Venduta Repubblica (e non solo)
Più libri, più liberi (dai fascisti) – Scala: perché sempre Vespa? – Corrispondente Cnn su attacchi Trump alla stampa
REPUBBLICA (E NON SOLO) VA AI GRECI – Con la notizia Ansa delle 17,37 di domenica 7 dicembre, diventano ufficiali le trattative e la vendita del gruppo editoriale Gedi-Elkan ai greci di Antenna, come avevamo riportato in queste colonne qualche tempo addietro. Durissimo il comunicato dei giornalisti di Repubblica: «Non resteremo in silenzio a guardare l’orribile spettacolo» affermano, manifestando «sconcerto di fronte alla conferma affidata alle agenzie da parte di un portavoce di Gedi della trattativa in corso per la gestione del gruppo: la stessa azienda che da mesi a questa parte di fronte alle nostre reiterate richieste, ha sempre negato l’esistenza stessa della trattativa». Fra l’altro si apprende che la vendita non riguarda solo la Repubblica, ma tutte le testate rimaste alla Gedi. In pratica La Stampa, l’Huffington Post, le radio: radio Deejay, Radio Capital e onePodcast. John Elkann ha da poco patteggiato un periodo di 10 mesi ai servizi sociali a seguito dell’inchiesta sull’eredità della nonna Marella Agnelli così da chiudere la vicenda fiscale e ottenere la sospensione del procedimento penale. Inoltre ha versato alle casse del fisco, assieme ai fratelli, 183 milioni di euro. Elkann sarà docente e tutor per ragazzi in difficoltà presso i centri dei Salesiani di Torino. Poveri ragazzi!
PIÙ LIBRI PIÙ LIBERI (dai fascisti) – Come ormai risaputo, è scoppiata la polemica alla Fiera di Più Libri Più Liberi, di Roma, per la partecipazione della casa editrice "Passaggio al Bosco", accusata da un ampio gruppo di autori, artisti ed editori di proporre un catalogo che esalta figure e ideologie del nazifascismo. Oltre 80 tra autori, editori e personalità culturali, e del mondo dello spettacolo i firmatari della lettera all’AIE per chiedere spiegazioni sulla presenza di libri neofascisti alla fiera. Soprattutto un editore che porta avanti «un progetto apologetico che dipinge la temperie dei fascismi europei, anche nei loro aspetti più violenti, persecutori e sanguinari». Viene citato il pamphlet di Léon Degrelle, fondatore della divisione vallona delle Waffen SS, descritto come «impareggiabile contributo alla formazione dell’élite militante». Lo stesso Degrelle, insieme a Corneliu Zelea Codreanu, fondatore del movimento fascista e antisemita romeno della Guardia di Ferro, viene indicato tra gli interpreti delle «più alte virtù di coraggio, disciplina, senso del dovere». Il presidente dell’AIE, Innocenzo Cipolletta, ha risposto sottolineando che la fiera nasce per garantire libertà di edizione e rifiuto della censura, pur nel rispetto delle leggi e della Costituzione. Ha spiegato che gli espositori vengono ammessi in base all’ordine di arrivo delle domande e alla sottoscrizione del regolamento, e che sarà compito dei lettori e della magistratura valutare la liceità dei contenuti. Intanto la polemica ha sortito una insperata pubblicità alla editrice: i visitatori hanno preso d’assalto lo stand e acquistato tutti i libri disponibili. Sempre valida la vecchia massima: Parlate pure male di me. Importante che ne parliate.
CORRISPONDENTE CNN SU ATTACCHI STAMPA – Christiane Amanpour è corrispondente internazionale di Cnn e conduttrice di trasmissioni di approfondimento su Cnn e Pbs. Nel discorso di apertura al gala del CPJ, the Committee to Protect Journalists, la giornalista ha denunciato la crescente minaccia alla stampa libera non solo negli Stati Uniti, ma anche in molte altre parti del mondo e ha fissato una data precisa, il 2016, che ha portato alla situazione attuale (data della prima elezioni vinta da Trump). La reporter – secondo Forbes – una delle corrispondenti più influenti al mondo, sostiene che l’America «dovrebbe essere la terra della libertà e la casa dei coraggiosi», non garantisce un ambiente «sicuro, professionale e rispettoso» ai propri giornalisti, e alle proprie giornaliste attaccate in più occasioni con epiteti offensivi, come il caso della scorsa settimana della giornalista di Bloomberg, che si è sentita dare della «maialina» dal presidente, e di quella del New York Times, ieri definita «brutta fuori e dentro». Uno degli aspetti più drammatici affrontati da Amanpour, – che divenne famosa per la sua copertura della Guerra del Golfo nel 1990, e poi della Guerra in Bosnia ed Erzegovina e di diversi altri conflitti – è la violenza a cui i giornalisti sono esposti in queste circostanze. Nel corso dell’ultimo anno, più di 60 giornalisti sono stati uccisi finora a Gaza, e, nonostante ciò, – denuncia Amanpour – giornalisti e reporter internazionali sono ancora impossibilitati ad accedere alla regione per fare il proprio lavoro, a causa della repressione e del conflitto. A livello internazionale il 2024 è stato l’anno con più morti per i giornalisti, che il Comitato per la Protezione dei Giornalisti abbia mai documentato, e il numero dei morti di quest’anno è quasi altrettanto alto. Secondo la giornalista, l’attacco alla stampa infatti non è solo un attacco ai singoli professionisti, ma a tutta la società. «Un attacco a uno è un attacco a tutti», ha affermato, sottolineando come le politiche di censura e repressione interessino ormai sempre più Paesi.
PERCHÉ SEMPRE VESPA? – Non è dato sapere. Comunque sia, anche quest’anno è stato Bruno Vespa, il famoso giornalista con la paga da “artista”, a commentare l’opera, alla Scala di Milano, diretta dal maestro Riccardo Chailly e con la regìa di Vasily Barkatov, 42 anni. «Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk» di Dmitrij Sostakovic molta riuscita, presentata nella versione originale che fu censurata da Stalin. Qual è stata la reazione della platea e del loggione all’opera? Anche questo quesito non è dato sapere perché, terminata l’opera, è spuntato il faccione di Vespa, con il rituale fregamento delle mani, che assieme a Milly Carlucci (Ballando con le stelle) ci ha deliziato e spiegato l’opera. Una prece.
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