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Un Paese sbagliato

L’Italia oggi dispone di 175 mila militari (circa 10 mila in operazioni all’estero), e 100 mila carabinieri. Nel 2016 il Corpo Forestale è stato annesso ai Carabinieri. Il corpo dei vigili del fuoco ha circa 30 mila addetti.
di Sergej - giovedì 8 ottobre 2020 - 495 letture

Si torna (periodicamente) a parlare di uso dell’esercito a supporto dei deficit dell’organizzazione della protezione civile. Idea sballata e propria di chi non ha idea a cosa serva un esercito (cioè le Forze Armate). Invece di provvedere di strumenti e personale la Protezione civile, attualmente inadatta a fronteggiare le emergenze - magari facendo confluire in essa Carabinieri e Forestali -, si continua a pensare pigramente - e i politici a dare risposte pigre a una opinione pubblica da bar. In realtà il problema esiste, ma certamente non è chiamando l’esercito (che ha altri compiti, e che dovrebbe essere svecchiato e provvisto di mezzi reali - non di sprechi inverosimili: es_ l’uso dei cacciabombardieri Tornado in Afghanistan, disarmati per ruoli di ricognizione).

I problemi relativi al confronto internazionale tra gli Stati oggi sono su un livello che richiederebbero accortezza e svecchiamento che non si vede all’orizzonte del nostro sistema di difesa (si pensi solo ai problemi derivanti dall’attuale cyber war in atto, l’utilizzo dei droni per uccidere gli avversari politici in altri Stati ecc_). Ma ancora più grave è quello che non è stato fatto, a livello di protezione civile, negli ultimi 50 anni. Diciamo che dopo Zamberletti la situazione è rimasta a livello di coma. Non si può pensare che esistono le “emergenze” e grazie a esse e solo quando ci sono queste, è possibile avere una normalità di condotta (es_ costruire un ponte in un anno, o avere un ricovero in ospedale in un giorno ecc_).

L’Italia paese di Santa Emergenza, che permette di poter assegnare soldi agli amici (e parenti) senza dover sottostare alle regole degli appalti, o farsi vedere in televisione a tagliare nastri per ospedali inesistenti. A noi piacerebbe un’Italia paese normale, che con previdenza sa affrontare un sisma o una alluvione - primo perché ha esso il proprio territorio al riparo dalle emergenze climatiche e secondo perché ha personale addestrato, che sa cosa fare in caso di emergenze - e questo significa non solo corsi di formazione, ma anche esercitazioni periodiche, e controlli effettivi (controllo sul personale, sui dirigenti del personale, sui materiali in dotazione, e sui controlli che sono stati fatti...). E con previdenza e con personale addestrato sa affrontare una epidemia, il crollo di una diga o un aereo di linea che precipita; che sa risolvere il problema delle scorie radioattive (che ci trasciniamo appresso, con relativa spesa da più di quarant’anni); che sa persino cosa fare in caso di meteora che colpisce il suolo del nostro Paese o sbarco di una nave di profughi alieni che chiedono asilo politico. Ma, decisamente, temo di aver sbagliato Paese.



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