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Uomini di dolore e lavoro

Lo studio su “Infectious disease reports”, capofila di Medici con l’Africa Cuamm che collabora con l’UNIBA ha riportato che i lavoratori africani consumano in modo esorbitante analgesici per i dolori muscoloscheletrici.

di Salvatore A. Bravo - giovedì 23 luglio 2026 - 300 letture

Lo studio su “Infectious disease reports”, capofila di Medici con l’Africa Cuamm che collabora con l’UNIBA ha riportato che i lavoratori africani consumano in modo esorbitante analgesici per i dolori muscoloscheletrici.

L’indagine è stata svolta sul lungo periodo dal 2017 al 2026. Il 96,5% di essi sono uomini tra i 30 e i 45 anni. Il 75% originario dell’Africa occidentale e settentrionale e di questi solo il 18,6% sono in possesso di un permesso di soggiorno. Il 93,5%  è privo del medico di base.

Lavoratori che il sistema macina, e non nel senso simbolico, e che sono usati nel dibattito politico per proiettare su di essi le “cause della violenza” che corrode la nazione e l’Europa. Sopportano turni massacranti che oscillano nei campi dalle 10 alle 14 ore. Il fisico si logora e duole, mentre la mente non può che perdere il suo equilibrio. L’estate dei vip e dei turisti a basso costo che invadono, città e spiagge ha il volto del dolore e della fatica degli invisibili.

Dai campi informali (Borgo Mezzanone, Amendolara, Agro Pontino ecc.) dove sopravvivono in condizioni disumane ai centri urbani, l’esercito dei lavoratori di riserva sopravvive grazie agli analgesici. Privi di diritti e ricattabili si imbottiscono di antidolorifici per poter continuare a lavorare e sacrificano con la loro salute fisica e mentale i loro anni migliori. La società dell’edonismo li consuma come merci. Sono uomini e giovani costretti a spendere le loro esistenze nel doloroso mercato del lavoro.

Lo studio citato si sofferma sul dolore fisico curato con sintomatici, ma non rammenta il dolore psicologico degli uomini ridotti in condizione schiavile e nel silenzio. Le loro speranze tradite e la loro dignità calpestata dagli interessi padronali. Lo schiavismo informale è tra di noi. Partiti politici e sindacati si limitano a denunce formali, ma sostanzialmente tacciono. Le denunce episodiche sono parte della cultura dell’accondiscendenza.

Le cronache sempre più tese ad accettare la “remigrazione” contribuiscono al clima di ricatto. Se si solleva il dramma, inevitabilmente, esso non potrebbe che far emergere quello che tutti sappiamo, ovvero in Italia il lavoro è sfruttamento e i salari non consentono a molti lavoratori, anche legali, le cure più banali. Si lavora e si è poveri.

Il “male di vivere” affonda le radici con intensità diverse tra i lavoratori. I lavoratori anziani muoiono sul lavoro. In Italia sui cantieri ci sono anche ultrasessantenni che si schiantano al suolo, ormai la loro morte non fa più notizia, ma è parte del male quotidiano. A livelli più alti i lavoratori sono oggetto di ricatti psicologici. Impiegati pubblici e docenti vivono l’esperienza del dolore psicologico, non a caso gli psicofarmaci sono tra i farmaci più consumati nella bella Italia. Lavoro e dolore sono ormai un binomio. La politica da destra a sinistra è unita nella difesa degli interessi padronali.

Ad Amendolara dove nel giugno del 2026 si è consumata una tragedia immane, in cui migranti sono stati arsi vivi dal “caporale straniero” per aver osato richiedere paghe migliori, l’unico sopravvissuto ha affermato che oltre agli antidolorifici ai lavoratori erano consegnati anche “eccitanti” per farli lavorare di più. Non poche indagini hanno registrato l’imposizione di eccitanti ai lavoratori. Tale pratica è emersa nelle indagini sullo sfruttamento della comunità sikh nell’Agro Pontino (Latina). I nazisti usavano psicofarmaci, droghe e stimolanti per ottenere “il massimo risultato” dai soldati al fronte.

L’uso di droghe è documentato anche nei vertici del partito nazista. Norman Ohler nel saggio Tossici. L’arma segreta del Reich ha ampiamente dimostrato tale pratica di sfruttamento. Siamo in una condizione non dissimile, mentre la propaganda continua a tamburo battente a proclamare “la meritocrazia”.

La politica e la società civile tace, il dramma politico è tragedia etica di un popolo che subisce, perché non ha alternative e ha naturalizzato lo sfruttamento. Ciò che addolora in tale situazione sono i narcisismi e le polemiche che investono movimenti e partiti che cercano di ricostruire una opposizione reale, ma si infrangono ed evaporano tra protagonismi e leaderismo.

La storia potrà riprendere il suo percorso dialettico, quando si abbandonerà tale deriva per riporre al centro i lavoratori e ridare ad essi “voce e dignità”. Sono i lavoratori che possono liberare se stessi e che possono porre fine alla società del solo profitto.


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