"Una historia colectiva"
Recensione, di David Lifodi, al volume di Karina Batthány e Pablo Vommaro sul Consejo Latinoamericano di Ciencias Sociales, una delle istituzioni più prestigiose nell’intera America latina e nel Caribe.
Clacso: una historia colectiva è un lavoro mastodontico di oltre venti intellettuali che, in più di settecento pagine, raccontano, analizzano e descrivono, sotto le più diverse sfaccettature, il pensiero latinoamericano, definito significativamente definito «nuestroamericano» dal punto di vista sociale, politico e sociologico.
Non è un caso se il Consejo Latinoamericano di Ciencias Sociales rappresenta una delle istituzioni più prestigiose nell’intera America latina e nel Caribe proprio perché, nel campo delle scienze sociali e non solo, è composto da oltre mille centri di ricerca che, dall’anno della fondazione, avvenuta a Bogotá nel 1967, ha privilegiato il tema del «Pensarnos nuestranericanos y nuestramericanas».
Il volume, curato da Karina Batthány e Pablo Vommaro, dopo una prima parte dedicata alle origini del Consiglio, affronta il suo ruolo di fronte ai periodi storici più complessi che ha dovuto affrontare l’America latina, dalla crescita delle dittature militari che imposero una persecuzione politico-ideologica da cui scaturì la chiusura di molti centri di ricerca del Clacso fino alle battaglie per non veder cancellato l’apporto storico della scienze sociali latinoamericane e caraibiche.
Superata questa fase così delicata, il volume contiene al suo interno una parte volta ad analizzare il ruolo dell’America latina in seno al Sud globale tramite gruppi di lavoro intersezionali con focus sui movimenti sociali, sulle organizzazioni indigene e contadine, sulla questione di genere e sulle tematiche della decolonizzazione.
È in questo contesto che, ad esempio, Lucio Fernando Oliver Costilla affronta gli aspetti legati alla crisi organica della politica e del potere politico in relazione al dibattito sullo stato e sui movimenti sociali in America latina, mentre Soledad Lastra, Waldo Ansaldi, Paola Bayle e Enrique Oteiza ripensano al ruolo del Clacso e, in particolare, pongono l’accento sull’originalità del pensiero latinoamericano nella tormenta dei regimi militari sorti nel Cono Sur tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta dello scorso secolo per studenti, ricercatori e docenti di scienze sociali vittime della repressione a seguito dei colpi di stato, principalmente quello cileno del 1973.
Anche gli aspetti relativi a genere, razza ed esclusione sociale, a cui il Clacso ha dedicato molteplici studi, rappresentano uno degli argomenti da non sottovalutare in uno scenario come quello latinoamericano, dove purtroppo sulle comunità indigene, contadine e sulle comunas femministe pesa lo stigma di essere indios, campesinos e donne in resistenza.
Di fronte all’allarmante panorama attuale della crisi civilizzatoria in cui ci troviamo, il Clacso ritiene fondamentale divulgare e far conoscere la storia di tutte quelle lotte che hanno permesso al continente latinoamericano di beneficiare di quei risultati conseguiti nonostante grandi difficoltà che tuttora persistono, dalla povertà alla concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi passando per le disuguaglianze di genere, il tentativo di affossare i diritti dei popoli indigeni e il riemergere di derive autoritarie a scapito dei migranti, del negazionismo climatico e delle debolezze di stati sempre più infiltrati, loro malgrado, dalla corruzione e dalla criminalità organizzata.
Costruire una storia corale rappresenta la grande sfida del Consejo Latinoamericano di Ciencias Sociales nel XXI secolo, sempre dalla parte dell’America latina e del Caribe, come del resto testimonia il sottotitolo del volume: «Red, luchas y pensamiento crítico en América Latina y el Caribe».
La recensione di David Lifodi è stata pubblicata sull’edizione di dicembre 2025 di «Le monde diplomatique/il manifesto», ridiffusa da La bottega del Barbieri.
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