Una stampa molto écru

Ritorna in edicola MicroMega mentre Renzi fa confusione: sbaglia persona per la querela
di Adriano Todaro - mercoledì 17 marzo 2021 - 563 letture

RITORNA MICROMEGA ‒ Ogni tanto non ci sono solo notizie di chiusure di testate giornalistiche, ma anche di riaperture. È il caso di MicroMega, il prestigioso bimestrale diretto da Paolo Flores d’Arcais che l’editore, il 31 dicembre scorso, aveva deciso di chiudere. Il bimestrale era nato nel 1986 ed era editato dal gruppo Caracciolo-Espresso-Repubblica. Poi era passato in mano alla Gedi, azionista di riferimento della famiglia Agnelli-Elkann, gli editori de La Stampa, Repubblica e tanto altro che avevano deciso di chiudere il mensile di Flores d’Arcais.

Oggi, il direttore riporta la testata in edicola e lo fa attraverso una società appositamente costituita, la “MicroMega edizioni impresa sociale s.r.l.”, una società non profit la quale non potrà distribuire utili fra i soci. Tutto sarà reinvestito per allargare le attività di MicroMega. Tutto bene? Beh, non proprio. Ci sono dei “picchetti” che ha imposto la Gedi, pena non concedere l’utilizzo della testata: per quattro anni MicroMega non potrà avere, anche come soci di minoranza, «società editrici, anche non italiane, ovvero soci di società editrici». Quindi MicroMega dovrà fare da sola. Inoltre, per tutto il 2021, la Gedi continuerà ad essere il fornitore tipografico, curando anche distribuzione e abbonamenti. Senza tali accordi si sarebbe dovuto interrompere la pubblicazione della rivista per almeno sei mesi. Paolo Flores d’Arcais ha scritto una lettera aperta ai lettori della rivista chiedendo di sottoscrivere abbonamenti. Così conclude la lettera-aperta di d’Arcais: «Ho scritto più volte in questi trentacinque anni che MicroMega aveva bisogno di lettori esigenti. Ne ha bisogno più che mai, ma diventa ora vitale che i lettori esigenti siano sempre più lettori partecipi. Ci aspettano tempi bui. I sondaggi, costanti, dicono che tra due anni avremo un governo Salvini-Meloni-Berlusconi, il governo Draghi è tutt’altro che in grado di fugare questo incubo. Non bisogna rassegnarsi ma ribellarsi. Finché c’è lotta c’è speranza».

QUERELE CONFUSIONARIE DI RENZI – Il 7 marzo scorso sia La Stampa che Tpi (The Post International) riportano la notizia che Matteo Renzi si trova a Dubai (notizia mai smentita). Il leader di Italia Viva in risposta a questi articoli annuncia di fare l’ennesima causa civile a entrambe le testate per averlo scritto. Il motivo? Non è dato sapere. La cosa da domandarci è: quella notizia pubblicata dai due quotidiani, era degna di essere pubblicata? Riteniamo di sì per due fondamentali motivi. Primo: c’è una pandemia globale, noi non possiamo uscire dai nostri comuni e questo senatore se ne va a Dubai. Secondo: più giornali hanno posto delle domande a Renzi sul suo viaggio a Dubai dove è evidente un conflitto d’interesse e il senatore non ha risposto. Ma Tpi ha deciso di fare una controquerela al senatore Renzi. Come racconta Giulio Gambino, direttore di Tpi, all’Adnkronos «È la seconda volta ‒ dice Gambino ‒ ci aveva già fatto causa per 100mila euro. Ogni volta che, a suo modo di vedere le cose, qualcuno dice qualcosa su di lui che gli sembra ingiusta lui agisce con questa modalità, una modalità inaccettabile». Anche perché, sottolinea il direttore di Tpi, «le cause relative alle querele temerarie sono cause civili che durano anni, a volte decenni, prevedono delle spese molto ingenti e fanno perdere un sacco di soldi. Noi però stiamo resistendo e resistiamo».

Probabilmente preso dal sacro furore di fare querele a destra e a manca, il senatore di Rignano fa anche un po’ di confusione e brutte figure. E così aveva deciso di proporre un’azione legale contro Ilaria Proietti, cronista politica del Fatto Quotidiano. Ma la citazione l’ha inviata ad una omonima della giornalista del Fatto, che lavora a Report (iscritte all’Ordine dei giornalisti con lo stesso nome e cognome ce ne sono quattro). Gli avvocati di Renzi, come si fa usualmente, potevano inviare la citazione al giornale per il quale lavora Ilaria Proietti e tutto non sarebbe avvenuto. Ma loro sono abituati, così da far più scena, inviare le citazioni nelle abitazioni private dei giornalisti. Una grande confusione che ora Renzi dovrà pagare. Infatti il tribunale ha deciso che alla giornalista citata per errore, vanno date 4.700 euro quale rimborso delle spese legali sostenute. E vanno date subito.

ATTI INTIMIDATORI - Nel 2020 gli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti sono stati 163, l’87% in più rispetto al 2019 (87 casi). Nel 2021, gli episodi registrati sono 23. Lazio, Sicilia, Campania, Calabria e Lombardia sono le regioni in cui si sono verificati il maggior numero di casi. Nel 2020 è cresciuta la percentuale delle intimidazioni pervenute via web (il 44% del totale): le piattaforme più utilizzate sono Facebook e Twitter. Lo spiega una nota del ministero dell’Interno. Secondo i dati del Viminale, nel 2020 si sono verificati in Sicilia 27 casi di intimidazioni ai cronisti: 13 nella provincia di Ragusa, 7 a Palermo, 5 a Catania, 1 a Siracusa e 1 a Trapani. L’aumento di episodi rispetto al 2019 è stato del 237%.

ÉCRU, COM’È BELLO STARE QUAGGIÙ ‒ Dopo aver cercato, disperatamente, i compagni di scuola di Santo Mario Draghi, organi giornalistici e trasmissioni radio-Tv, hanno fatto parlare la fornitrice di dolcetti, il meccanico, il padre spirituale e tanti altri che non ricordiamo. Tutti hanno conosciuto il Santo e tutti ne hanno parlato bene. Questa volta la trasmissione di Rai1 “Un giorno da pecora” ha fatto parlare, nientepopodimenoche, tenetevi forte, il tappezziere di Draghi. Il quale ci ha rivelato che il presidente-che-presiede, da ben 30 anni compra tessuti di lino e cotone. Ma va! E noi credevamo che si coprisse con l’amianto. Afferma il tappezziere: «Ogni tanto ho dovuto rifargli i cuscini perché il cane li mordeva. Le tende sono color écru, molto eleganti». E te pareva! Già sono écru, grezze, se poi fossero state anche poco eleganti… Comunque ora si cercano nuove categorie di lavoratori che hanno lavorato per casa Draghi o che hanno avuto rapporti con la famiglia Draghi. Vediamo. Ah, sì. Manca il postino, ricordando sempre che il postino suona sempre due volte.


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