Vita
Una notizia dolorosa ed emblematica (immagine sulla colonna di destra)
Per delle entità biologiche, poter mettere fine in modo indolore alla propria vita dovrebbe essere ovvio, se le tecnologie lo permettono. È che si ha paura di riconoscere che siamo, appunto, delle entità biologiche. Ci sembra una cosa disdicevole. E questo mostra che gli umani siamo nello stesso tempo miserabili e arroganti.
Ciò che fa più paura è l’accettare la nostra insensatezza, la mancanza di significato, di superiore dignità, di sacralità, perché questo vorrebbe dire che siamo strutture biologiche come gli altri animali, ed è proprio ciò che siamo.
Mostreremmo di essere più saggi se accogliessimo con serenità e coraggio tale condizione, se accettassimo lo statuto e i limiti del vivente umano all’interno di un cosmo rispetto al quale il nostro pianeta e il sistema solare sono niente, semplicemente niente.
In questo modo non meriteremmo più le sarcastiche e sagge parole che Friedrich Nietzsche rivolge alla nostra patetica ambizione:
«Ein Menschenthum […] dessen Grundempfindung ist und bleibt, dass der Mensch der Freie in der Welt der Unfreiheit sei, der ewige Wunderthäter, sei es dass er gut oder böse handelt, die erstaunliche Ausnahme, das Ueberthier, der Fast-Gott, der Sinn der Schöpfung, der Nichthinwegzudenkende, das Lösungswort des kosmischen Räthsels, der grosse Herrscher über die Natur und Verächter derselben, das Wesen, das seine Geschichte Weltgeschichte nennt! – Vanitas vanitatum homo.
Un’umanità […] il cui sentimento fondamentale è e rimane quello per cui l’uomo è l’essere libero nel mondo della necessità, l’eterno taumaturgo, sia che agisca bene, sia che agisca male, la sorprendente eccezione, il super-animale, il quasi-Dio, il senso della creazione, il non pensabile come inesistente, la parola risolutiva dell’enigma cosmico, il grande dominatore della natura e dispregiatore di essa, l’essere che chiama la sua storia storia del mondo! Vanitas vanitatum homo»
(Menschliches, Allzumenschliches – Umano, troppo umano II. Il viandante e la sua ombra, af. 12).
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