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X men Conflitto Finale

Terzo e finale episodio cinematografico dedicato ai mutanti della Marvel; con: Hugh Jackman, Ian Mckellen, Patrick Stewart, Famke Janssen, Rebecca Romjin, Kelsey Grammer, Ben Foster e Halle Berry.

di Antonio Cavallaro - mercoledì 7 giugno 2006 - 6791 letture

Uno dei pochi film del periodo a meritare un po’ d’attenzione, diciamo subito che l’ultimo capitolo sui mutanti della Marvel delude le aspettative. Il cambio di regia (Brett Ratner prende il posto di Bryan Singer) non ha regalato nessun nuovo slancio, anzi, concorre assieme alla sceneggiatura a fare di “Conflitto Finale”, l’episodio più debole di tutta la trilogia.

Una sedicente cura offre ai mutanti (esseri umani chiamati così per avere nel proprio DNA un cromosoma X mutato, da cui scaturiscono le varie ed eventuali diversità) la possibilità di diventare “normali”; se i cattivi (???) guidati da Magneto (McKellen) avvertono in tutto ciò un tentativo di sterminio della loro razza e reagiscono costituendo un esercito e preparandosi alla guerra, i mutanti buoni, gli X men, fedeli al sogno di fratellanza fra “sapiens” e “supersapiens” (o come in qualsiasi altro modo li si voglia chiamare) del loro mentore il professore Charles Xavier (Stewart), si pongono a difesa dell’intero genere umano combattendo straordinarie battaglie.

Scritta da Zak Penn come per l’episodio precedente (X men 2 è stato senza dubbio il migliore della serie), la sceneggiatura questa volta delude perché raffazzonata e superficiale, e questo aspetto dovrebbe essere il primo da evitare se si decide di scrivere un film sul mondo epico di un fumetto come X men. Certo qualcuno potrebbe anche dire che fumetti e film sono due cose ben diverse, ma i produttori dovrebbero tenere sempre a mente che i primi ad andare al cinema a vedere film di questo genere sono soprattutto i lettori dei fumetti.

La sceneggiatura per certi versi è anche coraggiosa, facendo morire alcuni fra i protagonisti senza ricorrere alla fine a nessun tipo di sotterfugio, liberandosi di personaggi interpretati da attori stanchi di far parte della famiglia X. Così se la Berry sopravvive perché ottiene quello spazio che chiedeva da due film, viene invece fatto subito fuori il pleonastico Ciclope, mentre Steward viene atomizzato e la bellissima Famke Janssen muore alla fine. Bella pensata quella di servirsi del ponte di San Francisco per raggiungere la clinica che cura i mutanti; quasi demenziale e molto divertente l’idea di mettere come sfondo al messaggio televisivo di Magneto una “scenografia”alla Osama Bin Laden.

La necessità di chiudere la trilogia, viene anteposta ai personaggi, tutti nessuno escluso, perdono lo spessore presente negli altri due film. Se la crescita dei personaggi di cui parlano attori e autori nelle interviste è incastonare Wolverine (Jackman) in un nuovo ruolo di eroe politically correct innamorato che prende coscienza delle proprie responsabilità e fare di Tempesta una tormentata mammina: rende tutto molto più debole.

La serie di problematiche sollevate dall’etica in un mondo abitato da esseri in grado di compiere dei quasi miracoli, da sempre uno degli aspetti più accattivanti della serie a fumetti perché metafore delle reali idiosincrasie del nostro tempo, è l’unico argomento che potrebbe davvero regalare interesse al film, ma viene solo affrontato con una superficialità di maniera. Si certo, vengono rispolverati tutti i clichè: l’invito alla tolleranza e al rispetto delle diversità su tutti, ma per poi essere messi a contorno di quello che più interessa gli autori: botte da orbi, situazioni impossibili, battute ad effetto, sentimentalismo e commozione post undici settembre. Alla fine il sole deve tornare a splendere comunque e il cattivo nell’ombra a tramare.

Per un po’ gli uomini x come gruppo non dovrebbero più tornare sul grande schermo, a tornare sarà soltanto Wolverine in un già annunciato film che lo vedrà solitario protagonista sempre interpretato da Hugh Jackman, che per quanto risulti simpatico, è troppo alto e fico per fare Logan.

Alla fine nei film tratti dai fumetti supereroistici il problema è sempre lo stesso e sta a monte. I produttori realizzano prevalentemente questi film per indirizzarli ad un pubblico di spettatori molto giovani, più idonei a supportare le miriadi di gadget e iniziative parallele atte alla promozione del prodotto e fonte cospicua di introiti per tutti i livelli coinvolti (fumetti, cinema, sponsor e star-system), mortificando -banalizzandoli- senza nessuno scrupolo, dei veri e propri capolavori che hanno saputo raccontare le paure e gli interrogativi del nostro tempo servendosi dei canali del fumetto, che nulla hanno da invidiare a quelli di altre e diverse tipologie d’arte; a scapito anche del genio visionario e creativo di molti bravissimi autori del settore, che per il contenuto delle opere prodotte meriterebbero ben altri riconoscimenti.


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