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Una risata ci salverà

Intervista a Michele Serra. Michele Serra racconta l’Italia. Lo fa con ironia implacabile in un libro dal titolo “Breviario Comico. A perpetua memoria”. Lancia stilettate alla politica come alla religione, alla società come al mondo dello spettacolo. E c’è (poco) da ridere...
di Giulia Zaccariello - mercoledì 15 aprile 2009 - 2757 letture

Michele Serra racconta l’Italia. Lo fa con ironia implacabile in un libro dal titolo “Breviario Comico. A perpetua memoria”. Lancia stilettate alla politica come alla religione, alla società come al mondo dello spettacolo. E c’è (poco) da ridere. L’antologia, che raccoglie gli interventi di Satira Preventiva apparsi su L’espresso dal 2002 al 2008, dipinge pagina dopo pagina l’immagine di un Paese simile ad un palcoscenico tragicomico, dove i personaggi pubblici si muovono come protagonisti di una rappresentazione dell’assurdo.

In un Paese immobile dove i politici fanno concorrenza ai comici, in un sistema che manifesta senza pudore le proprie storture, quale ruolo assume la satira? Conserva ancora una funzione “etica”?

“La satira deve graffiare e spiazzare. Deve turbare ed infastidire. Deve riuscire a farti scoprire cose inedite. Deve divertire e insieme darti una visione non convenzionale degli eventi e delle persone. Non sempre questo avviene. Esiste infatti anche una satira banale, come le imitazioni fatte dal Bagaglino. È una satira facile che non fa male a nessuno, che non scardina nessuna certezza, e che ripete moduli vecchi e stereotipi consolidati”

Cosa spinge a fare satira?

“Io credo che la satira sia una forma di pudore ed insieme di salvaguardia. Perché da una parte ti permette di criticare evitando la retorica, e senza apparire come un «vecchio trombone». Mentre dall’altra ti consente di reagire alle angosce quotidiane rimanendo composto. Dopo molti anni ho infatti capito che le cose che fanno paura sono le stesse che fanno ridere. E il comico rappresenta una salvezza intellettuale di fronte a qualcosa che ti deraglia addosso”

Chi va a colpire la satira?

“Spesso i nostri politici sono vittime di una puerilità ignorante che li spinge a credersi perfetti o immortali. Ecco, loro sono i miei bersagli ideali. Anche se, ci tengo a precisarlo, la critica demistificatoria tocca anche la società, che quel potere l’ha eletto e di cui sovente rispecchia la pochezza”

Nel 1989 nasceva Cuore. Cosa è cambiato in Italia rispetto ad allora?

Quasi niente. Molte cose sono davvero rimaste identiche ed è per questo che buona parte di Cuore funzionerebbe ancora oggi. Quando resta immutata la situazione sociale, la satira non scade. E il nostro è un Paese fermo. Devo ammettere, però, che allora non esisteva tanto fondamentalismo religioso. La crisi della razionalità è abbastanza recente, come la smania delle identità locali e l’ossessione per le radici” Si potrebbe ripetere oggi un’esperienza come quella di Cuore? “Prima era un gioco facile. Ora le televisioni si sono mangiate gran parte delle risorse umane e monetarie che anni fa erano destinate a riviste come Cuore. Forse solo con un pensiero innovativo, eccentrico e giovane, la satira potrebbe ricomparire nelle edicole”

E il futuro? Davvero non ci resta che ridere?

“Forse no. Mi sembra che ci siano i presupposti per la nascita di un pensiero nuovo. La crisi economica ha portato a ridimensionare la tendenza edonistica e il cieco consumismo degli ultimi decenni. E poi non dimentichiamo l’ascesa di Obama. È un ventennio che finisce e sarà interessante vedere quale sarà il nuovo scenario”.


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