Sei all'interno di >> :.: Primo Piano | Politiche |

Un Paese ristretto

Nel nuovo blocco sociale dell’Italia post-1992, per i giovani l’unica alternativa è espatriare (perdiamo 100 mila laureati e diplomati l’anno). Per chi rimane la prostituzione di lavori malpagati e senza prospettive.

di Sergej - lunedì 26 settembre 2022 - 1406 letture

Partiamo dal dato dell’astensione:

"L’affluenza alle elezioni politiche del 25 settembre è stata del 63,9 per cento, inferiore di 9 punti percentuali rispetto al 2018, quando fu del 72,9 per cento: è la più bassa nella storia repubblicana e il calo è stato il più ampio di sempre tra un’elezione e la successiva. Rispetto a quattro anni e mezzo fa hanno votato quasi 4,5 milioni di persone in meno: 29,5 milioni di elettori ed elettrici contro i 33,9 milioni del 2018 [...]. Finora, lo scarto più significativo tra una elezione e la precedente in termini di affluenza era stato di 5 punti percentuali tra il 2013 e il 2008. Questa volta è quasi il doppio, pari a 9 punti percentuali." [1]

Negli ultimi trent’anni, un trend che parte dal 1989 ad oggi e che non è mutato: la riduzione progressiva del numero degli elettori nei Paesi a democrazia imposta o scelta all’indomani della vittoria rooseveltiana nella parte occidentale dell’Europa. Nell’immediato seguito alla morte di Roosevelt, come sappiamo, tutto l’Occidente ebbe una netta svolta a destra e l’Italia si ritrovò ad essere terra di confine occidentale con il nemico stalinista. L’Italia riuscì a godere dei privilegi di tale posizione: e partecipò così agli anni del boom economico e poi alla ristrutturazione economica seguita alla "crisi petrolifera". Proprio dopo il 1975 l’Italia ebbe il primo blocco sociale: l’uccisione di Moro significava che non era concessa autonomia politica, nei vent’anni successivi l’impossibilità di rinnovare le classi dirigenti (gli intramontabili Andreotti, Forlani, il mediocrissimo De Mita ecc_) ha portato alla consunzione e al degrado di un intero Paese. Nel 1992 approda anche in Italia l’onda neolercia proveniente dall’Inghilterra di Margareth Thatcher e passata per Ronald Reagan: sul panfilo Britannia si decidono le svendite dell’industria di Stato, le "privatizzazioni" dei servizi pubblici. Il fatto è che dopo il 1989 (come abbiamo subito percepito all’epoca) non c’era più bisogno della middle-class, la classe cuscinetto che sosteneva il sistema democratico e impediva alle classi subalterne di trovare altre soluzioni. La finzione "democratica" poteva finire, si tornava all’oligarchia. È in quel momento che viene bloccata la redistribuzione dei redditi verso il basso, e i ricchi diventano sempre più ricchi. Viene bloccato l’ascensore sociale. L’evasione fiscale e la corruzione rimangono i mezzi che permettono al sistema di tenere. La politica cambia sostanza: da centro decisionale e costruttivo, capace di progetto (come era fino alla metà degli anni Settanta del secolo scorso) diventa saracinesca che regola i flussi dei finanziamenti a cui si rivolgono i rappresentanti delle lobby - industriali, commercianti, banchieri - tutti sostanzialmente subordinati e parassitari rispetto allo Stato.

Nel nuovo blocco sociale dell’Italia post-1992, per i giovani l’unica alternativa è espatriare (perdiamo 100 mila laureati e diplomati l’anno). Per chi rimane la prostituzione di lavori malpagati e senza prospettive. La demografia incide: si allungano enormemente i tempi di permanenza nei "ponti di comando" a causa dell’allungamento della durata della vita; ciò significa meno ricambio generazionale, e anticamere più lunghe per i "figli" (altro che Charles III e Elizabeth II!). I lavori di prestigio passano di padre in figlio rafforzando il ruolo delle famiglie borghesi. L’ascensore sociale è bloccato: puoi diventare ricco solo se fai la velina o il calciatore.

JPEG - 85.9 Kb
Elezioni 2022 - Risultati - fonte Il Post

"Come fa notare Lorenzo Pregliasco dell’agenzia di sondaggi YouTrend, il numero di voti che ha consentito oggi di vincere alla destra è lo stesso che nel 2008 aveva decretato la sconfitta del Partito Democratico, guidato allora da Walter Veltroni." [2]

C’è un blocco sociale, che fa sì che l’Italia non riesca a evolversi, fa rimanere tutto statico (e progressivamente porta al degrado). Ceti e classi sono statici, afflitti da una lenta sperequazione sociale e dagli effetti dell’allungamento della vita. In questo quadro, non conta tanto le capacità o i denari di uno o di un altro "uomo politico", che sia Berlusconi o un altro. Il blocco sociale che stava nel 1994 dietro a Berlusconi è rimasto identico, sia che a guidarlo ci fosse Berlusconi o meno. E così "a sinistra".

L’Italia è un Paese in declino da lungo tempo, la fase che è iniziata nel 1992 è sostanzialmente congelata dal punto di vista demografico e sociale: in queste condizioni non è possibile pensare che dalle urne possano emergere numeri diversi da quelli "tradizionali". Né che politicamente questa società bloccata e accasciata su se stessa possa esprimere qualcosa di nuovo. Difatti le "ricette" dei diversi partiti rimangono sostanzialmente e mediocremente ferme, attestate su idee e "parole d’ordine" vecchie.

Il problema vero è che nessuna forza politica attuale ha alcuna idea di come affrontare la crisi economica e quale ruolo debba avere un Paese come l’Italia nel mondo o - anche solo più banalmente - nel proprio spazio mediterraneo. La guerra in Ucraina, fortemente voluta da Gran Bretagna e Stati Uniti per destabilizzare l’Europa e se possibile la ribelle Russia, ci ha posto in acque agitate. Da diversi decenni l’unica soluzione che ci era stata concessa era di aggregarci alla "locomotiva" Germania - visto che tutti gli altri mercati ci erano interdetti o sono altamente competitivi. Lo squilibrio sociale ed economico che questo ha provocato lo stiamo pagando con le tentazioni secessioniste del Nord Italia. Privi di uno scopo collettivo, anche la scuola ne ha risentito: su cosa dovremmo formare i nostri ragazzi, se non ci è chiaro a cosa debbano servirci questi ragazzi e queste ragazze? Tutto il Sud Italia è rimasto senza uno scopo, lo Stato non sa letteralmente cosa farsene - da quarant’anni il Sud è in coma, in progressivo degrado (con pochi radi distretti in Puglia) perché non sappiamo cosa far produrre al Sud e verso quale mercato vendere quello che si produce [3].

JPEG - 297.1 Kb
Manifesto - prima pagina del 26 settembre 2022

In questo contesto, la società italiana le ha provate tutte. Aggregazioni, contro-aggregazioni; utilizzo di "rinforzi" provenienti da ceti emergenti: si pensi alle "vecchie classi" che si sono aggregate attorno a Berlusconi e alle "nuove classi" attorno alla Lega di Bossi. La cooptazione di queste classi all’interno del sistema di potere ha aiutato a conservare il potere ed evitato alcuni pericoli pure esistenti (la disgregazione "al modo Jugoslavia", soffiando sempre dall’estero finanziamenti tesi a destabilizzare il concorrente italiano), ma l’assimilazione è avvenuta utilizzando ancora una volta il sistema tradizionale della corruzione e del patto tra famiglie. Dopo il 1992 anche i ceti e le aziende create nei decenni precedenti dall’ "alternativa" sociale ex Pci sono state cooptate all’interno del sistema neo-liberista, l’illusione da parte della borghesia "di sinistra" di essere accettata e di poter fare parte dei salotti buoni del conservatorismo mondiale. L’evoluzione politica e individuale di un Chicco Testa è altamente significativo, in questo senso - da ambientalista a messaggero dei petrolisti -. All’interno del sistema capitalistico, la cordata dominante neo-liberista ha mostrato una enorme capacità distruttiva all’esterno - le guerre che sono servite per il dominio finanziario da parte degli Stati Uniti - e all’interno una enorme capacità a divorare e nutrirsi di tutto quello che si muoveva dentro il sistema oligarchico. Il partito del Movimento 5 Stelle era riuscito a portare alla realtà politica ceti esclusi dalla lotta borghese per il potere, il mondo del precariato: il disprezzo verso questi ceti da parte delle altre classi è stato netto ed evidente nel modo in cui i giornali, espressione della borghesia, hanno sempre trattato il M5S: esattamente allo stesso modo con cui i giornali negli anni Cinquanta riservavano e deridevano gli esponenti rozzi e ignorantissimi che il PCI e parte del PSI valorizzava. La lotta di classe in Italia esiste, ed è ben evidente ogni giorno.

Parallelamente alla sperimentazione di coalizioni e nuovi partiti, il tentativo italiano di sopravvivere (come Paese e come popolo) lo ha provato anche a livello istituzionale, con le diverse "riforme" elettorali. Tutte sostanzialmente restrittive rispetto al progetto inclusivo e espansivo della Costituzione del 1948. In questo nulla di nuovo. Tra il XIII e il XV secolo la Repubblica di Venezia affrontò fasi di espansione e restrizioni istituzionali (il Maggior Consiglio, la Serrata del Maggior Consiglio ecc_ [4]) in base non solo alle lotte interne ma anche a quel che succedeva all’esterno della Repubblica, le esigenze militari che il mondo in cambiamento comportava. In genere la risposta restrittiva non è solo il segno di una vittoria dei ceti più potenti, ma un ripiegamento "economico" su se stessi che può rallentare la decadenza ma in genere non la impedisce. La Repubblica di Venezia ebbe una lunga decadenza, dopo essere stata terra di "libertà" per esuli e mercanti di tutta Europa, fino a raggrinzire e essere fagocitata dall’Austria cattolica. L’Italia ha intrapreso questo percorso a partire dai referendum di Segni che hanno fatto diventare egemone il "maggioritario".

È ora la volta di sperimentare, da parte dell’omeostatica e degradante società italica - anche di questa Destra, i nati nel 1977 e affini. Ci salveranno le vecchie zie? era il titolo di un libro di Leo Longanesi. In mancanza di uno scopo geopolitico, e di una politica economica che determini cosa vogliamo produrre e per chi, non sembra che l’attuale politica italiana (ed europea del resto) abbia il fiato lungo. Sottostiamo ai piani di lunga durata di un "alleato" come gli Stati Uniti - che già con la "dottrina Brezinski" pensava a costruire una nuova cordata di alleati fedeli che dalla Polonia giungeva alla Turchia, in funzione anti Russia, e dunque scavalcavano l’Italia relegandolo a Paese di nessuno interesse -, alle azioni di Gran Bretagna e Francia volte a destabilizzare qualsiasi concorrenza italiana (per la Francia lo si è visto con la vicenda libica, ma non solo). Nel mentre cresce la capacità di manovra della Turchia (ormai presente di fronte a noi, in Libia), dell’Egitto (finanziato dall’Arabia saudita). Non abbiamo più la protezione che speravamo di trovare nell’Europa (questo era il piano congiunto di Prodi e alleati ex Pci). Insomma, per noi sono cavoli amari.

Ps: un Paese che pensa di trovare la libertà e comodità di poter andare al bar e ordinare caffé macchiato, caffé con anice, caffé in tazzina di vetro, caffé all’americana, caffé proveniente da coltivazioni equo-solidali, caffé in mille modi diversi. Il "miglior caffé al mondo" mmmmm! "quello italiano". Beh, spiacente dirlo, non è vero. Il nostro è solo un caffé ristretto, bruciato, una sbobba "di quel che ci passa il convento". Solo che la pubblicità ce lo spaccia come caffé. L’Italia è un Paese non solo culturalmente e politicamente, ma culinariamente ristretto.

[1] Fonte: Il Post.

[2] Fonte: Il Post.

[3] La vicenda agrumicola è esemplare, tra le tante, di questa vicenda. Quando gli accordi internazionali cambiano, non ci sono santi che tengano.

[4] Vedi: Governo della Repubblica di Venezia.


- Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -