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Vile attentato a Don Maurizio Patriciello

Guardate che la mafia esiste ancora

di Emanuele G. - domenica 13 marzo 2022 - 1361 letture

Nella notte fra venerdì e sabato scorsi un ordigno è esploso, alle quattro di notte, davanti alla Parrocchia di San Paolo sita nel parco verde di Caivano (Napoli) il cui parrocco è Don Maurizio Patriciello da anni impegnato in una serrata lotta alla camorra. Fra l’altro è uno dei mentori che hanno scoperto la c.d. "terra dei fuochi" ossia il pesante inquinamento dell’ambiente e del territorio da parte di organizzazioni criminali che sversavano nel nord della Campania rifiuti di ogni sorta, spesso pericolosi per la salute umana. Questo attentato segue di poco le minacce rivolte al comandante della Polizia Municipale di Arzano Biagio Chiarello. Da quanto si deduce la situazione dell’ordine pubblico a nord di Napoli ritorna ad essere pesante dopo un periodo di relativa calma.

Naturalmente sono giunti immediati gli attestati di solidarietà a Don Maurizio da vari fronti. In primis, dall’Arcivescovado di Aversa nella cui giurisdizione ricade la cittadina di Caivano. Tutti si stringono attorno a Don Maurizio rimarcando sia la gravità del fatto che il contributo formidabile che lui sta dando per gli interessi della collettività napoletana. Un parrocco senza paura capace di mobilitare le coscienze per il bene di tutti.

La domanda che noi vogliamo porre ai nostri lettori è la seguente: MA ALLORA LA MAFIA ESISTE ANCORA?

Eccome se esiste... Non è perché tale tematica è scomparsa dall’agenda nazionale - parimenti alla questione meridionale - significa che ci siamo liberati del decennale bubbone che infetta gran parte del paese. Per nulla! La mafia esiste ed è ancora più pericolosa di prima perché ha cambiato strategia. Ora ha plasmato le sue dinamiche aderendo alla perfezione alla struttura sociale, economica e politica italiana. Calza come un guanto, ecco. E’ riuscita a rendere la società italiana permeabile ai suoi interessi criminali e dunque vive tranquilla al centro del sistema paese. Da qui si deduce che dovrebbe essere maggiore la sensibilità della comunità nazionale nei confronti del fenomeno mafioso che non riguarda soltanto Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Dovrebbe essere così, o sbaglio? Invece no. Nessuno parla più di mafia e dell’estremo pericolo che rappresenta per il nostro paese. Solo la magistratura, gli organi di polizia e le associazioni anti-mafia si occupano seriamente del problema. Gli altri dormono a cominciare dal livello politico. In questo silenzio certo che le mafie prosperano e fanno affari d’oro.

Liberarci dalla mafia è un obbligo morale di ognuno di noi. Infatti, la mafia si combatte e si sconfigge in maniera definitiva solo se esiste una diffusa coscienza sociale. Cosa che attualmente non esiste affatto. Ci si domanda - amaramente - se Falcone e Borsellino non siano morti invano... Da qui la necessità di considerare la questione mafiosa, assieme a quella meridionale, come una battaglia decisiva per la democrazia italiana. Lo ripetiamo è un obbligo. Ognuno di noi deve avere un modello di vita improntato alla probità e al buon senso. Dobbiamo, cioé, produrre in noi quegli anticorpi capaci di rifiutare le lusinghe del messaggio mafioso e affermare la totale libertà dell’uomo da ogni forma di costrizione etica, morale, sociale e culturale. Dobbiamo, capito?


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