Vocabolario resistente: Lettera E

Nuova puntata del Vocabolario Resistente, di Alessandra Calanchi. Questa settimana tocca alla lettera E...

di Alessandra Calanchi - lunedì 1 settembre 2025 - 406 letture

1, EEJ
2, elderly
3, electric vehicle, energy conversion
4, enhance (the) diversity
5, entitlement
6, EJ, environmental justice, e. quality
7, equal opportunity, equality, equitable, equitableness, equity
8, ethanol
9, ethnicity
10, evidence-based
11, excluded, exclusion,
12, expression


1, EEJ, (electroejaculation) = elettroeiaculazione

Questo acronimo è usato nel contesto medico o biologico per indicare il trattamento per infertilità maschile dovuta all’incapacità di eiaculare a causa di trauma midollare, patologie neurologiche o altre malattie che abbiano colpito l’apparato eiaculatorio. La tecnica è in grado di condurre alla procedura di fertilizzazione assistita, seguita da concepimento e gravidanza normale.


2, elderly = persona anziana, vecchia, che invecchia (anche plur.)

Le persone anziane sono da anni al centro dell’attenzione del “politicamente corretto”, ragione per cui tra i comportamenti sociali scorretti c’è il cosiddetto age shaming (prendere in giro una persona perché anziana) e si invita a non usare parole che possono avere connotazioni negative, come “the aged,” “elderly,” “senior,” “senior citizen,” and “boomer. Dunque, che dire: DT in questo caso è politicamente corretto?!

Le cose non stanno proprio così. I fatti (non le parole) parlano chiaro: sono stati fatti enormi tagli all’assistenza medica che colpiscono soprattutto gli adulti e gli anziani.


3, electric vehicle, energy conversion = veicolo elettrico, conversione / transizione energetica

Dopo il lungo flirt con Elon Musk, evidentemente i veicoli elettrici è meglio non nominarli nemmeno. Quanto alla conversione / transizione energetica (una variante della svolta green), il Nostro non vuole nemmeno sentir parlare di un sistema energetico più sostenibile, basato su fonti rinnovabili e a basse emissioni. 


4, enhance (the) diversity = migliorare / accrescere la diversità

Si è già parlato di diversity (agosto, settimana 4, punto 8). Figurarsi migliorarla o aumentarla.


5, entitlement = diritto

Più esattamente, si riferisce al “fatto di avere diritto a qualcosa”, all’“l’importo (economico) a cui ha diritto una persona”, alla “convinzione che una persona o una comunità sia intrinsecamente meritevole di privilegi o trattamenti speciali”.

È una parola legata ai movimenti per i diritti civili, ai sussidi, ai programmi di assistenza sociale. Si può trovare anche in ambito psicologico, del diritto e delle scienze sociali.

Ecco, nuovamente, la posizione istituzionale.


6, EJ, environmental justice, e. quality = giustizia ambientale, qualità dell’ambiente

Questo acronimo indica la giustizia ambientale, dal clima all’inquinamento alla manutenzione del territorio, tutte istanze che DT rigetta tagliando fondi e negando la priorità di tutte le istanze legate all’ambiente. Accanto alla Giustizia troviamo la Qualità, le scrivo con l’iniziale maiuscola per non dimenticarci mai queste due parole.

In particolare, con “giustizia ambientale” si intende il trattamento equo e consapevole di tutte le persone – a prescindere dall’etnia, dal colore della pelle, dalla nazione d’origine, dalle disponibilità economiche, dal genere, ecc. – per tutto ciò che riguarda lo sviluppo, l’attivazione e il rafforzamento di leggi, regolamenti e politiche relative all’ambiente. Suo fine è assicurare che tutte le comunità, in special modo quelle emarginate, abbiano eguale accesso a un ambiente sano e non siano vittime di inquinamento o atri rischi ambientali (per esempio dovuti alla gestione dei rifiuti o all’estrazione di risorse minerarie) in modo sproporzionato. Gli studi in questo campo hanno dimostrato che a tutt’oggi il rischio ambientale è distribuito in maniera diseguale. È emerso inoltre che altri gruppi marginalizzati, come la comunità LGBTQ o quelle dei nativi americani, soffrono un maggiore impatto dai disastri naturali. Il movimento che porta avanti queste istanze è nato negli USA negli anni Ottanta del Novecento, sulla scia dei movimenti per i diritti civili e del razzismo ambientali nei paesi più ricchi.

“Qualità ambientale” si riferisce invece alle condizioni generali dell’ambiente, comprendendo vari fattori che condizionano la salute umana ed ecosistemica.

È dunque un’espressione molto ampia che include la qualità dell’aria, dell’acqua, della terra e dei centri urbanizzati, nonché l’impatto di tali fattori a livello fisico e mentale. Può comprendere anche il rumore, l’accessibilità agli spazi pubblici, l’effetto visivo di un edificio.

Giustizia ambientale, qualità dell’ambiente, sono legate al clima, che al momento è l’emergenza ambientale più urgente visto è da quella che dipendono quasi tutte le altre.

Ecco cosa ne pensa il Nostro.

Ecco un parere diverso, espresso dal giovane giornalista scientifico ed esperto di sostenibilità ambientale Jacopo MengarellI: qui e qui


7, equal opportunity, equality, equitable, equitableness, equity = eguali opportunità, uguaglianza, giusto / imparziale, giustizia /imparzialità, equità

Premetto quattro parole tratte dalla Dichiarazione d’Indipendenza: all men are created equal. Va bene, ci sono gli uomini e non le donne; si parla di creazione e non di evoluzione; e quel “all” in realtà si riferisce solo ai bianchi di origine anglosassone. Basta questo commento per buttare via tutto? No di certo. Era il 1776, dopo tutto…

Pochi anni dopo con la Rivoluzione francese si sarebbe ripreso il termine égalité.

Tutti questi termini sopra indicati hanno come radice aequ e si richiamano cioè a un identico principio di eguaglianza, come equilibrio, equidistante, equivalente, equipollente. Da qui anche il verbo “equivocare”, cioè evocare, suggerire una falsa somiglianza.

Se consultiamo i dizionari, vedremo che il termine equitable/ness si riferisce al tentativo di eliminare i favoritismi e trattare tutti/e in modo giusto e ragionevole, tenendo conto delle circostanze individuali, diversamente da strict equality. In altre parole, equality ed equitableness, sebbene collegate fra loro, hanno significati diversi. Equality significa trattare tutti allo stesso modo, dando le stesse risorse e opportunità, a prescindere dai bisogni individuali. Equitableness, o equity, significa operare in modo giusto, spesso dando risorse e opportunità ritagliate sui bisogni individuali per raggiungere un buon risultato. In poche parole, equality significa sameness (uguaglianza), mentre equity significa fairness (equità).

Perché non usare queste parole è un’altra storia.


8, ethanol = etanolo

L’etanolo o alcool etilico è chiamato anche alcool alimentare o semplicemente alcool, essendo alla base di tutte le bevande alcoliche. L’unità alcolica (UA) corrisponde a 12 grammi di etanolo, quantità approssimativamente contenuta in una lattina di birra (330 ml), un bicchiere di vino (125 ml) o un bicchierino di liquore (40 ml), alle gradazioni tipiche di queste bevande. Può essere sintetizzato tramite fermentazione alcolica, è una sostanza psicoattiva per l’uomo nonché un tipico antibatterico se presente in soluzione in percentuale superiore al 60%.

Ora, mi direte, le cose sono due. O l’attuale presidente USA vuole fare un nuovo Proibizionismo (cfr. Volstead Act, 18° emendamento, proibizione di fabbricare e vendere ogni tipo di alcolici dal 1920 fino al 1933, 21° emendamento), ma forse in questo caso avrebbe bandito anche la parola alcool, oppure dobbiamo cercare più a fondo. E succede che scopriamo che già da tempo mal tollerava chi si opponeva all’industria dell’etanolo.

Per poi arrivare a notizie come questa:

Miliardi di dollari di aumento delle importazioni UK dagli Usa, stimate in 5 miliardi, in particolare in agricoltura, carne di manzo, alcolici (la parola esatta pronunciata da Trump è “etanolo”, ndr) e altri prodotti realizzati dai “nostri grandi agricoltori”, ma anche prodotti della chimica e dell’industria, l’eliminazione da parte del Regno Unito di “barriere non tariffarie” e non solo, con i dettagli che saranno affinati e messi appunto nelle prossime settimane (ed il dazio universale al 10% che, comunque, rimarrebbe, anche sui prodotti UK): è l’accordo commerciale annunciato in questi minuti dal presidente americano Donald Trump (8 maggio 2025)

E ancora (NB: qui troviamo anche l’aggettivo “eque”):

“Ringraziamo il presidente Donald Trump e la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen per aver raggiunto questo importante accordo durante il fine settimana, e ci sentiamo incoraggiati dal fatto che l’etanolo statunitense sia menzionato come parte dell’accordo,” ha detto il presidente e CEO della RFA Geoff Cooper, commentando un post sui social media lasciato dal segretario dell’ Brooke Rollins, che aveva notato che il patto include l’acquisto di 750 miliardi di dollari in energia statunitense, incluso l’etanolo […] Mentre i coltivatori di mais della nostra nazione si preparano a quello che probabilmente sarà un raccolto record, siamo pronti a produrre maggiori volumi di etanolo a combustione più pulita e di preziosi coprodotti come le trebbie per distillatori per i clienti di tutto il mondo”, ha aggiunto Cooper.

“Quando i mercati sono aperti e le politiche commerciali sono eque, tutti vincono. L’industria statunitense dell’etanolo non vede l’ora di lavorare con i nostri partner in Europa per continuare a far crescere la produzione e l’uso globale di carburanti rinnovabili, che sono semplicemente più affidabili e più convenienti di molte altre alternative energetiche”. (Etanol RFA->https://ethanolrfa.org/media-and-news/category/news-releases/article/2025/07/rfa-applauds-trump-administration-s-trade-deal-with-eu], luglio 2025, trad. mia)

Ma allora perché non vuole che si usi la parola “etanolo”?

La spiegazione è alquanto semplice.

Leggiamo in numerose fonti autorevoli che il vapore di questa sostanza a livelli elevati è irritante per gli occhi e il tratto respiratorio. Può provocare effetti sul sistema nervoso centrale. E può essere raggiunta abbastanza lentamente una concentrazione dannosa in aria per evaporazione di questa sostanza a 20°C.

Non solo: l’etanolo e il suo metabolita, l’acetaldeide, possono danneggiare i neuroni, portando a problemi di memoria, difficoltà di coordinazione, compromissione del linguaggio e, nel lungo termine, alla demenza.

Dunque, non è tanto la parola, che DT invita a non usare, quanto un suo uso da parte di chi potrebbe elencarne i lati negativi.

Geniale!


9, ethnicity = etnicità, appartenenza etnica, etnia

In ambito accademico, gli Ethnic Studies sono un campo di studi interdisiplinare che esamina le storie, le culture e le esperienze di gruppi etnici spesso emarginati (schiavitù, diaspora, immigrazione, nativi marginalizzati). Analizza nello specifico le strutture di potere, le questioni di giustizia sociale e le diseguaglianze sistemiche che affliggono queste comunità.

Le parole etnia, etnico/a, etnicità hanno sostituito via via il termine “razza” che non è biologicamente applicabile al genere umano nonostante la resistenza dei suprematisti. Questi termini non si riferiscono tanto al colore della pelle o alla lingua o alle origini quanto a tutta una serie di caratteristiche culturali, storiche, geopolitiche, ecc.

Anche in italiano, “etnia” (o gruppo etnico) si riferisce a un insieme di persone che condividono determinate caratteristiche culturali, linguistiche, sociali, storiche, geografiche e/o religiose. In sostanza, è un raggruppamento umano basato su elementi comuni che creano un senso di identità condivisa, talvolta contrapposto ad altri gruppi. 

Gli italiani, come nazione, non appartengono a una singola etnia in senso stretto, ma piuttosto a un gruppo etnico composito. La loro storia è caratterizzata da una mescolanza di diverse popolazioni che si sono insediate nella penisola italiana nel corso dei secoli.

Negli Stati Uniti, a lungo definiti melting pot o salad bowl a seconda che si volesse incoraggiare l’assimilazione o la diversificazione, non parlare di ethnicity è praticamente impossibile. Secondo l’ultimo censimento di cui disponiamo (2019), il 60% della popolazione statunitense è bianco, il 19% ispanico, il 12% afroamericano e il 6% asiatico (con un restante 3% che si dichiara appartenente ad altre etnie). Gli stati con la maggiore percentuale di bianchi – oltre il 90% – sono Maine, Vermont e West Virginia, tutti e tre situati nella parte orientale del Paese. La maggior percentuale di afroamericani si trova invece nella capitale Washington D.C., dove i neri sono più dei bianchi (45% vs 37%), e a seguire in diversi stati del Sud: Mississippi (37%), Louisiana (32%), Georgia (31%). Oltre che nella capitale Washington D.C., i bianchi non sono la maggioranza in 3 stati: in New Mexico e California, dove la maggioranza relativa della popolazione è composta da ispanici, e nelle Hawaii, dove il 39% degli abitanti è asiatico.

In italiano, il modo di dire “cibo etnico” (o arredamento, o abbigliamento, ecc.) si riferisce invece a tradizioni tipiche di culture diverse da quella italiana. Questa accezione ricorda un po’ l’aggettivo “esotico”, che nell’Ottocento (e non solo) riguardava la fascinazione per, e l’imitazione di, elementi provenienti da paesi lontani e culture diverse. Si trattava certamente di un apprezzamento per tutto ciò era straniero, diverso, e che evocava un senso di mistero legato alla lontananza geografica o culturale, ma era comunque un fenomeno legato all’esperienza coloniale.


10, evidence-based = basato/a/i/e su prove scientifiche o comunque convalidate (evidenze)

Ci si riferisce qui a decisioni o a pratiche sostenute dalle prove o testimonianze migliori fra quelle disponibili, cioè affidabili, attendibili, rilevanti, e possibilmente frutto di indagine scientifica. Questo approccio enfatizza l’utilizzo di dati e risultati ottenuti tramite studi specifici anziché sulla base della tradizione, dell’intuizione o dell’esperienza personale. Ne segue che le decisioni importanti (a livello politico, sportivo, scolastico, aziendale, ecc.) debbano essere prese dopo aver consultato professionisti/e del settore, sulla base di dati verificabili, ripetibili e condivisibili.

Nella selva di fake news e di fact checking spesso svianti o tendenziosi, occorre orientarsi precisamente in questo senso, per non incorrere nella propaganda che si attua a vari livelli.

Chi contesta dati evidence-based viene indicato/a come “negazionista” (es. il terrapiattismo, la rimozione dell’Olocausto, la negazione della crisi climatica).


11, excluded, exclusion = escluso/a/i/e, esclusione

Escludere viene dal latino, chiudere fuori. Purtroppo, è un fenomeno diffuso in ogni ambiente, dal nido all’università al posto di lavoro. Quando siamo esclusi/e da un gruppo proviamo dispiacere e frustrazione, anche a livello individuale. Immaginiamoci un po’ cosa succede a livello collettivo – un gruppo sociale, una comunità, una parte congrua di una nazione. L’apartheid e la segregazione sono conseguenza dell’esclusione.

Si può poi essere esclusi/e da una gara, da un concorso, o altro e le ragioni possono essere diverse: probabilmente non abbiamo i requisiti, o abbiamo avuto un comportamento inopportuno, oppure – e questo è il caso più drammatico – non ci viene riconosciuto il diritto di appartenenza. Quella parola – belonging – che infatti è anch’essa sulla lista nera (agosto, settimana 2, punto 2).


12, expression = espressione

Una parola apparentemente innocua che però rappresenta una delle libertà fondamentali dell’essere umano, quella di potersi appunto esprimere (attraverso la parola, i segni, il viso, la scrittura, le arti…).

La libertà d’espressione è uno dei pilastri della Costituzione americana, il cui primo emendamento

protegge la libertà di parola, stampa, religione, riunione e petizione al governo. Tuttavia, questa libertà non è assoluta e incontra dei limiti, soprattutto quando si tratta di discorsi che incitano alla violenza o che minacciano l’ordine pubblico. Inoltre accade che la proclamazione di un diritto rivesta una funzione puramente retorica: sebbene le decisioni della Corte Suprema abbiano quasi sempre garantito ampio spazio all’espressione del dissenso, alcune di esse hanno portato a comprimere la formazione ed espressione di opinioni minoritarie.

Riguardo alla libertà di espressione religiosa, c’è stato bisogno di alcune precisazioni...


Questo articolo fa parte della serie Vocabolario resistente.


Vocabolario resistente, di Alessandra Calanchi

Ricordiamo bene la “neolingua” di 1984 (Orwell 1949) e anche i libri proibiti di Fahrenheit 451 (Bradbury 1953), ma ora la realtà ha superato la distopia più estrema. Mi riferisco naturalmente all’elenco di parole “non gradite” al regime dell’attuale presidente USA, un elenco grottesco e preoccupante che invece di suscitare ilarità e un TSO ha sollevato un po’ di indignazione per poi essere accettato dalle amministrazioni pubbliche, incapaci – salvo pochi casi – di disobbedire (un verbo caro a Thoreau, filosofo e scrittore americano che nell’800 finì in carcere per essersi rifiutato di pagare le tasse che avrebbero finanziato la guerra contro il Messico, autore della Disobbedienza civile, 1848). Così molte università hanno iniziato a cambiare nome a programmi di studio, svuotandoli dei contenuti sgraditi, e perfino la NASA ha scelto di cancellare i riferimenti alla “prima donna sulla Luna” o a “un nero nello Spazio”. La mia nuova rubrica si occuperà di commentare ogni singola parola invisa al regime Trump 2, e di raccomandarne l’uso, anche nel nostro Paese, invitando alla resistenza linguistica e culturale, una resistenza disarmata ma potente, efficace, e a costo zero.

Trovate la lista qui, ma è incompleta perché nuove parole vengono aggiunte. La lista è stata definita “chilling”, letteralmente: “agghiacciante”. Il fatto stesso che ci sia una lista lo è.



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