Villa Adriana: un pezzetto di storia italiana
Villa Adriana : In principio era l’Industria Articoli di Caoutchouc : Storie di fabbriche. Trame di comunità / Vera Mazzotta ; con la collaborazione di Chiara Perini. - Tivoli : Libera Editrice Tiburtina, 2026. - 404 p. - ISBN 979-12-81394-24-7.
La parola Caoutchouc – “caucciù” – mi ricorda all’istante una puntata della serie tv italiana Nero Wolfe (1969) dove la “banda di caucciù” rappresentava l’indizio-chiave di una serie di efferati delitti. Il gioco di parole eminentemente anglosassone fra [band = banda] e [band = fascia, elastico, striscia di tessuto] era già stato utilizzato da Arthur Conan Doyle nel racconto “The Speckled Band”, malamente tradotto “la banda maculata”. E dunque è naturale che chi – come me – ama il “giallo” ne senta le risonanze nel titolo di questo affascinante libro che pur senza essere un giallo ripercorre con abilità e raffinatezza le tappe di un’indagine: quella, conoscitiva ed emozionale, nella storia di Villa Adriana. Del resto, l’autrice, Vera Mazzotta, oltre che docente e musicista, è una appassionata sherlockiana… dunque perdonerà, spero, il mio incipit poco convenzionale.
Come scrive Valeria Roggi nella sua bella presentazione al volume, Villa Adriana a Tivoli custodisce stratificazioni di tempi diversi: da sede imperiale a spazio rurale, fino alla geografia industriale che ne ridisegna i confini, il suo territorio rivela a chi voglia esplorarlo la necessità di ricostruirne la memoria documentale, i legami e le relazioni, il senso di una comunità.
Mazzotta ripercorre tutte le vicende della I.A.C., partendo da fine Ottocento, attraversando le prime esperienze societarie nel 1916 e 1918, arrivando agli anni decisivi (la fabbrica nasce negli anni Trenta), e citando puntualmente i nomi dei protagonisti di questa lunga storia: Giuseppe Cardile, Emilio Gardiol, ma anche il fiume Aniene e ovviamente l’Archivio Storico di Tivoli, che ha fornito informazioni e fotografie, e… Facebook, che con il suo database di informazioni reticolari ha coadiuvato non poco le ricerche.

- Copertina di Villa Adriana, di Vera Mazzotta
I fondi, i cantieri, le merci, i mappali, le costruzioni e i crolli sono alternati a pensieri, dialoghi, raccomandazioni, atti di vendita, telefonate – e, in sottofondo, “la radio che gracchiava notizie dal mondo”. Il tutto diventa così qualcosa di più profondo di un semplice documento, si tinge di narrazione, le mense e gli alloggi degli operai e delle operaie prendono vita. Al contempo, escono da queste pagine dettagli disturbanti, come la fabbricazione delle maschere antigas durante l’“avventura dell’impero coloniale”: “Sarebbe stata guerra rapida, diceva Mussolini che infatti faceva affidamento sulle armi chimiche, seppur vietate dall’accordo di Ginevra del 1925! Oltre 1/3 della popolazione venne sterminata con bombe all’iprite: 2000 quintali di bombe sganciate da un popolo che si definiva altamente civilizzato! La Relazione del Ministero della Guera sulla missione etiope annota tutti i mezzi usati […] un dettagliatissimo elenco che evidenzia un’operazione basata su armi di sterminio utilizzate su un popolo inerme. Ovviamente, l’esercito era protetto dalle nuove maschere antigas prodotte soprattutto dalla I.A.C.” (p. 74)
È così, in brevi ma importanti squarci come questo, che la Storia – quella ingloriosa – fa il suo ingresso nel volume. I commenti sono inseriti con discrezione, ma sono espliciti (corsivi miei). E altrettanto importanti sono le note che seguono: “Nel 1938 arrivò l’estensione dell’obbligo della distribuzione delle maschere antigas […] agli operai delle industrie, al personale delle amministrazioni statali e parastatali e a quello addetto alla protezione e cura”, a spese dei datori di lavoro (p. 76). Ecco che il caucciù non rimane ristretto all’ambito militare (anche se quello resterà prioritario durante la guerra) ma entra anche nel campo della sicurezza sul lavoro. In questo periodo I.A.C. si fonde con Pirelli e continua a espandersi.
Ma questa è solo una parte della storia. Il volume è ricco di aneddoti, sorprese, curiosità – ci sono sommozzatori, un sottomarino, la Fiera di Parigi, la nascita del “dopolavoro” e della “mutua”, l’inizio della fabbricazione degli pneumatici, la Liberazione, la ricostruzione, la ripartenza. Dall’inizio alla fine si comprende come sotto alle notizie relative alla produzione di gomma ci sia un mondo sommerso e brulicante, attivo e dinamico: quello della comunità. La scuola, la chiesa, la crescita sociale e culturale del quartiere hanno fatto di Villa Adriana un tassello di memoria capace di dialogare col presente e aperto al futuro.
Vera Mazzotta è pianista e docente di pianoforte. Dopo i Diplomi di Pianoforte e di Musica da Camera conseguiti al Conservatorio Santa Cecilia (RM), ha conseguito con lode il Biennio Specialistico ad Indirizzo Interpretativo presso il Conservatorio Perosi (CB) ottenendo numerosi riconoscimenti in Concorsi nazionali ed internazionali. Ha pubblicato studi e ricerche di didattica. Nel 2019 è uscito per Rugginenti Giocando con la Musica per promuovere l’inclusione di cui è coautore. È Docente Formatore e Autrice Musicaascuola per INDIRE. Socia di Uno Studio in Holmes, ha pubblicato articoli riguardanti la musica, lo Stradivari di Sherlock Holmes e per Delos Digital Wilma Néruda, la violinista che conobbe Sherlock Holmes, diventato anche uno spettacolo teatral-musicale e un cd, e Aneddoti sulla vita di Niccolò Paganini a cura del Dott. Watson. È coautrice del volume Giocando con la musica per promuovere l’inclusione (con A. Buldini e S. Fortuna), Rugginenti 2019) e autrice del recente Memorie di un sovversivo (Nuova Delphi 2026).
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