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Un appello per Radio radicale

Radio Radicale non ha ottenuto i soldi per continuare a trasmettere le dirette dal Parlamento, è in atto una raccolta firme.

di Redazione - mercoledì 7 gennaio 2026 - 460 letture

Radio Radicale da 40 anni trasmette in diretta le sedute del Parlamento e segue le attività di tutte le istituzioni, dalla Corte Costituzionale al Consiglio Superiore della Magistratura, i più grandi processi giudiziari e le più importanti attività culturali e sociali.

Negli ultimi 20 anni questo è stato possibile grazie a una convenzione con lo Stato italiano. Il Governo precedente ha dato alla Radio una proroga breve e instabile.

Chiediamo al nuovo Governo più stabilità.

Il diritto alla conoscenza è un diritto fondamentale affinché il cittadino possa farsi liberamente una opinione e non sia condizionato da una informazione distorta e di parte.

Rocco Papaleo, Alessandro Haber, Luca Barbarossa, Jimmy Ghione, Alessandro Gassmann

Per firmare la Petizione online.

Link a RadioRadicale.


La storia di Radio Radicale

Radio Radicale nasce tra la fine del 1975 e l’inizio del 1976 per iniziativa di un gruppo di militanti radicali in un piccolo appartamento di Roma situato in via di Villa Pamphili, nel quartiere Monteverde.

Come le radio libere che andavano nascendo in quegli anni a seguito della sentenza n. 202 della Corte Costituzionale che liberalizzava le trasmissioni radiotelevisive via etere, anche Radio Radicale fu caratterizzata dall’afflato libertario, dall’improvvisazione, dall’utilizzo di attrezzature di fortuna e dalla ricerca di bassi costi di produzione, ma fin dall’inizio si distinse dalle altre emittenti per la sua particolare filosofia editoriale. Radio Radicale rifiutò infatti il termine “controinformazione” assai di moda in quegli anni, per dimostrare come concretamente potesse essere realizzato un servizio pubblico di informazione, alternativo a quello sostanzialmente monopolista svolto dalla RAI. Nell’intenzione dell’editore la scelta della denominazione “Radicale” che la radio assunse era da riferirsi non tanto alla funzione di organo di quel partito, quanto piuttosto ad una linea di politica editoriale che come tutti oggi riconoscono, è sempre stata in grado di garantire imparzialità, professionalità e innovazione, divenendo un modello di servizio pubblico radiofonico.

Accanto all’informazione sulle iniziative radicali, dunque, Radio Radicale diede vita ad una programmazione incentrata sulla pubblicizzazione dei momenti centrali della vita istituzionale e politica italiana e fin da subito le dirette dal Parlamento, dai congressi dei partiti e dai tribunali avrebbero costituito il segno distintivo dell’emittente, rendendola di fatto una struttura privata efficacemente impegnata nello svolgimento di un servizio pubblico. Radio Radicale introdusse in Italia un modello di informazione politica totalmente innovativo, garantendo l’integralità degli eventi istituzionali e politici trasmessi: nessun taglio, nessuna mediazione giornalistica e nessuna selezione, al fine di permettere agli ascoltatori di “conoscere per deliberare”, come ancora oggi scandisce la frase di Luigi Einaudi sul sito internet dell’emittente.

Radio Radicale ha introdotto importanti innovazioni nel panorama informativo italiano: la rassegna stampa dei giornali, il “filo diretto” con gli ospiti politici, i programmi di interviste per strada e le trasmissioni per le comunità immigrate in Italia. Nell’estate del 1986 e nel 1993, inoltre, quando la Radio rischiò la chiusura definitiva per mancanza di finanziamenti, i suoi centralini registrarono le migliaia di telefonate che, mandate in onda senza filtri, diedero origine all’irripetibile caso di “Radio Parolaccia”, che mostrò un volto dell’Italia che fino a quel momento era rimasto sconosciuto a tutti i mezzi di informazione.

Per prima, infine, Radio Radicale ha dato vita ad un sito internet di informazione basato esclusivamente su contenuti audiovisivi, ampliando non solo la fruibilità delle trasmissioni fino a quel momento solo radiofoniche, ma aprendo a tutti gli utenti della rete il più grande archivio della democrazia italiana.

«Il successo di Radio Radicale - ha affermato in più occasioni Pannella - è che è la radio di partito, di un partito laico e libertario, di una laicità ed un laicismo vissuti in accordo con la democrazia, mentre in Italia tutta la comunicazione è al di fuori della regola democratica».

Sembra paradossale che lo Stato debba finanziare l’emittente di proprietà del leader di un partito politico per assicurare un servizio pubblico altrimenti non svolto da nessuno, e da sempre fonte di riconoscimenti unanimi per la sua qualità. Eppure tra le tante anomalie del sistema mediatico italiano, questa può rappresentare forse una felice peculiarità. Bisogna andare negli Stati Uniti per trovare, nell’emittente via cavo C- Span, qualcosa di simile a quello che Radio Radicale per oltre trent’anni ha assicurato ai cittadini italiani.

La politica editoriale

La politica editoriale di Radio Radicale si è da sempre basata sulla pubblicità delle istituzioni e sulla loro reale accessibilità ai cittadini, introducendo in Italia un modello di informazione politica caratterizzato da due regole fondamentali: la trasmissione integrale degli eventi politici e, conseguentemente, l’eliminazione della mediazione giornalistica.

Il palinsesto ruota intorno ai lavori del Parlamento, giacché la radio è obbligata dalla convenzione con il Ministero delle Comunicazioni a trasmettere nel corso dell’anno almeno il 60% delle sedute delle due Camere nella fascia oraria che va dalle 8 alle 20. Nel tempo residuo, Radio Radicale tenta di documentare anche l’attività di altre istituzioni (Consigli comunali, Corte dei Conti, Consiglio Superiore della Magistratura, Parlamento europeo), così come i congressi, i festival e le maggiori assemblee di tutti i partiti politici, i convegni organizzati dalle maggiori associazioni del mondo del lavoro e dell’impresa, manifestazioni o conferenze stampa di particolare interesse, dibattiti e presentazioni di libri.

Tra gli appuntamenti fissi nel palinsesto il più noto è certamente la rassegna stampa dei quotidiani “Stampa e Regime”, il primo programma ad offrire una lettura dei giornali con una angolatura critica delle loro scelte rispetto a quel che accade nel mondo e tale da fornire una panoramica più completa possibile sugli avvenimenti del giorno, i protagonisti del dibattito politico e il confronto tra le opinioni. L’appuntamento con la rassegna stampa è divenuto nel tempo fonte autorevole di informazione anche per il mondo della politica e per i rappresentanti delle istituzioni, come risulta del resto dalle numerose citazioni sui mezzi di informazione che periodicamente non mancano di sottolinearne il valore informativo e giornalistico.

Lo “Speciale giustizia” è un’altra rubrica storica della Radio, dedicata alla cronaca giudiziaria e in particolare alla trasmissione integrale delle udienze dei più importanti processi, selezionati in base alla loro rilevanza sociale e politica; all’interno della trasmissione sono a volte trasmessi anche convegni delle associazioni dei magistrati e dell’avvocatura o comunque riguardanti il mondo della giustizia.

I notiziari dell’emittente vanno in onda ogni giorno alle 8,30 e intorno alle 14 e alle 20.30 (gli orari sono spesso solo indicativi a causa dell’imprevedibilità dei tempi delle sedute parlamentari) e sono prevalentemente costruiti intorno alle interviste, ed corrispondenze dall’Italia e dal mondo.

A mezzanotte, la lettura delle prime pagine dei giornali del giorno dopo, altro appuntamento introdotto in Italia proprio da Radio Radicale, dà inizio alla programmazione notturna, durante la quale vengono solitamente trasmessi gli eventi che non hanno trovato spazio nel palinsesto diurno, oltre ad alcune registrazioni tratte dal vastissimo archivio della radio, selezionate sulla base dei temi di attualità.

Lo spazio destinato ai politici ed in particolare ai parlamentari, grazie alla presenza di corrispondenti in ciascuna delle due Camere, è un altro elemento caratterizzante della programmazione di Radio Radicale: pur essendo un organo di partito e non dovendo dunque rispettare i vincoli dettati dalla par condicio, la Radio mantiene comunque un certo equilibrio nella distribuzione degli spazi destinati ai diversi schieramenti. I politici spesso partecipano anche al "filodiretto", uno spazio di dialogo con gli ascoltatori, senza limiti di accesso e con il solo vincolo dei 40 secondi per ciascuna telefonata. Negli ultimi anni, essendosi intensificata molto la programmazione – per lo più con la nascita di nuove rubriche settimanali e appuntamenti fissi – lo spazio per i filidiretti è stato ridotto, sebbene la tendenza sia quella di ospitare almeno un politico ogni settimana. In questo senso non è solo la convenzione per le sedute del Parlamento a limitare la possibilità di manovra, ma proprio il fatto che ogni giorno Radio Radicale registra almeno il doppio se non il triplo di documenti rispetto alle 24 ore di trasmissione giornaliera.

Altre info sulla pagina di storia di Radio Radicale.



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