Università di Catania: la situazione

L’Ateneo catanese tra passato e futuro
di Alberto Giovanni Biuso - sabato 13 dicembre 2014 - 2304 letture

Pubblico l’analisi del Coordinamento d’Ateneo relativa ai risultati elettorali di giovedì 11.12.2014 e al significato che hanno assunto nel particolare momento che sta vivendo la nostra comunità. Il desiderio della gran parte dei docenti dell’Università di Catania è di poter finalmente studiare e insegnare in pace. Prima o poi ci riusciremo.

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Dopo Maggio, Giugno

Care amiche e cari amici, colleghe e colleghi,


lo scorso 11 dicembre 2014, l’Ateneo di Catania è stato impegnato nel parziale rinnovo della composizione del Senato accademico e del Consiglio di amministrazione dell’ERSU. In condizioni normali, si sarebbe trattato di un appuntamento significativo, come ogni appuntamento elettorale, ma di certo non meritevole dell’enfasi e dell’ansia da prestazione con cui alcune vecchie figure, appena riemerse dallo scafo del Titanic, lo hanno vissuto.

Proviamo insieme a ripercorrere, ancora una volta, alcuni eventi recenti.
Una sentenza, cautelare dunque provvisoria e passibile di futuri rovesciamenti in sede cautelare e/o di merito, ha (come sappiamo) rimesso al suo posto il vecchio Direttore generale. Questi, nell’ordine, dapprima rilascia una fantastica intervista audio-visiva a un giornale locale (nel corso della quale fanno capolino nell’obiettivo alcuni dei suoi sponsor) in cui afferma che, finalmente, col suo reintegro, nell’ateneo torneranno la legalità, l’ordine, la buona amministrazione (ricordate il mailgate? Tranquilli, ne sentiremo ancora parlare…); poi, per inverare senza indugio cotanto proclama, sforna prima una nota “anulare” (si dichiara unico raccordo – anulare – tra organi di governo e amministrazione, chi vuol parlare coi docenti, Rettore in primis, dovrà chiedere autorizzazione a lui…); e infine “emana” un provvedimento in cui crea attorno al suo scranno, appena riguadagnato, una task force di fedelissimi (quattro) dirigenti (tutti e quattro da alcuni mesi in contenzioso amministrativo con l’attuale amministrazione per il fiero riconoscimento di funzione di prima fascia, riconoscimento invero ardito, contestato tra l’altro da Corte dei Conti, Ministero e sindacati…), i quali risponderanno solo a lui e a cui è demandato il compito di tradurre i comandi supremi in altrettante ingiunzioni che la massa del personale tecnico-amministrativo eseguirà senza fiatare.

Molti di noi si chiedevano come il D.G., alias Mister legalità, avesse speso questi tremendi mesi di lontananza dalla stanza dei bottoni. Ora l’abbiamo capito: ha partecipato a tutti i tornei nazionali e internazionali di “Risiko”. Infatti, le sue prime mosse operative sono una fedele mimesi della conquista della Kamtchatka e dell’Inguscezia, con tanto di carri armati colorati, bandierine e vario ciarpame simil-militaresco. Ora qualcuno dovrà spiegargli che le regole del “Risiko” e quelle che presiedono alla vita di un’Università non sono proprio identiche. Non disperiamo, non è detto che con un po’ di pazienza non lo capisca.

Nel frattempo, ad alcuni componenti del Cda, anch’essi rivitalizzati da questa ridiscesa in campo, non è parso vero di poter sbandierare un verbale della seduta di un Dipartimento (ancora provvisorio, “casualmente” mal scritto e, quindi, poi rettificato) per dare man forte, a dire il vero molto pretestuosamente e scombinatamente, alle pretese di rivalsa di Mister Legalità. Infine, nel corso della campagna elettorale per il rinnovo degli organi succitati, in alcuni dipartimenti, si è rivisto un copione già sperimentato: ex rettori, ex direttori, ex giannizzeri dei passati governo e sottogoverno… affaccendati a blandire gli incerti, “esortare” i recalcitranti, minacciare i nemici. Tutto ciò in vista e nella speranza, è ragionevole supporre, di un grande “ribaltone” al vertice dell’ateneo da preparare passo dopo passo. Figuratevi che erano persino riusciti a persuadere una malcapitata deputata di Arcore, della cui conoscenza delle vicende catanesi abbiamo seri motivi di dubitare, a presentare un’interrogazione parlamentare a favore del de-integrato reintegrato. Ad Arcore, lo sappiamo bene, magari non conoscono Catania ma la legalità, caspita!!!!, lo sanno bene loro cos’è e da chi è meglio incarnata.

Poi cos’è successo? L’orologio era caricato, la bomba doveva esplodere, tutto era pronto e apparecchiato, anche lo champagne era in fresco, ma – eccheddiamine! – la stragrande maggioranza degli elettori dell’Ateneo ha rifiutato questo scenario da resa dei conti e ha votato a valanga persone libere, estranee a qualunque circo e circuito di lusinghe. Pensate!!!, persone che vorrebbero adempiere il loro mandato rappresentativo in nome degli interessi generali e non in vista di prebende, privilegi, emolumenti o carriere. Dunque, complimenti ai colleghi Lalomia (primo con 149 voti, contro gli 87 del secondo arrivato) e Catalano (127, contro 81). E onore sempre ai vinti, in democrazia è sempre bello quando ci si esprime e confronta, ciascuno con gli strumenti che sa e che ha (peccato che la favola dei candidati indipendenti, stile “Uomo Qualunque”, non abbia funzionato…).

Contemporaneamente, le elezioni suppletive al Senato Accademico hanno rinforzato nettamente la maggioranza dell’attuale amministrazione, rendendo evanescenti se non chimeriche le aspirazioni future di sfiducie e ribaltoni. Perché è la volontà democratica, anche in piccole ma nevralgiche comunità come quella di un ateneo, a decidere e progettare il futuro, in funzione della crescita e del miglioramento del servizio dell’alta formazione.

E le sentenze – che in tale quadro, francamente, interessano fino a un certo punto – non possono né potranno modificare la fisiologica dinamica della vita di un’istituzione.
La vita dell’ateneo continua, dunque, in un clima di serenità, di dialogo e di comune impegno, da rafforzare e accelerare, per sostenere sfide gravose e complesse, oltre che per recuperare il tempo perduto. Nel frattempo, il DG farà il suo mestiere come meglio e fin quando potrà. La nostra riconoscenza e attenzione, vogliamo rassicurarlo, non gli verranno mai meno.

Il CUDA (coordinamento unico di docenti, personale t.a., studenti, strutturati e precari di UNICT per un’università pubblica libera, aperta, democratica).

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