Una storia italiana

Non è vero che le banche non prestano soldi. Li offrono anche senza garanzie
di Adriano Todaro - martedì 15 aprile 2014 - 1588 letture

Romain Zaleski è un gentile e affabile vecchietto di 81 anni. Di mestiere fa il finanziere cioè non fa una mazza di niente, se non fregare il più possibile coloro che incautamente hanno affidato a lui i propri risparmi. E’, come raccontano le cronache, franco-polacco. E’ già questo è un modo per distaccarsi dalla plebe, dai comuni mortali. Volete mettere come è più fine dire: "Piacere, sono Romain, franco-polacco" piuttosto che "Piacere, sono Tanuzzu, di Acate". E un franco-polacco dove doveva venire a combinare disastri se non in Italia? Mica poteva andare negli Usa. Là sono antiliberali al punto che se uno non paga le tasse o truffa, finisce in galera.

Il gentile galantuomo si stabilisce a Brescia e comincia a frequentare il mondo dei grandi affari. Diventa amico intimo del presidente di Intesa San Paolo, Giovanni Bazoli, e una mattina si presenta proprio nello studio del megapresidente di Intesa e approfittando del fatto che San Paolo, in quel momento, stesse guardando da un’altra parte, chiede alcuni miliardi di euro.

Bazoli non alza neppure un sopracciglio, apre il cassetto e gli dà 1,8 miliardi. D’altronde l’amicizia a questo deve servire. Se non ci si aiuta tra amici... Garanzie per il prestito? Scherziamo? Intanto è da parvenu chiedere garanzie, è poco fine e poi il franco e pure il polacco sono persone per bene.

Zaleski prende i soldi, li sistema nel capace portafogli e comincia a discutere serenamente con l’amico Giovannino che ha la sua stessa età. Due giovanotti che parlano un po’ di tutto, come usa fra amici, di come sono esosi gli operai, del sindacato che ha portato alla rovina questo Paese, dei prezzi del caviale che continua ad aumentare, dei valori che non sono più quelli di una volta come, del resto, le stagioni ecc. Il tutto, sorseggiando un Martini freddo al punto giusto che una solerte e gentile segretaria ha servito loro.

Poi il franco-polacco si accomiata. Si alza dalla poltrona, stringe la mano al Giovanni Bazoli e s’incammina per uscire dall’ufficio. Ha già la mano sulla maniglia quando è richiamato dal presidente di Intesa: "Scusa Romain, a scopo informativo, cosa te ne fai dei miliardi che ti ho dato?". "Beh ‒ risponde Romain il mischìnuvoglio giocare in Borsa". "Ottimo ‒ esclama il Giovannino, grande ed illuminato banchiere ‒. Giocare in Borsa fa bene, distende lo spirito, soprattutto se lo si fa con i soldi degli altri. Mica come quei pelandroni di co.co.co. che vengono a chiedere prestiti per sposarsi, per acquistare la casa e non presentano uno straccio di garanzia". "Che vuoi farci ‒ interviene consolatorio il franco-polacco ‒. Oramai tutti vogliono i soldi senza lavorare. Dove andremo a finire... Ti saluto Giovanni e omaggia la tua signora". E per rafforzare il saluto lo dice anche in franco e in polacco.

Bazoli è un genio della finanza. E’ quel personaggio al quale un bel giorno si presenta una dottoressa appartenente a Comunione e Liberazione, amica del Celeste (quello a cui la magistratura, considerato che ha fatto il voto di povertà, gli ha sequestrato 49 milioni di euro) che afferma, millantando, di essere una nipote di Giorgio Napolitano e subito, zac, il Bazoli gli mette in mano un milione di euro. Così, d’emlée, senza discutere. Intervistato dal Financial Times disse che "le relazioni personali sono i valori più importanti della nostra vita". Un vero genio.

Il probo Zaleski gioca in Borsa e combina un sacco di casini. Risultato: le sue azioni crollano, coinvolgendo nel crollo anche Banca Intesa con un buco da 2 miliardi di euro. Recentemente intervistato, il franco ‒ che parlava anche in nome del polacco ‒ ha dichiarato di godersi la pensione. Che è, indubbiamente, meritata.

Non crediate, però, che Romain pensi solo a se stesso. E’ un mecenate mica da ridere e pensa anche agli abitanti di Breno, paese di 5 mila abitanti in provincia di Brescia. Ci pensa al punto che ha regalato loro un circolo elegantissimo del bridge perché, come risaputo, i brenesi senza il bridge non sanno vivere. I giornalisti sottolineano che i banchieri hanno perso miliardi per finanziarlo. "Certo ‒ risponde il galantuomo ‒ è il loro mestiere".

Romain Zaleski faceva anche parte del Consiglio d’amministrazione della Mittel, altra finanziaria cara a Giovannino Bazoli. Quando se ne va, il presidente della finanziaria, Franco Della Sega ‒ che deve essere un tipetto tosto, naturalmente illuminato e trasparente tanto più che è professore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e siede nei consigli di diverse aziende, compreso il Corriere della Sera ‒ ha dedicato al franco-polacco parole lacrimose, se ci capite, col fazzoletto in mano "per il contributo che negli anni ha dato all’attività di Mittel sia professionalmente che, per quanto mi riguarda, da un punto di vista personale". Non è dato sapere a cosa si riferisse l’illustre professore Della Sega. Avranno giocato assieme a bridge? Boh!

Comunque questa esemplare storia italiana, chissà perché mi ha fatto venire in mente quello che è successo qualche giorno fa a Molfetta (Ba) e cioè la morte, mentre lavoravano in un silos, di padre e figlio, di 50 e 28 anni. Per loro niente parole commosse. Solo un trafiletto veloce e non su tutti i giornali. D’altronde Nicola e Vincenzo, così si chiamavano i due operai morti, non hanno mai giocato in Borsa, non hanno mai truffato le banche, non conoscevano i vari Giovanni e Romain e, anzi, sono sicuro che le banche gli facessero un certo effetto.

E poi non sapevano neppure giocare a bridge.


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