Verso le elezioni regionali siciliane

Il trasformismo, per arrivare a Palermo, nell’isola, è di casa e in tutti gli schieramenti, senza eccezione alcuna.

di Luigi Boggio - lunedì 6 luglio 2026 - 966 letture

La profezia di Cateno De Luca "da campo largo a camposanto" se il campo largo o stretto che sia non trova un accordo politico-programmatica su come affrontare le tante diseguaglianze sociali e territoriali, l’invecchiamento e la scarsa natalità, per non parlare dei motivi della fuga dei giovani.

Il programma è la base di un ragionamento politico, per poi scegliere il candidato presidente e la squadra di governo all’altezza delle sfide che li attende.

Per il presidente della Regione Sicilia si fanno tanti nomi qualcuno è in fuga, sbagliando, perché il tappone che porta a Palazzo dei Normanni è lungo, aspro, e faticoso.

Per questo il dinamico Ismaele La Vardera dovrebbe fermarsi e riflettere per capire se la corsa la vuole intraprendere da solo o in compagnia di una squadra in grado di supportarlo e di supportarsi per fare squadra con l’obiettivo di superare la salita del 5% di pendenza con facilità.

Mi permetto perché attorno al tavolo ho visto solamente due partiti il Pd e i 5S, e dai sondaggi il movimento Controcorrente di Ismaele. Mentre gli altri sono tutti sotto la salita del 5% e se vogliono contribuire a vincere la corsa debbono trovare necessariamente degli accordi.

Lo faranno? non saprei, perché sono presi dal caldo ed il caldo non sempre aiuta. Le difficoltà ci sono e sono reali anche per le divisioni in particolare dentro il partito democratico. Un partito senza una guida unitaria che sbanda sulle politiche delle alleanze come alle elezioni dello scorso maggio.

Un partito sui generis, ma con gruppi di potere territoriali che non conoscono le regole democratiche interne e nemmeno il rapporto con i propri elettori. Per questo è uno dei motivi che in Sicilia il PD è scarso di consensi: dal 9 al 10%.

Se il campo largo o stretto che sia ha le sue pene, l’altro campo - quello di centro destra - ha anche le sue per portare a compimento la legislatura e, nello stesso tempo, affrontare il dopo Schifani. Il quale ha fatto sapere di volersi ricandidare per il motivo che sta facendo bene.

Fingendo di non sapere che la Sicilia detiene il triste primato per numero di inchieste e indagati per corruzione. Perché bisogna avere la consapevolezza che, in Sicilia, esiste una questione morale, che è una questione politica, più grande dello stupendo Palazzo dei Normanni.

Non la vede, la questione morale, come non la vedono gli altri comprimari di governo. Ma a volere correre c’è di nuovo Musumeci, quello di diventerà bellissima, il vice presidente della Camera Giorgio Mulè di Forza Italia e l’altro vice presidente della Regione Luca Sammartino della Lega. Lungo la strada altri candidati verranno fuori, ma i veri giochi sono dentro i partiti, per aggregarsi in quanto non superano la famosa salita del 5% come la Lega, anche dopo il radicamento di Vannacci nell’isola, e l’Mpa di Raffaele Lombardo con le ruote scoppie.

Molti dalle nostre parti si chiedono cosa farà il sindaco di Melilli Carta con questo chiaro di luna. Non penso che si incarterà come alle amministrative di Lentini. Una collocazione la troverà per arrivare a Palermo.

Il trasformismo per arrivarci, nell’isola, è di casa e in tutti gli schieramenti, senza eccezione alcuna.

Ho iniziato con il sindaco di Taormina Cateno De Luca e con lui voglio chiudere per il semplice motivo che tiene sulla corda sia il campo largo che il centro destra. "Chi mi vuole parlare sa dove trovarmi". Bravo Scateno da Messina.


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