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Un aiuto negato. Una complicità europea

La scorsa notte è successo di nuovo. E questa volta non possiamo far finta di niente.

di Redazione - venerdì 16 gennaio 2026 - 430 letture

La Ocean Viking ha ricevuto una richiesta di aiuto. Un gommone in pericolo, persone che chiedevano aiuto, a sei ore di navigazione da noi.

Abbiamo fatto quello che facciamo sempre: ci siamo messi in rotta per salvarle. Ma poi qualcosa è cambiato. Sul radar è apparsa una nave della guardia costiera libica.

Sul canale radio del nostro ponte abbiamo sentito una comunicazione inquietante: quella nave stava parlando con un aereo maltese.

Lo abbiamo chiamato. Nessuna risposta a noi. Tante alla nave libica, facilitando un’intercettazione e un respingimento illegale.

Noi eravamo presenti. Noi eravamo pronti a soccorrere.

La nave libica ci ha ordinato di lasciare l’area. Per proteggere l’equipaggio, siamo stati costretti ad andarcene. E abbiamo assistito, impotenti, alla cattura di persone che chiedevano aiuto.

Questa non è una “operazione di controllo”. È complicità attiva in un respingimento illegale, reso possibile da politiche europee che finanziano, coordinano e legittimano queste intercettazioni.

La Libia non è un porto sicuro. Non lo diciamo noi. Lo dice il diritto internazionale che vieta anche qualsiasi azione che renda possibili queste intercettazioni. Anche dall’alto. Anche con un aereo europeo.

Questo è il sistema che vogliono normalizzare: persone inermi respinte, soccorritori allontanati, testimoni messi a tacere. Noi non ci stiamo. Continueremo a denunciare ogni abuso, ogni respingimento, ogni collaborazione sporca che calpesta i diritti umani. Infatti rimaniamo nell’area, pronti a salvare vite.

Ma farlo ha un costo. E oggi abbiamo bisogno di te. Perché quando il soccorso viene fermato, il silenzio uccide due volte.

DONA PER IL DIRITTO AL SOCCORSO


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