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Viaggiare il mondo

di Sergej - mercoledì 5 ottobre 2022 - 1159 letture

150 anni fa, il 2 ottobre 1872, alle 8:45 in punto (le 9:45 ora italiana), Mr. Phileas Fogg partiva, assieme al suo maggiordomo francese Passepartout, per il suo giro del mondo in 80 giorni. Ce lo ricorda Ottavia Casagrande in un articolo pubblicato sul domenicale del Sole 24 ore (Domenica 2 ottobre 2022, n. 271) intitolato “Quel giro del mondo si concluse al cinema”. Qualche osservazione sul romanzo di Verne - Mr. Fogg tutto impegnato a timbrare il cartellino e consultare l’orologio per accorgersi di quello che succedeva attorno a lui nel corso del viaggio, Passepartout un po’ più attento alle stranezze incontrate nel corso del viaggio -, e poi una disamina sulla fortuna del romanzo nel cinema (soprattutto con occhio alla cinematografia statunitense). Noi, come buona parte degli adolescenti maschi italiani negli anni Sessanta, abbiamo letto il romanzo di Verne attraverso le “riduzioni” adattate per l’età dell’editoria rigogliosa in quegli anni di boom economico (di cui ci accorgemmo in realtà solo anni dopo, subito seguita dalla crisi) che si avvalevano di copertine colorate e plasticate. Io conservo ancora il libro, stampato nel 1972 e, non ricordo più dove, acquistato dai miei.

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Copertina de Il giro del mondo in 80 giorni, edizione 1972

Nella mia edizione, traduzione e adattamento sono di G. Cavallotti, illustrazioni di Honneger e copertina di Ivan Gongalov (illustratore abituale per le copertine della serie TopoBiblo) ed edito da AMZ [1]. Non me n’ero mai accorto finora, ma la mia edizione usciva esattamente a cent’anni dalla data del viaggio di finzione di Mr. Fogg. E a cent’anni dalla prima edizione del romanzo. Le Tour du monde en quatre-vingts jours uscì a Parigi edito da Pierre-Jules Hetzel nel 1872 serializzato nel bisettimanale Magasin d’Éducation et de récréation appartenente allo stesso editore e poi in volume illustrato nel 1873. Il volume, XI della serie Voyages extraordinaires, costituisce una gioia per gli occhi, e per i collezionisti bibliofili.

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Copertina de Le Tour du monde en quatre-vingts jours, edizione 1873

C’è stato un periodo della nostra storia in cui si poteva viaggiare e raccontarla. Dopo i grand-tour degli aristocratici in giro per l’Europa (Goethe in Italia e in Sicilia ecc_), nel periodo del positivismo il viaggio diventa "scientifico" e si avvale delle meraviglie e progressive sorti tecnologiche dell’Occidente trionfante - l’apertura del canale di Suez nel 1869 - il dominio dei mari della marineria militare e commerciale dell’Europa colonialista. In Verne c’è ancora la gioia per un mondo che si apre, l’occhio divertito nei confronti delle manie inglesi e delle ingenuità francesi. Poi il giocattolo si rompe. Si prova a far viaggiare la gente solo armati di fucile nelle trincee della prima guerra mondiale e nelle ritirate di Russia della seconda o sigillati nei treni. Negli anni Sessanta del Novecento nasce il turismo nuovo, di massa, consumistico; non è più l’élite a viaggiare ma una torma di aspirante borghesia - nel Sud la speculazione edilizia di chi osa imitare usi e costumi dell’aristocrazia agraria dei decenni precedenti. Poi di nuovo, il giocattolo si rompe. Due anni di covid limitano i viaggi; alla permeabilità globalista anzi, ai viaggi appunto, si imputa la facile diffusione della malattia. Ci si accorge dello stato di guerra "spezzettata" e mondiale esistente. Sentiamo che non esiste più il mondo che conoscevamo prima, ora il mondo è diverso. È tutto più difficile, e le risorse non sono più come sembravano prima, abbondanti e infinite. "È finita la pacchia", dice qualche politico.

Sarebbe interessante un "giro del mondo in 80 giorni" oggi. Dopo il mutamento che abbiamo attraversato e che sentiamo ci ha portato in un mondo diverso da quelli che avevamo conosciuto finora.

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Around the World in Eighty Days map - di Roke

CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1436374

Cos’è e cosa sarà l’Inghilterra dopo la Brexit, la morte della regina Elizabeth II, il ruolo assunto in Europa contro la Germania e il tentativo autonomistico della UE mandato a sbattere con l’accorta regia statunitense? E la Francia con le sue centrali nucleari che necessitano di uranio da procurarsi necessariamente in Africa, presso le ex colonie che si cerca di mantenere in stato di sottosviluppo? E l’Italia che non è più il supermercato dell’Ovest da mostrare all’Est e che non sa più che pesci pigliare nel nuovo mondo che si è aperto come un baratro sopra e sotto di lei? Cosa è la Grecia che è stata spennata dalle banche tedesche, ha svenduto i suoi porti ai cinesi e ha davanti la Turchia che torna a rivendicare con forza la propria presenza imperiale regionale? Egitto e canale di Suez, sempre più importanti per la "via della seta" e le ambizioni cinesi, sempre più nevralgico per il sistema internazionale dei trasporti e dunque con la tendenza anch’esso a rivendicare maggiore ruolo e importanza nel Mediterraneo. Lo sperone africano, con a sud la Somalia e Eritrea e Etiopia che i padroni del mondo vogliono che rimangano in piena anarchia; e a nord l’espansione imperialistica dell’Arabia che ha destabilizzato lo Yemen - per la gioia delle fabbriche d’armi occidentali. L’India sospettosa della Cina e sempre ai ferri corti con il Pakistan. Hong Kong fagocitata dalla Cina. Il Giappone indeciso se armarsi di nuovo o venire a patti con il vicino pericoloso. Gli Stati Uniti sempre indecisi tra l’isolarsi e il voler dominare il mondo, con i loro memoriali in cui si chiedono come fare a continuare a mantenere il dominio del mondo e quale anno scegliere per affrontare la Cina nella resa dei conti finale. E sempre divisi tra la faccia che guarda all’Oceano pacifico e quella che guarda all’oceano Atlantico, i deserti e le sconfinate praterie ora piene di immigrati clandestini dal Sudamerica e hippies anarchici. Che strano mondo è diventato questo che ci troviamo a vivere. Che strani tempi...

[1] L’AMZ era stata costituita nel 1954 da tre soci fondatori: Mario Abriani, Mario Malipiero e Francesco Zaccarini, ma presto l’azienda rimane del solo Mario Abriani. Tra il 1980 e il 1990 AMZ è stata ceduta al gruppo DeAgostini, utilizzata come marchio per la prima infanzia.


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