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Voto di scarto

Nell’epoca del precariato anche il clientelarismo delude. Ecco alcuni casi e una proposta per smarcarsi dall’obbligo di votare il politico "scambista"...
di Lorenzo Misuraca - mercoledì 10 maggio 2006 - 4616 letture

A poco serve, in Sicilia, fare campagna elettorale in nome di valori e ideali politici. I missionari dell’utopia si trovano spesso nella frustrante situazione di sentirsi rispondere: “Non posso, mi spiace. Il voto lo devo dare a Nino Truffaldoni perché ci ha trovato il posto a mio cugino”. Che il cugino abbia ottenuto in cambio di eterna fedeltà, sua e della sua famiglia, un lavoro part time per 6 mesi poco importa. Questo è il metodo, questo il sistema. Ma cosa e in che modo i candidati riescono a dare effettivamente ai fiduciosi cittadini pronti a eterni ex voto elettorali? Abbiamo chiesto un po’ in giro.

Innanzi tutto, va detto che il tempo delle vacche grasse è finito da un pezzo. Anche il voto clientelare si adegua alla legge 30 sul lavoro, e il posto fisso diventa promessa ostica anche per il politico navigato. Nel trapanese, i più fortunati, ma sono sempre meno, riescono ad ottenere la regolarizzazione come impiegati del Comune dopo anni di precariato, strappando stipendi che si aggirano tra gli 800-900 euro degli spazzini ai 1200 circa dei dipendenti di fascia superiore. Pochi e rari anche i posti fissi a disposizione alla Regione (un tempo paradiso terrestre del futuro garantito). Se escludiamo vergognose trovate, come quella di Cuffaro di assumere 10 portaborse del centrodestra in qualità di giornalisti. Altra eccezione, i primari degli ospedali isolani, che in buona parte provengono da nomina politica e possono contare su stipendi che si aggirano sui 4mila euro.

Ma la a vera zona d’ombra su cui i politici locali possono costruire i propri feudi elettorali è la boscaglia del precariato.

Fino a pochi anni fa, le cooperative di servizi erano il mezzo privilegiato per inserire una cittadino votante che si era comportato bene all’interno del Comune o della Provincia. Si affidava la gestione dei servizi, soprattutto di carattere sociale, a cooperative direttamente o indirettamente controllata da un uomo politico, che inseriva nei posti a disposizione i propri raccomandati. Il metodo esiste ancora, ma negli ultimi anni va di moda affidarsi a associazioni di volontariato create ad hoc per svolgere assistenza sociale, come le attività ludiche per i bambini dei quartieri disagiati. Solo che queste associazioni di volontariato si fanno volontariamente pagare. Anche in questo caso, il ruolo del politico di turno è essenziale per certificare la serietà dell’associazione e per procurargli l’appalto di gestione dei servizi comunali. Gli stipendi, sia nel caso delle cooperative che in quello del “volontariato”, variano a secondo delle ore di lavoro svolte. In genere, se va molto bene, ci si può trovare a guadagnare 800 euro al mese per svolgere lavori tali e quali a quello che fa un impiegato comunale a tempo indeterminato: abbiamo raccolto “voci” su politici che trovavano questo tipo di lavoro ai raccomandati tramite cooperativa, richiedendo indietro una percentuale di 200 euro su 800. Nella maggior parte dei casi, però, accompagnare i “bambini difficili” al mare frutta attorno ai 400 euro al mese. La durata di questo tipo di lavori raramente supera i 12 mesi.

Se ci concentriamo sulla tipologia di contratto offerto al votante in cerca di briciole, possiamo dire che, diventati obsoleti i Lavoratori Socialmente Utili (ribattezzi vox populi “socialmente inutili”), la frontiera del diritto scambiato per favore passa per i contratti a progetto (Co.Pro). In teoria, il lavoratore viene assunto per realizzare un progetto, è un collaboratore indipendente e non ha obbligo di orari. In pratica, ha solo doveri e nessun diritto: lavora quanto, quando, e come gli altri, e guadagna la metà. I contratti a progetto vengono spalmati dai politici siciliani su qualsiasi interesse di scambio elettorale. In un caso che ci è stato raccontato, nel siracusano, l’interessamento di un candidato eletto ha permesso l’assunzione con contratto a progetto in un ipermercato per sei mesi: paga 400 euro per 12 ore di lavoro al giorno. Nella stessa zona, una agente di sicurezza viene assunto grazie a raccomandazione eccellente con una combinazione di contratto part time e a progetto a 900 euro al mese per 8 ore lavorative. I Co.Pro vengono anche utilizzati per assegnare posti in Comune o alla Provincia tramite speciali carambolazioni. Ad esempio, la Provincia delega il compito di trovare personale adeguato per servizi di cui necessità a un’agenzia intermediaria di lavoro interinale. Formalmente la scelta spetta all’azienda, che prende una percentuale sulle persone “collocate”. In pratica, chi deve lavorare lo sceglie sempre il solito politico che piazza l’elettore fedele, tramite apposita segnalazione all’agenzia compiacente. I contatti a progetto raramente superano la durata di 6 mesi, e obbligano il lavoratore alla fedeltà perpetua per il timore che il contratto non venga ripetuto. In alcuni casi si arriva al paradosso di persone che sono state costrette a votare il centrodestra per avere il lavoro e nelle elezioni successive il centrosinistra per avere il rinnovo del contratto. Per gli amici veri, l’onorevole di turno ha uno speciale asso nella manica: i corsi di formazione professionali. Neolaureati con scarsa conoscenza della materia vengono “consigliati” come docenti di informatica o lingue straniere in corsi presso istituti privati, spesso finanziati dal pubblico, che durano alcuni mesi e fruttano al fortunato diverse migliaia di euro. Il gradino più basso della scala del clientelarismo è costituito dal servizio civile volontario. Dopo la fine della leva obbligatoria, anche i maschi entro i 28 anni possono vincere il concorso e svolgere un’attività socialmente utile per 12 mesi. La paga è di 400 euro mensili. E in Sicilia, spesso, il primo prossimo che si aiuta è il politico di turno, che si ringrazia dell’interessamento con i voti della famiglia.

Visti alcuni degli escamotage utilizzati, ci permettiamo di dare un consiglio ai bisognosi di travagghiu, per smarcarsi gradualmente dal voto di scambio. Alle prossime elezioni, molto vicine, pretendete dal vostro santo politico protettore un po’ di rispetto e mettete le cose in chiaro: la quantità di voti che gli darete e il numero di elezioni per cui gli resterete fedeli sarà proporzionale alle garanzie del lavoro che vi trova. Alcuni esempi: un posto a tempo indeterminato di 1200 euro mi permette di campare la famigghia? Allora, caro onorevole, si, per ogni sacrosanta elezione io, mia moglie e i miei figli maggiorenni - ma a carico - ti daremo il voto. 800 per un lavoro di 12 mesi? In questo caso, ti posso garantire il voto del nucleo familiare per una sola elezione. Da 600 in giù, ci campo a malapena io, e quindi mi pare brutto chiedere di votarti pure a mia moglie. Per non parlare del lavoretto estivo con i bambini disagiati a 400 euro per 3 mesi. Ti voto per gentilezza, ma all’altra Camera bilancio con un voto al partito più distante da te. E così via. Ai soldi e alla durata del contratto, si possono aggiungere variabili come la pesantezza del lavoro e il prestigio che se ne rileva passeggiando la domenica per la piazza del paese. Preparate una tabella con le vostre esigenze, concordatele con i familiari e, se lo scambio non è equo, cominciate a prendere in considerazione la possibilità di rifiutare l’affare.


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Voto di scarto
16 maggio 2006

lore sei sempre il mio giornalista preferito gianlu
MEGLIO NON VOTARE PROPRIO
18 maggio 2006, di : Giovannella

Ottimo articolo, ben scritto e particolareggiato. Personalmente aggiungerei che il lavoro è meglio cercarselo da soli, e ai politici più che il voto andrebbe un calcio in culo.

Complimenti anche per non avere fatto il ruffiano alla Borsellino: ne abbiamo veramente abbastanza. E’ solo una opportunista, che promette di fare l’impossibile. Vorrebbe lottare contro la mafia, e finge di non sapere che la mafia è radicata nei geni dei meridionali. Sarebbe come pretendere di far sbiancare i negri.

Basta con i voti di scambio! Basta con i voti senza scambio! Tanto sono tutti uno più imbroglione dell’altro, tutti falliti e arraffoni che vogliono arricchirsi prendendo per il culo gli imbecilli.

    MEGLIO NON VOTARE PROPRIO
    18 maggio 2006, di : regulus21

    Che tenera! Critichi il voto di scambio e chiami la Borsellino "opportunista"??? Appoggiarla alla Regione vuol dire fare il ruffiano??? Nemmeno Salomone potrebbe sciogliere il tuo enigma.

    Anche se il grassetto finale mi fa pensare ad una indignazione da "parte lesa"...

    MEGLIO NON VOTARE PROPRIO
    18 maggio 2006, di : Lorenzo Misuraca

    Le persone che stanno appoggiando la Borsellino, come me, non lo fanno per fare "i ruffiani", ma perché la credono diversa dagli altri politici arraffoni. per quanto riguarda la mafia che sarebbe genetica per i meridionali, è un’affermazione così idiota che si commenta da sola.
    MEGLIO NON VOTARE PROPRIO
    24 maggio 2006, di : disonorevoli.it

    un’affermazione come la tua è tanto grave quanto ignorante. se votare una speranza di cambiamento vuol dire essere ruffiani, dopo il coglioni vedrò di digerire anche questa ........fatto.

    quanto al voto di scambio propongo un golpe. accettate, pacchi di pasta, telefoni, lavatrici, soldi e promesse per lavoretti in cambio.

    poi applicate il loro metodo:non mantenere la promessa. non votateli! non lo scopriranno mai e avranno speso una barca di soldi (nostri)

    vendetta sociale!