Vocabolario resistente: Lettera G

Nuova puntata del Vocabolario Resistente, di Alessandra Calanchi. Questa settimana tocca alla lettera G...

di Alessandra Calanchi - domenica 14 settembre 2025 - 549 letture

1, GVB
2, gay
3, gender, g. based, g. based violence, g. diversity, g. dysphoria, g. expression, g. identity, g. ideology, g.-affirming care, g. nonconformity, g. transition, gendered, genders
4, geothermal, GHG emission, GHG monitoring, GHG modeling
5, global warming
6, green, g. infrastructure, greenhouse gas emission, groundwater pollution
7, Gulf of Mexico


1, GVB è un marchio della Biopharma, leader mondiale nella produzione di derivati della cannabis.

Oppure un tipo di pelle usata per borse e accessori, la principale compagnia di trasporti di Amsterdam, il Guam Visitor Bureau, ma anche la serie tv Girls Vs Boys.

Sù, un po’ di immaginazione.


2, gay, un termine che a lungo ha indicato una persona gaia, vivace, allegra e festosa.

Il suo uso per indicare le persone omosessuali iniziò negli Stati Uniti negli anni Venti e si diffuse globalmente con il movimento di liberazione omosessuale negli anni Sessanta. La storia del Gay Pride, invece, ebbe inizio nel 1969 con i moti di Stonewall a New York, quando la comunità LGBT+ si ribellò a un ennesimo raid della polizia nello Stonewall Inn, un bar del Greenwich Village.  Un anno dopo, il 28 giugno 1970, si tenne la prima marcia del Gay Pride a New York. Da allora, il Pride è diventato un evento annuale, che si celebra in tutto il mondo, per celebrare l’orgoglio, la visibilità e i diritti della comunità LGBTQ+.

In Italia, il primo Gay Pride nazionale ufficiale si svolse solo 25 anni dopo, nel 1994, a Roma.

Eppure, il fascismo (congenialmente e radicalmente omofobo) era “finito” da un bel po’.


3, gender, g. based, g. based violence, g. diversity, g. dysphoria, g. expression, g. identity, g. ideology, g.-affirming care, g. nonconformity, g. transition, gendered, genders = genere; basato sul genere; violenza – diversità – disforia – espressione – identità di genere; “ideologia gender”; formazione di personale sanitario relatovamente all’identità di genere; non conformità di genere; transizione di genere; relativo al genere; generi.

Il Presidente è ossessionato dal “genere” e si vede bene da questa lista. Il sesso va bene perché è (o sembra) qualcosa di controllabile, di immutabile, di biologicamente definito, mentre il genere (che potremmo definire la sua controparte identitaria, legata anche all’ambiente, alla cultura, alle scelte) è una minaccia. Tutto questo è irragionevole e folle. La stessa idea, in Italia, che esista una pericolosa teoria gender, farebbe ridere se non fosse drammatica. Servirebbero pagine su questo punto, ma mi limiterò a ribadire che ogni allusione esplicita al “genere” sta diminuendo nei discorsi pubblici e ovunque ci sia pericolo di ritorsioni o licenziamenti, corsi universitari compresi. Di nuovo, consiglio il Vocabolario degli Studi di Genere a cura di Paolo Nitti (Franco Cesati Editore 2025).


4, geothermal, GHG emission, GHG monitoring, GHG modeling = geotermico/a; emissione – monitoraggio – modellizzazione di gas serra

L’espressione gas serra (GreenHouse Gas) si riferisce ai gas atmosferici che intrappolano il calore e riscaldano la Terra. I gas serra più comuni includono il vapore acqueo, il diossido di carbonio, il metano e lil protossido di azoto. Le attività umane sono la causa primaria dell’aumento dei livelli di gas serra, e pertanto vengono ritenute responsabili della creazione del cosiddetto “effetto serra” e del cambiamento climatico mondiale.

Cambiamento che per Trump non esiste.

Dunque, eliminando le parole che ne descrivono la storia e le conseguenze, eliminiamo il problema alla radice. Facile, no?


5, global warming = riscaldamento globale

Vedi sopra.


6, green, g. infrastructure, greenhouse gas emission, groundwater pollution = verde, infrastrutture verdi, emissione di gas serra (ripetizione: vedi punto 4), inquinamento delle falde acquifere

Ormai nemmeno noi in Italia diciamo verde, ma green.

È tutto green, l’ecologia, l’economia, l’alimentazione, ma spesso purtroppo non c’è nulla di serio dietro la facciata e la parola, di per sé importantissima, viene sbandierata come una discolpa.

E pensare che gli americani hanno creato parchi meravigliosi come Yellowstone, che proprio nell’America del nord sono nati i movimenti ambientalisti (il primo Earth Day fu festeggiato nel 1970). No, adesso green fa paura, oppure viene addomesticato o frainteso.


7, Gulf of Mexico = Golfo del Messico

Secondo la Neolingua Trumpiana, il Golfo del Messico deve essere rinominato Golfo d’America.

La decisione di Trump di cambiare nome al Golfo del Messico, che si chiama così da oltre 400 anni, ha sollevato molte critiche e discussioni. Alcune organizzazioni, come Google Maps o Apple, hanno adottato immediatamente la decisione cambiando il toponimo nelle loro mappe (cosa che ha scatenato ricorsi da parte del Messico), mentre altre, come l’Enciclopedia Britannica e la Treccani, hanno preferito mantenere le cose come stanno, mettendo in dubbio l’autorità di Trump nel prendere una simile decisione. Per Il Manifesto è un grave atto di cancel culture che comunque riguarda solo i cittadini che vivono negli Stati Uniti (le mappe messicane continueranno a indicarlo come Golfo del Messico, mentre nel resto del mondo ci saranno entrambe le diciture.

Ma davvero un presidente americano può decidere di cambiare il nome di un luogo? Leggiamo cosa ne pensa il National Geographic.

Qual è il senso di tutto ciò?

Naturalmente, la cultura della cancellazione ha colpito ancora. Se cancellare una parola significa cancellarne il significato, cancellare un nome (seppure geografico) significa cancellare l’identità di un paese, di un popolo, di una cultura. Mi viene in mente quando a scuola ci dicevano che quel cattivone di Metternich aveva definito l’Italia una mera “espressione geografica” (1847), e noi allieve/i dovevamo indignarci per questa retrocessione della nostra patria da entità politica a insulsa penisola. La cosa non mi faceva alcun effetto, allora; mentre invece mi fa soffrire che la (falsa) globalizzazione abbia partorito simili mostri.


Questo articolo fa parte della serie Vocabolario resistente.


Vocabolario resistente, di Alessandra Calanchi

Ricordiamo bene la “neolingua” di 1984 (Orwell 1949) e anche i libri proibiti di Fahrenheit 451 (Bradbury 1953), ma ora la realtà ha superato la distopia più estrema. Mi riferisco naturalmente all’elenco di parole “non gradite” al regime dell’attuale presidente USA, un elenco grottesco e preoccupante che invece di suscitare ilarità e un TSO ha sollevato un po’ di indignazione per poi essere accettato dalle amministrazioni pubbliche, incapaci – salvo pochi casi – di disobbedire (un verbo caro a Thoreau, filosofo e scrittore americano che nell’800 finì in carcere per essersi rifiutato di pagare le tasse che avrebbero finanziato la guerra contro il Messico, autore della Disobbedienza civile, 1848). Così molte università hanno iniziato a cambiare nome a programmi di studio, svuotandoli dei contenuti sgraditi, e perfino la NASA ha scelto di cancellare i riferimenti alla “prima donna sulla Luna” o a “un nero nello Spazio”. La mia nuova rubrica si occuperà di commentare ogni singola parola invisa al regime Trump 2, e di raccomandarne l’uso, anche nel nostro Paese, invitando alla resistenza linguistica e culturale, una resistenza disarmata ma potente, efficace, e a costo zero.

Trovate la lista qui, ma è incompleta perché nuove parole vengono aggiunte. La lista è stata definita “chilling”, letteralmente: “agghiacciante”. Il fatto stesso che ci sia una lista lo è.



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