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Wokismo

La fine del wokismo è tema di cui si discute. Il wokismo è la sovrastruttura del capitalismo senza limiti...

di Salvatore A. Bravo - sabato 29 agosto 2026 - 330 letture

La fine del wokismo è tema di cui si discute.

Il wokismo è la sovrastruttura del capitalismo senza limiti, pertanto fin quando il modo di produzione capitalistico sarà saldo sulle sue macerie e sul sangue dei vinti, non potrà che modificarsi ma senza obliarsi. Preparare la fine del wokismo con il suo relativismo soggettivistico senza eguali nella storia dell’umanità significa progettare l’alternativa.

Il capitalismo è un prodotto storico frutto di coincidenze e contingenze aleatorie, pertanto non è eterno, e questa è già una buona notizia, per cui passerà con i suoi disastri antropologi e ambientali. Tucidide ci ha insegnato che un sistema che ha perso il senso del limite non può che decadere ed essere superato, in quanto è eroso da guerre e da irrazionalità. Siamo dunque nella fase calante del capitalismo, non conosciamo tempi e colpi di coda, ma sappiamo che bisogna lavorare per pensare il suo superamento.

Uscire dalla fase infantile del pessimismo o dell’attesa mistica delle forze della dissoluzione e della progettazione è quanto mai opportuno. Non ci sono leggi oggettive della storia a cui affidarsi, non ci sono divinità da invocare, e comunque senza il lavoro dello spirito dei singoli e delle comunità nulla sarà possibile. Le circostanze storiche devono essere lette e guidate sapientemente verso i fini oggettivi. Questi ultimi sono finalità elaborate a prescindere dal soggettivismo, il lavoro dello spirito consiste nella capacità condivisa di vincere resistenze e desideri personali per elevarsi all’universale.

La giustizia sociale non può essere solo un grido, è ragione, è discernimento, è progetto con cui il soggetto volontariamente si pone in sintonia con la storia e con la ragione etica. A noi che siamo prigionieri in un orizzonte storico in cui la vita interiore e intellettuale sembra estinta, non ci pare possibile che ciò sia possibile, per cui ci si rifugia nel pessimismo o nella speranza di leggi oggettive che decideranno per noi.

Il sistema capitalistico con il suo sistema mediatico di controllo e affermazione delle idee delle classi padronali in questi decenni, purtroppo, ci ha insegnato che il presente è eterno, con tale stratagemma ideologico ha spezzato la volontà di molti. In realtà è il potere mediatico e tecnocratico ad aver prodotto la convinzione che “il presente” è eterno, e anche il fatalismo dei marxisti ortodossi, ormai sono in pochi, è anche il risultato del fatalismo indotto dal dominio dei padroni, che riescono a disinnescare molte opportunità storiche e a cancellare bivi che si aprono improvvisi con il potere di condizionamento delle coscienze e con un sistema che appiattisce la vita interiore dei singoli. Il deserto interiore produce fatalismo e attese, e dunque, ci si deresponsabilizza verso la storia e verso il presente.

L’immaginario è sterilizzato e colonizzato dalle idee egemoniche in modo consapevole e inconsapevole, per cui si “crede” che il presente sia eterno o si attendono gli eventi che muteranno il destino degli infelici. Uscire dal fatalismo e dal pessimismo con le sue formule mediatiche non è cosa semplice, poiché significa uscire dal gregge e indicare che il “nuovo” bisogna volerlo e pensarlo nelle circostanze date. Osare il nuovo, e divergere dal passato che mai tornerà, è ulteriore passo verso l’emancipazione dai ceppi del tempo a capitalismo integrale. Dunque sconfiggere il wokismo significa uscire dall’azzeramento delle coscienze e dagli inganni del sistema.

Il wokismo crede religiosamente nel “niente”. Religione malvagia del nulla, il wokismo ha posto sugli altari il niente e il disprezzo verso ogni idealità e metafisica. La nostra è la prima civiltà della storia che ha ridotto la verità a niente e l’essere umano a un prodotto del sistema, e pertanto è privo di natura. Non restano che le pulsioni a ritmare i giorni dell’insensato. Il postmodernismo è stato la sua consacrazione filosofica con la benedizione delle accademie sostenute dai “padroni”.

Il wokismo è in noi e tra di noi, nessuno escluso, ma l’essere umano può pensare strutture e sovrastrutture e uscire dalle caverne del capitalismo. Marx ed Engels pur borghesi sposarono la causa del proletario; San Francesco figlio di mercante abbandonò l’idolatria delle merci per lo spirito e per incontrare le piaghe di Cristo in tutti, e si potrebbe continuare. Certo si è sempre all’interno di un orizzonte storico con le sue grammatiche, pertanto “l’oggettività critica” è sempre un approssimarsi. Il wokismo può essere superato con l’esodo dal fatalismo, ma non senza fondazione metafisica.

Nessun esodo può portare all’emancipazione dal relativismo fatalistico che corrode le fragili soggettività al soldo del totalitarismo. La prassi senza la teoretica è destinata a estinguersi nelle contingenze della storia e nella buona volontà dei resistenti. Rifondare la metafisica e definire l’essere umano nei suoi fondamenti ontologici significa respingere il wokismo con le sue suadenti tentazioni nichilistiche e riportare la ragione oggettiva nel regno della sola ragione strumentale.

La progettualità senza fondamento metafisico non può che insabbiarsi tra dubbi e interrogativi, mentre la chiarezza metafisica definisce il bene i fini oggettivi e comporta la chiarezza valutativa olistica del fare e dei sistemi.

Oggi il cittadino medio preda del soggettivismo ha rinunciato a valutare e ad agire, in quanto ha perso il “senso del bene e del male” su cui si fonda la buona politica. Senza fondazione metafisica non si conosce la “direzione da intraprendere”, pertanto pur in condizioni storiche potenzialmente positive o rivoluzionarie, si resta a guardare senza aver compreso la possibilità storica che sfuma nella riaffermazione del capitalismo woke.

I tempi della storia sono sconosciuti, ma la chiarezza del presente consente di lavorare per ciò che verrà, è sicuramente una scommessa, perché nessuno ci assicura il futuro, ciò che è certo è che bisogna lottare per riumanizzarci.


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