Varikas: l’approccio biografico nella storia delle donne
Appunti da Eleni Varikas L’approccio biografico nella storia delle donne In Altre storie. La critica femminista alla storia (a cura di Paola Di cori), Clueb1996
Eleni Varikas L’approccio biografico nella storia delle donne In Altre storie. La critica femminista alla storia (a cura di Paola Di cori), Clueb1996
L’attuale interesse per la biografia, da più parti e con diversi fini ed esiti, mostra comunque un aspetto della nostra epoca.
L’approccio femminista si iscrive in questa atmosfera ma non è motivata solo da questa, avendo la biografia una tradizione di ben più lunga durata negli studi femministi.
L’autrice parte addirittura da Christine de Pisan, ma si sofferma soprattutto sulle biografie del XIX secolo nelle pubblicazioni femminili e femministe. Le quali in primo luogo cercano di sostitire alle categorie, ai criteri di selezione maschili quelli femminili. Ovviamente questi criteri risentono delle battaglie politiche dell’epoca, sono volte a rinvenire l’oppressione, le figure eccezionali nella loro sofferenza o nella loro emancipazione (si citano Fanny Lewald che pubblica nel 1888 un’antologia di ritratti biografici di uomini e donne, Claire Démar, ma soprattutto Louise Otto che riunisce in una raccolta ritratti di dodici streghe sentendo il bisogno di ridefinire il termine.
L’attuale interesse delle femministe fa parte di quella che l’autrice definisce una sfida antipositivista.
Quest’approccio comporta tre aspetti: "in primo luogo la diffidenza verso i paradigmi interpretativi tradizionali dell’esperienza sociale delle donne; infatti, se l’analisi della realtà sociale ha finora escluso, marginalizzato o mal interpretato le esperienze femminili, un modo di fare biografia che consideri il genere come fattore centrale per la costruzione dei rapporti sociali, passa in larga misura per ’una problematica che pone come suo centro le vite individuali delle donne. Si è chiamati(e) a rendere conto di quello che succede realmente nella vita quotidiana delle donne e a chiarire come quegli eventi siano da loro vissuti’ [Acker, Barry, Esseveld] Si tratta cioè "di non sottomettere più l’esperienza sociale delle donne a delle categorie d’analisi già predisposte, ma al contrario di elaboarre queste categorie partendo dall’esperienza sociale delle donne [biografia di Catherine Beecher] .
"Un secondo aspetto della sfida femminista è la critica di ogni approccio scientifico che consideri le donne (ma anche gli uomini) come oggetti scientifici di osservazione e di manipolazione da parte del ricercatore-soggetto. E’ evidente che questo tipo di critica non è stata inventata dalle donne e che costituisce ormai da tempo l’oggetto di dibattiti, in particolare nel campo dell’etnologia e dell’antropologia. Ma è forse perché le donne hanno costituito (proprio come le ’tribù’ di ’selvaggi’) uno dei gruppi sociali più radicalmente cosificati dagli approcci normativi di questa visione scientifica, che la ricerca femminista ha tanto insistito […] sulla necessità di riconoscere a sua volta l’oggetto della ricerca come un soggetto a pieno titolo; e di sostituire al rapporto di sfruttamento che esiste tra questo e i ricercatori - o le ricercatrici - un rapporto di reciprocità.[…] Questo approccio ha uno statuto etico poiché affronta il nucleo centrale della struttura gerarchica della ricerca. Possiede anche uno statuto politico nella misura in cui postula che la ricerca debba essere condotta con una finalità di emancipazione, ossia in una prospettiva che dovrebbe contribuire all’eliminazione dei rapporti di oppressione e di sfruttamento di cui sono vittime le persone e i gruppi studiati[…] E’ il condividere una stessa posizione sociale che fonda la legittimità dell’atteggiamento empatico , terzo elemento della sfida femminista all’oggettivismo delle scienze sociali e della storia: questo atteggiamento di empatia nei confronti dei propri soggetti acquista anche uno statuto cognitivo, dato che conduce la ricercatrice a porre come problemi tutta una serie di ’fatti’ che la sociologia o la storia ufficiale considerano come in sé evidenti."
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