Una volta a Lentini c’era una città

Gli ultimi 30 anni hanno sconvolto la politica, il governo della città, l’economia e il sociale. Il cuore della città non batte come dovrebbe soprattutto per lo scadimento del ceto politico e la scomparsa dei partiti politici.

di Luigi Boggio - venerdì 24 maggio 2024 - 1160 letture

Mancavano pochi minuti alle 10,15 quando sono stato avvicinato, sotto i portici di Via Termini, a Lentini, da una signora anziana che mi conosceva e che voleva parlare. Ed inizia:

"Mi permetto, per dirle che mi sono trasferita da Catania a Lentini 42 anni fa per motivi di lavoro insieme a mio marito. Non è stato facile fare nuove amicizie e ambientarmi però col tempo ci sono riuscita anche grazie alla nascita dei due miei figli. Non le nascondo però che la mia città del cuore è rimasta Catania. La città di Agata, dell’elefante, del vulcano, del mare. Lentini però ha dato da mangiare all’intera mia famiglia con il lavoro e il sacrificio. Si lavorava e si poteva anche andare a mare nei mesi estivi. C’era il lavoro, le arance tiravano, non si stava male. Alla stazione dove lavorare mio marito era un movimento continuo di camion e di carri ferroviari. La festa di Sant’Alfio era bella, colorata, movimentata, ma non come quella di Agata".

Ed proprio in questo passaggio è venuta fuori l’anima catanese. Nessuna sorpresa da parte mia perché ogni paese ha la sua Santa o Santo in cui aggrapparsi e venerare. Nemmeno il tempo di finire che la signora riprende con le problematiche dell’oggi:

"Lentini è una città irriconoscibile senza lavoro e con i figli fuori. Sono un’anziana sola come altre mie amiche che ci sosteniamo a vicenda. Non ci restano che i ricordi e le telefonate da fuori, alcune nemmeno questo".

Mi guarda, mi saluta e va via. Nella commozione per il racconto le stringo le mani e la ringrazio. È stata una mattinata particolare che mi ha fatto riflettere del tempo passato e quello odierno. Di come era questa città e di come è oggi.

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Lentini prima del 1693

Una città irriconoscibile, caotica e senza anima. Il peggioramento viene da lontano. Gli ultimi 30 anni hanno sconvolto la politica, il governo della città, l’ economia e il sociale. Il cuore della città non batte come dovrebbe soprattutto per lo scadimento del ceto politico e la scomparsa dei partiti politici. Si vedono nelle urne ma non sempre. Non poche volte vengono sostituiti dai loghi del trasformismo civico. Un trasformismo per vincere e non poche volte per trascinarsi verso il baratro dello scambio.

In questi anni la sinistra nella sua diversa coloritura non ha mai avviato una riflessione critica e autocritica. Un rifiuto per non fare i conti con se stessa, il suo operato, il suo modo di governare. Dal 1993 ad oggi ho perso il conto degli anni che è stata al governo della città. Non riesco anche perché sono scomparsi.


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