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Vogliono uccidere la lotta alla mafia - sgomberato il cpo Experia

Venerdì 30 ottobre la mafia e una parte delle istituzioni politiche catanesi gioiscono. Il centro popolare occupato Experia dopo diciassette anni è stato finalmente sgomberato.
di Ugo Giansiracusa - sabato 7 novembre 2009 - 2708 letture

A diciassette anni un ragazzo di un quartiere popolare di Catania è già uomo. Anzi no. Finchè non è maggiorenne non può andare in carcere. Per questo i ragazzi e i bambini sono usati per spacciare nelle piazze e nelle vie del quartiere. A diciassette anni un ragazzo dei quartieri popolari di Catania spesso non ha già alcuna scelta. La scuola si lascia presto. Bisogna portare soldi a casa. A diciassette anni si ha un destino segnato. Nel migliore dei casi un lavoro manuale. Nel peggiore la delinquenza. Ma un ragazzo nato diciassette anni fa nella zona di via Plebiscito ha trovato qualcosa di diverso. Assieme a lui nasceva il centro popolare occupato Experia. In quel quartiere dove l’assenza dello stato è quasi totale. Un altro mondo. Altre leggi. Altro modo di vivere. Altra morale.

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In quel quartiere se una pattuglia di polizia incontra dei turisti li scorta fuori, come ho visto succedere. In quel quartiere la processione della santa patrona si ferma per celebrare i mafiosi morti. In quel quartiere la droga si vende in strada come la carne di cavallo arrostita sulla brace.

Diciassette anni fa dei ragazzi idealisti e coraggiosi, utopisti e incoscienti hanno occupato uno stabile abbandonato da tempo con l’idea di portare cultura e di offrire un luogo di aggregazione. Di fare politica, spicciola e semplice offrendo qualcosa di nuovo e diverso ad un quartiere che non ha mai avuto nulla. E c’è da lottare con la diffidenza. Con una cultura di chiusura e di emarginazione. Ci vogliono anni e anni per farsi accettare almeno un poco dalla gente del quartiere. Ci vogliono iniziative e parole e un rapporto che poco alla volta si instaura tra due mondi completamente diversi. E si cresce insieme. E insieme si prova a superare quella divisione marcata tra la Catania popolare e degradata e la Catania benestante e borghese. Diciassette anni di sforzi. Un doposcuola per i bambini. Una palestra popolare aperta a tutti. Un’officina per riparare e rivendere a basso prezzo biciclette vecchie. Concerti. Spettacoli teatrali. Iniziative e manifestazioni culturali e multietniche. Corsi di anno in anno diversi e nuovi. Un’alternativa alla strada, semplicemente.

Tutto questo è finito venerdì 30 ottobre. Alle 5,30 del mattino, con ingiustificata violenza, la polizia si è avventata contro i ragazzi e le ragazze del centro sociale che con le mani alzate cercavano di manifestare pacificamente il loro dissenso. Manganelli contro mani nude alzate al cielo. Sui youtube potete facilmente trovare il video di quei momenti. Il risultato è di una decina di ragazzi finiti al pronto soccorso. Il silenzio totale dell’informazione nazionale e un paio di servizi sulle tv locali. E si sa. Il silenzio uccide.

Ma in tutta questa storia c’è un problema. La cultura e il dialogo creano coscienza. La coscienza sociale non si può manipolare facilmente. Alla politica catanese, alla politica siciliana serve gente manovrabile. Serve gente a cui andare a chiedere il voto per dieci euro, una promessa o una busta della spesa. Questo è il problema dell’Experia. Certo, la facciata è un’altra. La versione ufficiale è che quei locali servono all’università. In un quartiere dove non c’è un doposcuola né un campetto di calcio né un’altalena. In un quartiere dove i killer uccidono a volto scoperto. Dove i boss mafiosi spadroneggiano e comandano con leggi ferree, il problema della legalità è rappresentato da un centro sociale occupato. Voi ci credete veramente? Voi credete che la soluzione sia una sede universitaria?

Io credo che il degrado e l’ignoranza siano il potere su cui si fonda una parte della classe politica catanese. Credo che ai politici seduti sugli scranni del comune (gli stessi che hanno permesso un buco di bilancio pauroso, senza fare nulla per la città) il degrado serva. Credo che per alcuni dei politici catanesi il pericolo non sia la mafia ma chi la mafia la vuole combattere, dal basso, togliendo mani e menti al non-futuro a cui sono destinati. Credo che la collusione tra mafia e politica sia il mostro che uccide questa città. Credo che l’emarginazione e il degrado di certi quartieri sia una scelta, volontaria, voluta, cercata e difesa, perfino con le carte false di una presunta legalità e con l’uso delle forze dell’ordine. Ecco il paradosso diabolico. La legge e la polizia usate per combattere chi lotta contro la mafia. Lo stato al servizio della cultura mafiosa. Questa è la realtà di questa città.

A questo punto si impone una scelta. Difendere il centro popolare Experia non significa difendere il comunismo. Non significa giustificare la pratica dell’occupazione di spazi abbandonati. Difendere il cpo Experia non significa giustificare una parte politica contro un’altra. La scelta che abbiamo davanti e che ci si impone è, prima di tutto, tra una cultura e una logica e un mondo mafioso e uno che non lo è. E io difendo qualsiasi persona, movimento, giornale, realtà, partito politico, religione e quant’altro in questa città e in questa regione faccia, anche solo un briciolo, di lotta alla mafia e alla cultura mafiosa. Per questo motivo chiedo a chiunque di difendere il centro popolare Experia, con qualsiasi mezzo che una lotta pacifica e corretta possa permettere. Prendendo spunto da quei ragazzi e ragazze che si trovano a difendersi e lottare a mani nude contro la mafia e contro una giustizia, nelle migliori delle ipotesi, cieca.


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