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Una "zona bianca" contro le mafie

Quello che segue è il primo scritto di un blog che da una parte vuole stimolare il ragionamento intorno al ruolo che le professioni liberali hanno nel cuore del sistema economico-politico-mafioso...
di tony fede - venerdì 25 dicembre 2009 - 2899 letture

Quello che segue è il primo scritto di un blog che da una parte vuole stimolare il ragionamento intorno al ruolo che le professioni liberali hanno nel cuore del sistema economico-politico-mafioso e dall’altra cerca di aggregare attorno a un progetto di trasparenza e di innovazione quegli uomini che vogliono ridare dignità sociale alla propria professione.

La Zona Bianca è quello spazio mentale, culturale, professionale e sociale all’interno del quale si elaborano strategie di trasparenza e apertura, il cui obiettivo è la fine dell’ambiguità e del dubbio sui comportamenti professionali in rapporto ai contatti con il sistema mafioso affaristico italiano e in generale in rapporto con la legalità tenuti da tutti i professionisti.

In questa zona bianca si elaboreranno strategie di uscita dal grigiore nel quale le professioni si muovono recuperando credibilità nel rispetto dei pilastri della sostenibilità: ambiente, società ed economia. Nella Zona Bianca si collocheranno tutti quei professionisti e consulenti che vogliono dare dignità alla loro professione prendendo le distanze da un certo modo di esercitare il lavoro di loro competenza che da adito a accuse da parte della società civile o sul ruolo nodale di collusione con i poteri politici e/o mafiosi o sulla poca trasparenza e sul livello qualitativo del loro comportamento nell’esercizio della professione (evasione fiscale, scarsa professionalità e preparazione, rapporti con la clientela, etc).

Riguardo al primo tema il riferimento è al libro "La zona grigia, professionisti al servizio della mafia", libro che denuncia la pericolosa vicinanza alla mafia di professionisti, partendo dalla semplice riflessione che ovunque ci siano carte da sbrigare li ci sono professionisti, il che considerate le molteplici attività svolte dalla mafia all’interno della società, può naturalmente fare riflettere sul ruolo svolto da professionisti di tutti gli Ordini professionali al servizio della mafia e nel tramite con il sistema politico. Viene spontaneo pensare a cosa accadrebbe se tutti i professionisti che attualmente svolgono attività a favore della mafia prendessero la decisione di non prestare più la loro professione a suo favore. Si suppone che la mafia e tutto il sistema che l’asseconda e collude con essa, anche all’interno del sistema politico-amministrativo, avrebbe enormi difficoltà a svolgere le proprie attività fino a non potere più svolgere attività finanziarie e economiche, ciò comporterebbe la sua fine.

Inoltre, l’esercitare la professione in stretto rapporto con il sistema politico-clientelare godendo dei benifici che tale rapporto privilegiato comporti e degli scambi di favori che in questo rapporto maturano, semplicemente toglie la possibilità, a quanti rifiutano ogni connivenza con il potere politico, di svolgere la propria professione. Da queste due riflessioni nasce la voglia di cambiare registro, di aderire ad una campagna etica da svolgere all’interno delle professioni che possa mettere tutti i professionisti nelle condizioni di svolgere la propria funzione nel pieno rispetto dell’ontologia professionale facendo dichiarare apertamente la distanza e la condanna degli Ordini per tutti i comportamenti collusivi con i poteri politici e mafiosi.

Per quanto riguarda la seconda area di problemi, sempre di più la società civile in questo periodo di crisi, vede i professionisti come dei privilegiati che riescono a sfuggire ai propri doveri nei confronti della società accrescendo anche il loro potere economico e finanziario. Sempre di più la Società considera per esempio ingegneri e architetti colpevoli dei disastri che avvengono in occasione di eventi naturali quali terremoti e alluvioni. Sempre meno vengono tollerati gli enormi bugget previsti per i superconsulenti di banche e grandi aziende.

Occorre individuare percorsi di trasparenza e di controllo di qualità che riescano a fare riavvicinare i professionisti alla società civile anche attraverso la ristrutturazione degli Ordini e la messa in opera di nuove procedure di monitoraggio e valutazione delle attività connesse all’esercizio della professione.

Ciò si prefigge questo blog. La realizzazione di un percorso che faccia riflettere sulla possibilità di esercitare le professioni in maniera sostenibile riferendosi ai tre temi pilastri della sostenibilità: l’ambiente, la socièta, l’economia; e facendo sempre riferimento ad una dimensione etica che deve essere comunque sottesa a qualsiasi attività svolta nell’esercizio della professione.

Ci attendiamo quindi contributi da professionisti di tutti gli ordini professionali che vogliano utilizzare questo blog come palestra per dispute che possano arricchire il dibattito alla ricerca di soluzioni che ridiano dignità al lavoro professionale alla riscoperta delle funzioni che dovrebbero essere proprie delle professioni liberali.


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