglio &#8216;protetti' al mondo, la copertura &#232; costituita dai 1700 metri di roccia che sovrastano la cavit&#224; del laboratorio e che riducono la radiazione cosmica (eccettuati i &#8216;neutrini') di 2 milioni di volte. Le esperienze svolte, come anche quelle in corso, sono esperienze di ricerca fondamentale (ricerca &#8216;pura') e non hanno legami specifici con il problema del disarmo nucleare.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;I grandi misteri dell'universo&lt;/i&gt;. La sua ricerca spazia dalle interazioni forti al decadimento dei protoni, fino alla materia oscura e alla fisica dei neutrini. Quale di questi campi ritiene che riserver&#224; le scoperte pi&#249; sorprendenti nei prossimi anni per gli enigmi dell'immensit&#224; delle galassie e dell'infinit&#224; dell'universo?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La ricerca pi&#249; accessibile attualmente &#232; quella della fisica dei neutrini. I neutrini sono le pi&#249; affascinanti tra le particelle elementari : ne esistono di tre specie e nella loro propagazione possono trasformarsi passando dall'una all'altra di queste tre specie tramite le cosiddette &#8220;neutrino oscillations&#8221; , un meccanismo proprio alla fisica quantistica, reso possibile dal fatto che i neutrini posseggono una massa non nulla anche se piccolissima (meno di un centomillesimo della massa dell'elettrone e che deve ancora essere misurata con precisione).&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Inoltre i neutrini sono sensibili praticamente solo all'interazione nucleare debole (una delle 4 interazioni conosciute : gravitazionale, elettromagnetica, nucleare debole e nucleare forte) : cio' fa si' che i neutrini, nella loro quasi totalit&#224;, possono attraversare la terra senza alcuna difficolt&#224;.
Oltre alla misura precisa della loro massa si tratta ancora di determinare se i neutrini e gli anti-neutrini costituiscono due stati diversi di una medesima particella o se sono due particelle diverse.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;D'altra parte il confronto dettagliato delle interazioni dei neutrini e degli anti-neutrini con la materia ordinaria dovrebbe permettere di giungere a conoscere la ragione per la quale il nostro Universo appare attualmente costituito quasi esclusivamente di materia e non di anti-materia, mentre nella fase iniziale del &#8216;Big-bang' erano state prodotte particelle e antiparticelle simultaneamente ed in modo accoppiato.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Quanto al decadimento del protone, la sua eventuale osservazione contribuirebbe a individuare tra le varie teorie proposte (e attualmente in fase di molto difficile sviluppo) per unificare l'interpretazione di tutti i 4 tipi di interazioni conosciuti quale sar&#224; quella &#8216;vera'.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Infine quanto alla ricerca della materia oscura (la &#8216;Dark Matter'), tuttora non scoperta dopo mezzo secolo di ricerche intensive, l'importanza della sua possibile esistenza all'interno ed intorno alle galassie consiste nel consentire alle leggi gravitazionali di spiegare i moti delle stelle all'interno delle galassie e delle galassie all'interno degli ammassi di galassie.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Quanto alla sua importanza quantitativa basta guardare al bilancio di massa / energia nell'Universo ; si ha grosso modo: Materia ordinaria &#8776; 5%, Dark Matter &#8776; 25%, Dark Energy &#8776; 70%, il che implica che la materia che costituisce i corpi inanimati e animati che conosciamo rappresenta solo una piccola parte della massa (ed energia) nell'Universo. (Occorre qui tenere presente l'equivalenza tra massa ed energia). Vi sono poi diverse ipotesi sulla costituzione della Dark Mattar : attualmente la pi&#249; privilegiata &#232; quella delle WIMPs (Weakly Interactive Massive Particles), cio&#232; particelle dotate di massa e di tipo ancora sconosciuto che interagiscono debolmente con la materia ordinaria.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Infine la parte preponderante (&#8776; 70%) &#232; costituita dalla misteriosa &#8216;Dark Energy', di cui si sa ben poco, salvo che &#232; responsabile del fatto, constatato, che l'espansione dell'Universo &#232; in una fase di accelerazione da circa 5 miliardi di anni. (L'et&#224; dell'Universo, a partire dal Big-bang &#232; stimata a 13,8 miliardi di anni). Il contenuto della Dark Energy &#232; per ora del tutto sconosciuto : energia del vuoto ? un nuovo campo di forze ? E' quindi una delle sfide maggiori per i fisici (astrofisici) di oggi e di domani !&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Scienza e societ&#224;: l'impegno con &#8220;Armes Nucl&#233;aires STOP&#8221;&lt;/i&gt;. Oltre alla ricerca pura, lei &#232; tra i responsabili della rete associativa &#8220;Armes Nucl&#233;aires STOP&#8221;. Come si concilia il ruolo di scienziato con quello di attivista contro la proliferazione delle armi nucleari?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Questa rete associativa, a seguito di una fusione, si chiama attualmente &#8220;Abolition des Armes Nucl&#233;aires &#8211; Maison de Vigilance&#8221;. Direi che un ricercatore scientifico puo' portare come suo contributo all'attivismo per il disarmo un certo rigore nel metodo che porta a focalizzarsi sulle cause della corsa agli armamenti, tanto convenzionali che nucleari, piuttosto che esclusivamente sulle loro conseguenze e ad agire alla scala alla quale queste realt&#224; si pongono, che &#232; sovente globale, cio&#232; mondiale anzich&#233; solo nazionale.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Il ruolo dei giovani e della divulgazione&lt;/i&gt;. Qual &#232; il messaggio che si sente di dare ai giovani studenti che oggi si avvicinano alla fisica e alla scienza, affinch&#233; la conoscenza sia sempre uno strumento di pace e progresso per l'umanit&#224;?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dapprima una premessa : fintanto che un fisico si confina strettamente alla ricerca fondamentale, il cui scopo &#232; la conoscenza dei fenomeni naturali e delle leggi che li governano, e che quindi non &#232; personalmente implicato nella scelta di quali delle eventuali applicazioni rese possibili dai risultati delle sue ricerche vanno sviluppate e quali no, direi che non ha una responsabilit&#224; diretta di tali applicazioni. Vi &#232; pero' tutta una &#8220;zona grigia&#8221; nella quale dei fisici collaborano con ingegneri e tecnici sulla vasta gamma delle applicazioni, soprattutto nei settori del nucleare e della fisica della materia condensata (solidi, liquidi, gas, plasmi, &#8230;) : qui allora emergono delle responsabilit&#224; che possono essere anche molto gravi. Emblematico ne &#232; ovviamente l'esempio del &#8220;progetto Manhattan&#8221; che ha prodotto le prime bombe nucleari. Motivato dal rischio che Hitler potesse dotarsi per primo di tali armi spaventose, non tutti i fisici hanno abbandonato questo progetto quando era apparso chiaro che Hitler aveva rinunciato alla corsa alle armi nucleari.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Va poi detto che, scienziati o no, siamo tutti cittadini del mondo e quindi, in quanto tali, abbiamo la responsabilit&#224; di cercare, per quanto ci &#232; possibile, di favorire lo sviluppo delle applicazioni benefiche all'Umanit&#224; e di impedire quelle che sono malefiche (o anche pi&#249; semplicemente inutili). Ci&#242; &#232; particolarmente vero per i giovani, dato che sono confrontati a delle scelte che avranno poi un impatto sovente decisivo sul seguito della loro esistenza.
A questo proposito vorrei qui sottolineare alcuni fatti che personalmente ritengo importante tenere presenti nella formazione del loro orientamento. Intanto non &#232; affatto vero che le guerre, intese come forme di violenza collettiva, sono sempre esistite nella specie umana, anzi alla scala dell'et&#224; dell'homo sapiens sono un fenomeno relativamente recente (si puo' qui vedere il libro &#8216;The end of war' di John Horgan, Ed. McSweeney's, 2014, alle pagine da 35 a 61).&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Inoltre le guerre, alla stessa stregua che la schiavit&#249;, la tortura, la pena di morte, il colonialismo, l'apartheid, sono sempre barbarie, qualunque ne siano le cause specifiche ad ognuna di esse, e percio' debbono essere abolite in quanto incompatibili con le aspirazioni profonde dell'essere umano.
E cio' &#232; ovviamente ancora pi&#249; vero qualora si trattasse di guerre nucleari.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Indubbiamente nel processo di eliminazione delle armi nucleari &#232; essenziale tener conto della situazione geopolitica, talmente queste due realt&#224; sono strettamente interconnesse. Va anche rivolta una particolare attenzione alle bombe nucleari di relativamente minore potenza, le cosiddette &#8220;mini-nukes&#8221;, perch&#233; pi&#249; facilmente utilizzabili sul campo di battaglia, in associazione alle armi convenzionali, e che quindi comportano un rischio pi&#249; elevato di scatenare una guerra nucleare.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Si tratta, in altri termini di contribuire ad operare una transizione da una &#8216;cultura del nemico', perdente-perdente, ed attualmente dominante, verso una &#8216;cultura della cooperazione', vincente-vincente e fondamento sul quale costruire una pace giusta e durevole.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La prospettiva della fede&lt;/i&gt;. Professore, Lei crede in Dio? La grande scienziata Margherita Hack riteneva che la dimensione della fede fosse incompatibile con la ricerca. &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Si tratta innanzitutto di precisare di quale dio si parla : ad esempio Einstein affermava di credere nel dio di Spinoza, un dio immanente nell'universo ed in particolare nella natura, un dio impersonale che non si occupa della sorte degli esseri umani, un dio quindi molto diverso da quello della Bibbia (antico e nuovo testamento).&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dato che la condizione umana non ci consente di avere certezze assolute a questo proposito, si parla allora di &#8216;fede', la quale si trova a confronto anche con interrogativi importanti ai quali nessuno penso sia veramente in grado di rispondere. Perci&#242; personalmente preferisco esprimermi in termini di &#8216;speranza', cio&#232; l'esistenza di un dio infinitamente buono e misericordioso &#232; la mia pi&#249; grande speranza.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ho conosciuto Margherita Hack per la sua attivit&#224; scientifica e divulgativa e per il suo notevole impegno in campo sociale e politico, ma non ho avuto l'occasione di conoscerla personalmente.&lt;/p&gt; &lt;hr class=&quot;spip&quot; /&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Questa intervista &#232; stata diffusa anche da &lt;a href=&quot;https://www.farodiroma.it/aggiornato-dalla-fisica-delle-particelle-al-disarmo-nucleare-viaggio-nella-scienza-con-luigi-mosca-intervista-di-laura-tussi/&quot; class=&quot;spip_out&quot;&gt;Faro di Roma&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt; &lt;hr class=&quot;spip&quot; /&gt;&lt;/div&gt;
		
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