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Un thriller metafisico

L’ombra gemella / di Silvio Raffo. - Roma : Elliot, 2026. - 192 p. - ISBN 978-88-92764-41-5.

di Alessandra Calanchi - domenica 3 maggio 2026 - 384 letture

Un giallo/noir/thriller metafisico di quella straordinaria persona (oltre che caro amico) Silvio Raffo – docente e studioso, poeta e traduttore della grandissima Emily Dickinson, vincitore di premi e autore di oltre dieci romanzi – è una ghiottoneria senza eguali. Ogni pagina va assaporata con cura, in atteggiamento di umile e rispettosa contemplazione, ma sempre col sorriso pronto a riconoscere l’ironia.

Raffo, che si definisce “amante della bellezza e aspirante alieno”, è una delle personalità più affascinanti della scena culturale, ma la sua eccentrica eleganza non deve trarre il lettore in inganno: ogni sua pagina è pesata e misurata, ogni parola è cesellata come una gemma preziosa, e la forma non sovrasta mai il contenuto, ma lo valorizza. Il fatto, poi, di menzionare quasi di sfuggita, nel secondo capitolo, due film come Blade Runner e Il curioso caso di Benjamin Button, e nel terzo l’immortale poesia “The Tyger” di William Blake, ci mostra fin dall’inizio l’ampiezza dei suoi interessi e la natura prismatica dei suoi collegamenti – insomma, sediamoci in poltrona e godiamoci la lettura di questo libro straordinario che ci sedurrà da molti, molti punti di vista.

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Copertina di L\’ombra gemella, di Silvio Raffo

Chi ama il giallo tradizionale potrebbe storcere un po’ il naso davanti a termini come karma e occultismo – perché, poi? Perfino Conan Doyle mentre inventava Sherlock Holmes strizzava l’occhio allo spiritismo – ma il pregiudizio si scioglierà presto nell’incanto di una trama che può ben competere con quelle dei grandi giallisti e noiristi.

Che dire, poi, della voce narrante in prima persona, che ti ipnotizza con un incipit alla Edgar Allan Poe, ti diverte con le storielle del suo gatto di nome Jekyll e della sua tesi di laurea sul doppelgänger da Dostoevskij a Lewis Carroll. Fra ipnotisti e psicoterapeuti, maghi e macchie di Rorschach, numeri di cellulare e poesie dell’Oltretempo, Raffo lancia in campo un delitto (all’inizio della II parte) quando ormai il lettore è già irretito da quella che possiamo chiamare un’indagine – e che diventa ora veggenza, ora viaggio interiore, ora analisi letteraria, ora esperienza onirica.

Se il “giallo” inizia a pagina 103, con tanto di medico legale, arma del delitto, scena del crimine, polizia, e tutti gli altri elementi consueti, il “noir” è iniziato infatti fin dalla prima pagina del libro, che crea un’atmosfera e un intreccio di tale spessore che potrebbero restare assolutamente indipendenti dai fatti successivi. Il lettore-investigatore ha già tutti i pezzi del puzzle in mano, ma solo ora saprà come ricomporli. O forse resterà ancora più confuso: dipende da come leggerà le ultime pagine del romanzo, come quando in un videogame si arriva all’ultimo livello. La comprensione/soluzione (mediata da sogni e mantra buddisti) deve forzatamente attraversare il territorio dell’ombra (il titolo è un indizio), quasi come in un film di David Lynch, o – pensiamoci bene – in un libro di poesia.

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Silvio Raffo con Alessandra Calanchi

Silvio Raffo, nato a Roma, vive a Varese, dove dirige il centro di cultura creativa “La Piccola Fenice”, attivo dal 1986. Traduttore, poeta e narratore, ha collaborato con radio, televisioni svizzere e italiane, e giornali, fra cui il mensile Poesia. Nel 1997 è stato finalista al Premio Strega con il romanzo La voce della pietra (Il Saggiatore, 1996) dal quale è tratto il film Voice from the Stone, con Emilia Clarke e Marton Csokas, regia di Eric D. Howell (2015). È considerato fra i massimi esperti della poetessa statunitense Emily Dickinson in Italia.



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