Una favolosa tavola rotonda
Cosa significa “Board of Peace”? Facile: il consiglio, il comitato, la commissione per la pace. Google propone, come prima traduzione, la parola “asse”...
Vi viene in mente re Artù, Lancillotto e il suo amore cavalleresco, per quanto adulterino, con la bella Ginevra? Niente di più sbagliato: stiamo assistendo ad una nuova saga, moderna, contemporanea che speriamo foriera di un nuovo ordine mondiale, nonostante i forti dubbi che sembrano soffocare le buone intenzioni.
Cosa significa “Board of Peace”? Facile: il consiglio, il comitato, la commissione per la pace. Google propone, come prima traduzione, la parola “asse” e sarebbe facile attribuire al board questo macabro significato per evocare accordi nefasti del secolo scorso. Non c’è niente di più lontano dalla realtà che si possa immaginare. Non solo perché i paragoni storici sono sempre fallaci ma perché, proprio per questo, la narrazione che ci viene proposta ne fa largo uso. Oggi purtroppo non solo si utilizza la Storia per interessi personali e/o nazionalistici, per cui molti si dividono fra entusiasti, detrattori e… osservatori.
Ci furono vari tentativi scaturiti dagli orrori delle guerre mondiali che portarono ad accordi più o meno duraturi. L’ONU è sicuramente l’organismo più longevo e quello che ha ottenuto i maggiori risultati. Forse però il fatto di essere scaturito da un’idea americana, ci può far sorgere dei dubbi sulla sua validità: gli USA cercarono di poter avere un controllo assoluto, in modo da poter imporre la pax americana a tutto il mondo. Dalle prime vicende e senza opposizione alcuna (la Cina dell’epoca, quella di Chiang Kai-Shek, era fedele alleata degli USA) è scaturita la risoluzione 181 (1947) che sancì la nascita dei due stati (Israeliano e Palestinese) in un unico territorio. Sappiamo bene quali sono state le conseguenze di quella risoluzione e come oggi la barbarie sia sotto gli occhi del mondo intero.
Cerco di capire qualcosa di più ma non sembra facile decifrare i messaggi e i proclami che vengono proposti. Partendo dallo statuto [1], il mitico Donald ha messo sul tavolo il carico da 11, per vedere chi lo farà suo, in una macabra partita geopolitica. Solo i paesi che verseranno un miliardo di dollari, saranno accolti per sempre attorno a questo tavolo per la pace, mentre i paesi che hanno aderito ma non versato il cospicuo premio rimarranno nel consesso per tre anni e saranno soggetti al volere del presidente plenipotenziario che, senza bisogno di dirlo, di cognome fa Trump. Il simpatico vegliardo ha mantenuto i principi a stelle e strisce che prevedono l’impeachment, le dimissioni del presidente, solo in caso di esplicita propria volontà o di incapacità, in questo contesto, riconosciuta e votata all’unanimità dai membri facenti parte del board.
Altrimenti il presidente Donald resterà a vita. Speriamo che nel cassetto non abbia conservato un elisir di lunga vita e che quindi, prima o poi, si rassegnerà a cedere le redini… Purtroppo tanti sono già in pole position per raccoglierne l’eredità.
Fra gli organismi del Board come il Consiglio esecutivo e del medesimo consiglio per Gaza, sembra davvero singolare che fra i soliti nomi, più o meno noti, spicchi un personaggio inglese che molti, con i capelli bianchi, ricorderanno: Tony Blair. Sì proprio lui, quel simpatico burlone laburista e progressista che sventolò al mondo le foto che avrebbero provato la produzione di armi di distruzione di massa del feroce Saddam Hussein e che, dopo l’impiccagione del dittatore iracheno, si accorse che le foto erano false e che chiese scusa al mondo intero. Quali e quanti altri errori commetterà oggi?
Gli invitati hanno superato la cinquantina ma gli aderenti sono poco più di venti e sembra difficile indovinare quelli che hanno già versato il miliardo di dollari. Fatto salvo il fatto che questi elenchi sono destinati a mutare rapidamente, ad oggi non è dato sapere chi effettivamente ha versato il lauto premio. Quindi preferisco definire entusiasti quelli che hanno accettato l’invito: non li elencherò tutti ma, oltre a buona parte dei paesi arabi molto, molto ricchi, si trovano i due unici paesi europei (Ungheria e Bulgaria), per non parlare dei potentissimi Egitto e Turchia. Ma quelli che mi hanno stupito di più sono i paesi non certo ricchi e/o potenti come l’Albania, il Kosovo e la Bielorussia (che pure sono europei, così come viene considerata l’Ucraina, perché negarlo, soprattutto dal punto di vista geografico). Con mestizia taccio sul fatto che Lukashenko è intimo amico di Putin.
Per non parlare poi di Cambogia, Indonesia e Vietnam. Sì, proprio il Vietnam il paese che gli USA hanno perseguitato con decenni di guerra, riducendolo ad un paese fantasma fino a cinquant’anni fa e che, grazie alla feroce dittatura del suo partito comunista, è risorto dalle ceneri come una novella fenice. E come non stupirsi di Israele che presenzia ovunque, dalle olimpiadi a questo nuovo consesso, nonostante il suo governo si sia macchiato del genocidio palestinese. Mentre la partecipazione della Russia ai giochi paralimpici fa scaturire vibranti proteste, viene ignorato il fatto che eserciti di disabili dei paesi più poveri non gareggiano perché la cultura inclusiva e le strutture sportive adatte a loro non esistono. Proprio in relazione agli ultimi giochi olimpici invernali di Milano/Cortina, mi chiedo dove sono finiti gli atleti palestinesi mentre sfilano quelli israeliani (stesso territorio, non certo famoso per i suoi panorami alpini) e ucraini?
I paesi che esplicitamente non hanno accettato sono concentrati soprattutto in Europa, compreso quel minuscolo paese che possiede ancora un’influenza internazionale cospicua e che porta il nome di Città del Vaticano. Curioso pensare che una città stato come questa che ha fatto della proclamazione della Pace, senza se e senza ma, il suo vessillo ecumenico e transnazionale, non si sia schierata a favore di tale consesso. Forse perché l’ipocrisia e l’insipienza del Board of peace stride con i suoi principi? Ai posteri l’ardua sentenza.
Poi arriviamo agli indecisi che si dividono fra chi non ha ancora risposto e chi preferisce un atteggiamento attendista. Mi sembra ovvio che chi non ha ancora risposto voglia osservare le prime mosse su cui punterà questa favolosa tavola rotonda. Ovviamente Russia, Ucraina e Cina non potevano aderire entusiasti, non conoscendo le reali intenzioni del Tycoon a stelle e strisce. Secondo gli osservatori più accreditati, tutte queste manovre sono atte ad accerchiare e ridurre il potere che la Cina ha conseguito in questi ultimi decenni.
L’Unione europea ha inviato la rappresentante della sua commissione (UE per il Mediterraneo. Ma quante commissioni ci sono?) che osservi attentamente le vicende, prima di poter avere una posizione che accomuni tutti i paesi dell’ormai decrepito continente, fatto salvo il fatto che buona parte dei paesi europei (ben 9 più il Regno Unito) ha sdegnosamente rifiutato l’invito. Ma fra i membri che vogliono solo osservare come andrà a finire, brilla di luce propria l’Italia. Il nostro ministro degli esteri sta gongolando perché riesce, ancora una volta, a mantenere il suo scranno senza proporre nulla di concreto, senza avere una strategia diplomatica e una politica internazionale che siano degne di nota e forse è meglio così. È meglio rimanere nel solco della tradizione diplomatica italiana, che ci ha caratterizzato dall’unità risorgimentale (sempre in ritardo sulle vicende storiche), fino ad arrivare all’immobilismo repubblicano che ci ha permesso di prosperare all’ombra del piano economico del dopoguerra. Curioso ricordarlo con il suo vero nome: European Recovery Program (ERP) che, guarda caso, sembra avere assonanze con il PNRR, scaturito dalla pandemia scorsa.
Senza ombra di dubbio, Donald Trump ha riscontrato che C’è del marcio in Danimarca. Chissà perché non ha invitato questa gloriosa monarchia europea che scaldò il cuore del popolo elisabettiano, quattrocento anni fa?
A questa favolosa tavola rotonda sono assenti, e nemmeno invitati, i paesi africani, ad esclusione di quelli del nord Africa. Avverto un nauseabondo olezzo razzista che vuole perpetrare lo sfruttamento disumano di quelle popolazioni e delle preziose risorse che posseggono, attraverso il favorire di una spietata corruzione e il silente incitamento alla guerra che si scatena a danno dei più deboli, in barba ai diritti umani, alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dell’ONU e a qualsiasi piano Mattei (sic!).
[1] Cfr. Ansa:nulla a che vedere con la validità contenuta nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, stilata nel 1948 e, ancora oggi, unico strumento riconosciuto internazionalmente, per i principi in esso contenuti, che fanno dell’umanità tutta un valore sacro.
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