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Z-eyes: Europamerica e "Il problema dell’altro"

Il ciclo di incontri EUROPAMERICA. Seminario di pensieri, organizzato presso l’Università di Urbino, è stato inaugurato il 16 marzo 2023 con la presentazione del libro...

di Martina Laghi Sarah Ricci Serafina Stasi - mercoledì 22 marzo 2023 - 1578 letture

Il ciclo di incontri EUROPAMERICA. Seminario di pensieri, organizzato presso l’Università di Urbino, è stato inaugurato il 16 marzo 2023 con la presentazione del libro Il problema dell’altro. Psicologia dei media tra identità e alterità (Franco Angeli 2022) di Massimo Eusebio. L’incontro, moderato dallo studioso e regista indipendente Andrea Laquidara, è stato un momento interessante di riflessione sull’utilizzo di internet e di come abbia influenzato le nostre vite e i rapporti con gli altri. Oggi non esistono più solo relazioni fisiche ma anche virtuali attraverso le piattaforme social e il web e se da un lato molti criticano l’eccessivo utilizzo di internet nella vita di tutti i giorni, dall’altro i social media sono stati concepiti, in un primo momento, come mezzo per avvicinare le persone e promuovere la socializzazione. Il web presenta diversi aspetti positivi e negativi: sta a ogni persona valutare i rischi e non cadere nell’esagerazione e nella dipendenza.

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Copertina de Il Problema dell’altro, di Massimo Giuseppe Eusebio

Tra gli aspetti positivi, è importante prendere in considerazione la funzione di internet di essere uno spazio di socializzazione, ma anche una piattaforma dove è diventato semplice e immediato attingere a informazioni di qualsiasi natura. Si parla perciò di sviluppo di una cultura condivisa e della creazione di piattaforme, come Wikipedia, dove poter trovare tutte le informazioni di cui si ha bisogno in tempo reale. La rivoluzione digitale non ha portato solo alla creazione di piattaforme social dove poter interagire e stringere amicizie; ha portato anche allo sviluppo di piattaforme come LinkedIn per favorire la ricerca di posti di lavoro e ampliare gli ambienti professionali. Le piattaforme social, LinkedIn, la posta elettronica sono tutti mezzi diventati ormai necessari ma molto utili per semplificare la nostra quotidianità in tutte le sue sfaccettature. D’altra parte, abbiamo anche aspetti negativi: l’eccessivo utilizzo della rete può portare a forme di dipendenze, all’intolleranza, all’istigazioni al conflitto e all’odio e a forme di ossessione per ricevere un alto numero di like o di follower. Internet ha inoltre incentivato una nuova costruzione della propria identità e di come questo abbia avuto un impatto sui rapporti con gli altri, sulla percezione che l’altro ha di noi stessi. I social hanno causato un fenomeno chiamato “ narcisismo digitale ” dove confrontandoci con gli altri sentiamo il bisogno di essere migliori, di avere tutta l’attenzione su di noi, di essere presenti e di apparire per essere riconosciuti dagli altri. Il peso di essere riconosciuti e condizionati dall’altro porta a un rapporto complesso con l’altro infatti si tende a negare la sua identità e la sua umanità e a sfociare in atteggiamenti violenti. Dall’individuazione di queste problematiche è importante adottare un atteggiamento critico per sfruttare al meglio le opportunità che internet può comunque offrire. Questo seminario mi ha colpito molto e mi ha fatto riflettere sui rischi che internet può causare soprattutto da un punto di vista sociale. È stato molto interessante il confronto tra noi e l’altro e dobbiamo essere consapevoli del conflitto che si può creare soprattutto per la nostra generazione profondamente condizionata e influenzata dall’uso del web.

Martina Laghi


Durante l’incontro, sono stati introdotti due concetti degni di nota, in merito ai quali è sorta una riflessione. Il primo è stato quello di Infosfera o Interrealtà, che fa riferimento al continuo passaggio tra il virtuale e il fisico, dovuto alla smaterializzazione della realtà. Infatti, oggi è diventato pressoché impossibile stabilire un confine tra l’online e l’offline: tutto ciò che accade nella vita reale viene trasposto nel mondo digitale, e spesso è difficile distinguere queste due realtà, sempre più interconnesse e interdipendenti. Ritengo però che questa affermazione, ovvero quella sorta di fluidità tra l’online e l’offline non sia sempre valida. Mi riferisco in particolare alla differenza che esiste tra vita vera e vita mostrata sulle piattaforme social. Da un lato diamo per scontato che ci sia una perfetta corrispondenza tra le due, ma dobbiamo ricordarci che “non è tutto oro quello che luccica”. Siamo portati a pensare che la vita di una persona sia perfetta, basandoci su quello che vediamo in rete, ma molto spesso non è così. Sui social noi rappresentiamo l’immagine che vogliamo dare di noi, che non necessariamente corrisponde alla realtà. In sostanza, credo che quella “coincidenza” tra identità online e offline tipica degli anni 2000 non trovi riscontro nella nostra società. Il secondo concetto è il narcisismo digitale, legato a una pulsione alla celebrità. Sulle piattaforme social, il peso dello sguardo dell’Altro si avverte molto, esercitando una notevole pressione sugli utenti del Web. Per uscire da questo “esame” da vincitori, siamo tutti naturalmente portati a presentare sui social la nostra immagine migliore, anche e soprattutto per soddisfare il bisogno di essere riconosciuti dagli altri. Tutto ciò può portare a delle tendenze narcisistiche ed egocentriche, che nel lungo periodo potrebbero farci perdere il senso della realtà. A tal proposito, credo che emerga una sorta di contraddizione nel nostro rapporto con l’Altro. Da un lato, infatti, ricerchiamo costantemente la sua approvazione nei palcoscenici digitali, mostrandoci quasi perfetti, ma dall’altro, il confronto con l’Altro e la sua presenza ci mettono a disagio, ci disorientano. Questo perché, usando le parole di Jean-Paul Sartre, lo sguardo dell’Altro ci assorbe, ovvero impedisce il nostro narcisismo, perché l’Altro si intromette in un qualcosa che dovrebbe essere solo nostro; quindi, a volte, tendiamo a negare la sua presenza. Attraverso questa negazione, la rete può diventare teatro di derive violente. Per questo credo sia necessaria un’educazione ai social, in modo tale da ridimensionare ciò che vediamo, cercando di cogliere le opportunità da essi offerte e al tempo stesso rispettando gli altri ed evitando incitazioni all’odio e alla violenza.

Sarah Ricci


L’avvento dei social media ha avuto un effetto particolare su quella che è la capacità di saper instaurare rapporti con l’altro. È questo uno dei temi che più mi ha colpito durante il seminario, proprio perché poneva l’accento su come il mondo della comunicazione e della realtà sociale siano in stretta relazione con il concetto della rappresentazione del sé e quindi della propria costruzione identitaria e come quest’ultima sia sovrapposta alla percezione dell’altro. Gli ambienti digitali hanno contribuito ad accrescere i confini del nostro sé, inizialmente attraverso la costruzione di identità virtuali, di avatar (si pensi a Second Life) e successivamente attraverso la creazione di profili social (Facebook, Instagram). Si è assistito, dunque, alla volontà di far coincidere sempre di più la nostra identità online con quella offline. Se da un lato questo fenomeno sembra essere una conseguenza positiva, è certo che ciò che si mostra online non sempre risulta fedele a quella che è la vita offline. Ciò che mostriamo sui social è spesso fatto in modo da influenzare chi cerca il nostro profilo. Sentiamo il peso dello sguardo dell’altro e ci moduliamo sulla base del giudizio dell’altro che porta a dare un’attenzione eccessiva a ciò che facciamo vedere e induce molti in forme di narcisismo. È come se tutto si incentrasse sull’essere presente (esserci) piuttosto che mostrare sé stessi e le proprie abilità. “Nel momento in cui siamo assorbiti dallo sguardo dell’altro, iniziamo a costruire la nostra identità”: vi è la continua necessità di sentirsi riconosciuti dall’altro, come se ciò costituisse una “garanzia” della propria esistenza.

Serafina Stasi



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