Vicini fa rima con assassini?
I delitti della porta accanto : Storie di vicini che ammazzano / di Cristina Brondoni. - Milano : Mursia, 2025. - 252 p. - (Criminologia e crimini). - ISBN 978-88-425-6840-7.
Mi sono laureata nel lontano 1984 con una tesi sui vicini di casa nella letteratura americana, che più tardi diventò un libro (Longo 1990) con un contributo dell’allora Ministero della Pubblica Istruzione e uno del CNR. Tanta roba, insomma, come si dice oggi. Il titolo era Vicini lontani. Solitudine e comunicazione nel romanzo americano, un titolo ambizioso che diceva già tutto, ma io ero giovane e idealista e promettevo in quarta di copertina di spiegare “il filo d’Arianna che unisce il pioniere settecentesco al cittadino della metropoli” e mi spingevo ad accennare addirittura alla “odierna civiltà multimediale”. L’indice conteneva quattro capitoli di cui oggi, a distanza di quarant’anni, e in epoca MAGA, sono molto orgogliosa: uno intitolato “Una nazione di nomadi”, uno “L’immigrazione”, e due sulla condizione femminile (“Il diavoletto del focolare” 1 e 2).
Tutta questa premessa è in funzione del piacere che ho provato venendo a conoscenza prima, e sfogliandone poi le pagine, del recente saggio di Cristina Brondoni – giornalista, criminologa, scrittrice, reporter, formatrice – intitolato I delitti della porta accanto. Storie di vicini che ammazzano (Mursia 2025). Potete immaginare la mia gioia nel trovare in epigrafe un verso di una mia amatissima poesia di Robert Frost, Mending Wall (1914): “Good fences make good neighbors”, che significa che se vuoi avere rapporti di buon vicinato è meglio partire da una solida demarcazione della linea di confine.
Purtroppo, però, a volte non bastano né i confini né i muri. I vicini possono diventare fastidiosi, violenti, irascibili. Il cinema comico, horror, thriller ci hanno abituati a diffidare delle nostre stesse dimore, ma il fatto è che la realtà non è da meno. Come scrive Brondoni nell’Introduzione, è sufficiente portare il discorso su questo tema che “amici e parenti si buttano in racconti di vicinato a metà tra l’inquietante e il surreale”.
Nei capitoli successivi vengono affrontate varie angolature del problema, dai rumori molesti al malcontento generico legato alla vita condominiale, dal gatto che di notte fissa il vicino dalla finestra al volume troppo alto della musica, dal rombo di una Harley-Davidson ai balconi che sembrano discariche, dai casi psichiatrici alle risse che nascono per “futili motivi” e si risolvono in tragedie. Il tutto in chiave internazionale: passiamo dall’Italia ad altri paesi e/o continenti: Portogallo, Spagna, Francia, Austria, Germania, Ungheria, Romania, Bulgaria, Repubblica Ceca, Regno Unito, Estonia, Islanda, Turchia, Uzbekistan, India, Cina, Thailandia, Indonesia, Nuova Zelanda, Australia, Giappone, Corea del Sud, Canada, Stati Uniti, Africa e Sud America. Un elenco impressionante (non completo, ma notevole) di fatti criminosi legati alla vicinanza, a qualsiasi latitudine e in diversi contesti sociali.

- Copertina di I delitti della porta accanto, di Cristina Brondoni
Perché leggere questo libro? In primo luogo perché i rapporti di vicinato sono un problema che riguarda tutti, sia chi vive in una villa isolata sia chi vive in uno di quelli che un tempo venivano chiamati “casermoni”, con tutte le varianti intermedie. Secondo, perché la scrittura di Brondoni, anche quando parla di morti ammazzati, è gradevolissima, ironica, seppur sempre nel pieno rispetto delle vittime. A questo proposito, vale la pena acquistare il volume anche solo per il TEST semiserio finale: “Sono un buon vicino?”. Terzo, perché, fra le righe, Brondoni ci dà sempre una serie di indicazioni importanti – e questa è una sua prerogativa, sia nei saggi sia nei romanzi: impareremo in queste pagine sia ad avere maggiore rispetto per gli altri, sia a prendere le cose con più filosofia e buon senso, sia a difenderci dallo stalking condominiale o da invasioni della privacy. Quarto, apriremo lo sguardo ad altri mondi, fuori dai fences (steccati, recinzioni, limiti, chiusure, confini) italiani, il che è sempre un bene.
Cristina Brondoni, giornalista e criminologa, è consulente in casi di omicidio, suicidio e morte sospetta. Ha una rubrica sul settimanale Giallo ed è autrice di saggi, tra cui Dietro la scena del crimine (2020) e Angeli della morte (2024) e di tre romanzi che hanno come protagonista l’ispettore Enea Cristofori (Voglio vederti soffrire, 2019; L’appartamento dell’ultimo piano, 2020; L’inferno degli eletti, 2022, che ha ottenuto nel 2023 una menzione al Premio Scerbanenco e al Premio del Festival Giallo Garda).
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