Viva Sant’Agata!

Uno scoop del nostro giornale sui migranti: dietro lo sbarco dei 47, i Servizi segreti
di Adriano Todaro - mercoledì 6 febbraio 2019 - 567 letture

I 47 migranti della Sea Watch sono, finalmente, sbarcati a Catania. Bene, tutti contenti. Noi di girodivite, però, abbiamo fatto uno scoop e vi raccontiamo cosa è avvenuto dietro le quinte, cosa ci sta sotto, sopra, di lato a questo sbarco. Giornalisticamente abbiamo il dovere di proteggere le nostre fonti e, quindi, non vi diremo i nomi di coloro che ci hanno raccontato cosa è avvenuto sulla Sea Watch Sono due agenti dei Servizi. Per semplicità li chiameremo “Barbafinta 1” e “Barbafinta 2”.

Gli incontri sono avvenuti a Catania. “B1” l’abbiamo incontrato in via Crociferi, a fianco della sede della Cgil. Per farsi riconoscere si era legato al collo un fazzoletto rosso. Con “B2” avevamo appuntamento a Canalicchio, un quartiere di Catania con più di 8 mila abitanti. Esattamente in via Pietra dell’Ova, a fianco di un istituto di suore. Non a caso “B2” si è presentato all’appuntamento travestito da suora.

Dunque, per ricostruire la vicenda è necessario partire dalle ore 10,19 del 28 gennaio scorso, quando l’agenzia AdnKronos “lancia” una notizia strabiliante, sorprendente e sbalorditiva nello stesso momento: alcuni parlamentari del Pd sono saliti a bordo della Sea Watch per solidarizzare con i 47 migranti bloccati di fronte a Siracusa. E, per questo, sono stati indagati dalla magistratura.

Un bel gesto il loro, una grande missione democratica di pace e fraternità. C’è vento e un freddo cane in mezzo al mare. Il presidente del Pd Orfini si è fatto allungare la barba così da apparire un vero lupo di mare e la barba è scomposta dal vento così come sono scomposti i capelli dell’ex reggente Maurizio Martina più consono a giocare all’oratorio di Bergamo che abbordare, con il gommone, le navi dei migranti. I capelli di Orfini, invece, stanno a posto perché come tutti gli scavatori mancati o archeologi mancati, i capelli stanno ben fissi sul cranio. La fronte è ampia e, sotto quella fronte, si annidano una miriade di idee. Pensate che è passato dal giocare con Renzi alla playstation a mangiare i pop-corn. Politicamente non è certo un salto facile, soprattutto per un ex giovane turco che, come risaputo, hanno difficoltà a saltare. Orfini, quando è rientrato a Siracusa, ha fatto una dichiarazione ardimentosa che ci ha illuminato mica male: “I campi di Libia sono un inferno che non finisce mai, ci hanno detto i migranti sulla Sea Watch”. Beh, se invece di bagnarsi per andare sulla nave telefonava al collega Minniti o a Gentiloni avrebbe saputo che è mo che ci sono i campi libici infernali. Che il suo governo, con il suo voto, ha finanziato questi campi in cambio, diciamo così, di un soggiorno stellato con tutti i comfort.

In realtà, sulla nave, doveva esserci un’altra fronte ampia, il Faraone di Sicilia. Se cercate “Faraone” su Google, Wikipedia vi dà anche una lista dei faraoni d’Egitto, da Narmer del periodo Protodinastico a Tolomeo XV dell’epoca Greca e Romana ma non c’è il Faraone di Sicilia dal nome Davide. Vabbé ce ne faremo una ragione come si usa dire oggi. Peccato perché era partito bene, prima con Fassino, poi con Veltroni e, infine, con Renzi. Pensate che è stato uno degli organizzatori della Leopolda Era Seconda, e ha inventato il nome da dare alla kermesse fiorentina, “Big Bang”. Me cojoni! Comunque, dicevamo, sulla nave doveva esserci anche lui. Sembra, però, che i migranti si siano rifiutati di riceverlo: hanno dovuto subìre le angherie dei libici, la traversata fra i marosi, la decisione di Salvini di non farli sbarcare, i due nostromi del Pd. Ma Faraone noooo! Per pietà e per umanità.

Già si erano dovuti sorbire anche la visita di Stefania Prestigiacomo del Pdl che giocava in casa visto che è di Siracusa. Il suo assalto alla nave, dopo essere andata dal parrucchiere e dall’estetista, ha procurato frizioni in Forza Italia, pro e contro la sua decisione di andare dall’estetista. In realtà, l’imprenditrice è sempre stata coerente. Infatti votava, da giovane, per la Dc poi per i Radicali e il governo di cui faceva parte, ha varato una delle leggi più umanitarie del mondo, chiamata anche Bossi-Fini dal nome dei famosi condottieri per la libertà dei popoli.

Comunque tutto ciò è niente. All’orizzonte si profilavano anche due serie minacce che avrebbero potuto mettere in crisi non solo le Borse, ma anche i raccolti. Inoltre avrebbero contribuito alla sparizione delle api e al definitivo scioglimento dei ghiacciai. La prima minaccia l’ha lanciata Lele Fiano seguace, nientepopodimeno, di Dario Franceschini e poi di Matteo Renzi: “Indagati Martina e Orfini. Bene tra poco potrete indagare anche tutti gli altri parlamentari del Pd perché saliremo tutti”. La seconda è di Alessia Morani una delle teste pensanti del Pd tanto che sbaglia anche a mettere su Facebook le foto taroccate del presidente Conte: “Saliremo tutti”.

Al che sembra che i 47 migranti abbiano chiesto alle autorità di tornare in Libia. Meglio quelle carceri che aver che fare con Lele e Alessia. C’è stata una lunga trattativa e, alla fine, pur di non rischiare figure di cacca, sono stati fatti sbarcare. Come vedete il Pd serve, dal punto di vista umanitario e pratico. E anche il giornalismo coraggioso, con la schiena dritta di girodivite. Un vero “cane da guardia” nei confronti del potere politico. Per restare in tema, come direbbero a Catania, vista la recente festa: “Cittadini! Viva Sant’Agata!”.


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