Un aiuto negato. Una complicità europea
La scorsa notte è successo di nuovo. E questa volta non possiamo far finta di niente.
La Ocean Viking ha ricevuto una richiesta di aiuto. Un gommone in pericolo, persone che chiedevano aiuto, a sei ore di navigazione da noi.
Abbiamo fatto quello che facciamo sempre: ci siamo messi in rotta per salvarle. Ma poi qualcosa è cambiato. Sul radar è apparsa una nave della guardia costiera libica.
Sul canale radio del nostro ponte abbiamo sentito una comunicazione inquietante: quella nave stava parlando con un aereo maltese.
Lo abbiamo chiamato. Nessuna risposta a noi. Tante alla nave libica, facilitando un’intercettazione e un respingimento illegale.
Noi eravamo presenti. Noi eravamo pronti a soccorrere.
La nave libica ci ha ordinato di lasciare l’area. Per proteggere l’equipaggio, siamo stati costretti ad andarcene. E abbiamo assistito, impotenti, alla cattura di persone che chiedevano aiuto.
Questa non è una “operazione di controllo”. È complicità attiva in un respingimento illegale, reso possibile da politiche europee che finanziano, coordinano e legittimano queste intercettazioni.
La Libia non è un porto sicuro. Non lo diciamo noi. Lo dice il diritto internazionale che vieta anche qualsiasi azione che renda possibili queste intercettazioni. Anche dall’alto. Anche con un aereo europeo.
Questo è il sistema che vogliono normalizzare: persone inermi respinte, soccorritori allontanati, testimoni messi a tacere. Noi non ci stiamo. Continueremo a denunciare ogni abuso, ogni respingimento, ogni collaborazione sporca che calpesta i diritti umani. Infatti rimaniamo nell’area, pronti a salvare vite.
Ma farlo ha un costo. E oggi abbiamo bisogno di te. Perché quando il soccorso viene fermato, il silenzio uccide due volte.
DONA PER IL DIRITTO AL SOCCORSO
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