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Una ribellione in ogni scuola

Catania, 20 aprile 2026: Una manifestazione "rumorosa". Per Claudia. Per una scuola migliore

di Pina La Villa - lunedì 20 aprile 2026 - 872 letture

Una ribellione in ogni scuola

Più di un mese fa Claudia, una ragazza di quindici anni che frequentava il liceo Cutelli, a Catania, si è suicidata buttandosi da una finestra al terzo piano della sua casa.

Per più di un mese su questo evento tragico c’è stato un silenzio compatto. Poi, una settimana fa, in un’assemblea al Bastione degli infetti, finalmente il silenzio è cessato.

Non che sia possibile conoscere i motivi che hanno spinto Claudia a togliersi la vita, non lo sarà mai, credo.

Ma gli studenti riuniti in assemblea hanno voluto esprimere il loro sconforto e la solidarietà verso la famiglia di Claudia e hanno indetto una manifestazione alla quale, oggi, hanno partecipato numerosi, e “rumorosi”, perché il silenzio era diventato insopportabile.

Non solo il silenzio su Claudia. Quello che è diventato insopportabile è il silenzio sul disagio che le ragazze e i ragazzi vivono a scuola.

Un disagio che oggi hanno urlato durante il corteo che, partito da Largo Rosolino Pilo – tradizionale luogo di incontro della scolaresca del Cutelli – ha attraversato Via Firenze, Via Musumeci, Viale XX Settembre, con soste davanti al liceo Cutelli, all’Istituto tecnico De Felice, all’Istituto tecnico Archimede, per finire in piazza Santa Maria di Gesù.

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Catania, 20 aprile 2026 - x Claudia - 11

Lo striscione iniziale diceva: “Rompiamo l’isolamento. X Claudia- X una scuola migliore”. E sui cartelloni c’erano diverse ed eloquenti scritte:

“Basta alle classi pollaio”, “Non servono maschere (anche un maschio può piangere)”, “L’indifferenza uccide”, “Non sei solx. Io ti vedo”.

All’inizio della manifestazione studenti e studentesse si sono avvicendati/e a leggere le parti di un comunicato che qui pubblichiamo e che vale la pena proporre perché in esso c’è la fotografia spietata ma esatta di quello che la scuola è oggi e di perché è necessaria, secondo uno degli slogan di oggi, “una ribellione in ogni scuola”.

Una scuola ipocritamente del “merito”, una scuola basata sulla performance, che crea competitività , che preferisce l’apparenza, che non ascolta e che è sempre più orientata al controllo e alla repressione.

Appare subito evidente che Claudia era bullizzata, per il suo orientamento sessuale.

Eppure, dice il comunicato,

“La responsabilità dell’accaduto non può ricadere sullx studentx della scuola, ma sul sistema scolastico che sempre più ci etichetta come numeri”

"Un sistema che è frutto di decenni di tagli all’istruzione, di riforme oscene e di mera propaganda politica".

E ancora

‘“I bisogni dellx giovani cambiano e si evolvono costantemente, per questo è fondamentale integrare lx studenti nella strutturazione dei programmi per affrontare temi reali, concreti e quotidiani: il rifiuto sui social, il consenso entusiasta, l’identità di genere, l’abbattimento dei tabù sull’orientamento sessuale e la distruzione degli stereotipi di genere.’”

Pensiamo ai meccanismi di competizione che il sistema scolastico impone attraverso la favola del “merito” e di come vengono applicati nelle nostre classi. Noi studentx diventiamo il nostro voto, il nostro punteggio alle INVALSI per gonfiare il petto delle nostre dirigenze. Siamo sempre più punteggi e sempre meno persone. Viene da sé che il punteggio migliore definisce le persone migliori; ci siamo chiestx che effetto abbia sulla costruzione dell’identità delle persone in età scolastica. È importante sottolineare che l’appiattimento dell’identità e la deumanizzazione dellx studentx creino un terreno fertile per il bullismo. La conseguenza di questa mentalità della competizione è la creazione di ambienti tossici, in cui denigrare e sopraffare l’altrx è il biglietto da visita minimo per essere socialmente accettatx.” ” La manifestazione è partita da Claudia, ma ha parlato del disagio di un’intera generazione di studenti e studentesse.

E non solo loro, pensavo, mentre li ascoltavo.

Sono un’ insegnante in pensione da due anni, ho passato a scuola la maggior parte della mia vita, anche nella scuola di Claudia, e il disagio che viene oggi denunciato è stato anche il mio , perché ho sempre cercato di contrastare, e sempre più con grande fatica, modelli, valori e pregiudizi come quelli che ancora oggi vengono denunciati: competitività, profitto, gerarchie, stereotipi di genere.

Perché non è solo la scuola che educa, è tutta la città,e Catania non è certo una città educativa, non lo è per il rispetto dell’ambiente, né per i servizi, né per l’attenzione alle politiche scolastiche, né per il senso comune.

Un disagio che è stato mio come di tanti altri, che ci ha portato a contrastare l’alternanza scuola-lavoro, - oggi PCTO – INVALSI, la buona scuola di Renzi, fino alle ultime indicazioni del ministero dell’istruzione e del merito, così come oggi viene chiamato, in spregio all’articolo 3 della nostra Costituzione.

Ma oggi, nutro una speranza in più nelle nuove generazioni, che dicono che no, non diventeranno carne da cannone, che vogliono lottare, che vogliono “costruire un modo nuovo di stare nelle relazioni”, vogliono “stare bene”.

“Vogliamo stare bene!”. È questa la nostra rivendicazione. All’apparenza potrebbe suonare banale, ma lo è davvero? Tornare ad essere umani in un mondo di orrori e brutture è forse l’obiettivo più radicale a cui possiamo aspirare.

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