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VIAREGGIO E LA SUA SVOLTA EPOCALE: Andrea Scaglia di Libero e il suo articolo dossier

La notte è possibile vedere meglio, al buio certe realtà sono più in luce. Viareggio, che lui ha conosciuto da ragazzo, diventa un articolo - dossier su Libero. Una città alla ribalta nazionale, per una svolta epocale, quella della vittoria del centro destra...
di Letizia Tassinari - giovedì 8 maggio 2008 - 2628 letture

Andrea Scaglia è un caporedattore di Libero, il giornale di Vittorio Feltri. “Sbirciando” on line, si imbatte in alcuni articoli del Corriere della Versilia, a firma Letizia Tassinari. La sottoscritta infatti oltre che sulla carta stampata , scrive anche sul web. Scaglia martedi 29 aprile contatta la redazione del Corriere, chiede al mio capo servizio Enrico Pace il mio numero e si mette in contatto con me. Il giorno seguente scende a Viareggio, dalla sua Milano, dove vive e lavora, gli presento il neo sindaco Luca Lunardini e lo intervista. Poi inizia la giornata in sua compagnia: lo accompagno in giro per la città. Andrea Scaglia parla con la gente, quella comune, l’ascolta, osserva, prende appunti. Gli faccio visitare ogni meandro, il centro, le periferie e la vicina Torre del Lago: di giorno e di notte. La notte è possibile vedere meglio, al buio certe realtà sono più in luce. Viareggio, che lui ha conosciuto da ragazzo, diventa un articolo - dossier su Libero. Una città alla ribalta nazionale, per una svolta epocale, quella della vittoria del centro destra.

VIAREGGIO SI FA AZZURRA: TASSE, CLANDESTINI E DEBITI. E la Sinistra affonda. Su Libero di sabato 3 maggio cosi scrive Andrea Scaglia:

«Vuoi un esempio?». E fammi l’esempio. «Allora ecco, guarda, guarda qui che così un po’ capisci». Viviana lavora nel Piazzone, qui a Viareggio la chiamano così piazza Cavour, la piazza del mercato, c’è tutti i giorni, bancarelle che nel tempo si sono evolute in prefabbricati, e prima di lei ci lavoravano i genitori, e prima dei genitori i nonni. E tutti hanno sempre votato a sinistra, come dire, a Viareggio era così, automatico. «Guarda qui» dice Viviana, e mi passa un depliant informativo del Comune distribuito ai cittadini, commercianti compresi. E c’è l’ultima foto, a tutta pagina, che inquadra il molo, dove nel fine settimana e d’estate si va a passeggiare. Dò un’occhiata e a prima vista non capisco. «Guarda meglio. Non li vedi?». Guardo meglio e li vedo: protagonisti inconsapevoli dell’immagine sono gli ambulanti abusivi, una lunga fila, stranieri che vendono la loro merce, spesso contraffatta, sempre senza permesso. «Hai capito adesso? Cioè, il Comune fa il depliant e ci mette a corredo la foto con gli abusivi. Nemmeno si accorgono più, o forse si vede che per loro va bene così, e intanto io per stare qui pago 4mila euro all’anno di tasse e permessi. Hanno perso il contatto con la realtà, quelli. E ora se ne tornano a casa».

IL RIBALTAMENTO

“Quelli” sono l’amministrazione di centrosinistra guidata dall’ormai ex sindaco Marco Marcucci, 10-anni-10 di governo cittadino, all’inizio degli anni Novanta è stato anche presidente della Regione Toscana, «Pci-Pds-Ds-Pd» direbbe il Cavaliere. Nel 2003, Marcucci era stato riconfermato nel ruolo con il 64,1% delle preferenze, contro il 35,9% del rivale di centrodestra. Percentuali che, al ballottaggio dello scorso 28 aprile, si sono completamente ribaltate: Andrea Palestini, candidato del Pd, ha portato a casa il 38,2% dei voti, mentre l’esponente di centrodestra, Luca Lunardini, ha trionfato raggiungendo il 61,8. Clamoroso. E tutti in città, tutti nessuno escluso, raccontano di amministratori arroccati nei loro uffici, irraggiungibili, sordi alle lamentele e ai problemi che la gente vive tutti i giorni (già sentita questa, no?). Preoccupati di gestire il potere, “mantenere gli equilibri”, che poi vuol dire anche e soprattutto spartirsi le poltrone. E certo bravi a racimolare finanziamenti di qua e di là, magari per costruire un enorme teatro pucciniano nella frazione di Torre del Lago. E fa niente se proprio lì, fra Torre del Lago e Viareggio, c’è la pineta che non si può entrare perché ci si accampano disperati di ogni sorta, e poche settimane fa a un pensionato gli hanno spaccato la testa per rapinarlo, e l’altro giorno hanno scoperto tende e baracche ma gli occupanti già erano spariti. E tutti in città, tutti nessuno escluso, dicono che una volta lì ci si andava anche la sera, ma adesso no, non si può più, «è pericoloso, non è che Viareggio sia il Bronx, ma fra rom e clandestini e spacciatori negli ultimi anni la città è cambiata. E va bene l’accoglienza, ma si dovrebbe pensare di più a noi cittadini». Lo scorso agosto, ha fatto scalpore la vicenda di quel gruppo di rom che ha occupato l’ex palazzo Telecom, l’amministrazione ha trovato loro bungalow e lavoro. E i viareggini si sono imbufaliti, «qui il problema della casa è drammatico, senza contare la gente che vive con una pensione di 500 euro». E infatti al Varignano, il quartiere delle case popolari storicamente rosso che di più non si può, stavolta ha votato a destra. Il Segretario Provinciale del Carroccio, Ugo Unti, esulta: ” E’ passata con noi anche gente di sinistra, perchè ha capito che l’amministrazione uscente ha trattato Viareggio come fosse cosa loro”. Persino Milziade Caprili, già vicepresidente del Senato durante il governo Prodi e candidato sindaco per la Sinistra Arcobaleno, ci conferma che «è vero, il Pdl ha ottenuto un successo inaspettato, ma è altrettanto innegabile che la Giunta fosse ormai distante dalla gente. E noi, che durante quest’ultimo mandato eravamo all’opposizione, l’avevamo detto. Certo, questi risultati sconvolgono l’idea della città che mi ero fatto. Ma non è che si può cambiar popolo, dobbiamo cambiare noi».

OPERAZIONE “LIFTING”

Perché “la gente” ha smesso di considerare le elezioni in base ad astratte logiche di appartenenza. Quell’epoca è finita anche qui. «Bello il teatro Pucciniano - ci dice un attempato signore che si sta sorseggiando il caffè -, ma io quante volte ci andrò? Una? E invece per strada ci cammino tutti i giorni. E guarda com’è ridotta la città, fatti un giro. Qui si vive male, ormai. E loro fanno i teatri». Come dire, fuori dal mondo. Durante la campagna elettorale, è stata inaugurato il primo piano del bellissimo Palazzo delle Muse rimesso a nuovo, dentro ospita la galleria d’arte moderna e contemporanea, c’è anche un Picasso, figurati. Poi attraversi la strada e piazza Mazzini, la piazza più importante della città che dà sul famoso lungomare, è un disastro, la pavimentazione somiglia all’asfalto di un vicolo dimenticato, nella fontana galleggiano bottiglie di plastica e cartacce, le panchine di pietra rotte, sono le tre del pomeriggio e due disperati ci dormono sopra. Un film già visto: prima di tutto l’apparenza, per il resto vedremo. Saverio Magagnini, componente del cda della Fondazione Carnevale, non ha voluto sottoscrivere l’ultimo bilancio di previsione, «perché ragionevolezza vorrebbe che prima si valutino le possibili entrate, poi si distribuiscano i fondi, invece da noi succede il contrario, e cara grazia che quest’anno ci è andata bene». E poi si augura che prima o poi anche lì dentro si comincino a scegliere le persone non in base a logiche di spartizione politica, infine conclude: «Stavano facendo il lifting a una città che invece è malata di tumore». E chissà perché, ma ti viene in mente la Roma di Veltroni.

PARENTI E AMICI

E poi ci sono le clientele, gli amici degli amici e tutto il corredo. Le cosiddette “società partecipate” si sono moltiplicate negli anni, e il nuovo sindaco Lunardini ci dice che vedrà «di accorparne qualcuna, eliminando le poltrone inutili». Due anni fa poi è scoppiato lo scandalo, viene fuori che una società del Comune deve fare delle assunzioni e l’avviso di selezione esce su un giornale cinque giorni prima della scadenza, così, quasi di nascosto. Poi si scopre che gli assunti sono parenti e amici dei boiardi municipali, il figlio di quello, la fidanzata di quell’altro. E niente, il sindaco è costretto a scusarsi, ma alla fine nulla cambia, il presidente e i responsabili della società restano al loro posto, e l’impressione che ne ricava la gente se ancora una volta sul genere «la città è nostra e la gestiamo come ci pare, va bene?». No, non va più bene. A casa. Anche perché, a fronte di tutto questo, l’economia cittadina è in crisi, il turismo soffre, sempre più sono le case che rimangono sfitte anche durante i mesi estivi. Si punta molto sulla cantieristica, costruzione di barche e yacht, ma da sola non basta a sostenere la baracca. E mentre i dirigenti delle società a partecipazione comunale costano alle casse pubbliche più di 550mila euro lordi all’anno, il bilancio del Palazzo sbandiera un debito che si aggira intorno ai 120 milioni di euro. E non è bastato vendere il patrimonio pubblico, i diritti di superficie della Passeggiata, il mercato ittico (privatizzazione avviata), e la prevista cessione del mercato dei fiori, e di quello ortofrutticolo, e il 49 per cento della Viareggio Porto, società che ha in programma la realizzazione di due porti turistici, al marchio Ferragamo (amministrazione di sinistra sì, ma sempre chic). No, non è bastato.

Il PIANO DELLA SOSTA

E allora l’ultima: il famigerato “piano della sosta”. In sostanza, da un paio di mesi in gran parte di Viareggio si deve pagare il parcheggio, in qualche zona molto salato, un’ora 80 centesimi, poi al raddoppio, e dalla quarta ora in poi quasi 4 euro ogni sessanta minuti. L’impressione è che più che una misura anti-smog o anti-traffico («va bene tutto, ma qui mica siamo a Milano o a Roma»), si tratti dell’ennesimo tentativo di rimpinguare le esangui casse comunali. E la città si è letteralmente rivoltata, anche perché i meccanismi di esenzione per commercianti e lavoratori e categorie protette risultano quantomeno macchinoso. Insomma, non si capisce la logica. Tanto che parliamo con Davide, un addetto della Mover, la società che gestisce il piano, e ci dice che non ne può più, «la gente mi ferma e protesta, e mi chiede spiegazioni che non so dargli».

TESSERE STRACCIATE

Un piano pensato male e spiegato peggio (il sindaco neo-eletto ha subito dichiarato che lo sospenderà per rivederne i criteri). E che ha spaccato anche i sindacati. «Il sindaco ha ritenuto di doverlo discutere soltanto con la Cgil - ci spiega Bruno Parducci, che lavora in un albergo del lungomare - e infatti dal piano è stata tenuta fuori la zona della Darsena, dove proprio la Cgil ha il maggior numero di iscritti, e il sindacato ha accettato. E a noi non pensa nessuno? Non siamo abbastanza “amici”? E allora, guardi, io era vent’anni che avevo la tessera della Cgil, ma adesso basta: l’ho stracciata, li ho mollati».

A giudicare dal voto, è un ragionamento che hanno fatto in tanti.

Andrea Scaglia – Libero -


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VIAREGGIO E LA SUA SVOLTA EPOCALE: Andrea Scaglia di Libero e il suo articolo dossier
12 maggio 2008

Io ho l’impressione che i problemi di Viareggio siano quelli di gran parte dei Comuni, poche e marginali le differenze, la sostanza è la stessa. Nel piccolo della mia esperienza mi sono fatta l’idea di una carenza di fondo : manca il senso dello Stato , delle Istituzione, del dovere, e questa grave pecca culturale pervade tutta la pubblica amministrazione, con effetti deleteri. La politica in genere è rimasta indietro, ingessata il lotte sterili per la sola conquista del potere e per la conservazione dei vantaggi a favore dei poteri forti. Un passo indietro per le vecchie logiche, due avanti per un nuovo modo di governare , più realistico, più vicino alle esigenze dei veri titolari della sovranità : "La sovranità appartiene al popolo....", così’ almeno recita la costituzione. Mi sembra che parecchi "poteri" dovrebbero fare un passo indietro

un saluto Marista

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