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Un filo fatto di parole

Grovigli / di Tiziana Antonilli. - Robin Edizioni, 2026. - 226 p. - (RobinEtsons). - ISBN 979-12-5714-338-1.

di Alessandra Calanchi - giovedì 30 aprile 2026 - 292 letture

Tiziana Antonilli – docente, poeta, scrittrice – ci sorprende ancora con questo suo emozionante racconto che si intitola Grovigli e che reca in copertina una suggestiva opera del padre Agapito, pittore e scultore. Ricordo altri due articoli a lei dedicati [1] e voglio ricordare soprattutto Exodus, voci degli Avatar degli esopianeti (2024), il mio preferito, uscito per una collana diretta dal compianto Giorgio Linguaglossa, recentemente scomparso. Un’opera che alternando prosa e versi racconta storie di terrestri sparsi su vari pianeti dopo la deflagrazione della Terra. Un libro che contiene una sapienza universale fatta di frammenti che sembra non possano stare insieme ma di cui possiamo intravedere i fili invisibili (e ingarbugliati) che li collegano.

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Copertina di Grovigli, di Tiziana Antonilli

E da questi fili ingarbugliati passiamo parlare di Grovigli, un romanzo che ci introduce in un piccolo mondo del nord-est italiano, anzi in una periferia cittadina, anzi in un cortile. Zoomando sulla realtà dei protagonisti, Antonilli ci mostra come le loro esistenze si intrecciano come trame di romanzi, e come le loro emozioni influenzano i loro diversi approcci alla vita. L’ “io” e i “noi” che ci accolgono fin dalla prima pagina non devono ingannarci: l’ego è assente, e non ci sono plurali maiestatis. Si tratta piuttosto di figure di accoglienza, pronte a incontrare “un altro cuore a pezzi”: pronte all’empatia, al conforto, alla tenerezza. Che allungano la mano a coppie apparentemente normali che “restano a divorarsi per anni”, a individui che “non vedono l’alba”, a gente che urla disperata o che dorme tutto il giorno. Che raccolgono le briciole di amicizie distrutte, di progetti falliti, di sconfinate scorte di rancore.

L’alcolismo, la solitudine, il rimpianto, gli abusi subìti si spostano gradualmente sullo sfondo, mentre in primo piano diventano protagonisti il gruppo di auto-aiuto, la persona capace di trovare la parola giusta, la voce della pazienza, la pratica dell’ascolto. Ci sono pianti e ci sono sorrisi, anche risate, e ognuna delle storie che si intrecciano nel libro segue un percorso preciso in cui prima o poi l’angoscia lascia il passo alla pace, alla dignità e alla serenità. Sarà facile per il lettore (e la lettrice) immedesimarsi in qualcuno di questi personaggi, o anche solo in qualcuno dei loro aspetti, o in una piccola parte del loro vissuto; ancor più facile sarà apprezzare il filo teso dall’autrice a ciascuno/a di noi, un filo fatto di parole che, come dei mantra potenti, ci fanno un pieno d’energia senza chiedere nulla in cambio.

[1] A proposito de Le stanze interiori, su Girodivite/Poesia è politica; e su due poesie tradotte, in Girodivite/Z-Eyes.


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