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W lo stage

Un anno fa, una neo-laureata in Lingue e Letterature Straniere scaricò il bando da Internet e inoltrò domanda. Era previsto che ogni candidato...

di Chiara Manfrinato - mercoledì 13 aprile 2005 - 6848 letture

Tutti gli anni, il CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) pubblica, insieme al MAE (Ministero degli Affari Esteri) un bando per tirocini all’estero, da svolgere presso le Ambasciate, le Rappresentanze consolari, gli Istituti Italiani di Cultura, le Rappresentanze Permanenti presso le Organizzazioni Internazionali e il Ministero degli Affari Esteri. Un’opportunità interessante per laureandi e neo-laureati che vogliano arricchire il proprio curriculum.

Esattamente un anno fa, una neo-laureata in Lingue e Letterature Straniere (che chiameremo C.M. a garanzia dell’anonimato), scaricò il bando da Internet e inoltrò domanda. Era previsto che ogni candidato indicasse due destinazioni preferenziali. C.M., che per errore si era specializzata in inglese ma aveva il francese nel cuore, scelse l’ICC di Lille, e in alternativa un’Ambasciata di un Paese dell’Europa centrale, retto da una monarchia e sede di numerose istituzioni comunitarie, caratterizzato da una situazione di bilinguismo. Non perché fosse un’Ambasciata, ma semplicemente perché il tirocinante era richiesto per l’Ufficio Stampa e Culturale.

C.M. non ci sperava nel tirocinio e, nel frattempo, si guardava intorno, alla ricerca di un Master (ma quella è un’altra storia). Finché un giorno, una breve telefonata dall’Ufficio Relazioni Internazionali dell’Università la informò che a settembre sarebbe partita per la Capitale d’Europa.

C.M. si mise in contatto con colui il quale, secondo le indicazioni del CRUI e del MAE, sarebbe stato il suo tutor, per tutta la durata del tirocinio. Addirittura il Primo Consigliere, il numero due di Sua Eccellenza, nella gerarchia dell’Ambasciata. Decisero insieme che C.M. si sarebbe presentata il 15 settembre.

C.M. trascorse i mesi di luglio e agosto, navigando su Internet alla ricerca di una sistemazione, trovò un monolocale non troppo lontano (ma molto costoso) da quella che sarebbe stata la sua sede di lavoro, fece i bagagli e salì sul suo aereo.

Il 13 settembre, dopo essersi sistemata nella nuova città, chiama l’Ambasciata. Buongiorno, dice. Sono C.M., la stagista, si presenta. Vorrei parlare con il Primo Consigliere, conclude. Il Consigliere non c’è, le rispondono. È in ferie, aggiungono. Tornerà tra due settimane, concludono. Ma io dovrei iniziare il tirocinio tra due giorni, balbetta una C.M. piuttosto titubante. Bene, si presenti alle nove e chieda della Dottoressa X.

Il 15 settembre, alle nove in punto, C.M. bussa alla porta dell’Ambasciata. Al carabiniere che l’accoglie spiega chi è, cosa fa lì e, soprattutto, chiede di vedere la Dottoressa X. Non è ancora arrivata, le dice. E, accompagnandola in uno stanzino buio e freddo, aggiunge, Può aspettarla qui.

Benvenuta signorina, la accoglie la Dottoressa X. E, nel corso di uno sbrigativo colloquio formale, le annuncia, La nostra è una piccola Ambasciata, non c’è un Ufficio Culturale e l’Ufficio Stampa, beh, non è che ci sia molto da fare. Comunque, poi vedrà col Primo Consigliere. Intanto si sistemi in quella stanza al secondo piano.

C.M. si sistema in quella stanza al secondo piano e inizia ad aspettare.

C.M. è rimasta in Ambasciata per un mese e mezzo, anziché per tre. Non ha mai lavorato con nessun Ufficio Culturale. Tutte le mattine, le consegnavano i quotidiani di lingua francese, li leggeva, poi selezionava gli articoli che parlavano dell’Italia, li fotocopiava, li ritagliava con le forbici e li incollava su fogli che avrebbe spedito, via fax, al Ministero.

Rimaneva tutti i giorni in Ambasciata dalle nove del mattino alle cinque del pomeriggio (un giorno che, esaurita la pazienza, non rientrò dalla pausa pranzo, fu aspramente ripresa, come se tutto il peso dell’Ambasciata si reggesse esclusivamente sulle sue spalle), a braccia conserte, chiedendosi cosa ci facesse lì ed elemosinando qualcosa da fare a tutti quelli che incontrava. Finché l’Addetto Scientifico, probabilmente mosso a pietà, le affidò qualche traduzione e la coinvolse nei suoi progetti.

Per l’intera durata della sua permanenza in Ambasciata, a C.M. non fu data nemmeno una scrivania; ne divideva una, insieme a un pc, con una contrattista autoctona. Quando propose di portare il suo notebook per potersi dedicare alle traduzioni e alle ricerche che faceva in rete per l’Ufficio Scientifico, le risposero che non era permesso dalle regole. Per l’intera durata della sua permanenza in Ambasciata, a C.M. non fu mai detto quali avrebbero dovuto essere i suoi orari; continuava a rispettare l’altrui 9-17 (scoprì solo al suo rientro in Italia, grazie all’Ufficio Relazioni Internazionali della sua Università, che ai tirocinanti di richiedeva un part-time).

Quando C.M. scrisse una lettera al Primo Consigliere, nella quale gli comunicava che aveva deciso di concludere anticipatamente il suo tirocinio, l’Ambasciata fu colta da un profondo stupore.

Tornata a casa, C.M. aggiornò il suo curriculum. Nonostante il tirocinio presso l’Ambasciata d’Italia nella Capitale d’Europa, non è stata assunta nemmeno come operatrice nei call-center.


Rispondere all'articolo - Ci sono 3 contributi al forum. - Policy sui Forum -
> W lo stage
14 aprile 2005, di : Alex

Certo lo stage è stato un pò sfigato ma c’è molto di peggio. Per inciso, non è detto che tutti gli stagisti vengano assunti, lo stage è solo una esperienza formativa. Credere di fare stage per esser assunti è sbagliato.
    > W lo stage
    15 aprile 2005, di : Chiara

    >Credere di fare stage per essere assunti è sbagliato.

    Infatti. Ma anche credere di fare stage per imparare (o semplicemente per fare) qualcosa è sbagliato?

> W lo stage
14 aprile 2005, di : giuliano

E’ sicuro che non ti assumano, dal momento che sempre più spesso l’unico scopo dello stage è quello di risparmiare su lavori di bassa manovalanza. Io mi sono stufato di chiedere l’elemosina nelle aziende e fare la faccia contenta di fronte allo sfruttatore. Massima solidarietà a C.M., ma non ti abbattere, fight for your rights Giuliano
    > W lo stage
    15 aprile 2005, di : Chiara

    Una cosa questo stage la insegna: è cosa buona e giusta tenersi alla larga dalle pubbliche amministrazioni.
http://generazionestage.splinder.com/
26 maggio 2007 |||||| Sito Web: http://generazionestage.splinder.com/

Raccontateci la vostra esperienza! http://generazionestage.splinder.com/