Una democrazia di carta

Catania, lo sporco

di Alberto Giovanni Biuso - venerdì 13 giugno 2008 - 4089 letture

Ovunque. Sulle facciate delle case private, sui pilastri dei portici, sui segnali stradali (che siano informativi di direzione, di pericolo, di divieto...non importa), perfino sui paletti con i numeri e gli itinerari dei mezzi pubblici, tanto da rendere impossibile identificare il proprio bus. Catania è sommersa dalle facce atroci, dai volti ebeti, dai ceffi delinquenziali della gentaglia candidata a tutto: al comune reduce dai fasti scapagneschi, alla provincia-cosa-di-Lombardo, ai fantomatici consigli di quartiere.

Lavoro da sei anni a Catania e ho visto questo luogo precipitare nello sporco, riflesso della profonda sporcizia interiore di chi lo abita. Di questa gente che si crede furba ed è solo serva, di questo arrangiarsi da schiavi, di ricchezze immense concentrate in sempre meno mani. Agli altri, ai domestici, le briciole. Una delle ricompense offerte a questi sguatteri è la distribuzione della propria immagine in ogni anfratto possibile e inventabile.

Con un dominio pressoché completo degli italoforzuti, degli autonomisti del nulla, della eterna infinita plebe che abita Catania, che è Catania.

www.biuso.it


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Una democrazia di carta
19 giugno 2008

Salve professore, sono Costanzo.Il suo articolo è fin troppo magnanimo e gentile rispetto alla vergogna che ho vissuto durante queste elezioni comunali. Quest’anno avevo deciso di candidarmi con la lista civica L’Altra Riposto con candidato sindaco il nostro dipendente della segreteria di presidenza Maurizio Marano, persona che stimo molto, di grandissimo spessore morale e culturale. Durante questa campagna elettorale ho visto solo corruzione, clientelismo e strategie politiche molto discutibili. La montagna di manifesti, fac-simili, cartine e cartette varie sono, potremmo dire, la parte migliore del marcio che ho visto con i miei occhi. In compenso ho scoperto che Riposto è una città non solo assitenzialistica, ove gli assistiti sono i delinquenti ed i parassiti (questa è la parte "sinistrorsa" ripostese), ma che è un paese AUTONOMO E un POPOLO DELLA LIBERTà(parte destrorsa del paese). Una libertà che per questo popolino significa ognuno si fa i fatti suoi ed in qualunque modo, legale o illegale che sia. Non poche volte chiedendo qualche voto e illustrando il programma, mi son sentito dire: senti queste sono chiacchiere, tu che mi dai in cambio? Altri mi "consigliavano" dicendomi testuali parole: "Tu sei cretino, se vuoi salire prendi 2000 euro, li trasformi in buoni benzina e li distribuisci, così vedi come sali". Il non plus ultra si è avuto quando durante lo spoglio elettorale in cui ero rappresentante di lista (per inciso solo 267 voti di lista e 440 al sindaco) non solo ero costretto ad assistere alla miriade di delinquenti che si affacciavano nella mia sezione per sapere come stava andando tizio e caio, ma mi sono anche trovato davanti il personaggio di spicco dell’MPA che si vantava di aver fatto eleggere come consiglieri 2 fruttivendoli ed un pescivendolo, due dei quali probabilmente non sapranno neanche leggere. Questa è solo una minima parte di ciò a cui la mia lista si è opposta e come premio siamo stati pure sbeffeggiati perchè parlando di Etica della politica, legalità, trasparenza, lotta all’evasione dei parassiti, equità fiscale, meritocrazia sociale ci siamo meritati l’appellativo di "chiacchieroni e basta". FATTI, FATTI, FATTI VUOLE LA GENTE CIOE’ SOLDI SOLDI SOLDI; FAVORI FAVORI FAVORI; NULL’ALTRO CHE QUESTO.

COSTANZO

    Riposto, la Sicilia
    19 giugno 2008, di : Alberto Giovanni Biuso

    Caro Costanzo, la ringrazio moltissimo per questa sua appassionata e coraggiosa testimonianza. E’ una conferma di ciò che sappiamo ma fa male lo stesso. Le chiedo solo una cosa: non si arrenda, assolutamente. Lo dobbiamo a noi stessi.