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Versi

Perciò è meglio parlare

ricordando

che non era previsto

che noi sopravvivessimo (Audre Lorde)

di Pina La Villa - lunedì 15 novembre 2010 - 2349 letture

LITANIA PER LA SOPRAVVIVENZA, di Audre Lorde

Per quelle di noi che vivono sul margine

ritte sull’ orlo costante delle decisioni

cruciali e sole

Per quelle di noi che non possono

lasciarsi andare

Al sogno passeggero della scelta

Che amano sulle soglie mentre

vanno e vengono

Nelle ore fra un’ alba e l’ altra

Guardando dentro e fuori

e prima e poi allo stesso tempo

cercando un adesso che dia vita

ai futuri

Come pane nelle bocche dei nostri figli

perché i loro sogni non riflettano la fine dei nostri...

Per quelle di noi

che sono state marchiate dalla paura

Come una ruga leggera al centro delle nostre fronti

imparando ad aver paura con il latte di nostra madre

Perché con questa arma

questa illusione di poter essere al sicuro

Quelli dai piedi pesanti speravano di zittirci

Per tutte noi

questo istante e questo trionfo

Non era previsto che noi sopravvivessimo

E quando il sole sorge abbiamo paura

che forse non resterà

Quando il sole tramonta abbiamo paura

che forse non si alzerà dopo mattina

Quando abbiamo la pancia vuota

abbiamo paura di non poter mai più mangiare

Quando abbiamo la pancia piena

abbiamo paura che non mangeremo domani

Quando siamo amate abbiamo paura che l’ amore svanirà

Quando siamo sole abbiamo paura

che l’ amore non tornerà

E quando parliamo abbiamo paura

che le nostre parole non vengano udite

o ben accolte

Ma quando stiamo zitte anche allora abbiamo paura

Perciò è meglio parlare

ricordando

che non era previsto

che noi sopravvivessimo

Audre Lorde (1934-1992), poeta e scrittrice statunitense

da The Black Unicorn (1978)

http://en.wikipedia.org/wiki/Audre_Lorde

Da Mio vero di Mariangela Gualtieri

Sii dolce con me. Sii gentile.

E’ breve il tempo che resta. Poi

saremo scie luminosissime.

E quanta nostalgia avremo

dell’umano. Come ora ne

abbiamo dell’infinità.

Ma non avremo le mani. Non potremo

fare carezze con le mani.

E nemmeno guance da sfiorare

leggere.

Una nostalgia d’imperfetto

ci gonfierà i fotoni lucenti.

Sii dolce con me.

Maneggiami con cura.

Abbi la cautela dei cristalli

con me e anche con te.

Quello che siamo

è prezioso più dell’opera blindata nei sotterranei

e affettivo e fragile. La vita ha bisogno

di un corpo per essere e tu sii dolce

con ogni corpo. Tocca leggermente

leggermente poggia il tuo piede

e abbi cura

di ogni meccanismo di volo

di ogni guizzo e volteggio

e maturazione e radice

e scorrere d’acqua e scatto

e becchettio e schiudersi o

svanire di foglie

fino al fenomeno

della fioritura,

fino al pezzo di carne sulla tavola

che è corpo mangiabile

per il mio ardore d’essere qui.

Ringraziamo. Ogni tanto.

Sia placido questo nostro esserci –

questo essere corpi scelti

per l’incastro dei compagni

d’amore.

http://viadellebelledonne.wordpress.com/2010/05/28/bestia-di-gioia-di-mariangela-gualtieri/#more-22640




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