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Zerbino

di Sergej - venerdì 8 luglio 2022 - 1373 letture

Il “destino dell’Europa”, concetto controverso. Quantomeno considerando le due parole: “destino” ed “europa”, entrambe parole/concetti altamente controverse e complicate.

Nell’attualità contingente, sembrerebbe che la controversia internazionale vera è se l’Europa debba essere (nell’immediato futuro) zerbino della Russia o zerbino della Gran Bretagna (per conto degli Stati Uniti).

Qui non si rimpiange affatto l’idea di “fortezza Europa”, riproposta negli ultimi 40 anni dalle élite europee nel momento in cui hanno costruito l’Unione Europea a immagine e somiglianza delle classi al potere. La scelta di una unità di conto e di scambio denominato “euro” era chiaramente un atto di forza, contro i competitor economici internazionali: Stati Uniti (che difatti ce l’hanno fatta pagare) e gli altri. All’epoca i giornali di regime erano tutti a pontificare le “sorti progressive” e imperiali di un tale atto di forza, magnificare come l’euro cominciasse ad essere adottato persino dall’Iran in sostituzione del dollaro nei commerci internazionali. E la Germania “locomotiva dell’Europa” a spese di tutti (Paesi importatori e gli altri stessi Paesi dell’Europa), senza capire che non è così che funzionano gli scambi internazionali. Solo dei ciechi o degli stupidi potevano pensare che queste cose non potessero provocare una reazione.

Ma si pensi come per la “Costituzione europea”, rifiutata poi da molti dei Paesi componenti l’Unione, l’Italia non avesse trovato di meglio che mandare a capo della propria rappresentanza Giuliano Amato - politico di lungo corso ma certamente assolutamente non dotato di alcuna virtù “profetica” o di immaginazione politica.

Perché proprio questo è mancato alla “fortezza Europa”: l’immaginazione, il riuscire a pensare e pensarsi quale luogo propositivo di un altro modo di fare politica, di essere aggregazione di popoli e di persone. L’Europa dei banchieri e della finanza non ha idea di cosa ci sia scritto nelle vere costituzioni, quelle di Atene, Roma, Parigi e persino in quella americana. L’Europa avrebbe dovuto essere luogo dell’utopia, e dare speranza - soprattutto ai non privilegiati e alle masse di lavoratori e emarginati. È rimasto dominio dei partiti più retrivi della storia degli ultimi decenni, che si chiamassero “partito popolare” (cioè la destra religiosa e di censo) o “partito socialiasto o democratico” (cioè i moderati del “lasciamo tutto com’è”). Non essere una “fortezza”, ma il primo tassello della diffusione di una nuova identità collettiva estesa a tutte le Nazioni del mondo. Con le gambe corte non si va da nessuna parte. E alla prima occasione l’Europa - quella almeno che era stata assemblata tra il 1989 e il 2008) è stata abbattuta.

In realtà l’Europa non esiste più dalla guerra persa contro la Gran Bretagna. La brexit è stata una guerra, e l’Europa ne è uscita perdente. La Gran Bretagna non è più forte, ma come sempre nelle guerre “dopo” non sempre i vincitori ne escono bene da una guerra vinta.

Cosa farne ora di questo zerbino?

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Allargamento a Est della NATO-OTAN

Vi invito a leggere questa intervista a Emiliano Brancaccio, apparsa su Il Tascabile che va oltre questo discorso sull’ "ombelico" Europa.



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